CAPITOLO 16
Arrivarono
a San Benedetto che era ora di pranzo.
Durante
il viaggio di ritorno avevano fatto tappa in un altro isolotto vicino, talmente
piccolo da non risultare nemmeno sulle carte. In realtà non era che una
spiaggetta piccola e selvaggia. Scesero giusto per sgranchire un po’ le
gambe e raccogliere conchiglie.
Perla
ne trovò una molto bella , con delle sfumature verdi e rosa.
La
ripose con cura nello zaino, sperando di non perderla; l’avrebbe portata a
Lorenzo. Lui, fin da piccolo aveva una sviscerata passione per il mare e tutto
quello che lo rappresentava, sarebbe andata a incrementare la sua collezione di
conchiglie.
Per
tutto il viaggio aveva evitato il più possibile d’incontrare lo sguardo di
Fulvio, anzi si era imposta di non pensarlo lì, di non pensare a lui e ad
Amelia, ne a tutto quello che era accaduto, tanto meno alle sue parole impresse
sulla sabbia.
E
Fulvio se n’era accorto, capiva che lei era ormai lontana, lontana come quella
barca che ora , lasciatili sulla spiaggia del porto, si allontanava da loro,
portandosi via quei giorni e quei ricordi.
Certo,
avrebbero diviso ancora qualche giorno in albergo, ma lui aveva programmato le
sue vacanze con Amelia, le aveva proposto di portarla in tanti posti e doveva
tenere fede alle sue promesse.
Così
sapeva, che le uniche occasioni per rivederla erano quelle fuggenti in albergo.
Poi
sarebbero tornati a casa, e tutto sarebbe tornato semplicemente normale, magari
si sarebbero incontrati, come accadeva ormai da anni, una volta il mese, o due in
una settimana, e si sarebbero salutati da buoni amici, come sempre.
Come
sempre, e ci stava male.
Perla
entrò in camera e si gettò sul letto.
Era
stanca, ma non per il viaggio.
Tutti
gli accadimenti di quei giorni le avevano lasciato una spossatezza addosso,
come se fosse reduce da un’influenza.
Manifestò
a Valerio il bisogno di riposarsi, lui le disse che sarebbe andato in sala a
mangiare qualcosa e poi l’avrebbe raggiunta.
Perla
entrò in bagno e fece scorrere l’acqua nella vasca, aveva bisogno di rilassare
tutti i muscoli, e di lasciarsi andare.
Finalmente
sola, per un po’, lei e i suoi pensieri.
Annaspò
alla ricerca di un equilibrio precario che minacciava di abbandonarla e decise,
nel frattempo che si riempiva la vasca, di chiamare Lorenzo.
Lorenzo
la salutò calorosamente, volle sapere del suo viaggetto. Lei gli raccontò
alcuni particolari, e avvertì una fitta allo stomaco quando le raccontò dei
giochi.
Omise
però di non avervi partecipato con Valerio e si guardò dal raccontargli
l’incontro con Fulvio.
Lorenzo
lo conosceva, sapeva della loro storia. Fin da piccolo Perla aveva deciso di
non nascondere nulla a suo figlio. Il loro era un rapporto aperto, di fiducia
reciproca, tra loro non c’erano segreti e lei sapeva che il figlio avrebbe
intuito i suoi pensieri.
Quasi
a conferma di quanto detto Lorenzo avvertì un leggero cambio di tono nella voce
di Perla:
- Sicuro
mamma che va tutto bene? Ti sento un po’ stanca, un po’ lontana o mi sbaglio ?
non è che ti sei rifatta un pezzetto con Valerio? -
Lorenzo
conosceva bene gli scontri che ogni tanto c’erano tra loro, ma non si era mai
permesso né d’intromettersi, né di giudicare.
A
lui bastava guardarsi negli occhi con sua madre per capire la natura di quegli
scontri. A volte i suoi sguardi erano di comprensione, come quasi a dire:
- Bè,
mamma ormai dovresti essertelo imparato.-, a volte erano di rimprovero - ma dai sei sempre la solita, ti prendi
troppo sul serio, stavolta ha ragione lui. - Chi più di suo figlio poteva
conoscerla.
Quando
erano rimasti soli, lei aveva fatto di
lui, del suo bambino, il suo uomo.
Quando
era subentrato Valerio, da bravo ragazzo discreto si era fatto da parte, per
lasciare a loro il giusto spazio, sicuramente ne sarà stato anche geloso, Perla
ne era convinta, ma a loro non lo diede mai a vedere.
