domenica 9 settembre 2012

CAPITOLO 16



CAPITOLO 16

Arrivarono a San Benedetto che era ora di pranzo.
Durante il viaggio di ritorno avevano fatto tappa in un altro isolotto vicino, talmente piccolo da non risultare nemmeno sulle carte. In  realtà non era che una spiaggetta piccola e selvaggia.  Scesero giusto per sgranchire un po’ le gambe e raccogliere conchiglie.
Perla ne trovò una molto bella , con delle sfumature verdi e rosa.
La ripose con cura nello zaino, sperando di non perderla; l’avrebbe portata a Lorenzo. Lui, fin da piccolo aveva una sviscerata passione per il mare e tutto quello che lo rappresentava, sarebbe andata a incrementare la sua collezione di conchiglie.
Per tutto il viaggio aveva evitato il più possibile d’incontrare lo sguardo di Fulvio, anzi si era imposta di non pensarlo lì, di non pensare a lui e ad Amelia, ne a tutto quello che era accaduto, tanto meno alle sue parole impresse sulla sabbia.
E Fulvio se n’era accorto, capiva che lei era ormai lontana, lontana come quella barca che ora , lasciatili sulla spiaggia del porto, si allontanava da loro, portandosi via quei giorni e quei ricordi.
Certo, avrebbero diviso ancora qualche giorno in albergo, ma lui aveva programmato le sue vacanze con Amelia, le aveva proposto di portarla in tanti posti e doveva tenere fede alle sue promesse.
Così sapeva, che le uniche occasioni per rivederla erano quelle fuggenti in albergo.
Poi sarebbero tornati a casa, e tutto sarebbe tornato semplicemente normale, magari si sarebbero incontrati, come accadeva ormai da anni, una volta il mese, o due in una settimana, e si sarebbero salutati da buoni amici, come sempre.
Come sempre, e ci stava male.
Perla entrò in camera e si gettò sul letto.
Era stanca, ma non per il viaggio.
Tutti gli accadimenti di quei giorni le avevano lasciato una spossatezza addosso, come se fosse reduce da un’influenza.
Manifestò a Valerio il bisogno di riposarsi, lui le disse che sarebbe andato in sala a mangiare qualcosa e poi l’avrebbe raggiunta.
Perla entrò in bagno e fece scorrere l’acqua nella vasca, aveva bisogno di rilassare tutti i muscoli, e di lasciarsi andare.
Finalmente sola, per un po’, lei e i suoi pensieri.
Annaspò alla ricerca di un equilibrio precario che minacciava di abbandonarla e decise, nel frattempo che si riempiva la vasca, di chiamare Lorenzo.
Lorenzo la salutò calorosamente, volle sapere del suo viaggetto. Lei gli raccontò alcuni particolari, e avvertì una fitta allo stomaco quando le raccontò dei giochi.
Omise però di non avervi partecipato con Valerio e si guardò dal raccontargli l’incontro con Fulvio.
Lorenzo lo conosceva, sapeva della loro storia. Fin da piccolo Perla aveva deciso di non nascondere nulla a suo figlio. Il loro era un rapporto aperto, di fiducia reciproca, tra loro non c’erano segreti e lei sapeva che il figlio avrebbe intuito i suoi pensieri.
Quasi a conferma di quanto detto Lorenzo avvertì un leggero cambio di tono nella voce di Perla:
- Sicuro mamma che va tutto bene? Ti sento un po’ stanca, un po’ lontana o mi sbaglio ? non è che ti sei rifatta un pezzetto con Valerio? -
Lorenzo conosceva bene gli scontri che ogni tanto c’erano tra loro, ma non si era mai permesso né d’intromettersi, né di giudicare.
A lui bastava guardarsi negli occhi con sua madre per capire la natura di quegli scontri. A volte i suoi sguardi erano di comprensione, come quasi a dire:
- Bè, mamma ormai dovresti essertelo imparato.-, a volte erano di rimprovero  - ma dai sei sempre la solita, ti prendi troppo sul serio, stavolta ha ragione lui. - Chi più di suo figlio poteva conoscerla.
Quando erano rimasti soli,  lei aveva fatto di lui, del suo bambino, il suo uomo.
