CAPITOLO 4
Tre
giorni passarono tranquillamente, senza che nulla di particolare accadesse.
Perla
constatò che probabilmente Fulvio e Amelia usavano quell’hotel solo di
appoggio.
Difatti
non li aveva più rivisti, né in spiaggia, né in sala, tanto meno li aveva più
incontrati per le scale.
Salvo
che lui non avesse scelto di proposito di starle lontano per non creare a
entrambi più imbarazzo possibile; ma quest’idea, conoscendo Fulvio, era
alquanto remota.
Lei
e Valerio avevano trascorso dei giorni bellissimi, la mattina al mare, il
pomeriggio andavano a visitare altri paesi intorno.
La
zona era ricca di coltivazioni, la campagna rigogliosa benché fossimo in pieno
agosto, e la gente molto accogliente.
Nei
paesi, quello era il periodo delle sagre e non c’era sera della quale potevi
annoiarti.
Quella
sera però decisero di restare in hotel e magari di scendere a ballare in
spiaggia.
C’era
un programma carino, con falò e musiche varie e Perla decise di rilasciarsi un
po’, spezzando il tour de force di quei giorni.
Decise
di infilarsi un paio di pantaloncini safari e una camicetta aperta sul collo
che lasciava appena intravedere lo spacco del seno.
Valerio,
come sempre la adulava in continuazione, l’ abbracciava ,la teneva stretta e
non smetteva mai di ripeterle quanto l’amasse, e lei si sentiva lusingata, ma
talvolta anche oppressa.
E
come il solito, lui, quando era ora di prepararsi, lento come una tartaruga, la
faceva aspettare.
-Sei il solito lumacone, sei peggio di una
donnetta, fanatico – lo derideva sempre lei, e anche quella sera non fu da meno
e così dicendo, mentre lui si attardava al bagno, si affacciò al balcone. Sbirciò
sotto, verso la spiaggia. Tutto era pronto, il piccolo palco per la musica, lo
spiazzo per il falò, e intorno avevano allestito tutte stuoie con piccole
candele colorate ai lati.
"Molto
suggestivo e romantico" pensò Perla.
All’orizzonte
il mare era calmo, era l’imbrunire, la luna aveva appena dato il cambio al
rosso del tramonto, e in lontananza s’intravedevano le luci di alcune barche.
Perla
sospirò, se avesse potuto, avrebbe fermato il tempo per godersi quell’attimo di
più, sentiva una pace dentro, come se il mare fosse la bilancia del suo
equilibrio e il firmamento, la sua casa.
Ma
durò poco, mentre si voltava per tornare in camera, si bloccò di colpo: due
balconi più in là, Fulvio la stava fissando.
"Che
stupida"- pensò in un frangente di secondo,-“ eppure avrei dovuto
realizzare, che era normale che da fuori il balcone potessimo vederci"
Lei
abbassò lo sguardo, fortuna che non fossero troppo vicini e che la sera ormai
non permettesse che lui potesse vederla meglio, altrimenti si sarebbe accorto
che in un attimo era avvampata.
Ma
non voleva rientrare, qualcosa la bloccava, girò lo sguardo e parlò ad alta
voce, cercando di sembrare più naturale possibile
- Ma
quanto c’hai ancora! Ci farai saltare la cena !- e si rivolse a Valerio.
Poi
sentì qualcuno che l’apostrofava alla sua destra
-Buonasera-
Perla
sussultò; Fulvio la stava salutando, quanto meno era costretta a guardarlo ,
seppure non fosse vicinissimo.
- Buona…
sera. – Si accorse di avere quasi balbettato –
Lui
, come sempre, era bellissimo.
Riusciva
ad apparire elegante persino in pantaloncini e camicia.
Nonostante
fosse sera, il chiarore della luna lo illuminava e ai suoi occhi sembrava un
angelo.
Impercettibilmente
Perla avvertiva il suo sorriso ironico e il suo sguardo che indugiava su di lei
accarezzandogli il corpo,
Si
pentì di non essere rientrata subito , ma lui era come una calamita. Che la
teneva lì, ipnotizzata , incapace di reagire.
“Bella
serata,” –proseguì lui – stasera giù fanno il falò, credo che non lo perderò
per nulla al mondo -
-
Già – riuscì solo a commentare lei , e abbassò lo sguardo di nuovo. Con uno
sforzo sovrumano tornò in camera.
E
non era più lei.
La
sua pace, il suo equilibrio, tutto andato ‘ a puttane’
Valerio
stava infilando un paio di ‘samurai’, alzò lo sguardo su di lei, le si avvicinò
e le stampò un bacio sulle labbra
- Prontissimo,
- disse –andiamo, che hai non ti senti bene?
Perla
rimase sorpresa della domanda, certo doveva avere proprio una faccia
particolare perché anche Valerio che non notava mai niente, si accorgesse del
cambiamento.
- E’ che mi fai sempre arrabbiare, sei sempre
così lungo - e si odiò per la bugia detta. Stava scaricando le sue
frustazioni su Valerio e non era giusto. Lui l’amava, l’adorava e lei non lo
avrebbe ferito per nulla al mondo, si sentì sbagliata per questo.
- Senti,
tu vai intanto a prendere posto, io mi fermo un attimo per chiamare Lorenzo,
poi ti raggiungo. -
Era
una scusa, ma aveva bisogno di riprendersi un attimo, di stare sola e calmarsi,
prima d’indossare la maschera adatta per la sera.
Perché
quella sera ci sarebbero stati Fulvio e Amelia e Perla combattuta tra il
restare e fuggire, aveva bisogno di tempo.
- Va
bene, ma fa presto, e poi te la prendi con me, perché non l’hai chiamato prima? -
e così dicendo Valerio si chiuse la porta della camera alle spalle.
Rimasta
sola Perla si gettò sul letto e prese a cazzotti il cuscino
“
cazzo, cazzo,cazzo” esplose quasi ad alta voce .. e con quelle scorrerie era
stata alquanto eloquente circa il suo umore.
Poi
chiamò Lorenzo-
- Mamma!
Felice di sentirti! Vi state divertendo? E Valerio come va? Gli piace San Benedetto?
-
-
Tutto a posto, e tu? Quando partite ? hai detto a Gloria che quando tornate,
andiamo qualche giorno insieme in agriturismo? -
- Si
mamma, ne è felicissima, dice che con uno spasso come te verrebbe in capo al
mondo. -
Lo
sentì ridere dall’altro capo del telefono.
Gloria
era l’ultima fiamma di Lorenzo, ma in genere lui non durava, due mesi e puff ,
finiva tutto. Però stavolta sembrava una cosa più seria e lei era una brava
ragazza di buona famiglia, Perla in cuor suo sperava che la cosa durasse.
- Bè,
salutamela tanto, ora ti lascio perché Valerio mi sta aspettando per la cena,
stasera falò in spiaggia -
- Divertitevi
allora e non abbuffatevi mi raccomando- e con una risatina la salutò
riattaccando .
Perla
tornò alla realtà, si alzò, e diede un ultima occhiata allo specchio, almeno le
gote erano tornate normali.
Fece
un respiro profondo, e sbirciò per il corridoio prima d’immettersi per le
scale. Decise di non prendere l’ascensore, … aveva bisogno di tempo, aveva
bisogno di respirare.
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