Si
trovava spesso ancora a confidarsi con lui più di quanto non facesse con
Valerio e anche se sapeva che non era giusto non riusciva a cambiare
quell’abitudine che ormai era radicata in se.
E
quando Lorenzo era cresciuto e aveva cominciato com’è naturale a distaccarsi, a
lei era mancato, non solo come accade a tutte le mamme come figlio, ma anche
come uomo, come presenza, come amico.
Spense
il telefonino con un sospiro; non vedeva l’ora di riabbracciarlo.
Stava
dirigendosi in bagno quando sentì due colpi alla porta:
Chi
poteva essere. Forse la ragazza delle pulizie, ma non era l’orario consono
all’albergo per la pulizia delle stanze. Scalza, mise di corsa un pareo intorno
al corpo e aprì leggermente la porta per non far intravedere che era mezza
nuda.
E
come avesse visto un fantasma restò sulla porta impalata e a bocca aperta,
senza parlare: Fulvio, ad un passo da lei, l’i pad in mano e un po’ impacciato
la guardava dallo spiraglio della porta
-
Capito in un momento sbagliato? - e lo disse allungando il collo e
cercando di guardare dietro di lei, forse aspettandosi di veder comparire
Valerio.
- - Chiedo scusa, stavo andando a mangiare e ho
pensato di portarti questo - e le mise l’i pad davanti alla faccia.
Perla
si accorse che la mano che reggeva la maniglia della porta tremava, e dovette
far forza sulla sua volontà per mantenersi la più distaccata possibile.
-
Ma non devi, è tuo e di Amelia, in fondo io ho partecipato al suo posto. - Perla continuava a parlare, senza peraltro
decidersi ad aprire la porta.
- Appunto,
è stata lei a volerlo, non puoi non accettarlo - Fulvio continuava a guardare
dietro di lei.
Perla
non voleva aprirgli, ma all’improvviso ricordò l’acqua aperta nella vasca.
- Oddio, scusami un attimo. Credo che
sto allagando il bagno.- E lo lasciò sulla porta correndo a chiudere il
rubinetto.
- Sei … sola? - La raggiunse la sua
voce più vicina.
Senza
essere invitato Fulvio era entrato e ora la guardava, rapito e divertito, col
suo solito sorrisetto ironico.
Perla
si accorse del suo sguardo e di essere arrossita.
Poi
ebbe un attimo di panico, e se fosse tornato Valerio, cosa avrebbe pensato?
- Non ricordo di averti detto entra, - lo pizzicò stizzita
- No, è vero, ma non hai chiuso la porta,
quindi ho ritenuto fosse un invito sottinteso. -
E
parlando le si fece più vicino.
-
Amelia non è con te?- Perla si accorse di respirare male, doveva mettere presto
fine a quella situazione.
-
E’ in camera, al telefono con i suoi e credo che ne avrà per parecchio, mi ha
pregato di portarti questo. - e, mostrandogli
di nuovo l’i pad glielo sventolò sotto il naso.
- Senti , stavo per farmi un bagno, ti prego
al momento di riportarglielo, oppure ne parliamo in un altro momento, ti
spiace? Digli di non prendersela, magari inventati che ne devo parlare con
Valerio. -
Lui
poggiò l’i pad sul letto, la guardò dritta negli occhi:
-Mm, stavi per fare il bagno, e non ti serve
un aiutino? Magari posso lavarti la schiena -
Lei
lo fulminò con lo sguardo. Non era il luogo, ne il momento di fare dello spirito
, temeva che Valerio tornasse da un momento all’altro, e dato la sua ultima
reazione ne aveva paura.
Come
avrebbe spiegato la presenza di Fulvio e lei nuda, sotto il pareo… Uffa, ma
possibile che tutto devesse essere sempre così maledettamente rocambolesco …
mentre lei realizzava tutto questo si sentì afferrare all’improvviso da Fulvio
e spingere all’interno del bagno.
La
spinse contro la porta del bagno e appoggiandosi contro il suo corpo la tenne
ferma.
Ma
lei non cercò di sfuggirgli, arrossì ancora più violentemente, mentre non riusciva
a sfuggire ai suoi occhi.
Sentì
la sua mano che correva sulle sue gambe:
- Ti
prego, potrebbe tornare Valerio, da un momento all’altro, – ma non gli disse di
smetterla.
