CAPITOLO 24
Quella
sera Fulvio gliel’aveva detto:
-
Preferisco decidere io della mia vita. - Non lasciando spazio a repliche.
Però,
non le aveva detto di amare lei.
In
cambio, da allora in poi, era diventato
via, via, sempre più ombroso, scontroso, lontano.
Continuavano
a vedersi, ma era come se qualcosa si fosse rotto.
Era
come se improvvisamente, tutto quello che li aveva uniti, stasse cadendo, un
pezzo alla volta.
Perla
imparò a conoscere un altro Fulvio, la parte peggiore di lui, non sapeva se ne
fosse lei la causa, o seppure avesse ragione Claudia;
in fondo lei aveva vissuto con lui e diviso
molto di più di quanto non avesse fatto Perla in due anni circa, senza meno
doveva conoscerlo meglio.
Una
volta al telefono, dopo un’ennesima discussione, la umiliò a tal punto da farla
piangere.
Lei
non lo riconosceva più.
Ormai
i loro incontri erano solo discussioni, salvo risolversi alla fine facendo
l’amore.
Allora
cambiava tutto, lui tornava dolce e tenero, e la sapeva prendere come sempre. Lei
schiava del suo amore e del suo corpo dimenticava tutto e lo perdonava.
In
compenso, ora che Claudia era tornata single, il loro rapporto si era ancora
più rafforzato e Perla non poteva fare niente per impedirlo.
Capiva
che tutto questo le noceva sempre di più, erano sempre più affiatate e più
intime. Dividevano tutto, le vacanze, il cinema, i pomeriggi invernali e
noiosi, la spesa, i problemi, i segreti, quest’ultimi tranne quello che Perla
teneva nel cuore.
E
tutte le volte che Claudia le nominava Fulvio, per lei era sempre più difficile
restare impassibile, e spesso distoglieva lo sguardo e si costringeva a pensare
ad altro.
Lentamente
aveva imparato a convivere col suo segreto.
Quando
Claudia gliene parlava, Perla cercava di dimenticare che lui fosse Fulvio, ma
un perfetto estraneo. E si meravigliava persino di se stessa, quando
imparzialmente riusciva a dare consigli a sua cugina e il più delle volte si
trovava in accordo con lei nel criticarlo.
Lo
faceva con efferata ironia, quasi con cattiveria.
E
si rese conto che lo faceva per punirsi per la sua insincerità, e per punire Fulvio,
per questa storia sbagliata, per non darle l’amore nel modo in cui lei avrebbe
desiderato, ma qual era questo modo?
Non
lo sapeva.
Si
vedeva libera, libera di amarlo, alla luce del sole, contro tutto e tutti, ma
sapeva che era impossibile.
“
L’amore vince su tutto” si ripeteva spesso. Ma lui non le aveva mai detto di
amarla e non ci credeva nemmeno lei. Non sempre va così …
Una
mattina di marzo, in macchina, mentre si rivestivano, dopo essersi dati l’anima
come sempre, Fulvio l’aveva guardata, tristemente.
-
Perché? - le aveva chiesto - Perché sei così attaccata con la mia ex? Cos’è che
vi lega così tanto? Dico, insomma d’accordo, è tua cugina, ma non capisco cos’è
che vi leghi, siete due persone totalmente diverse.
La
chiamava la sua ex, anche se non erano ancora divorziati, era più forte di lui,
non riusciva a chiamarla per nome.
Perla
sospettava ne fosse ancora innamorato, dal momento che la odiava profondamente,
e l’odio si sa è un sentimento ambiguo, talvolta dettato dall’amore.
Ma
fosse stato così, perché si era rifiutato di provare a tornare con lei?
A
volte Fulvio era talmente enigmatico, talmente misterioso, Perla ripensò ai
suoi scarabocchi; aveva indovinato, lui era proprio come i suoi disegni. Perla
non rispose; era la prima volta, che lui, di sua spontanea volontà, le
rinominava Claudia, ma lo faceva sempre con l’ennesima domanda.
Era
un modo per allontanarla da se? Per provocare i suoi sensi di colpa? La stava
mettendo alla prova? Che cosa voleva da lei?
