martedì 11 settembre 2012

CAPITOLO 13



CAPITOLO 13

SI  avvicinava il gran finale. A  Perla e Fulvio  sarebbe bastato arrivare terzi in questo gioco per vincere il primo premio, e già comunque erano in possesso almeno del terzo, dato le due vittorie sicure ottenute.
LA CACCIA ALTESORO
"Ahia"- pensò Perla –
Qui i muscoli e la determinatezza di Fulvio non sarebbero serviti, la caccia al tesoro è un gioco d’indovinelli e astuzia, sarebbe stata dura.
Diedero il primo indizio per far partire la caccia: un’ora di tempo.
Più dura di quanto pensassero; in effetti nelle loro mani c’era solo una piccola barchetta di carta. Perla se la rigirò tra le mani.
-  Bene, fin qui non è difficile, credo che dobbiamo cercare una barca, oppure un albero, giacché la barca è di legno e il legno si fa con gli alberi -
- Ingegnoso, - commentò Fulvio - ma ammesso e non concesso cosa dobbiamo cercare? -
“ Ma sì, che stupida, tutto insieme” Perla ebbe un'idea improvvisa:
 -  Vieni. -  Lo prese per mano trascinandolo verso la barca che li aveva condotti nell’isola.
Fulvio la seguì, ben sapendo che era inutile cercare di capire, tanto valeva assecondarla.
- Adesso tocca te.  – disse rivolta a Fulvio con un sorrisetto divertito – Devi arrampicarti. Lassù. – E gl’indicò la cima dell’albero maestro.
Non era altissimo, ma  incuteva sempre un po’ di timore a chi non facesse il marinaio o non avesse esperienza nell'arrampicarsi.
 -Stai scherzando, vero? - L’apostrofò Fulvio –  Io dovrei salire lassù? -
-Temo di si. –
 Mentre parlavano , un paio di coppie , forse arrivati anche loro alla risposta , stavano correndo verso di loro.
Fulvio decise che non poteva attendere, probabilmente Perla aveva visto giusto, si tolse la maglia, per paura d’infilzarsi da qualche parte e cominciò la scalata.
Perla lo guardava da sotto, con il cuore in gola, e se fosse caduto? Se si fosse fatto male, non se lo sarebbe mai perdonato. Oh al diavolo la caccia al tesoro!
- Scendi! – gli urlò quando lo vide raggiungere una certa altezza.
- Che cosa?- aveva risposto lui dall’alto - Scendo? E perché , non ti sarai mica sbagliata, vero? -
- No, non mi sono sbagliata, ti prego però, scendi, ho paura -
Lui si fermò . Era a metà percorso. Guardò Perla dall’alto e capì che era terrorizzata, ma lui doveva proseguire, doveva però ignorarla, gli dava un po’ fastidio guardare sotto.
A un tratto si fece troppo lontano per sentire le urla di Perla che lo supplicavano  di scendere.
Dal lato degli spettatori tutti tacevano col fiato sospeso, e anche le coppie arrivate sotto l’albero maestro guardavano Fulvio salire in silenzio.
Amelia, ,dimentica delle sensazioni provate prima, pregava in silenzio che Fulvio non cedesse.
Quando Fulvio fu in cima, si accorse di un fogliettino aggrappato sulla punta dell’albero, lo lesse :
HAI VINTO IL PRIMO PREMIO!, scritto a lettere grandi.
- Wow!!! – urlò con quanto più fiato aveva in gola, in realtà non era stata una vera e propria caccia al tesoro, ma solo una 'sfida al coraggio' .
Avevano vinto e il merito era anche di Perla che con tempismo aveva indovinato l’indizio.
Strappò dal pennone il biglietto e piano cominciò a ridiscendere.
Perla , che dalla paura era rimasta a testa bassa, lo sentì urlare e le si gelò il sangue, aspettò di vederlo volare di sotto, ma quando non accadde nulla, alzò gli occhi e lo vide, stava scendendo.
- Piano, ti prego Fulvio , fa piano. -  Quando finalmente, dopo un’ attesa che a lei parve interminabile , lo vide mettere i piedi per terra, gli corse incontro con un impeto tale da quasi gettarlo in terra, le buttò le braccia al collo e lo strinse forte a se, incurante degli sguardi degli altri.
