CAPITOLO 9
Il
paesino era piccolo e accogliente. Nonostante si fosse su un isolotto, c’era
abbastanza gente, per lo più turisti stranieri.
E
c’erano molti ambulanti , che intralciavano le strade, già di per se strette,
tanto che Perla e Valerio erano costretti a camminare molto lentamente per
evitare di calpestare le merci che quest’ultimi stendevano a terra.
I
negozietti esponevano in vetrina souvenir del luogo insieme ai prodotti
propri; segno che in estate cercavano di ‘arrotondare’ il proprio bilancio con
altri articoli.
Persino
il panificio, vendeva articoli di porcellana con le classiche scritte di
benvenuto.
Perla
acquistò due statuine a forma di marinaretto.
Una
l’avrebbe regalata ad Amelia, sarebbe stato troppo darla a Fulvio:
-
Dobbiamo sdebitarci, - spiegò a Valerio – ho comprato il pane per domani e
anche dei dolcetti da mangiare insieme stasera … -
-
Bene. – Valerio non la contrariava mai e
quello che lei faceva per lui era sempre ben fatto.
Cercando
di farsi largo tra i turisti, Perla camminava e osservava ,fermandosi ogni
tanto a fare qualche foto, e controllando come fosse venuta . Grazie all’
intervento repentino di Fulvio tutto filava liscio, anche se Perla temeva che
in seguito, la sua fotocamera, avrebbe fatto qualche capriccio, bisognava
vedere fino a dove fosse penetrata l’acqua. Ogni tanto Valerio si fermava e
l’avvicinava a se, portando le labbra sulle sue per schioccarle un bacio.
Lui
lo faceva spesso, era una persona dolcissima.
Tornarono
che era quasi sera.
Il
mare era calmissimo e scintillava , il sole era grandissimo mentre
sembrava cadere nell’acqua all’orizzonte e le tende da lontano disegnavano
forme scure e indistinte che si facevano più chiare, man mano che si
avvicinavano.
La
loro tenda , Valerio e Fulvio l’avevano piantata un po’ più indietro,
a ridosso degli alberi, vicino alle palme che facevano da contorno alla
spiaggia.
Perla
si avvide che Amelia le correva incontro:
- Abbiamo già acceso la brace, dai venite,
così prepariamo tutto e ci facciamo una bella cenetta. E, … ehi non fate caso a Fulvio, è un po’
strano, ma sembra che da stamane abbia un forte mal di testa, vedrete che
domani sarà diverso, solo è testardo come un mulo, gli ho detto di
prendere una pasticca, ma non ne vuole sapere. - E li precedette verso la tenda.
Poco
distante Fulvio, a dorso nudo, era intento a sventolare sulla brace.
Il
fuoco delineava ombre sul suo volto assorto e il calore gli arrossava il
viso e il petto.
Perla
dovette faticare a distogliere lo sguardo; il suo volto, il suo corpo,
come una calamita l’attiravano e la stregavano, in maniera irresistibile, e
quelle mani, si accorse di volerle su di lei e ne ebbe paura.
Accelerò
il passo dirigendosi nella tenda dietro ad Amelia, e si accorse che il cuore
aveva aumentato i suoi battiti.
Aveva
paura, di quello che ritornava a provare, paura per se, ma anche per gli
altri, soprattutto non voleva che Valerio si accorgesse di quale turbamento
provocasse ancora in lei Fulvio, anche se con Valerio era una possibilità
alquanto remota.
C’erano
volte che dubitava persino che Valerio si potesse mai accorgere di un qualsiasi
tradimento da parte sua, salvo vederlo con i suoi occhi.
Lui
era talmente ‘innocente’ e sicuro. Si era sempre fidato ciecamente di lei
e raramente aveva accennato a un accenno di gelosia, pure l’amava follemente e
Perla, molto diversa in questo campo e possessiva di natura, talvolta non
capiva come questo fosse possibile.
La
dimostrazione assoluta lo erano questi due giorni. Nemmeno in questo caso,
Valerio si era accorto o sospettato mai di nulla, pur sapendo quanto
Fulvio in passato avesse contato per lei. Neanche in paese aveva accennato a
una più piccola parola, men che meno sull’accaduto della fotocamera.
Perla non sapeva se esserle grata di essere così , ma sentiva salire la rabbia
per il suo disinteresse. C’erano state volte che l’aveva fatto apposta;
accennava a filtrare con altri per vedere le sue reazioni, ma niente, e questo
la mandava in bestia.
Con
Amelia prepararono la carne che si erano portati in precedenza in una borsa
frigo dall’albergo, la disposero già condita su dei piatti di carta e poi li
diedero a Valerio perché li portasse alla brace.
Nel
frattempo Perla, raccontò ad Amelia del paesino e le diede la statuina che
aveva comprato per loro.
- Grazie!! Non dovevi, è bellissima, corro un
attimo fuori a farla vedere a Fulvio ... – si asciugò le mani sui pantaloni , e
presa la statuetta in mano corse fuori.
Perla
né approfittò per tirare un profondo respiro, si avvicinò a una tanica , prese
un bicchiere di carta e bevve un sorso d’acqua … avevano dimenticato di
comprarne altra, domattina sarebbe stato necessario un altro viaggetto in
paese.
Valerio
entrò sudato e accaldato nella tenda:
- Mammamia,
fa un caldo vicino a quella brace, non so come faccia Fulvio, - e si lasciò
porgere un po’ d’acqua da Perla.