Perché
non voleva che lui smettesse, per nulla al mondo, si sentiva bruciare di
desiderio, ma sapeva che non sarebbero andati oltre, era troppo pericoloso, e
allora con quante forze poteva e contro la sua stessa volontà cercò di
allontanarlo da se.
Ma
lui premette con più forza su di lei e la baciò con passione.
Le
sue forze cedettero, e gli gettò le braccia al collo, ricambiando il suo bacio.
Fu
un bacio lungo e appassionato, come sempre succedeva tra loro, e lei sentiva le
sue mani toccare tutte le sue parti più intime, le cadde il pareo e restò nuda
tra le sue braccia, in preda alla voglia di essere sua e dimentica di Valerio
che poteva tornare da un momento all’altro.
Lui
scese sul collo, sui seni e lei lo lasciava fare, lo voleva con tutta se stessa
e cominciò a chiamare il suo nome, incessantemente, mentre il suo corpo fremeva
..
Poi
lui si staccò. La guardò tutta, lo vide ingoiare a vuoto:
- Ora non c’è tempo. - aveva la voce rauca, e
il suo desiderio era palpabile - Ma controlla il telefono, spero che il tuo
numero sia sempre lo stesso, ti chiamerò, non sono disposto a finirla qui, non
mi accontento dell’antipasto - e uscì di filato dal bagno e dalla camera,
rosso in volto, sistemandosi il colletto della polo.
invece
di andare verso la sua stanza, si diresse verso l’ascensore, si avvide del
tasto illuminato al loro piano. Come per un vago presentimento prese le scale,
proprio nel momento in cui questo si apriva e Valerio ne usciva
fischiettando; aveva preso un panino per Perla, si sarebbero riposati e poi..
Valerio ricordò la sera prima ed ebbe rimorso e pena per se stesso. Era stato
accecato dalla gelosia, era stato stupido, non doveva accadere mai più,
stavolta l’avrebbe amata, dolcemente, come non mai e finalmente si sarebbe
davvero sentito perdonato.
Era
così preso dai suoi pensieri che non si accorse nemmeno della porta aperta
della loro stanza.
Entrò
canticchiando:
-
Amore - lei non era in stanza, sentì
l’acqua scorrere in bagno.
Poggiò
il panino sul disimpegno in dotazione della stanza e si affacciò alla porta del
bagno:
- Quale
meravigliosa visione, - sentenziò.
Si avvicinò sul bordo della vasca e si chinò
su di lei, spostando la schiuma e carezzandole il corpo, la baciò.
- Possiamo
fare il bagno insieme? -
Perla
voleva, se poteva rifiutarsi, sentiva ancora le mani di Fulvio su di se, le sue
labbra calde, e non riusciva a pensare all’idea che presto il suo profumo
sarebbe stato cancellato da quello di Valerio, ma non doveva dimenticarlo,
Valerio era il suo presente, il suo futuro … doveva rassegnarsi alla realtà …
- Ti
aspetto- le disse
- Vado
a spogliarmi, di corsa! - Valerio, euforico e pieno di desiderio , corse in
camera, si avvicinò al letto e cominciò a spogliarsi.
In quel mentre si toglieva la maglietta, il
suo sguardo cadde su qualcosa di estraneo, che non avrebbe dovuto essere lì.
Un
i pad, loro non possedevano un i pad. Un i pad, quello che la sera prima
avevano vinto Fulvio e Perla, ma se non sbagliava era rimasto a Fulvio, come e
quando ne era venuta in possesso Perla? Ma forse era troppo
sospettoso, forse non era quello, qualcuno in loro assenza era stato in camera
loro e lo aveva dimenticato? O forse la ragazza delle pulizie lo aveva con se e
sbadatamente lo aveva lasciato sul letto? Poi si rese conto che i suoi alibi
cadevano tutti, quando era sceso a mangiare l’i pad non c’era.
Si
costrinse a convincersi che Amelia, si doveva averglielo portato lei. Lo
avrebbe chiesto a Perla, l’avrebbe fatto guardandola negli occhi, e l’avrebbe
fatto molto cautamente per non farla adirare di nuovo.
Ma
non ora, rischiava altrimenti di rovinare tutto di nuovo , compresa
l’atmosfera di quel momento e lui aveva voglia di lei, di amarla
profondamente, di sentirla sua, per sempre.
Ma
quando tornò in bagno, il suo umore non era più lo stesso.
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