Quando era subentrato Valerio, da bravo ragazzo discreto si era fatto da parte, per lasciare a loro il giusto spazio, sicuramente ne sarà stato anche geloso, Perla ne era convinta, ma a loro non lo diede mai a vedere.
 Si trovava spesso ancora a confidarsi con lui più di quanto non facesse con Valerio e anche se sapeva che non era giusto non riusciva a cambiare quell’abitudine che ormai era radicata in se.
E quando Lorenzo era cresciuto e aveva cominciato com’è naturale a distaccarsi, a lei era mancato, non solo come accade a tutte le mamme come figlio, ma anche come uomo, come presenza, come amico.
Spense il telefonino con un sospiro; non vedeva l’ora di riabbracciarlo.
Stava dirigendosi in bagno quando sentì due colpi alla porta:
Chi poteva essere. Forse la ragazza delle pulizie, ma non era l’orario consono all’albergo per la pulizia delle stanze. Scalza, mise di corsa un pareo intorno al corpo e aprì leggermente la porta per non far intravedere che era mezza nuda.
E come avesse visto un fantasma restò sulla porta impalata e a bocca aperta, senza parlare: Fulvio, ad un passo da lei, l’i pad in mano e un po’ impacciato la guardava dallo spiraglio della porta
-       Capito in un momento sbagliato? - e lo disse allungando il collo e cercando di guardare dietro di lei, forse aspettandosi di veder comparire Valerio.
-        - Chiedo scusa, stavo andando a mangiare e ho pensato di portarti questo - e le mise l’i pad davanti alla faccia.
Perla si accorse che la mano che reggeva la maniglia della porta tremava, e dovette far forza sulla sua volontà per mantenersi la più distaccata possibile.
- Ma non devi, è tuo e di Amelia, in fondo io ho partecipato al suo posto. -  Perla continuava a parlare, senza peraltro decidersi ad aprire la porta.
- Appunto, è stata lei a volerlo, non puoi non accettarlo - Fulvio continuava a guardare dietro di lei.
Perla non voleva aprirgli, ma all’improvviso ricordò l’acqua aperta nella vasca.
-    Oddio, scusami un attimo. Credo che sto allagando il bagno.- E lo lasciò sulla porta correndo a chiudere il rubinetto.
-   Sei … sola? - La raggiunse la sua voce più vicina.
Senza essere invitato Fulvio era entrato e ora la guardava, rapito e divertito, col suo solito sorrisetto ironico.
Perla si accorse del suo sguardo e di essere arrossita.
Poi ebbe un attimo di panico, e se fosse tornato Valerio, cosa avrebbe pensato?
-  Non ricordo di averti detto entra, -  lo pizzicò stizzita
 - No, è vero, ma non hai chiuso la porta, quindi ho ritenuto fosse un invito sottinteso. -
E parlando le si fece più vicino.
- Amelia non è con te?- Perla si accorse di respirare male, doveva mettere presto fine a quella situazione.
- E’ in camera, al telefono con i suoi e credo che ne avrà per parecchio, mi ha pregato di portarti questo. -  e,  mostrandogli di nuovo l’i pad  glielo sventolò sotto il naso.
 - Senti , stavo per farmi un bagno, ti prego al momento di riportarglielo, oppure ne parliamo in un altro momento, ti spiace? Digli di non prendersela, magari inventati che ne devo parlare con Valerio. -
Lui poggiò l’i pad sul letto, la guardò dritta negli occhi:
 -Mm, stavi per fare il bagno, e non ti serve un aiutino? Magari posso lavarti la schiena -
Lei lo fulminò con lo sguardo. Non era il luogo, ne il momento di fare dello spirito , temeva che Valerio tornasse da un momento all’altro, e dato la sua ultima reazione ne aveva paura.
Come avrebbe spiegato la presenza di Fulvio e lei nuda, sotto il pareo… Uffa, ma possibile che tutto devesse essere sempre così maledettamente rocambolesco … mentre lei realizzava tutto questo si sentì afferrare all’improvviso da Fulvio e spingere all’interno del bagno.
La spinse contro la porta del bagno e appoggiandosi contro il suo corpo la tenne ferma.
Ma lei non cercò di sfuggirgli, arrossì ancora più violentemente, mentre non riusciva a sfuggire ai suoi occhi.
Sentì la sua mano che correva sulle sue gambe:
- Ti prego, potrebbe tornare Valerio, da un momento all’altro, – ma non gli disse di smetterla.
