CAPITOLO 14
L’odore di pane arrostito entrava nella tenda.
Perla si risvegliò da un sonno agitato e senza sogni.
Si ricordò di essersi addormentata con Valerio accanto che l’accarezzava e le sussurrava dolci parole.
Si tirò su a sedere.
Da fuori si udivano le voci:
Lei le riconobbe, Amelia, Fulvio, Valerio .
- Devi scusarti con lei” – stava dicendo Amelia – “o lo farò io per te. Non capisco cosa sia accaduto, però so solo che dovevano essere due bellissime giornate e siamo stati capaci di rovinarle per delle cretinate, ma come ti è venuto in mente di comportarti così? “
La risposta non venne e Perla credeva d’intuire la reazione di Fulvio.
Lui era così, non aveva mai accettato che qualcuno decidesse quello che avrebbe dovuto o no.
Aspettò un’altra esplosione di rabbia, che però non venne.
“ne vuoi un’altra?”
“no grazie”, chissà se Perla si è svegliata, avrà fame, lasciamola a lei”- , Amelia aveva apostrofato Valerio offrendogli un’altra fetta di bruschetta , a lui aveva gentilmente rifiutato pensando si lasciarla per lei.
L’amava così tanto e lei fu sopraffatta dai sensi di colpa.
Uscì dalla tenda.
Fuori era buio e freddo, a dispetto del periodo.
La colpì il fumo e l’odore acre della brace.
Aveva fame, ma non le andava di restare con loro.
Incurante dei loro sguardi e di Amelia che la chiamava, passò davanti a loro evitandoli e s’incamminò verso la riva.
Arrivata a ridosso di uno scoglio si fermò.
C’era un tronco di albero tagliato e lei si sedette, lo sguardo rivolto al mare.
Aveva la pelle d’oca, tirava un vento freddo e maligno, che la scuoteva dentro, ma la tempesta in lei era molto più forte. Voleva solo stare sola
" com’era possibile, che doveva amarlo?" Lei non lo sopportava, la sua arroganza, la sua presunzione, il suo essere sempre pieno di sé, la sua superbia .. era tutto quello che più odiava nella vita di essere umano, e allora perché, perché era così stupidamente e perdutamente innamorata di lui? Era forse vero che dove c’è l’odio esiste anche l’amore? " Perla non si dava pace.
Cercava quelle risposte nella notte, nelle nubi che nascondevano la luna, nel mare … e in quel mare rivedeva sempre affiorare il suo sorriso, che andava e tornava, che la tormentava. Ripensò alle lotte con il suo cuore, a tutte le volte che lo aveva cacciato via per riprovare a volare, a tutta la fatica fatta per ritrovare il suo equilibrio, a come era felice quando Valerio era entrato nella sua vita, quando aveva creduto di amarlo e aveva scelto di stare con lui … tutto inutile, tutto maledettamente inutile.
Quando Perla si era allontanata , Valerio aveva fatto per seguirla, ma Amelia lo aveva fermato:
“ forse vuole stare un po’ sola, lasciala fare, aspetta un po’ prima di andare” – e a malincuore aveva seguito il suo consiglio. Aveva preso un altro pezzo di pane e si era risieduto sulla stuoia.
Tutti e tre la osservavano da lontano, mangiando in silenzio. Perla restava seduta, lo sguardo verso il mare, le braccia conserte sulle ginocchia e non accennava minimamente a girarsi dalla loro parte. Ogni tanto sussultava leggermente, ma da lontano non potevano capire se stesse di nuovo piangendo, o fossero brividi di freddo.
La tensione era così palpabile da tagliarsi con un coltello.
Amelia guardò di nuovo Fulvio.
“ok “ – sembrò alzarsi rassegnato lui -“ credo che dovrò scusarmi” , -e così dicendo si alzò , entrò nella tenda e ne riuscì subito con un giacchetto in mano, se lo infilò e s’incamminò verso il punto dov’era seduta Perla, faceva davvero molto freddo.
Valerio scattò in piedi pronto a seguirlo, Ma Amelia le si parò davanti;
“no, ti prego non andare, Fulvio è troppo orgoglioso, lascia che si scusi, già è tanto averlo convinto, siediti”
Per la seconda volta Valerio si trovò ad obbedire ad Amelia.
Sedette di nuovo e insieme ad Amelia seguì Fulvio con lo sguardo , che a passi lenti e testa bassa si avvicinava alla riva e a Perla.
A un certo puntò cambiò direzione, dirigendosi verso il buio tra gli alberi.
Lo videro staccare un ramo e spezzarlo in due, poi tornò sui suoi passi, verso la riva.
Giunto a poco da Perla si chinò sulla sabbia e cominciò a disegnare sulla spiaggia
“ma che sta facendo? “ –domandò Valerio , parlando più a se stesso che ad Amelia.
Amelia fece spalline, come per dire -“bo, chi lo capisce”-
E continuò a fissarlo incuriosita.
A un certo punto Fulvio si rialzò, gettò in terra il bastone e si tolse il giacchetto , proseguendo verso Perla.
Nel frattempo Perla si era avveduta della presenza di lui.
