martedì 4 settembre 2012

CAPITOLO 24



CAPITOLO 24

Quella sera Fulvio gliel’aveva detto:
- Preferisco decidere io della mia vita. - Non lasciando spazio a repliche.
Però, non le aveva detto di amare lei.
In cambio, da allora in poi,  era diventato via, via, sempre più ombroso, scontroso, lontano.
Continuavano a vedersi, ma era come se qualcosa si fosse rotto.
Era come se improvvisamente, tutto quello che li aveva uniti, stasse cadendo, un pezzo alla volta.
Perla imparò a conoscere un altro Fulvio, la parte peggiore di lui, non sapeva se ne fosse lei la causa, o seppure avesse ragione Claudia;
 in fondo lei aveva vissuto con lui e diviso molto di più di quanto non avesse fatto Perla in due anni circa, senza meno doveva conoscerlo meglio.
Una volta al telefono, dopo un’ennesima discussione, la umiliò a tal punto da farla piangere.
Lei non lo riconosceva più.
Ormai i loro incontri erano solo discussioni, salvo risolversi alla fine facendo l’amore.
Allora cambiava tutto, lui tornava dolce e tenero, e la sapeva prendere come sempre. Lei schiava del suo amore e del suo corpo dimenticava tutto e lo perdonava.
In compenso, ora che Claudia era tornata single, il loro rapporto si era ancora più rafforzato e Perla non poteva fare niente per impedirlo.
Capiva che tutto questo le noceva sempre di più, erano sempre più affiatate e più intime. Dividevano tutto, le vacanze, il cinema, i pomeriggi invernali e noiosi, la spesa, i problemi, i segreti, quest’ultimi tranne quello che Perla teneva nel cuore.
E tutte le volte che Claudia le nominava Fulvio, per lei era sempre più difficile restare impassibile, e spesso distoglieva lo sguardo e si costringeva a pensare ad altro.
Lentamente aveva imparato a convivere col suo segreto.
Quando Claudia gliene parlava, Perla cercava di dimenticare che lui fosse Fulvio, ma un perfetto estraneo. E si meravigliava persino di se stessa, quando imparzialmente riusciva a dare consigli a sua cugina e il più delle volte si trovava in accordo con lei nel criticarlo.
Lo faceva con efferata ironia, quasi con cattiveria.
E si rese conto che lo faceva per punirsi per la sua insincerità, e per punire Fulvio, per questa storia sbagliata, per non darle l’amore nel modo in cui lei avrebbe desiderato,  ma qual era questo modo?
Non lo sapeva.
Si vedeva libera, libera di amarlo, alla luce del sole, contro tutto e tutti, ma sapeva che era impossibile.
“ L’amore vince su tutto” si ripeteva spesso. Ma lui non le aveva mai detto di amarla e non ci credeva nemmeno lei. Non sempre va così …
Una mattina di marzo, in macchina, mentre si rivestivano, dopo essersi dati l’anima come sempre, Fulvio l’aveva guardata, tristemente.
- Perché? - le aveva chiesto - Perché sei così attaccata con la mia ex? Cos’è che vi lega così tanto? Dico, insomma d’accordo, è tua cugina, ma non capisco cos’è che vi leghi, siete due persone totalmente diverse.
La chiamava la sua ex, anche se non erano ancora divorziati, era più forte di lui, non riusciva a chiamarla per nome.
Perla sospettava ne fosse ancora innamorato, dal momento che la odiava profondamente, e l’odio si sa è un sentimento ambiguo, talvolta dettato dall’amore.
Ma fosse stato così, perché si era rifiutato di provare a tornare con lei?
A volte Fulvio era talmente enigmatico, talmente misterioso, Perla ripensò ai suoi scarabocchi; aveva indovinato, lui era proprio come i suoi disegni. Perla non rispose; era la prima volta, che lui, di sua spontanea volontà, le rinominava Claudia, ma lo faceva sempre con l’ennesima domanda.