Stranamente
l’unica risposta che le veniva in mente fu:
“Tu,
quello che ci lega sei tu” Però non glielo disse, ma quella verità la spaventò.
Era vero, e per la prima volta se ne rese conto.
Fulvio
guardava dritto avanti a sé, ignorandola, aspettando una risposta che non
arrivava.
Lo
disse cadenzando le parole, come marcando la frase che le uscì dalle labbra:
- Sono
stanco di convivere con i fantasmi, perché non può continuare così, devi
scegliere, o me , o lei.
Perla
non credeva a quello che sentiva.
Le
stava dicendo di scegliere fra Claudia e lui? Perché non poteva semplicemente
dimenticare chi era? Possibile che non poteva dividere le due cose? Glielo
chiese:
-
Perché è un dato di fatto. – Fu la sua risposta.
- E’
un ultimatum?- Chiese lei.
Lui
non aveva risposto subito. Continuava a fissare un punto avanti a se, fuori dal
vetro, e lei lo sentiva lontano.
Reprimendo
una lacrima, Perla aprì lo sportello:
“Se
permetti, preferisco tornare a casa a piedi, ho bisogno di restare sola.
Lui
non le rispose e non la fermò.
Perla
camminava, sola, nella notte.
Non
era molto lontana da casa, ma i suoi passi erano pesanti. Le aveva detto di
scegliere, ma non le aveva detto di amarla.
Forse,
se l’avesse fatto, avrebbe reso tutto più facile.
Poi
si rese conto che lei, neppure lei, le aveva mai confessato il suo amore.
Di
colpo si rese conto di quanto erano simili.
Simili,
anche in quel maledetto orgoglio che adesso li divideva, forse per sempre.
Poiché
lei sapeva benissimo di avere già scelto.
Perché
cosa avrebbe potuto dire o fare affinché il legame con Claudia si spezzasse?
E
all’improvviso capì: l’unico modo era parlarle di Fulvio.
Ecco,
cosa voleva Fulvio da lei, voleva che fosse lei a scoperchiare le pentole.
E
se invece la stesse usando, per ferire Claudia, per vendicarsi di lei?
Quel
pensiero la fece stare male.
Si
morse un labbro, sentiva le lacrime scendere e bruciargli sulla faccia.
“ No”
- si disse, decisa. Non avrebbe messo a rischio una grande amicizia, al costo
di stare male tutta la vita, se Fulvio davvero la voleva, doveva accettare la
sua scelta, oppure non l’avrebbe avuta mai più.
Era
arrivata sotto casa, prese le chiavi dalla borsetta e aprì il portone, entrò.
Presa dai suoi pensieri, non si era neanche accorta che lui, la seguiva in
macchina, rimanendo a debita distanza.
Attese
di vederla sparire. Poi spense il motore. Si appoggiò con la testa al volante e
continuò a guardare in alto, verso il balcone di Perla, vide la luce di una
finestra accendersi, poi spegnersi.
Lottò
con l’istinto di correrle dietro, di suonare alla sua porta, di farsi aprire e
stringerla forte a se, per dirle quanto la amava, quanto stesse male per quello
che stavano vivendo.
Perché
lui non si accontentava più, di averla così, ma lei, non le aveva mai detto di
amarlo e lui doveva metterla alla prova.
Sapeva
che le stava chiedendo troppo, ma come pensava che il loro rapporto potesse
durare se tra loro viveva un fantasma? Perché questo era Claudia tra loro, un fantasma
che s’insinuava perfido, fino al punto che Perla lo avrebbe rigettato tra le
sue braccia.
Fulvio non
riusciva a ripensare a quando lei glielo aveva detto. Come aveva potuto ferirlo
così, e loro e tutto quello che c’era stato tra loro? Non contava nulla? lui
era solo un capriccio allora? Cos’era stato per lei, solo la soddisfazione di ‘
farsi il marito dell’amica? -“cugina” -
si corresse – “cugina”.
E
ripensò all’amore con lei e si sentì bruciare ancora dal desiderio.
Con
nessun’altra donna era stato come con lei.
Claudia
era bella, forse più bella di Perla, ma era un soprammobile.