Scoppiò un grosso applauso s dopo un po’ furono sommersi dalle altre coppie che si complimentavano con loro.
Ben presto li raggiunsero anche Valerio e Amelia.
Le loro facce la raccontavano lunga, sembravano ben lungi dall’essere contenti della loro vittoria.
- Complimenti.  – disse con freddezza Amelia -  Né a Perla, quanto a Fulvio era sfuggito il tono delle sue parole, tanto che Fulvio per togliersi dall’impaccio si girò verso lei
- Amore, vieni andiamo a scegliere i premi, stasera ti porto a ballare e festeggiamo. - L’attirò a se e la baciò, intensamente, come se Perla non fosse stata lì, come se lei fosse una spettatrice qualunque.
Lei si voltò un attimo verso Perla, aveva un sorriso di vittoria stampato sulle labbra.
I suoi occhi sembravano dirle - E' mio e non lo avrai mai -
Perla abbassò gli occhi, e li rialzò solo quando Valerio la interrogò
- Ma dove vanno? Sono anche tuoi i premi ,no? -
- Lasciali a loro, fondamentalmente senza Fulvio non avrei mai vinto, io su quell’albero non ci sarei mai salita. -
- Peccato che non è anche caduto, lo sbruffone. –
Valerio stava parlando con cattiveria.
- Cosa dici? Che ti prende, non ti ha fatto nulla , perché l’hai con lui, come non ti è mai importato  nulla che fosse il mio ex e ora ne sei invidioso o che? – Perla non capiva.
- Ne sei sicura? Sono buono, ma non sono cieco, credi che non abbia visto come ti guarda? Credi che mi abbia fatto piacere vederti tra le sue braccia? Cos’è successo sulla canoa  che a un certo punto siete scomparsi eh?-
Perla allibita lo guardava a bocca aperta , incapace di replicare. Per la prima volta da tanti anni insieme,  Valerio le stava facendo una scena di gelosia, non sapeva se andarne persino fiera , ma lui stava urlando e lei non lo sopportava. Non sopportava lo sguardo di sfida che aveva visto in Amelia, non sopportava Fulvio che giocava con i suoi sentimenti, si strappò la maglia di dosso e la tirò in faccia a Valerio:
- Vai a quel paese, se non ricordo male, sei stato tu a dirmi di gareggiare in coppia con Fulvio, dì un po’ l’hai fatto apposta? Volevi vedere la mia reazione, bè accontentato, cosa ti aspettavi che dovevo stare attenta ad esultare, a lasciarmi andare solo perché lui era il mio ex?
Bè ti sbagliavi, io sono questa e non posso soffocare le mie emozioni solo perché all’improvviso ti sei ricordato che esisto, hai sempre dato tutto per scontato tu , vero? Bè ti sbagliavi, io ci sono e sono viva e se ti preoccupa come mi guarda, dovresti ricordarti anche tu di guardarmi con gli stessi occhi, forse hai dimenticato che prima di essere tua, sono  anche una donna.
E corse via in preda a una rabbia isterica, entrò nella tenda , incurante se Valerio la seguisse o meno e si gettò a pancia in giù sul sacco a pelo, pianse.
In tutta quella sceneggiata, non si era accorta nemmeno che i giudici la stavano cercando per la premiazione.
Valerio entrò nella tenda, si chinò su di lei, cercando di consolarla e farsi perdonare. Aveva esagerato, era pentito, forse non avrebbe dovuto aggredirla in quel modo, ma poi si ricordò che era stata lei a scaldarsi , quando gli aveva nominato Fulvio.
Come fosse stato richiamato dal suo pensiero Fulvio entrò trafelato nella tenda, seguito da Amelia
- Dov’è?  - chiese guardandosi in giro , quasi a se stesso -
Cercava Perla, per la premiazione, poi la vide, distesa sul sacco a pelo, con Valerio chino su di lei, stava piangendo.
- Che succede? – Si avvicinò a loro.
Amelia cercò di distoglierlo: “Amore non t’impicciare , sono cose loro. – Lo afferrò per un braccio, nell’intento di  allontanarlo.
