CAPITOLO 13
SI
avvicinava il gran finale. A Perla e Fulvio sarebbe bastato
arrivare terzi in questo gioco per vincere il primo premio, e già comunque
erano in possesso almeno del terzo, dato le due vittorie sicure ottenute.
LA
CACCIA ALTESORO
"Ahia"-
pensò Perla –
Qui
i muscoli e la determinatezza di Fulvio non sarebbero serviti, la caccia al
tesoro è un gioco d’indovinelli e astuzia, sarebbe stata dura.
Diedero
il primo indizio per far partire la caccia: un’ora di tempo.
Più
dura di quanto pensassero; in effetti nelle loro mani c’era solo una piccola
barchetta di carta. Perla se la rigirò tra le mani.
- Bene, fin qui non è difficile, credo che
dobbiamo cercare una barca, oppure un albero, giacché la barca è di legno e il
legno si fa con gli alberi -
-
Ingegnoso, - commentò Fulvio - ma ammesso e non concesso cosa dobbiamo cercare?
-
“ Ma
sì, che stupida, tutto insieme” Perla ebbe un'idea improvvisa:
-
Vieni. - Lo prese per mano
trascinandolo verso la barca che li aveva condotti nell’isola.
Fulvio
la seguì, ben sapendo che era inutile cercare di capire, tanto valeva
assecondarla.
-
Adesso tocca te. – disse rivolta a
Fulvio con un sorrisetto divertito – Devi arrampicarti. Lassù. – E gl’indicò la
cima dell’albero maestro.
Non
era altissimo, ma incuteva sempre un po’ di timore a chi non facesse il
marinaio o non avesse esperienza nell'arrampicarsi.
-Stai scherzando, vero? - L’apostrofò Fulvio
– Io dovrei salire lassù? -
-Temo
di si. –
Mentre parlavano , un paio di coppie , forse
arrivati anche loro alla risposta , stavano correndo verso di loro.
Fulvio
decise che non poteva attendere, probabilmente Perla aveva visto giusto, si
tolse la maglia, per paura d’infilzarsi da qualche parte e cominciò la scalata.
Perla
lo guardava da sotto, con il cuore in gola, e se fosse caduto? Se si fosse
fatto male, non se lo sarebbe mai perdonato. Oh al diavolo la caccia al tesoro!
-
Scendi! – gli urlò quando lo vide raggiungere una certa altezza.
- Che
cosa?- aveva risposto lui dall’alto - Scendo? E perché , non ti sarai mica
sbagliata, vero? -
- No,
non mi sono sbagliata, ti prego però, scendi, ho paura -
Lui
si fermò . Era a metà percorso. Guardò Perla dall’alto e capì che era
terrorizzata, ma lui doveva proseguire, doveva però ignorarla, gli dava un po’
fastidio guardare sotto.
A
un tratto si fece troppo lontano per sentire le urla di Perla che lo
supplicavano di scendere.
Dal
lato degli spettatori tutti tacevano col fiato sospeso, e anche le coppie
arrivate sotto l’albero maestro guardavano Fulvio salire in silenzio.
Amelia,
,dimentica delle sensazioni provate prima, pregava in silenzio che Fulvio non
cedesse.
Quando
Fulvio fu in cima, si accorse di un fogliettino aggrappato sulla punta
dell’albero, lo lesse :
HAI
VINTO IL PRIMO PREMIO!, scritto a lettere grandi.
- Wow!!!
– urlò con quanto più fiato aveva in gola, in realtà non era stata una vera e
propria caccia al tesoro, ma solo una 'sfida al coraggio' .
Avevano
vinto e il merito era anche di Perla che con tempismo aveva indovinato
l’indizio.
Strappò
dal pennone il biglietto e piano cominciò a ridiscendere.
Perla
, che dalla paura era rimasta a testa bassa, lo sentì urlare e le si gelò il
sangue, aspettò di vederlo volare di sotto, ma quando non accadde nulla, alzò
gli occhi e lo vide, stava scendendo.
- Piano,
ti prego Fulvio , fa piano. - Quando
finalmente, dopo un’ attesa che a lei parve interminabile , lo vide mettere i
piedi per terra, gli corse incontro con un impeto tale da quasi gettarlo in
terra, le buttò le braccia al collo e lo strinse forte a se, incurante degli
sguardi degli altri.
Scoppiò
un grosso applauso s dopo un po’ furono sommersi dalle altre coppie che si
complimentavano con loro.