Era un modo per allontanarla da se? Per provocare i suoi sensi di colpa? La stava mettendo alla prova? Che cosa voleva da lei?
Stranamente l’unica risposta che le veniva in mente fu:
“Tu, quello che ci lega sei tu” Però non glielo disse, ma quella verità la spaventò. Era vero, e per la prima volta se ne rese conto.
Fulvio guardava dritto avanti a sé, ignorandola, aspettando una risposta che non arrivava.
Lo disse cadenzando le parole, come marcando la frase che le uscì dalle labbra:
- Sono stanco di convivere con i fantasmi, perché non può continuare così, devi scegliere, o me , o lei.
Perla non credeva a quello che sentiva.
Le stava dicendo di scegliere fra Claudia e lui? Perché non poteva semplicemente dimenticare chi era? Possibile che non poteva dividere le due cose? Glielo chiese:
- Perché è un dato di fatto. – Fu la sua risposta.
- E’ un ultimatum?- Chiese lei.
Lui non aveva risposto subito. Continuava a fissare un punto avanti a se, fuori dal vetro, e lei lo sentiva lontano.
Reprimendo una lacrima, Perla aprì lo sportello:
“Se permetti, preferisco tornare a casa a piedi, ho bisogno di restare sola.
Lui non le rispose e non la fermò.
Perla camminava, sola, nella notte.
Non era molto lontana da casa, ma i suoi passi erano pesanti. Le aveva detto di scegliere, ma non le aveva detto di amarla.
Forse, se l’avesse fatto, avrebbe reso tutto più facile.
Poi si rese conto che lei, neppure lei, le aveva mai confessato il suo amore.
Di colpo si rese conto di quanto erano simili.
Simili, anche in quel maledetto orgoglio che adesso li divideva, forse per sempre.
Poiché lei sapeva benissimo di avere già scelto.
Perché cosa avrebbe potuto dire o fare affinché il legame con Claudia si spezzasse?
E all’improvviso capì: l’unico modo era parlarle di Fulvio.
Ecco, cosa voleva Fulvio da lei, voleva che fosse lei a scoperchiare le pentole.
 E se invece la stesse usando, per ferire Claudia, per vendicarsi di lei?
Quel pensiero la fece stare male.
Si morse un labbro, sentiva le lacrime scendere e bruciargli sulla faccia.
“ No” - si disse, decisa. Non avrebbe messo a rischio una grande amicizia, al costo di stare male tutta la vita, se Fulvio davvero la voleva, doveva accettare la sua scelta, oppure non l’avrebbe avuta mai più.
Era arrivata sotto casa, prese le chiavi dalla borsetta e aprì il portone, entrò. Presa dai suoi pensieri, non si era neanche accorta che lui, la seguiva in macchina, rimanendo a debita distanza.
Attese di vederla sparire. Poi spense il motore. Si appoggiò con la testa al volante e continuò a guardare in alto, verso il balcone di Perla, vide la luce di una finestra  accendersi, poi spegnersi.
Lottò con l’istinto di correrle dietro, di suonare alla sua porta, di farsi aprire e stringerla forte a se, per dirle quanto la amava, quanto stesse male per quello che stavano vivendo.
Perché lui non si accontentava più, di averla così, ma lei, non le aveva mai detto di amarlo e lui doveva metterla alla prova.
Sapeva che le stava chiedendo troppo, ma come pensava che il loro rapporto potesse durare se tra loro viveva un fantasma? Perché questo era Claudia tra loro, un fantasma che s’insinuava perfido, fino al punto che Perla lo avrebbe rigettato tra le sue braccia.
Fulvio non riusciva a ripensare a quando lei glielo aveva detto. Come aveva potuto ferirlo così, e loro e tutto quello che c’era stato tra loro? Non contava nulla? lui era solo un capriccio allora? Cos’era stato per lei, solo la soddisfazione di ‘ farsi il marito dell’amica?  -“cugina” - si corresse – “cugina”.