Succedeva sempre così, anche quando lo incontrava per caso. Non sapeva per quale strana magìa o alchimìa lei avvertiva sempre la sua presenza all’improvviso. Dovunque e comunque fosse, le succedeva di doversi voltare e di vederlo, di vedere i suoi occhi color nocciola che la fissavano, che la sfidavano.
Così lo vide, anche quella sera, riconobbe il suo passo lento e cadenzato che si avvicinava.
La sua sagoma indistinta si stagliava nel buio, da poterne distinguere solo i contorni, ma lei lo aveva riconosciuto e si stava avvicinando.
Poi cercando di seguirlo solo con gli occhi, senza girare la testa per non farsi sorprendere, lo aveva visto fermarsi, e scrivere sulla sabbia.
Non si era accorta di aver ripiegato la testa dal suo lato, sulle ginocchia, incuriosita, cercando di poter guardare, ma era ancora troppo distante ed era troppo buio per vedere.
Nel frattempo il vento si era calmato , ma faceva sempre molto freddo.
Si ricompose in fretta, quando si accorse che lui si era rialzato e si apprestava a raggiungerla.
Non voleva guardarlo, sperava che la superasse e se ne andasse via.
Amelia e Valeria continuavano a guardare tutta la scena.
Fulvio arrivò alle spalle di Perla, allargò il giacchetto e glielo poggiò delicatamente sulla spalle, nel farlo le strinse una spalla con la mano, dolcemente, appena impercettibilmente, e poi , senza nemmeno una parola, sempre a testa bassa e lentamente si allontanò da dov’era venuto, senza attendere una minima reazione da parte di lei.
Al suo tocco Perla rabbrividì, si voltò, giusto in tempo per vederlo allontanarsi .Le sarebbe corsa dietro, ma rimase così, a guardarlo andare. Confusa e rapita,
socchiuse gli occhi e si strinse di più nel giacchetto, catturando con la mente il suo tocco leggero e impercettibile , emanando il profumo di lui, rimasto nel giacchetto .
Lui era già tornato alla tenda, quando lei si riscosse e incuriosita si alzò per avvicinarsi alla scritta.
Lo fece lentamente, si sentiva osservata e sapeva che a nessuno sarebbe sfuggito che lei voleva vedere cosa aveva scritto Fulvio, quindi camminò sulla riva, dondolandosi e fingendo indifferenza, finchè fu a distanza giusta, da poter leggere.
Ringraziò la clemenza del vento, che si era fermato permettendo alla scritta di restare intatta, ma dovette a forza fermarsi un istante più del dovuto a causa del buio per mettere a fuoco.
“SCUSA” c’era scritto , a caratteri cubitali
SCUSA
Per tutto …
(e scusa ancora , se ti amo)
Il cuore cominciò a correre … forte.
Perla sbattè le palpebre, lesse, lo rilesse, e lo rilesse ancora, convinta di averlo sognato.
In preda all’agitazione cominciò a tremare;
non poteva tornare subito alla tenda, si sarebbero subito accorti del suo viso in fiamme persino in piena notte.
L’amava, le aveva detto di amarla, non lo aveva mai fatto, cos’era cambiato? Una volta le aveva confidato di non essere stato mai capace a esprimere le sue emozioni, a dichiarare i suoi sentimenti e anche con lei non era mai andata diversamente.
Ma quella notte, aveva forse scelto il modo più strano e più bello per farlo.
Perla non resistette all’impulso, si chinò sulla sabbia, accarezzò la scritta, la sfiorò appena per evitare di cancellarla, come a suggellare quelle parole, perché non andassero mai via, e scrisse, anche lei ,in stampatello e grande
ANCHE IO, NON SAI QUANTO!!!!
Poi, lentamente e ormai incurante di essere vista o meno, cominciò a cancellare tutto. Era un segreto, un segreto tra loro, e nessuno doveva leggerlo, poi lasciò solo la scritta “SCUSA”. Il resto lo avrebbe fatto la notte e l’alta marea.
Dalla tenda Amelia e Valerio avevano seguito tutta la scena, accigliati.
“Embè?” – chiese Amelia a Fulvio , quando fu tornato
“embè , gli ho chiesto scusa, non era questo che volevi? – tagliò corto lui – e si poggiò a un albero con un piede alzato e le braccia conserte, volgendo lo sguardo verso il cielo, quasi a sottolineare che per lui, la discussione era terminata lì
Valerio non lo soffriva, ma doveva controllarsi, se non altro per Amelia, ma aveva una voglia di prenderlo e sbatterlo contro quell’albero fino a lasciarcelo.
Stava facendo soffrire la sua Perla, mentre lui l’amava così tanto, non meritava nemmeno un pizzico del bene che lei le aveva voluto , e se avesse visto bene? Se lei fosse ancora innamorata di lui? Non poteva no, come si può amare un essere così insensibile ed egoista? Non riusciva a capire nemmeno Amelia. Lei non era la sua donna , era la sua schiava.
Certo che le donne erano veramente complicate, oppure erano masochiste e si divertivano a complicarsi la vita, mha’.
