domenica 16 settembre 2012

CAPITOLO 9



CAPITOLO  9

Il paesino era piccolo e accogliente. Nonostante si fosse su un isolotto, c’era abbastanza gente, per lo più turisti stranieri.
E c’erano molti ambulanti , che intralciavano le strade, già di per se strette, tanto che Perla e Valerio erano costretti a camminare molto lentamente per evitare di calpestare le merci che quest’ultimi stendevano a terra.
I negozietti esponevano in vetrina souvenir del luogo insieme  ai prodotti propri; segno che in estate cercavano di ‘arrotondare’ il proprio bilancio con altri articoli.
Persino il panificio, vendeva articoli di porcellana con le classiche scritte di benvenuto.
Perla acquistò due statuine a forma di marinaretto.
Una l’avrebbe regalata ad Amelia, sarebbe stato troppo darla a Fulvio:
- Dobbiamo sdebitarci, - spiegò a Valerio – ho comprato il pane per domani e anche dei dolcetti da mangiare insieme stasera … -
- Bene.  – Valerio non la contrariava mai e quello che lei faceva per lui era sempre ben fatto.
Cercando di farsi largo tra i turisti, Perla camminava e osservava ,fermandosi ogni tanto a fare qualche foto, e controllando come fosse venuta . Grazie all’ intervento repentino di Fulvio tutto filava liscio, anche se Perla temeva che in seguito, la sua fotocamera, avrebbe fatto qualche capriccio, bisognava vedere fino a dove fosse penetrata l’acqua. Ogni tanto Valerio si fermava e l’avvicinava a se, portando le labbra sulle sue per schioccarle un bacio.
Lui lo faceva spesso, era una persona dolcissima.
Tornarono che era quasi sera.
Il mare era calmissimo e scintillava ,  il sole era grandissimo mentre sembrava cadere nell’acqua all’orizzonte e le tende da lontano disegnavano forme scure e indistinte che si facevano più chiare, man mano che si avvicinavano.
La loro tenda , Valerio e Fulvio l’avevano piantata un po’ più indietro, a ridosso degli alberi, vicino alle palme che facevano da contorno alla spiaggia.
Perla si avvide che Amelia le correva incontro:
 - Abbiamo già acceso la brace, dai venite, così prepariamo tutto e ci facciamo una bella cenetta.  E, … ehi non fate caso a Fulvio, è un po’ strano, ma sembra che da stamane abbia un forte mal di testa, vedrete che domani sarà diverso, solo è testardo come un mulo, gli ho detto di prendere una pasticca, ma non ne vuole sapere. - E li precedette verso la tenda.
Poco distante Fulvio, a dorso nudo, era intento a sventolare sulla brace.
Il fuoco delineava ombre sul suo volto assorto e il calore gli arrossava il  viso e il  petto.
Perla dovette faticare a  distogliere lo sguardo; il suo volto, il suo corpo, come una calamita l’attiravano e la stregavano, in maniera irresistibile, e quelle mani, si accorse di volerle su di lei e ne ebbe paura.
Accelerò il passo dirigendosi nella tenda dietro ad Amelia, e si accorse che il cuore aveva aumentato i suoi battiti.
Aveva paura,  di quello che ritornava a provare, paura per se, ma anche per gli altri, soprattutto non voleva che Valerio si accorgesse di quale turbamento provocasse ancora in lei Fulvio, anche se con Valerio era una possibilità alquanto remota.
C’erano volte che dubitava persino che Valerio si potesse mai accorgere di un qualsiasi tradimento da parte sua, salvo vederlo con i suoi occhi.
Lui era talmente ‘innocente’ e sicuro.  Si era sempre fidato ciecamente di lei e raramente aveva accennato a un accenno di gelosia, pure l’amava follemente e Perla, molto diversa in questo campo e possessiva di natura, talvolta non capiva come questo fosse possibile.
La dimostrazione assoluta lo erano questi due giorni. Nemmeno in questo caso, Valerio si era accorto o sospettato mai di  nulla, pur sapendo quanto Fulvio in passato avesse contato per lei. Neanche in paese aveva accennato a una più piccola parola, men che meno  sull’accaduto della fotocamera. Perla non sapeva se esserle grata di essere così , ma sentiva salire la rabbia per il suo disinteresse. C’erano state volte che l’aveva fatto apposta; accennava a filtrare con altri per vedere le sue reazioni, ma niente, e questo la mandava in bestia.
Con Amelia prepararono la carne che si erano portati in precedenza in una borsa frigo dall’albergo, la disposero già condita su dei piatti di carta e poi li diedero a Valerio perché li portasse alla brace.
Nel frattempo Perla, raccontò ad Amelia del paesino e le diede la statuina che aveva comprato per loro.
 - Grazie!! Non dovevi, è bellissima, corro un attimo fuori a farla vedere a Fulvio ... – si asciugò le mani sui pantaloni , e presa la statuetta in mano corse fuori.
Perla né approfittò per tirare un profondo respiro, si avvicinò a una tanica , prese un bicchiere di carta e bevve un sorso d’acqua … avevano dimenticato di comprarne altra, domattina sarebbe stato necessario un altro viaggetto in paese.
Valerio entrò sudato e accaldato nella tenda:
- Mammamia, fa un caldo vicino a quella brace, non so come faccia Fulvio, - e si lasciò porgere un po’ d’acqua da Perla.
- Non sembra che tu stia facendo poi granché, - lo imbeccò Perla un po’ più peccata del solito,  e subito dopo si pentì. Si rese conto di averlo volutamente provocato , ma non voleva ferirlo.
 - Perché ,- domandò lui, offeso - cos’è che non ho fatto, o che dovevo fare? Si è messo lui sulla brace, gli ho detto se voleva il cambio, mi ha detto di no, non è che il tuo vecchio amorino sia uno schianto di simpatia sai? -
 - Puoi risparmiarti le tue espressioni sarcastiche comunque - lo redarguì lei – e non urlare come al solito, vuoi farti sentire? Ti ricordo che Amelia è ignara del mio passato e gradirei non rovinare né la serata , né l’amicizia.
 - Scusa, - Valerio era imbronciato e costernato insieme –  ma pare che non ti stia mai bene nulla di quello che faccio, eppure  non mi sembra mai di fare nulla di sbagliato.
 - Il problema è proprio questo, tu non fai mai nulla, nemmeno di sbagliato -  Perla si sentiva stanca e delusa, le parole uscivano da sole e lei si rese conto che stava esagerando, doveva recuperare in qualche modo.. in quel momento se avesse potuto sarebbe fuggita lontano , sentiva il bisogno di stare un po’ sola.
Per fortuna in suo aiuto arrivò Amelia:
- Ehi , ragazzi non venite? È quasi pronto, c’è un panorama bellissimo fuori. -
Valerio stava per uscire dalla tenda:
 - Prendo l’acqua e l’insalata che ho preparato, arriviamo subito, Vale non mi aiuti? - Perla si rivolse a Valerio, con un sorriso, cercando si superare l’imbarazzo del momento prima
 - Certo amore. - L’aveva già perdonata e allungò le braccia per toglierle l’insalata dalle mani , poi tutti insieme si avvicinarono alla brace.
Amelia aveva steso due teli in terra per sedersi.
Sarebbe stato difficilissimo non potersi guardare poiché erano gli uni di fronte agli altri.
Fulvio si avvicinò con il piatto della carne in mano e lo posò su una delle tende:
 - Servitevi pure, vado a prendere l’altra e vengo. -
Ognuno si servì. Avevano portato le posate, ma si accorsero presto che passare alle mani sarebbe stato più pratico.
Amelia aprì  la conversazione complimentandosi ancora per la statuina, Perla l’accompagnò e piano piano , anche Valerio cominciò a prenderne parte. Fulvio parlava solo se interpellato  e Perla cercava quanto più possibile di non guardare dalla sua parte, così da non si rendersi  conto se lui facesse altrettanto.
A cena finita mangiarono i pasticcini che Perla aveva comprato e Amelia accese una radiolina  che si erano portati e mise un po’ di musica.
Si era fatta sera, qualche lumino si era acceso in qualche altra tenda , il mare era salito per l’effetto della luna che era quasi piena e rischiarava l’acqua e tutt’intorno. Le stelle, erano ancora coperte da quella luce, ma ben presto avrebbero cominciato a brillare.
Amelia si avvicinò di più a Fulvio, abbracciandolo e Perla dovette reprimere la gelosia, si sentì a sua volta cingere le spalle da Valerio.
Era caduto il silenzio; per qualche strana ragione Perla lo sentiva finto, carico di tensione, ma forse era solo lei a percepirlo, e quello che stava provando.
Decise di alzarsi e avvicinarsi verso il mare.
Valerio la seguì. Le veniva da piangere ed era costretta a trattenersi. "Questa notte , così bella e così sprecata, così maledetta " pensava.
Perché niente funzionava. Anzi, era lei a non funzionare,  che non sarebbe rientrata per nulla al mondo nella tenda per non vedere Fulvio nel sacco a pelo stretto ad Amelia, che non aveva voglia di stare con Valerio, che si era accorta di essere ancora perdutamente innamorata di Fulvio, nonostante cercasse di convincere se stessa che non era così.
Fulvio, che non sarebbe mai stato suo, se non nei suoi sogni, Fulvio a due passi da lei , eppure così irraggiungibile.
Si accorse di non volere che questa vacanza finisse, e invece il tempo passava e inesorabilmente le loro strade si sarebbero ancora divise, anche se vederlo per lei era solo un tormento.
Valerio era alle sue spalle e la strinse a se.
Perla guardava il mare nero e calmo avanti a se, mentre in lei infuriava la tempesta, chiuse gli occhi sfiorando le braccia di Valerio e s’immaginò con Fulvio.
Non aveva il coraggio di riaprirli per uscire dal suo sogno, non voleva riaprirli.
La musica in lontananza accompagnava il ritmo del mare e i suoi pensieri , una lacrima salata le bagnò le labbra ridestandola, pregò in cuor suo che Valerio non si fosse accorto di nulla.
Fuggire o restare: la lotta in lei la consumava … disegnando scie con i piedi sulla sabbia, malinconicamente Perla si voltò, guardava senza vedere le figure indistinte più lontano avanti a se di Amelia e Fulvio che nel frattempo si erano alzati e stavano togliendo i resti della cena.  Mentre , abbracciata a Valerio tornava, guardava e vedeva .. solo Fulvio, con gli occhi e con il cuore.

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