sabato 8 settembre 2012

CAPITOLO 17



CAPITOLO 17

Due giorni erano passati, da quando erano tornati dall’isola; da quando Fulvio era entrato nella sua stanza, lasciandole l’i pad.
Due giorni senza che accadesse nulla, nonostante le avesse promesso di farsi vivo , per telefono.
Scomparso, lui e Amelia.
Non li aveva più visti, né in spiaggia, ne in albergo.
Ogni tanto sbirciava il telefono, presa dall’ansia, in attesa di qualche segnale.
Lo faceva con palese noncuranza, evitando di destare i sospetti di Valerio, benché sapeva che lui riservava poche attenzioni a certi dettagli, ma ultimamente Valerio era cambiato e lei non era più sicura di nulla.
Intanto il tempo passava, si avvicinava Ferragosto, e il tempo delle vacanze si accorciava.
La seconda notte non aveva resistito.
Quel silenzio e l’assenza di Fulvio la facevano stare male.
Così si era affacciata sul terrazzino, sperando di scorgerlo sul balcone come qualche sera prima.
Ma le ante della sua camera erano chiuse , e di lui nemmeno l’ombra.
Tra sconforto e sollievo Perla combatteva la sua lotta interiore: ma sì, tutto sommato meglio così, tanto a cosa sarebbe servito graffiarsi ancora l’anima?
Per lei e Fulvio non c’era futuro, né adesso, né mai e se lui fosse scomparso e avesse solo giocato tanto meglio, l’avrebbe aiutata a ritornare in se stessa e a soffrire meno.
Ma un’altra di lei lo voleva, non si rassegnava all’idea di perderlo ancora e poco importava se fosse stata anche per un’ora soltanto. Un’ora poteva valere una vita, per il cuore.
Poi tutto sarebbe tornato come prima, ognuno alla sua vita, niente altro che una bella parentesi.
Per una volta nella vita Perla voleva essere egoista, pensare a se stessa.
Non sarebbero andati oltre, così nessuno poteva sapere, così nessuno ne sarebbe rimasto ferito, ma la ferita ce l’aveva lei, lì nel cuore.
Quella colpa di amare un altro, che non fosse il suo Valerio, e di non poterlo mai avere.
Questo era lo scotto per il suo amore sbagliato ma secondo lei Dio aveva esagerato nel presentarle il conto. Era un tormento che si portava dentro da troppo, destinato a durare, forse la colpa di non essere stata sincera... a suo tempo.
Il rimpianto che la soffocava, come un’ombra che ti porti dietro e non puoi scrollarti di dosso.
E il silenzio di Fulvio, ora la logorava.
La sera prima Valerio le aveva chiesto dell’i pad e lei le aveva affermato la verità.
Le aveva raccontato di Fulvio, che gliel’aveva lasciato, dopo che Amelia lo aveva pregato di darglielo, ma che era sua intenzione restituirglielo.
Con questa scusa il pomeriggio prima, aveva bussato alla porta della loro camera, ma dopo aver provato più volte e non aver ricevuto risposta, era tornata in stanza, delusa e depressa.
Perché non si faceva vivo? Sapeva che data la presenza di Amelia, gli sarebbe stato difficile, ma sarebbe bastato chiudersi in bagno, che ne so un messaggio, uno squillo, qualsiasi cosa che le facesse intendere che la stava pensando, che lei faceva parte del suo mondo.
E se avesse smarrito il suo numero? Una volta , presa dalla smania e dalla frenesia, si era chiusa lei in bagno, con l’intenzione di chiamarlo, avrebbe trovato una scusa qualsiasi; le mani le tremavano mentre cercava il suo numero sulla rubrica, ma poi ricordò che quando aveva cambiato cellulare aveva omesso volutamente di trascrivere il suo nome in rubrica e lo aveva relegato nell’agenda di casa: ma non lo aveva mai cancellato.
Così un po’ frustata e un po’ sollevata era uscita dal bagno.
Si disse che sicuramente lui l’avrebbe chiamata quantunque fosse riuscito a liberarsi.
