CAPITOLO 22
Sabato, Lorenzo tornò per il fine settimana.
Perla si commosse quando l’abbracciò, solo una
settimana e lei già lo vedeva abbronzato e cresciuto, ma si sa, gli occhi di
mamma notano sempre le cose più belle dei loro figli, pur conoscendone tutti i
difetti.
Aveva in programma di fare molte cose con lui.
Questo l’avrebbe aiutata anche a stare lontana dai
suoi pensieri e da Fulvio.
Così due giorni si dedicò pienamente a suo figlio,
andarono alle giostre, pranzarono insieme fuori e fecero la spesa insieme.
Lorenzo però si rifiutò di andare al mare. Un po’
lei rimase delusa. Aveva sperato di poterne approfittare per prendere un
po’ di sole anche lei, ma capì che suo figlio c’era stato tutta la settimana e
pensava di chiedergli troppo obbligandolo.
La domenica trascorsero il giorno al parco insieme
a Lucia e i suoi figli.
Ricevette persino una chiamata da Claudia, che la
aggiornava sulle sue peripezie, le disse che aveva preso degli oggettini in
Sardegna, per lei e Lorenzo.
Perla le aveva chiesto come procedeva con Caterina.
- Bene, è una bambina sensibile ma intelligente. –
Le aveva risposto lei.
Poi le disse che tornata le avrebbe raccontato
alcune cose successe con Fulvio:
- E’ sempre più odioso. Quando ritorno, ho serie
intenzioni di trovarmi un appartamentino e andarmene, non credo che sopporterò
ancora di convivere sotto lo stesso tetto, ma poi ti racconterò. -
Perla non aveva voglia per niente di scendere nei
particolari, così le fu grata quando Claudia le disse che stava finendo il
credito e doveva lasciarla.
Possibile che Fulvio, volente e nolente doveva
occupare sempre la sua testa? Una volta che lei non ci pensava, puntualmente
arrivava Claudia a ricordarglielo.
Realizzò, che questa era la sua condanna.
Quantunque con lui non fosse mai accaduto nulla, o
comunque sarebbe andata, lei lo avrebbe sempre vissuto, già il solo essere
amica con Claudia la portava da lui.
Intanto si scopriva a pensarlo, chissà, quando non
si sentivano, quando non era con lei, cosa faceva .. chissà se la pensava,
chissà se l’avrebbe cercata di nuovo e invitata ancora a casa.
E Perla promise a se stessa che se fosse accaduto
ancora, stavolta no, non sarebbe stata disposta ad andarsene via ancora,
sarebbe stata sua, ad ogni costo.
Si spaventò per la fermezza con la quale aveva
elaborato questo pensiero e capì che era persa, totalmente persa di lui. E lo
avrebbe avuto, a costo di farsi male, contro di tutto e contro tutti, contro
tutti i suoi sensi di colpa. Sentiva che era la cosa più sbagliata e più bella
che avrebbe mai vissuto in vita sua, una cosa destinata a finire, se mai fosse
nata, a causa delle moltecipli implicazioni che avrebbe incontrato il loro
rapporto, ma lei ormai era pronta, per rimetterci il cuore e l’anima. Per morire
dannata se fosse stato necessario.
Lunedì mattina si alzò prima del previsto, per
accompagnare Lorenzo al pullman che faceva ritorno al centro estivo.
Stava partendo il pullman, quando le squillò il
telefono nella borsa.
Era Fulvio.
- Mi sei mancata – le disse – ma certo che tu, se
non ti chiamo io, non ti fai sentire.
Perla si sentì lusingata. “ Mi sei mancata,” le aveva detto e lei si sentì sciogliere come
neve al sole.
- Hai ragione - si scusò – ma lo sai questi due
giorni c’è stato Lorenzo e sono stata parecchio impegnata -
- E poi lo dici a me? Tu, invece dove sei finito?
Ti è andata di traverso la cena dell’altra sera? - ironizzò Perla
- No anzi, ma credo di essermi ricordato di aver
saltato il dolce … - lo sentì ridere -
- Non sei per nulla spiritoso, - lo rimbeccò lei -
vorrà dire che ne faremo un’altra, – e lo disse convinta.
- Ci hai provato gusto eh? - La provocò lui.