Perché non voleva che lui smettesse, per nulla al mondo, si sentiva bruciare di desiderio, ma sapeva che non sarebbero andati oltre, era troppo pericoloso, e allora con quante forze poteva e contro la sua stessa volontà cercò di allontanarlo da se.
Ma lui premette con più forza su di lei e la baciò con passione.
Le sue forze cedettero, e gli gettò le braccia al collo, ricambiando il suo bacio.
Fu un bacio lungo e appassionato, come sempre succedeva tra loro, e lei sentiva le sue mani toccare tutte le sue parti più intime, le cadde il pareo e restò nuda tra le sue braccia, in preda alla voglia di essere sua e dimentica di Valerio che poteva tornare da un momento all’altro.
Lui scese sul collo, sui seni e lei lo lasciava fare, lo voleva con tutta se stessa e cominciò a chiamare il suo nome, incessantemente, mentre il suo corpo fremeva ..
Poi lui si staccò. La guardò tutta, lo vide ingoiare a vuoto:
 - Ora non c’è tempo. - aveva la voce rauca, e il suo desiderio era palpabile - Ma controlla il telefono, spero che il tuo numero sia sempre lo stesso, ti chiamerò, non sono disposto a finirla qui, non mi accontento dell’antipasto -  e uscì di filato dal bagno e dalla camera, rosso in volto, sistemandosi il colletto della polo.
invece di andare verso la sua stanza, si diresse verso l’ascensore, si avvide del tasto illuminato al loro piano. Come per un vago presentimento prese le scale, proprio nel momento in cui questo si apriva e Valerio ne usciva fischiettando; aveva preso un panino per Perla, si sarebbero riposati e poi.. Valerio ricordò la sera prima ed ebbe rimorso e pena per se stesso. Era stato accecato dalla gelosia, era stato stupido, non doveva accadere mai più, stavolta l’avrebbe amata, dolcemente, come non mai e finalmente si sarebbe davvero sentito perdonato.
Era così preso dai suoi pensieri che non si accorse nemmeno della porta aperta della loro stanza.
Entrò canticchiando:
- Amore - lei non era in stanza,  sentì l’acqua scorrere in bagno.
Poggiò il panino sul disimpegno in dotazione della stanza e si affacciò alla porta del bagno:
- Quale meravigliosa visione, - sentenziò.
 Si avvicinò sul bordo della vasca e si chinò su di lei, spostando la schiuma e carezzandole il corpo, la baciò.
- Possiamo fare il bagno insieme? -
Perla voleva, se poteva rifiutarsi, sentiva ancora le mani di Fulvio su di se, le sue labbra calde, e non riusciva a pensare all’idea che presto il suo profumo sarebbe stato cancellato da quello di Valerio, ma non doveva dimenticarlo, Valerio era il suo presente, il suo futuro … doveva rassegnarsi alla realtà …
- Ti aspetto- le disse
- Vado a spogliarmi, di corsa! - Valerio, euforico e pieno di desiderio , corse in camera, si avvicinò al letto e cominciò a spogliarsi.
 In quel mentre si toglieva la maglietta, il suo sguardo cadde su qualcosa di estraneo, che non avrebbe dovuto essere lì.
Un i pad, loro non possedevano un i pad. Un i pad, quello che la sera prima avevano vinto Fulvio e Perla, ma se non sbagliava era rimasto a Fulvio, come e quando ne era  venuta in possesso Perla?  Ma forse era troppo sospettoso, forse non era quello, qualcuno in loro assenza era stato in camera loro e lo aveva dimenticato? O forse la ragazza delle pulizie lo aveva con se e sbadatamente lo aveva lasciato sul letto? Poi si rese conto che i suoi alibi cadevano tutti, quando era sceso a mangiare l’i pad non c’era.
Si costrinse a convincersi che Amelia, si doveva averglielo portato lei. Lo avrebbe chiesto a Perla, l’avrebbe fatto guardandola negli occhi, e l’avrebbe fatto molto cautamente per non farla adirare di nuovo.
Ma non ora, rischiava altrimenti di rovinare tutto di nuovo , compresa  l’atmosfera di quel momento e lui aveva voglia di lei, di amarla profondamente, di sentirla sua, per sempre.
Ma quando tornò in bagno, il suo umore non era più lo stesso.




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