-
Non sembra che tu stia facendo poi granché, - lo imbeccò Perla un po’ più
peccata del solito, e subito dopo si pentì. Si rese conto di averlo
volutamente provocato , ma non voleva ferirlo.
- Perché ,- domandò lui, offeso - cos’è che
non ho fatto, o che dovevo fare? Si è messo lui sulla brace, gli ho detto se
voleva il cambio, mi ha detto di no, non è che il tuo vecchio amorino sia uno
schianto di simpatia sai? -
- Puoi risparmiarti le tue espressioni
sarcastiche comunque - lo redarguì lei – e non urlare come al solito, vuoi
farti sentire? Ti ricordo che Amelia è ignara del mio passato e gradirei non
rovinare né la serata , né l’amicizia.
- Scusa, - Valerio era imbronciato e
costernato insieme – ma pare che non ti
stia mai bene nulla di quello che faccio, eppure non mi sembra mai di
fare nulla di sbagliato.
- Il problema è proprio questo, tu non fai mai
nulla, nemmeno di sbagliato - Perla si
sentiva stanca e delusa, le parole uscivano da sole e lei si rese conto che
stava esagerando, doveva recuperare in qualche modo.. in quel momento se avesse
potuto sarebbe fuggita lontano , sentiva il bisogno di stare un po’ sola.
Per
fortuna in suo aiuto arrivò Amelia:
- Ehi
, ragazzi non venite? È quasi pronto, c’è un panorama bellissimo fuori. -
Valerio
stava per uscire dalla tenda:
- Prendo l’acqua e l’insalata che ho
preparato, arriviamo subito, Vale non mi aiuti? - Perla si rivolse a Valerio,
con un sorriso, cercando si superare l’imbarazzo del momento prima
- Certo amore. - L’aveva già perdonata e
allungò le braccia per toglierle l’insalata dalle mani , poi tutti insieme si
avvicinarono alla brace.
Amelia
aveva steso due teli in terra per sedersi.
Sarebbe
stato difficilissimo non potersi guardare poiché erano gli uni di fronte agli
altri.
Fulvio
si avvicinò con il piatto della carne in mano e lo posò su una delle tende:
- Servitevi pure, vado a prendere l’altra e
vengo. -
Ognuno
si servì. Avevano portato le posate, ma si accorsero presto che passare alle
mani sarebbe stato più pratico.
Amelia
aprì la conversazione complimentandosi ancora per la statuina, Perla
l’accompagnò e piano piano , anche Valerio cominciò a prenderne parte. Fulvio
parlava solo se interpellato e Perla cercava quanto più possibile di non
guardare dalla sua parte, così da non si rendersi conto se lui facesse
altrettanto.
A
cena finita mangiarono i pasticcini che Perla aveva comprato e Amelia accese
una radiolina che si erano portati e mise un po’ di musica.
Si
era fatta sera, qualche lumino si era acceso in qualche altra tenda , il mare
era salito per l’effetto della luna che era quasi piena e rischiarava l’acqua e
tutt’intorno. Le stelle, erano ancora coperte da quella luce, ma ben presto
avrebbero cominciato a brillare.
Amelia
si avvicinò di più a Fulvio, abbracciandolo e Perla dovette reprimere la
gelosia, si sentì a sua volta cingere le spalle da Valerio.
Era
caduto il silenzio; per qualche strana ragione Perla lo sentiva finto, carico
di tensione, ma forse era solo lei a percepirlo, e quello che stava provando.
Decise
di alzarsi e avvicinarsi verso il mare.
Valerio
la seguì. Le veniva da piangere ed era costretta a trattenersi. "Questa
notte , così bella e così sprecata, così maledetta " pensava.
Perché
niente funzionava. Anzi, era lei a non funzionare, che non sarebbe
rientrata per nulla al mondo nella tenda per non vedere Fulvio nel sacco a pelo
stretto ad Amelia, che non aveva voglia di stare con Valerio, che si era
accorta di essere ancora perdutamente innamorata di Fulvio, nonostante
cercasse di convincere se stessa che non era così.
Fulvio,
che non sarebbe mai stato suo, se non nei suoi sogni, Fulvio a due passi da lei
, eppure così irraggiungibile.
Si
accorse di non volere che questa vacanza finisse, e invece il tempo passava e
inesorabilmente le loro strade si sarebbero ancora divise, anche se vederlo per
lei era solo un tormento.
Valerio
era alle sue spalle e la strinse a se.
Perla
guardava il mare nero e calmo avanti a se, mentre in lei infuriava la tempesta,
chiuse gli occhi sfiorando le braccia di Valerio e s’immaginò con Fulvio.
Non
aveva il coraggio di riaprirli per uscire dal suo sogno, non voleva riaprirli.
La
musica in lontananza accompagnava il ritmo del mare e i suoi pensieri , una
lacrima salata le bagnò le labbra ridestandola, pregò in cuor suo che Valerio
non si fosse accorto di nulla.
Fuggire
o restare: la lotta in lei la consumava … disegnando scie con i piedi sulla
sabbia, malinconicamente Perla si voltò, guardava senza vedere le figure
indistinte più lontano avanti a se di Amelia e Fulvio che nel frattempo si
erano alzati e stavano togliendo i resti della cena. Mentre , abbracciata
a Valerio tornava, guardava e vedeva .. solo Fulvio, con gli occhi e con il
cuore.
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