- Mi sembra di avertelo detto comunque, sono stata
davvero molto bene, e la cena era deliziosa – commentò Perla stando al gioco.
- Oggi passo da te a lavoro, - le disse lui
cambiando discorso - viene un agente da Milano. Non lo conosco, e non so come
finirà la giornata. Se non si tratterrà a lungo, ti chiamo stasera, altrimenti
ci sentiamo domani.
Perla non poteva aspettare domani. Voleva troppo
stare con lui, doveva però accontentarsi di vederlo a lavoro, quel poco che si
sarebbe fermato con il collega, salutò Fulvio e riagganciò.
Quando lui si presentò in albergo chiedendo del
collega, lei era su una scala, a pulire dei lampadari, e per poco non cadde
dalla sorpresa.
Lui era semplicemente bello come non mai, nel suo
completo marrone.
Emanava una sicurezza di uomo e l’abbinamento
camicia e cravatta era azzeccatissimo.
Le si avvicinò per salutarla e il suo profumo la
travolse.
Vide gli occhi delle altre donne soffermarsi su di
lui con ammirazione.
Sì, decisamente Fulvio non era un belloccio, ma era
un UOMO, con la u maiuscola e le donne restavano affascinate da lui.
Perla ne fu gelosissima, avrebbe spaccato gli occhi
e la testa a tutte quelle galline che lo guardavano.
Presero un caffè insieme, poi lei controvoglia
dovette tornare al lavoro. Lo vide presentarsi al collega, poi si girò appena
un momento verso di lei per salutarla e si allontanarono insieme.
La sera non chiamò e lei dedusse che si era
dovuto attardare più del previsto.
Quando la sera dopo la cercò, Perla stava mangiando
uno yogurt e si stava già preparando per andare a letto.
Il solito - Disturbo? -
Ma lui, non disturbava mai.
Quando Perla le disse di aver già mangiato uno
yogurt e che stava per andare a letto lui la stuzzicò dicendole che le avrebbe
fatto volentieri compagnia, ma quando lei scherzando, le disse che poteva anche
venire, lui la sorprese negandosi:
- E poi, - aggiunse - mi sembra che i programmi
erano altri.
- Cioè? –
Perla era incuriosita. Lui riusciva sempre a sorprenderla, una volta la portava
in cielo, un’altra la faceva sprofondare nella disperazione più assoluta, e
questo gioco la faceva impazzire.
- Cioè, non sei stata molto bene da me. Pensavo
saresti venuta, invece te ne stavi andando a letto sola, soletta, e a me non ci
pensi, a me? -
- Vuoi che venga da te, di nuovo? - Perla si era
rimessa a sedere sul letto e una strana smania cominciava a impossessarsi di
lei.
- Mi farebbe piacere, - ammise Fulvio - sono
stanco, ma ho ancora un po’ di vino in frigo, se vuoi, visto che hai già mangiato,
possiamo omettere la cena
Lei rise di cuore:
– Cinque
minuti e sono da te - le faceva male, ma lo disse – solito sistema, io ti squillo e tu mi apri.
- ok. - Lo sentì rispondere rassegnato e cinque
minuti dopo era davvero da lui.
Sulla porta ricordò a se stessa quello che si era
proposta.
Stanotte sì, stanotte sarebbe successo, lo sentiva
nel cuore, lo percepiva nell’aria.
Quando insieme sederono sul divano, la tensione era
palese.
Lui le raccontò un po’ gli eventi della giornata e
lei dipinse con le parole qualche momento dei giorni passati con Lorenzo.
Poi scese un silenzio di tomba.
Lui non la guardava, e lei non guardava lui.
- Ho quasi sonno. - E dicendolo Perla aveva
poggiato la testa sulla spalla di Fulvio. Sentì che il suo cuore aveva accelerato
i battiti, o forse si stava sbagliando, era il proprio. Come un pianista parte
con l’accordo per il LA, fu come se lui non aspettasse altro, le circondò le
spalle con un braccio e lentamente fece scivolare la mano sul suo seno:
- Posso? -
le disse accarezzandola.
Stava accadendo, ma Perla si sorprese e scansarlo.