Perla arrivò alla tenda silenziosa e assorta
“scusatemi” - pronunciò sommessamente per togliersi dall’imbarazzo ed evitò di guardare nella direzione di Fulvio. Si avvicinò a Valerio, cercando di essere il più normale e il più credibile possibile, lo baciò:
“Fa freddo e mi è venuta fame” c’è rimasto qualcosa?”
Si ricordò di avere ancora il giacchetto di Fulvio sulle spalle.
Si avvicinò a lui, che era ancora appoggiato all’albero e la guardava, si tolse a gran fatica il giacchetto e penetrandolo con gli occhi glielo porse: grazie, ora prendo il mio, è stato un gesto gentile…e" - aggiunse--“ mi spiace per oggi, per tutto, per la premiazione” Con quella frase aveva suggellato la loro pace davanti agli altri, ma e le tornavano le parole: (e scusa ancora , se ti amo) In realtà con lo sguardo gli stava dicendo” scusa, scusa se anche io ti amo “e suggellava il loro amore, per sempre … e vide scintille di stelle accendersi negli occhi di lui, la luce che illuminava e cancellava il buio cupo di quella notte , il buio del suo cuore.
Una musica arrivava da distante, erano cominciati i balli nei pressi della barca.
Perla si girò e sorrise confusa ad Amelia, ricordandosi all’improvviso della sua presenza.
“ma non volevate andare a ballare?” Dai Valerio, andiamo anche noi”
Ma con grande sorpresa di tutti, Fulvio si staccò dall’albero, e presa Perla per mano finse d’inginocchiarsi
“madmoiselle, con il permesso dei presenti, vorrei scusarmi con lei per essere stato maldestro e le sarei grato se mi concedesse il promo ballo .. perdonato?’”
Questo era Fulvio: la persona più imprevedibile del mondo, tenera e divertente, orribile e presuntuosa. Imbarazzata e allo stesso tempo divertita,Perla prese la sua mano e si lasciò guidare fin sotto la barca.
Dietro Valerio e Amelia li seguivano, probabilamete contrariati dalla piega che stava prendendo la serata, ma costringendosi a restare calmi per non rovinare di nuovo tutto.
“CAMBIERO’, CAMBIERO’, APRITI CIELO” , il complesso intonava una dolce e vecchia canzone di Lucio Dalla , c’era già qualcuno in pista, Perla si accostò a Fulvio, cercando di rimanere a debita distanza, sentiva gli occhi di Valerio e di Amelia su di loro e nello stesso tempo desiderava che Fulvio la stringesse forte a se. Dio
che tortura ...
E, scusa ancora, se ti amo … mentre ad occhi chiusi si lasciava trasportare dalle sue braccia, rileggeva mentalmente le parole sulla spiaggia, e tutto in lei si accendeva. Chinò la testa, evitando di sfiorarlo, avrebbe voluto poggiarla sul suo petto, sentiva il suo respiro, lento e regolare che la scaldava, sentiva la sua voce che ogni tanto accompagnava le note , alzò la testa e lo guardò; i loro occhi s'incontrarono e adesso lui le sorrideva, le sue mani sui fianchi strinsero più forte e e lei combattè con tutta se stessa per non alzarsi in punta di piedi e carezzare le sue labbra con la lingua.
Sentiva la gola arida, i sensi accendersi, non c’era più nulla intorno, ne la musica, ne la gente, le luci, tutto era scomparso, come inghiottito dal mare, tutto tranne loro, che giravano abbracciati e il profumo della sua pelle che la inebriava e lei era lontana, con lui, in volo.
Una voce la riportò a terra:
“Ohlallà, la coppia vincente è in pista!!!!” – il disc jockey li aveva riconosciuti tra le coppie che ballavano – “ragazzi abbiamo dimenticato i premi?” possiamo pregare il nostro giudice di avvicinarci i premi?” mi raccomando non fuggite come oggi”
La musica nel frattempo era terminata e Perla e Fulvio, non si accorsero di essere rimasti in pista, mano nelle mano, sorpresi dalla voce che li chiamava.
Quando Valerio , per primo le si avvicinò, Perla imbarazzata, si sbrigò a togliere la mano in quella di Fulvio e abbozzò un sorriso, il più sincero possibile
“amo’, adesso sono tutta tua , spero che m’inviterai per il prossimo ballo”
Aveva pena per lui, e non avrebbe voluto.
Questa sensazione la faceva stare male più dei sensi di colpa che provava.
Intanto Amelia si era avvicinata a Fulvio e lo aveva trasportato in pista.
"Doveva tornare" . s’impose Perla "doveva tornare in se stessa". Come poteva pensare che qualcosa potesse cambiare tra lei e Fulvio?
Non era stato possibile prima, quanto mai non lo era adesso, non doveva dimenticarlo.
E non si sarebbe mai perdonata il torto che avrebbe causato a Valerio e ad Amelia, tanto più che non avrebbe avuto senso, tra lei e Fulvio non ci sarebbe mai stato un futuro, mai… ma le parole le tornavano, le rimbalzavano nella mente e nel cuore:
“e scusa ancora, se ti amo”
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