Lui la strattonò per divincolarsi:
- Scusa, ma credo che in questo momento sia interesse anche mio, fino a prova contraria là fuori c’è una premiazione che prevede che la coppia vincente sia presente ed entrambi, per cui sarebbe il caso che i capricci fossero rimandati ad un altro momento. -
Perla era una furia; si girò con un tale sguardo di odio da fulminarlo, anzi, da fulminare tutti:
 - Per quel che mi riguarda, dato che ti permetti di dire, senza conoscere il motivo per il quale io sono in queste condizioni, che i mei sono capricci, puoi andare a ‘fotterti ‘tu e la tua premiazione, dì un po’ ma chi sei tu per giudicarmi? Amelia, puoi prenderti tu i miei meriti, in fondo se non era per te, io non sarei  stata lì - e sfidò Amelia guardandola negli occhi.
Amelia, dopo quello scontro, era confusa,  si disse che aveva sbagliato , aveva confuso l’euforia dei due per la vittoria, con qualcos’altro. Si sarebbe scusata con Perla e l’aveva con Fulvio perché era stato indelicato.
Fulvio, furente, uscì dalla tenda, ignorando Amelia che cercava di raggiungerlo, cominciò a prendere a calci la legna.
Amelia si fermò, sapeva benissimo che quando Fulvio era arrabbiato, toccava solo fermarsi e aspettare che a lui passasse, anche se ci sarebbe voluta una settimana.
Perla era ricaduta sul sacco a pelo e adesso piangeva forte, Valerio in silenzio le stava vicino e le accarezzava la schiena sperando di calmarla.
“La premiazione”, a lui non interessava che la premiazione!!! “ Perla si sentiva vuota, distrutta, continuava a servirsi di lei e lei puntualmente ci cadeva come un’allocca, lo odiava, lo odiava!!!
No, l’amava, e questa era la cosa peggiore e lui non la meritava.
Valerio sì, lui si che ricambiava il suo amore, era scoppiato male è vero, ma dentro di se lei dovette riconoscere che aveva ragione.
Si tirò su seduta e si girò verso di lui:
- Scusami, ho esagerato prima,- tirò su col naso, lui le porse un fazzoletto di carta e l’avvicinò a se. Stette in silenzio così a consolarla e ad asciugare le sue lacrime.
Perla si sentiva vulnerabile e scoperta.
Era come se Valerio , nel suo silenzio leggesse i suoi pensieri e restasse con lei, pronto a tutto pur di non perderla, pronto ad aspettare che questo fuoco passasse, sicuro che lei non l’avrebbe mai lasciato, non per Fulvio, e Perla non sapeva in quel momento, quanto lui avesse visto giusto.
Nel frattempo Fulvio, là fuori, in preda alla rabbia, si era allontanato, via da tutto e da tutti, si odiava per aver scatenato in Perla quella rabbia, ma come sempre lei non capiva, lei non lo capiva mai e alla fine per questo tra loro era finita.
In quel momento voleva solo tornare a casa, e maledì il giorno che l’aveva incontrata . Da allora non aveva fatto altro che pensare a lei, per la prima volta in vita sua aveva accantonato la sua razionalità sperando in un sogno, pur sapendo che non si sarebbe mai avverato e ce l’aveva con lei .
Perché lei aveva sempre scelto diversamente da lui, ma allora perché, perché continuava ad entrare prepotentemente nella sua vita? Perché se tanto tutto era così sbagliato dall’inizio? Una volta glielo aveva sbattuto in faccia ferendola, non sopportando più che lei mettesse sempre al primo posto i suoi valori . Avrebbe voluto che lei si dichiarasse, che avesse scelto il suo amore a costo di qualsiasi rinuncia, ma lei glielo diceva sempre :
 - Quel giorno che mi accorgerò di amarti fuggirò lontano da te, perché tra noi non può essere. -  
E lui si struggeva in attesa della fine. Aveva aspettato, poi , stanco l’aveva messa davanti a una scelta e lei aveva scelto, ma non lui... tutto come previsto.
Così per vendicarsi, l’aveva annientata, umiliata, e aveva sperato che lei lo odiasse, e invece lei lo aveva punito, perdonandolo. Si era aggrappato ad Amelia, così dolce e disponibilenb,nel momento in cui lui si sentiva più solo e più sconfitto .Con lei non c’era guerra,  era venuto tutto naturale, lei si era instaurata in casa sua e lui non l’aveva mandata via. Alla fine si era persino convinto di amarla e oggi le doveva tutto se stesso. Amelia sì, lo capiva sempre, e accettava persino il suo carattere instabile e burbero, ma lui non riusciva ad essere diverso, era questo.