Ben
presto li raggiunsero anche Valerio e Amelia.
Le
loro facce la raccontavano lunga, sembravano ben lungi dall’essere contenti
della loro vittoria.
-
Complimenti. – disse con freddezza
Amelia - Né a Perla, quanto a Fulvio era
sfuggito il tono delle sue parole, tanto che Fulvio per togliersi dall’impaccio
si girò verso lei
- Amore,
vieni andiamo a scegliere i premi, stasera ti porto a ballare e festeggiamo. -
L’attirò a se e la baciò, intensamente, come se Perla non fosse stata lì, come
se lei fosse una spettatrice qualunque.
Lei
si voltò un attimo verso Perla, aveva un sorriso di vittoria stampato sulle
labbra.
I
suoi occhi sembravano dirle - E' mio e non lo avrai mai -
Perla
abbassò gli occhi, e li rialzò solo quando Valerio la interrogò
- Ma
dove vanno? Sono anche tuoi i premi ,no? -
- Lasciali
a loro, fondamentalmente senza Fulvio non avrei mai vinto, io su quell’albero
non ci sarei mai salita. -
- Peccato
che non è anche caduto, lo sbruffone. –
Valerio
stava parlando con cattiveria.
- Cosa
dici? Che ti prende, non ti ha fatto nulla , perché l’hai con lui, come non ti
è mai importato nulla che fosse il mio ex e ora ne sei invidioso o che? –
Perla non capiva.
-
Ne sei sicura? Sono buono, ma non sono cieco, credi che non abbia visto come ti
guarda? Credi che mi abbia fatto piacere vederti tra le sue braccia? Cos’è
successo sulla canoa che a un certo punto siete scomparsi eh?-
Perla
allibita lo guardava a bocca aperta , incapace di replicare. Per la prima volta
da tanti anni insieme, Valerio le stava facendo una scena di gelosia, non
sapeva se andarne persino fiera , ma lui stava urlando e lei non lo sopportava.
Non sopportava lo sguardo di sfida che aveva visto in Amelia, non sopportava
Fulvio che giocava con i suoi sentimenti, si strappò la maglia di dosso e la
tirò in faccia a Valerio:
- Vai
a quel paese, se non ricordo male, sei stato tu a dirmi di gareggiare in coppia
con Fulvio, dì un po’ l’hai fatto apposta? Volevi vedere la mia reazione, bè
accontentato, cosa ti aspettavi che dovevo stare attenta ad esultare, a
lasciarmi andare solo perché lui era il mio ex?
Bè
ti sbagliavi, io sono questa e non posso soffocare le mie emozioni solo perché
all’improvviso ti sei ricordato che esisto, hai sempre dato tutto per scontato
tu , vero? Bè ti sbagliavi, io ci sono e sono viva e se ti preoccupa come mi
guarda, dovresti ricordarti anche tu di guardarmi con gli stessi occhi, forse
hai dimenticato che prima di essere tua, sono anche una donna.
E
corse via in preda a una rabbia isterica, entrò nella tenda , incurante se
Valerio la seguisse o meno e si gettò a pancia in giù sul sacco a pelo, pianse.
In
tutta quella sceneggiata, non si era accorta nemmeno che i giudici la stavano
cercando per la premiazione.
Valerio
entrò nella tenda, si chinò su di lei, cercando di consolarla e farsi
perdonare. Aveva esagerato, era pentito, forse non avrebbe dovuto aggredirla in
quel modo, ma poi si ricordò che era stata lei a scaldarsi , quando gli aveva
nominato Fulvio.
Come
fosse stato richiamato dal suo pensiero Fulvio entrò trafelato nella tenda,
seguito da Amelia
-
Dov’è? - chiese guardandosi in giro ,
quasi a se stesso -
Cercava
Perla, per la premiazione, poi la vide, distesa sul sacco a pelo, con Valerio
chino su di lei, stava piangendo.
-
Che succede? – Si avvicinò a loro.
Amelia
cercò di distoglierlo: “Amore non t’impicciare , sono cose loro. – Lo afferrò
per un braccio, nell’intento di allontanarlo.