Ma se così fosse stato, come avrebbe fatto lei a trovare una scusa all’improvviso e a liberarsi a sua volta?
Si domandò se davvero, quando sarebbe venuto il momento, sarebbe stata capace di tradire o avrebbero prevalso i sensi di colpa, se il rimorso non l’avrebbe consumata per la vita, se già solo rimorso era il solo pensare a Fulvio.
Ma forse Fulvio aveva solo giocato e lei si stava torturando per niente.
Il giorno dopo sarebbe stato Ferragosto.
Perla e Valerio decisero di accodarsi a un gruppo di amici che avevano conosciuto in spiaggia. Erano due coppie simpatiche di Firenze.
Decisero di organizzare un pranzo al sacco. La mattina, diversamente dal solito avrebbero fatto colazione in un bar sul lungomare e poi si sarebbero diretti in montagna.
 ‘LA MONTAGNA DEI FIORI’. Così era chiamato quel luogo, un’altura a pochi chilometri da San Benedetto del Tronto, ben attrezzata. Ma sarebbero partiti molto presto, si sa che in certe giornate, a una certa ora,  questi luoghi diventano a impraticabili e bisogna prenotarsi  il posto.
Tornati dalla spiaggia, Perla stava ancora spianando verbalmente il programma per il giorno dopo, quando scrutando Valerio si avvide che era stranamente taciturno.
Lamentò di sentirsi un po’ strano: gli dolevano le ossa e soffriva di mal di gola.
Tornando Perla si fece prestare un termometro dalla reception dell’hotel.
“Trentasette e mezzo”- non era così grave, ma pur sempre un inizio d’influenza.
- Te la sei beccata. - le disse preoccupata
 - Sarà meglio che prendi subito un’aspirina, così la bocchiamo in tempo -
E andò a frugare nella valigia, in cerca del borsello dei medicinali.
Non lo trovò , cosicché si diresse in bagno per guardare se erroneamente lo avesse infilato nel bouticase.
Con suo grande rammarico, non c’era , nemmeno lì. Ricordò di averlo preparato, era sempre una delle prime cose che pensava, prima di affrontare un viaggio qualsiasi, il necessario ma importante, per ogni evenienza, solo che stavolta l’aveva lasciato sul letto, nella fretta di spicciarsi.
Come il solito , sempre la sua maledetta fretta; lei era fatta così, sembrava sempre che il tempo le sfuggisse di mano, sin da quando era ragazza. Per questo forse si ritrovava spesso a guardare nel passato, probabilmente perché al momento che era presente, era troppo di corsa per viverlo a pieno e allora le tornava dopo,nei ricordi.
 - Cavolo – disse a Valerio - ero convinta di aver messo il borsello con i medicinali nella valigia e invece l’ho lasciato a casa.. Poi ebbe un ‘idea: -Provo da Amelia, vedrai che lei avrà qualcosa -
No, non avrebbe mai detto ’provo da Fulvio’  - pensò, e si diresse verso la porta, ma Valerio la bloccò
 Lascia correre, non andare, è solo una piccola alterazione, magari sono solo stanco e poi se proprio devi, fatti passare la camera, non voglio disturbare. -
Perla era convinta che il ‘disturbare’ aveva ben poco a vedere con il fatto che lui fosse contrariato all’idea che lei andasse da Amelia, ma non se la sentiva di controbatterlo e così chiamò il centralino e si fece passare la camera.
All’ottavo squillo rimise giù. Nessuna risposta.
- Vado giù” – disse risoluta – qualcuno troverò che ha qualcosa da darmi, meglio prevenire che curare.-
Infilò un paio di bermuda e una maglietta con la scollatura a barchetta e scese per le scale, senza attendere l’ascensore.
Arrivata nella hall, si guardò intorno  più volte.
Sapeva cosa stava cercando, ma quello che lei si attendeva, non c’era.-
 -Mi spiace, - le stava dicendo il ragazzo dietro il banco della reception - ma non posso aiutarla. Il dottore è fuori per il ferragosto. Però in centro, vicino alla grande libreria c’è la farmacia, di solito fa orario continuato, però siamo ad agosto e chiude nelle prime ore pomeridiane, riapre alle quattro. Se non è urgente, altrimenti vuole che le chiami la guardia medica? -
Perla sorrise ringraziandolo. La guardia medica era un po’ eccessiva. Le restituì il termometro rammentando a se stessa che poi avrebbe dovuto acquistarne uno.
