sabato 22 settembre 2012

CAPITOLO 4



CAPITOLO 4

Tre giorni passarono tranquillamente, senza che nulla di particolare accadesse.
Perla constatò che probabilmente Fulvio e Amelia usavano quell’hotel solo di appoggio.
Difatti non li aveva più rivisti, né in spiaggia, né in sala, tanto meno li aveva più incontrati per le scale.
Salvo che lui non avesse scelto di proposito di starle lontano per non creare a entrambi più imbarazzo possibile; ma quest’idea, conoscendo Fulvio, era alquanto remota.
Lei e Valerio avevano trascorso dei giorni bellissimi, la mattina al mare, il pomeriggio andavano a visitare altri paesi intorno.
La zona era ricca di coltivazioni, la campagna rigogliosa benché fossimo in pieno agosto, e la gente molto accogliente.
Nei paesi, quello era il periodo delle sagre e non c’era sera della quale potevi annoiarti.
Quella sera però decisero di restare in hotel e magari di scendere a ballare in spiaggia.
C’era un programma carino, con falò e musiche varie e Perla decise di rilasciarsi un po’, spezzando il tour de force di quei giorni.
Decise di infilarsi un paio di pantaloncini safari e una camicetta aperta sul collo che lasciava appena intravedere lo spacco del seno.
Valerio, come sempre la adulava in continuazione, l’ abbracciava ,la teneva stretta e non smetteva mai di ripeterle quanto l’amasse, e lei si sentiva lusingata, ma talvolta anche oppressa.
E come il solito, lui, quando era ora di prepararsi, lento come una tartaruga, la faceva aspettare.
 -Sei il solito lumacone, sei peggio di una donnetta, fanatico – lo derideva sempre lei, e anche quella sera non fu da meno e così dicendo, mentre lui si attardava al bagno, si affacciò al balcone. Sbirciò sotto, verso la spiaggia. Tutto era pronto, il piccolo palco per la musica, lo spiazzo per il falò, e intorno avevano allestito tutte stuoie con piccole candele colorate ai lati.
"Molto suggestivo e romantico" pensò Perla.
All’orizzonte il mare era calmo, era l’imbrunire, la luna aveva appena dato il cambio al rosso del tramonto, e in lontananza s’intravedevano le luci di alcune barche.
Perla sospirò, se avesse potuto, avrebbe fermato il tempo per godersi quell’attimo di più, sentiva una pace dentro, come se il mare fosse la bilancia del suo equilibrio e il firmamento, la sua casa.
Ma durò poco, mentre si voltava per tornare in camera, si bloccò di colpo: due balconi più in là, Fulvio la stava fissando.
"Che stupida"- pensò in un frangente di secondo,-“ eppure avrei dovuto realizzare, che era normale che da fuori il balcone potessimo vederci"
Lei abbassò lo sguardo, fortuna che non fossero troppo vicini e che la sera ormai non permettesse che lui potesse vederla meglio, altrimenti si sarebbe accorto che in un attimo era avvampata.
Ma non voleva rientrare, qualcosa la bloccava, girò lo sguardo e parlò ad alta voce, cercando di sembrare più naturale possibile
- Ma quanto c’hai ancora! Ci farai saltare la cena !- e si rivolse a Valerio.
Poi sentì qualcuno che l’apostrofava alla sua destra
-Buonasera-
Perla sussultò; Fulvio la stava salutando, quanto meno era costretta a guardarlo , seppure non fosse vicinissimo.
- Buona… sera. – Si accorse di avere quasi balbettato –
Lui , come sempre, era bellissimo.
Riusciva ad apparire elegante persino in pantaloncini e camicia.
Nonostante fosse sera, il chiarore della luna lo illuminava e ai suoi occhi sembrava un angelo.
Impercettibilmente Perla avvertiva il suo sorriso ironico e il suo sguardo che indugiava su di lei accarezzandogli il corpo,
Si pentì di non essere rientrata subito , ma lui era come una calamita. Che la teneva lì, ipnotizzata , incapace di reagire.
“Bella serata,” –proseguì lui – stasera giù fanno il falò, credo che non lo perderò per nulla al mondo -
- Già – riuscì solo a commentare lei , e abbassò lo sguardo di nuovo. Con uno sforzo sovrumano tornò in camera.
E non era più lei.
La sua pace, il suo equilibrio, tutto andato ‘ a puttane’
Valerio stava infilando un paio di ‘samurai’, alzò lo sguardo su di lei, le si avvicinò e le stampò un bacio sulle labbra
- Prontissimo, - disse –andiamo,  che hai non ti senti bene?
Perla rimase sorpresa della domanda, certo doveva avere proprio una faccia particolare perché anche Valerio che non notava mai niente, si accorgesse del cambiamento.
 - E’ che mi fai sempre arrabbiare, sei sempre così lungo -   e si odiò per la bugia detta. Stava scaricando le sue frustazioni su Valerio e non era giusto. Lui l’amava, l’adorava e lei non lo avrebbe ferito per nulla al mondo, si sentì sbagliata per questo.
- Senti, tu vai intanto a prendere posto, io mi fermo un attimo per chiamare Lorenzo, poi ti raggiungo. -
Era una scusa, ma aveva bisogno di riprendersi un attimo, di stare sola e calmarsi, prima d’indossare la maschera adatta per la sera.
Perché quella sera ci sarebbero stati Fulvio e Amelia e Perla combattuta tra il restare e fuggire, aveva bisogno di tempo.
- Va bene, ma fa presto, e poi te la prendi con me, perché non l’hai chiamato prima? - e così dicendo Valerio si chiuse la porta della camera alle spalle.
Rimasta sola Perla si gettò sul letto e prese a cazzotti il cuscino
“ cazzo, cazzo,cazzo” esplose quasi ad alta voce .. e con quelle scorrerie era stata alquanto eloquente circa il suo umore.
Poi chiamò Lorenzo-
- Mamma! Felice di sentirti! Vi state divertendo? E Valerio come va? Gli piace San Benedetto? -
- Tutto a posto, e tu? Quando partite ? hai detto a Gloria che quando tornate, andiamo qualche giorno insieme in agriturismo? -
- Si mamma, ne è felicissima, dice che con uno spasso come te verrebbe in capo al mondo. -
Lo sentì ridere dall’altro capo del telefono.
Gloria era l’ultima fiamma di Lorenzo, ma in genere lui non durava, due mesi e puff , finiva tutto. Però stavolta sembrava una cosa più seria e lei era una brava ragazza di buona famiglia, Perla in cuor suo sperava che la cosa durasse.
- Bè, salutamela tanto, ora ti lascio perché Valerio mi sta aspettando per la cena, stasera falò in spiaggia -
- Divertitevi allora e non abbuffatevi mi raccomando-  e con una risatina la salutò  riattaccando .
Perla tornò alla realtà, si alzò, e diede un ultima occhiata allo specchio, almeno le gote erano tornate normali.
Fece un respiro profondo, e sbirciò per il corridoio prima d’immettersi per le scale. Decise di non prendere l’ascensore, … aveva bisogno di tempo, aveva bisogno di respirare.


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