Lui
la strattonò per divincolarsi:
- Scusa,
ma credo che in questo momento sia interesse anche mio, fino a prova contraria
là fuori c’è una premiazione che prevede che la coppia vincente sia presente ed
entrambi, per cui sarebbe il caso che i capricci fossero rimandati ad un altro
momento. -
Perla
era una furia; si girò con un tale sguardo di odio da fulminarlo, anzi, da
fulminare tutti:
- Per quel che mi riguarda, dato che ti
permetti di dire, senza conoscere il motivo per il quale io sono in queste
condizioni, che i mei sono capricci, puoi andare a ‘fotterti ‘tu e la tua
premiazione, dì un po’ ma chi sei tu per giudicarmi? Amelia, puoi prenderti tu
i miei meriti, in fondo se non era per te, io non sarei stata lì - e
sfidò Amelia guardandola negli occhi.
Amelia, dopo
quello scontro, era confusa, si disse che aveva sbagliato , aveva
confuso l’euforia dei due per la vittoria, con qualcos’altro. Si sarebbe
scusata con Perla e l’aveva con Fulvio perché era stato indelicato.
Fulvio,
furente, uscì dalla tenda, ignorando Amelia che cercava di raggiungerlo,
cominciò a prendere a calci la legna.
Amelia
si fermò, sapeva benissimo che quando Fulvio era arrabbiato, toccava solo
fermarsi e aspettare che a lui passasse, anche se ci sarebbe voluta una settimana.
Perla
era ricaduta sul sacco a pelo e adesso piangeva forte, Valerio in silenzio le
stava vicino e le accarezzava la schiena sperando di calmarla.
“La
premiazione”, a lui non interessava che la premiazione!!! “ Perla si sentiva
vuota, distrutta, continuava a servirsi di lei e lei puntualmente ci cadeva
come un’allocca, lo odiava, lo odiava!!!
No,
l’amava, e questa era la cosa peggiore e lui non la meritava.
Valerio
sì, lui si che ricambiava il suo amore, era scoppiato male è vero, ma dentro di
se lei dovette riconoscere che aveva ragione.
Si
tirò su seduta e si girò verso di lui:
- Scusami,
ho esagerato prima,- tirò su col naso, lui le porse un fazzoletto di carta e
l’avvicinò a se. Stette in silenzio così a consolarla e ad asciugare le sue
lacrime.
Perla
si sentiva vulnerabile e scoperta.
Era
come se Valerio , nel suo silenzio leggesse i suoi pensieri e restasse con lei,
pronto a tutto pur di non perderla, pronto ad aspettare che questo fuoco
passasse, sicuro che lei non l’avrebbe mai lasciato, non per Fulvio, e Perla
non sapeva in quel momento, quanto lui avesse visto giusto.
Nel
frattempo Fulvio, là fuori, in preda alla rabbia, si era allontanato, via da
tutto e da tutti, si odiava per aver scatenato in Perla quella rabbia, ma come
sempre lei non capiva, lei non lo capiva mai e alla fine per questo tra loro
era finita.
In
quel momento voleva solo tornare a casa, e maledì il giorno che l’aveva
incontrata . Da allora non aveva fatto altro che pensare a lei, per la prima
volta in vita sua aveva accantonato la sua razionalità sperando in un sogno,
pur sapendo che non si sarebbe mai avverato e ce l’aveva con lei .
Perché
lei aveva sempre scelto diversamente da lui, ma allora perché, perché
continuava ad entrare prepotentemente nella sua vita? Perché se tanto tutto era
così sbagliato dall’inizio? Una volta glielo aveva sbattuto in faccia
ferendola, non sopportando più che lei mettesse sempre al primo posto i suoi
valori . Avrebbe voluto che lei si dichiarasse, che avesse scelto il suo amore
a costo di qualsiasi rinuncia, ma lei glielo diceva sempre :
- Quel giorno che mi accorgerò di amarti
fuggirò lontano da te, perché tra noi non può essere. -
E
lui si struggeva in attesa della fine. Aveva aspettato, poi , stanco l’aveva
messa davanti a una scelta e lei aveva scelto, ma non lui... tutto come
previsto.
Così
per vendicarsi, l’aveva annientata, umiliata, e aveva sperato che lei lo odiasse,
e invece lei lo aveva punito, perdonandolo. Si era aggrappato ad Amelia, così
dolce e disponibilenb,nel momento in cui lui si sentiva più solo e più
sconfitto .Con lei non c’era guerra, era venuto tutto naturale, lei si
era instaurata in casa sua e lui non l’aveva mandata via. Alla fine si era
persino convinto di amarla e oggi le doveva tutto se stesso. Amelia sì, lo
capiva sempre, e accettava persino il suo carattere instabile e burbero, ma lui
non riusciva ad essere diverso, era questo.