Andò in sala da pranzo, parlò col cameriere di turno per avere il pranzo in camera.
Ordinò poche cose e leggere, non sapeva se Valerio avesse voglia di mangiare.
Girò più volte lo sguardo per la sala. I tavoli erano già apparecchiati e qualcuno già si stava servendo.
Si diresse in terrazza; sotto gli ombrelloni, seduti ai tavoli, alcuni gruppi di amici sorseggiavano l’aperitivo ridendo e giocando tra loro.
Erano ragazzi dell’età di suo figlio o poco più: le ragazze erano belle e la loro pelle dorata brillava sotto i raggi del sole.
Perla socchiuse gli occhi per il reverbero e scrutò intorno, poi guardò l’orizzonte e verso la spiaggia: di Fulvio e della sua compagna nemmeno l’ombra.
Era persino tentata di chiedere in portineria, forse avevano anticipato la partenza, ma non ne ebbe il coraggio.
Guardò ancora il telefono. Da quando Fulvio le aveva detto che si sarebbe fatto vivo, lei non lo lasciava più un secondo, non tanto per paura che lui la cercasse e lei non sentisse, quanto che sarebbe capitato tra le mani di Valerio.
Guardò e riguardò, più volte, ma il telefono taceva, i soliti messaggi della tim,il suo gestore telefonico, nient’altro.
Si sentiva svuotata e disperata.
La mattina, andando in spiaggia, aveva percorso più volte l’area del parcheggio con lo sguardo, sperando di vedere l’auto di Fulvio, ma non l’aveva vista e non sapeva più che pensare.
Tornò in camera, che era ancora confusa nei suoi pensieri.
Trovò Valerio che dormiva, le gote arrossate, segno che la febbre era salita.
Si sedette accanto a lui, in silenzio. Sentiva il suo respiro, lento e un po’ affannato, il petto che gli si alzava e abbassava. intorno era silenzio. Da sotto arrivava il mormorio del mare, accompagnato dal rumore sordo delle posate e delle voci sommesse degli alberganti che erano a pranzo.
In attesa che il cameriere arrivasse con il loro, Perla si sdraiò accanto a lui e lo sfiorò.
Era bellissimo quando dormiva, e lei si rese conto di volergli un mondo di bene.
La sua vita era accanto a lui, e ne andava fiera, per la persona che era, per quello che le dava.
Nella vita ci sono treni che bisogna saper prendere al momento giusto, treni che non tornano, e lei era salita giusto in tempo.
Valerio era quel treno, il vagone per la vita, per l’amore.
E poi c’era Fulvio, l’altro treno, quello su cui vorresti salire, quando desideri evadere, quando tutto quello che hai intorno all’improvviso non ti basta più, ti sta stretto e vorresti fuggire, ma lei era sull’altro binario e l’aveva visto andare via, senza poterlo fermare.
Si domandò se non fosse impazzita, se all’improvviso, come accade agli adolescenti, non fosse vittima dell’imbroglio di amare due persone contemporaneamente.
Sentì bussare alla porta e si riscosse dai suoi pensieri.
Valerio, si girò su un fianco, come qualcosa l’avesse destato, invece continuò a dormire.
Era il ragazzo con il pranzo, Perla gli regalò la mancia e lo ringraziò, poi con il pranzo in mano sedette sul letto.
Mangiò un po’ di prosciutto e un bocconcino di fior di latte,  poi ripose il resto nel frigo della stanza.
Prese un libro, avrebbe letto un po’, impedendo così alla sua mente di spaziare ancora, e al suo cuore di volare, poi all’ora giusta sarebbe andata in centro in farmacia.
“ Domani è ferragosto” - pensò – “speriamo di non rovinarci la giornata” – e sfogliò le pagine del libro, per arrivare dov’era rimasto il segno.


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