Lo voleva, adesso, ma una paura improvvisa si era
impossessata di lei, la paura che il gioco la bruciasse più del dovuto, la
paura che non sarebbe più stata capace di perderlo, quando sarebbe giunto il
momento.
Si alzò di scatto:
- Non posso,
ti prego, ho paura. -
Ma lui, seduto sul divano, le prese le mani:
- Dai, non fare la stupida, siamo persone adulte,
ti prego. - E con voce roca, in preda al desiderio, la riavvicinò a lui.
Con decisione la attrasse a se, cominciando a
toccarla.
Perla non seppe come successe, ma si accorse che
lui si era sbottonato i pantaloni e stava cercando di spogliarla.
Lei ricadde sul divano al suo fianco. Fulvio le
cominciò a baciare il collo, un attimo dopo lei era stesa sul divano, e lui
sopra di lei. Sentiva le sue mani cercare dovunque. Si accorse di non potere
più ne resistere, ne attendere.
A un certo punto non fu padrona più di se stessa:
- Prendimi ti prego, prima che ci ripenso.
Fulvio non se lo fece ripetere due volte.
Quando entrò in lei, a lei sembrò di sognare, e
pregava di non svegliarsi.
Quanto aveva sospirato quel momento, ma adesso era
incapace di pensare. Aderì a lui, accompagnando i suoi ritmi. Crescevano
all’unisono, come un’orchestra affiatata che non perde mai un colpo, e lei
cominciò ad urlare il suo nome.
Insieme raggiunsero il paradiso, poi lui cominciò a
baciarla intensamente.
Perla non era stata mai baciata così. Sentiva il
fiato mancarle, ma non voleva che lui smettesse di farlo e lo stringeva più
forte a se, desiderando che non finisse mai.
Poi lui cominciò a baciarla sul collo, sul petto,
dappertutto. Lei fece altrettanto e non la bastava mai. Quando Fulvio fu di
nuovo dentro di lei, capì che se sarebbe morta in quel momento nulla sarebbe
importato. Ma no, non voleva morire, voleva vivere con lui e per lui.
Quando appagati, restarono abbracciati uno
all’altro, era mattina. Perla si accorse che avrebbe fatto tardi a lavoro, usò
il bagno di Fulvio per lavarsi, non avrebbe fatto in tempo a passare da casa.
Lui aveva preparato un caffè: lei si sedette sulle
sue ginocchia e lo sorseggiò , cercando di rimandare il più possibile il
momento di andare. Fulvio l’accarezzò sul volto.
- Purtroppo devo andare. - Sospirò Perla
mestamente. Non aveva voglia di lasciarlo, ne quella mattina, ne voleva
lasciarlo .. mai.
Lui la strinse a se di nuovo e la baciò, ma non
parlò.
Poi, come l’altra sera l’accompagnò sulla porta ,
ma stavolta l’attirò a se baciandola ancora con passione. Perla prese
l’ascensore, mentre col pensiero riviveva l’amore con Fulvio. Era tornata a
essere donna, e che donna.
Si sorprese delle sensazioni provate, di come si
era lasciata andare libera, di ogni scrupolo, di come lui fosse stato a bravo a
metterla a proprio agio, di come i loro corpi viaggiassero in sintonia, come se
lui fosse stato plasmato per lei e per il suo piacere, e lei per lui.
Eppure erano anni che non faceva l’amore, da quando
Silvio, si era aggravato. Ma non ricordava mai di averlo fatto così, nemmeno
con lui, benché avessero un bel rapporto
da quel punto di vista.
Non aveva rimpianto o sensi di colpa, no, ma si
vergognava di ammetterlo.
E mentre pensava tutto questo, si accorse di
desiderare ancora Fulvio, mentre il suo corpo lo sentiva ancora dentro se.
Era innamorata e persa, per sempre. Durante l’amore
lui non aveva parlato e non le aveva detto di amarla.
A dire il vero non l’aveva fatto neanche lei, ma
adesso voleva urlarlo al mondo intero, voleva che il mondo intero potesse
condividere il suo segreto.
Di colpo, tornò a terra e si sentì all’improvviso
disperata:
Rinunciare a Fulvio, un giorno sarebbe successo,
quell’incantesimo si sarebbe spezzato, e lei sentiva che ne sarebbe uscita a
pezzi, se mai ne sarebbe uscita.
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