Si
era così imposto di vedere meno possibile Perla, ma frequentavano gli stessi
luoghi e inevitabilmente s’incontravano, e puntualmente tornava sempre, quella
frecciata lì, nel cuore. Poi un giorno lei volle vederlo e gli confessò il suo
amore , tutta la sofferenza che per lui teneva dentro, ma era tardi e con lui
c’era già Amelia. La odiava, la odiava per averglielo detto tardi e perché
comunque non avrebbe cambiato nulla tra loro.
Quando
una storia è sbagliata, finisce per morire sbagliata e basta, e loro ne erano
la prova. Così lui la ferì di nuovo, non era capace di non vederla più, di non
pensarla più, volutamente la colpiva sperando che lei lo odiasse per
sempre, ma non ci riuscì nemmeno allora.
Poi
era successo qualcosa che l’aveva fatto morire davvero; lui si era fatto vedere
in giro con Amelia , sperando di metter fine per sempre alla loro assurda
storia e lei invece ci aveva stretto amicizia, non un’amicizia profonda, ma
c’era entrata in simpatia, e anche questa volta Fulvio si sentiva distrutto,
come se tutto complottasse contro di lui.
Nel
bene o nel male Perla continuava a far parte della sua vita e lui non trovava
il modo per distruggerla, annientarla , come se non fosse mai esistita.
Non
poteva parlarne ad Amelia, né a nessuno; Perla era un segreto , bello e
irraggiungibile, da poter condividere solo con se stesso e con lei, tutte le
volte che s’incontravano e si salutavano.
Un
segreto che gli faceva male al cuore, tutte le volte che la guardava, come
tutte le volte che la ignorava; stranamente lui stava bene solo quando non la
vedeva, ma non riusciva a evitarlo.
Finché
un giorno la vide; lei sottobraccio ad un altro, con il sorriso sulle labbra.
Lo salutò , e il suo sguardo era diverso, cambiato, era cambiata lei e il
suo cuore non era più suo.
Credette
d’impazzire e da quel giorno in poi, aveva smesso di frequentare i luoghi dove
c’era lei. Forse c’era riuscito, forse finalmente lei era definitivamente
uscita dalla sua vita. Eppure ci avrebbe giurato, che in quelle
rare volte che ancora s’incontravano, nel suo sguardo ci fosse ancora
un’ombra e in quell’ombra fosse celato qualcosa che lei non voleva fare
affiorare.
Erano
passati anni da allora, erano entrambi più vecchi e più saggi, ma il cuore non
invecchia, il cuore è come uno scrigno, dove puoi nascondere i ricordi e
l’emozioni, e quando meno te lo aspetti riaffiorano. Il cuore non dimentica.
Fino
a quell’estate, che per uno strano scherzo del destino avevano scelto la stessa
vacanza e lo stesso albergo.
E
niente era cambiato, lui l’aveva vista al mercato, e da allora non aveva più
smesso di pensare a lei.
Non
importava per quanto e come, l’amava non aveva mai smesso di amarla, e la
desiderava, sognava di stare con lei.
Con
nessun’altra donna era riuscito a stare come con lei. Ricordava che una notte
pensò di vivere dentro un film, tanto fu meraviglioso stare con lei.
Meraviglioso e struggente, immenso, da lasciargli un segno indelebile, dentro.
La
voleva, ed era convinto, che per lei fosse lo stesso. Glielo dicevano i
suoi occhi che lo guardavano cercando sempre di spogliarlo delle sue emozioni,
glielo dicevano le sue labbra calde che avevano risposto avide alle sue, e
glielo diceva la delusione che leggeva nei suoi occhi, quando lui tornava in se
e l’allontanava. Era una sofferenza per entrambi, e lei non si era mai accorta
di quanto anche lui ci stesse male, oggi più di ieri, Se
allora c’era un altro motivo che li separava, oggi ce n’erano tre; due di
questi erano Amelia e Valerio e loro non c’entravano, non avevano colpa se il
loro amore era testardo e maledetto. Loro non dovevano soffrirne.
Fulvio
cacciò indietro le lacrime: un uomo non piange mai, soprattutto per amore, ma
le sue erano lacrime di rabbia.
Intanto
non si accorse che vestito era entrato in acqua, e nuotò per un tempo
indecifrabile, finché gli fecero male le braccia, poi stremato si stese sulla
spiaggia e si addormentò
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