Si era così imposto di vedere meno possibile Perla, ma frequentavano gli stessi luoghi e inevitabilmente s’incontravano, e puntualmente tornava sempre, quella frecciata lì, nel cuore. Poi un giorno lei volle vederlo e gli confessò il suo amore , tutta la sofferenza che per lui teneva dentro, ma era tardi e con lui c’era già Amelia. La odiava, la odiava per averglielo detto tardi e perché comunque non avrebbe cambiato nulla tra loro.
Quando una storia è sbagliata, finisce per morire sbagliata e basta, e loro ne erano la prova. Così lui la ferì di nuovo, non era capace di non vederla più, di non pensarla più, volutamente la colpiva sperando che lei lo odiasse per sempre, ma non ci riuscì nemmeno allora.
Poi era successo qualcosa che l’aveva fatto morire davvero; lui si era fatto vedere in giro con Amelia , sperando di metter fine per sempre alla loro assurda storia e lei invece ci aveva stretto amicizia, non un’amicizia profonda, ma c’era entrata in simpatia, e anche questa volta Fulvio si sentiva distrutto, come se tutto complottasse contro di lui.
Nel bene o nel male Perla continuava a far parte della sua vita e lui non trovava il modo per distruggerla, annientarla , come se non fosse mai esistita.
Non poteva parlarne ad Amelia, né a nessuno; Perla era un segreto , bello e irraggiungibile, da poter condividere solo con se stesso e con lei, tutte le volte che s’incontravano e si salutavano.
Un segreto che gli faceva male al cuore, tutte le volte che la guardava, come tutte le volte che la ignorava; stranamente lui stava bene solo quando non la vedeva, ma non riusciva a evitarlo.
Finché un giorno la vide; lei sottobraccio ad un altro, con il sorriso sulle labbra. Lo salutò , e il suo sguardo era diverso, cambiato, era cambiata lei  e il suo cuore non era più suo.
Credette d’impazzire e da quel giorno in poi, aveva smesso di frequentare i luoghi dove c’era lei. Forse c’era riuscito, forse finalmente lei era definitivamente uscita dalla sua vita. Eppure ci avrebbe giurato,  che in  quelle rare volte che ancora s’incontravano,  nel suo sguardo ci fosse ancora un’ombra e in quell’ombra fosse celato qualcosa che lei non voleva fare affiorare.
Erano passati anni da allora, erano entrambi più vecchi e più saggi, ma il cuore non invecchia, il cuore è come uno scrigno, dove puoi nascondere i ricordi e l’emozioni, e quando meno te lo aspetti riaffiorano. Il cuore non dimentica.
Fino a quell’estate, che per uno strano scherzo del destino avevano scelto la stessa vacanza e lo stesso albergo.
E niente era cambiato, lui l’aveva vista al mercato, e da allora non aveva più smesso di pensare a lei.
Non importava per quanto e come, l’amava non aveva mai smesso di amarla, e la desiderava, sognava di stare con lei.
Con nessun’altra donna era riuscito a stare come con lei. Ricordava che una notte pensò di vivere dentro un film, tanto fu meraviglioso stare con lei. Meraviglioso e struggente, immenso, da lasciargli un segno indelebile, dentro.
La voleva, ed era convinto, che per lei  fosse lo stesso. Glielo dicevano i suoi occhi che lo guardavano cercando sempre di spogliarlo delle sue emozioni, glielo dicevano le sue labbra calde che avevano risposto avide alle sue, e glielo diceva la delusione che leggeva nei suoi occhi, quando lui tornava in se e l’allontanava. Era una sofferenza per entrambi, e lei non si era mai accorta di quanto anche lui ci stesse male, oggi  più di ieri, Se allora c’era un altro motivo che li separava, oggi ce n’erano tre; due di questi erano Amelia e Valerio e loro non c’entravano, non avevano colpa se il loro amore era testardo e maledetto. Loro non dovevano soffrirne.
Fulvio cacciò indietro le lacrime: un uomo non piange mai, soprattutto per amore, ma le sue erano lacrime di rabbia.
Intanto non si accorse che vestito era entrato in acqua, e nuotò per un tempo indecifrabile, finché gli fecero male le braccia, poi stremato si stese sulla spiaggia e si addormentò

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