Poteva
contare le volte che erano stati insieme in anni di matrimonio e la passione si
era spenta quasi subito.
Alla
fine aveva avuto qualche avventuretta, ma era solo uno sfogo, perché lui aveva
amato Claudia, perdutamente. E si sentiva in colpa, quando tornava a casa,
dopo quelle scappatelle.
Poi
scoprì che lei lo aveva tradito, non una, ma più volte.
Era
stato per caso; si trovò a essere in un posto dove non avrebbe dovuto e l’aveva
vista.
Lei,
in una macchina avvinghiata a un altro e non osava crederci, ma era proprio
lei.
E
gli era caduto il mondo addosso. Tornato a casa, aveva finto che tutto era
normale.
Voleva
sapere, doveva capire fino a che punto si spingeva quel gioco.
Così
per mesi, aveva celato il suo malessere, per mesi l’aveva seguita, aveva
cercato i segni di quel tradimento, per mesi, fingendo e torturandosi e quando
aveva scoperto che non era un episodio, ma che ben tre uomini c’erano stati nel
frattempo nella sua vita, si era sentito morire.
Ma
chi era sua moglie? E Caterina, non aveva rispetto nemmeno per sua figlia?
Intanto
il loro rapporto era diventato invivibile e alla fine avevano deciso di
separarsi.
Lui
stava male, malissimo, in quel periodo, le aveva concesso la separazione, ma
non si dava pace.
Poi
come un angelo, era arrivata lei; Perla.
La
sera che Claudia gliel’aveva presentata, lui era rientrato, di malumore. Sapeva
che quella sera ci sarebbe stato anche la nuova fiamma di Claudia e
se avesse potuto avrebbe evitato di rientrare dal lavoro.
Ma quella
mattina Caterina si era messa a piangere:
- Se
non torni non ti vorrò bene mai più -
Era
capodanno e sua figlia le chiedeva di stare con lei. Non l’avrebbe delusa,
anche se sapeva di farsi male.
Caterina
veniva prima di lui, e dei suoi problemi.
Quando
Perla, la sera le era venuta incontro, accompagnata da Claudia per presentarsi,
lui aveva il cuore di piombo . Era lontano persino da se stesso.
Finché,
stringendole la mano non guardò nei suoi occhi.
Perla
aveva degli occhi color blu del cielo, limpidi come il mare di un’isola
incantata e lui credette di leggerci dentro.
Erano
così chiari e semplici, e il suo sorriso le aveva trasmesso un brivido.
Era
come se quella donna, lui la conoscesse da sempre, come se in un’altra vita
avesse diviso qualcosa con lei e poi l’avesse persa.
Dov’era
stata fino allora?
E
quando i loro sguardi s’incrociarono, lui avrebbe giurato che lei aveva avuto
la stessa sensazione.
Non
credeva ai colpi di fulmine, né adesso, né allora, però si era accorto di
essere turbato e compiaciuto di lei.
Come
poteva una donna così, essere amica di sua moglie?
“Cugina”
- le aveva detto Claudia presentandogliela – “cugina.”
Allora
si scoprì a conoscere molto più di lei. Non tanto dai racconti di Claudia, dato
che tra loro di dialogo ce n’era ben poco, ma bensì da tutti gli aneddoti che
le raccontava Caterina, rammentò che il nome di Perla era stato spesso sulle
labbra di sua figlia
"Ah,
allora è lei Perla" si era detto.
E a
mezzanotte era stata lei, Perla , la prima che lui aveva cercato per scambiarsi
gli auguri.
E
forse alzando il bicchiere e guardandola negli occhi lo pensò, che un giorno
lei sarebbe stata sua.
Poi
l’aveva incontrata di nuovo; lei lavorava in quell’albergo, dove una mattina si
era fermato a prenotare una camera per un collega giunto da fuori.
E
lui non riusciva più a fuggire da quegli occhi.
In
macchina si era sorpreso a fissarla, quella donna stava sconvolgendo il suo equilibrio,
si accorse di desiderarla, era pericolosa, doveva starle lontanoe…
Rimise
in moto: aveva avuto ragione, quella donna era pericolosa, ma lui non era stato
attento, e adesso stava male.
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