E ripensò all’amore con lei e si sentì bruciare ancora dal desiderio.
Con nessun’altra donna era stato come con lei.
Claudia era bella, forse più bella di Perla, ma era un soprammobile.
Poteva contare le volte che erano stati insieme in anni di matrimonio e la passione si era spenta quasi subito.
Alla fine aveva avuto qualche avventuretta, ma era solo uno sfogo, perché lui aveva amato Claudia, perdutamente. E si sentiva in colpa, quando tornava a casa, dopo quelle scappatelle.
Poi scoprì che lei lo aveva tradito, non una, ma più volte.
Era stato per caso; si trovò a essere in un posto dove non avrebbe dovuto e l’aveva vista.
Lei, in una macchina avvinghiata a un altro e non osava crederci, ma era proprio lei.
E gli era caduto il mondo addosso. Tornato a casa, aveva finto che tutto era normale.
Voleva sapere, doveva capire fino a che punto si spingeva quel gioco.
Così per mesi, aveva celato il suo malessere, per mesi l’aveva seguita, aveva cercato i segni di quel tradimento, per mesi, fingendo e torturandosi e quando aveva scoperto che non era un episodio, ma che ben tre uomini c’erano stati nel frattempo nella sua vita, si era sentito morire.
Ma chi era sua moglie? E Caterina, non aveva rispetto nemmeno per sua figlia?
Intanto il loro rapporto era diventato invivibile e alla fine avevano deciso di separarsi.
Lui stava male, malissimo, in quel periodo, le aveva concesso la separazione, ma non si dava pace.
Poi come un angelo, era arrivata lei; Perla.
La sera che Claudia gliel’aveva presentata, lui era rientrato, di malumore. Sapeva che quella sera ci sarebbe stato anche la nuova  fiamma  di Claudia e se avesse potuto avrebbe evitato di rientrare dal lavoro.
Ma quella mattina Caterina si era messa a piangere:
- Se non torni non ti vorrò bene mai più -
Era capodanno e sua figlia le chiedeva di stare con lei. Non l’avrebbe delusa, anche se sapeva di farsi male.
Caterina veniva prima di lui, e dei suoi problemi.
Quando Perla, la sera le era venuta incontro, accompagnata da Claudia per presentarsi, lui aveva il cuore di piombo . Era lontano persino da se stesso.
Finché, stringendole la mano non guardò nei suoi occhi.
Perla aveva degli occhi color blu del cielo, limpidi come il mare di un’isola incantata e lui credette di leggerci dentro.
Erano così chiari e semplici, e il suo sorriso le aveva trasmesso un brivido.
Era come se quella donna, lui la conoscesse da sempre, come se in un’altra vita avesse diviso qualcosa con lei e poi l’avesse persa.
Dov’era stata fino allora?
E quando i loro sguardi s’incrociarono, lui avrebbe giurato che lei aveva avuto la stessa sensazione.
Non credeva ai colpi di fulmine, né adesso, né allora, però si era accorto di essere turbato e compiaciuto di lei.
Come poteva una donna così, essere amica di sua moglie?
“Cugina” - le aveva detto Claudia presentandogliela – “cugina.”
Allora si scoprì a conoscere molto più di lei. Non tanto dai racconti di Claudia, dato che tra loro di dialogo ce n’era ben poco, ma bensì da tutti gli aneddoti che le raccontava Caterina, rammentò che il nome di Perla era stato spesso sulle labbra di sua figlia
"Ah, allora è lei Perla" si era detto.
E a mezzanotte era stata lei, Perla , la prima che lui aveva cercato per scambiarsi gli auguri.
E forse alzando il bicchiere e guardandola negli occhi lo pensò, che un giorno lei sarebbe stata sua.
Poi l’aveva incontrata di nuovo; lei lavorava in quell’albergo, dove una mattina si era fermato a prenotare una camera per un collega giunto da fuori.
E lui non riusciva più a fuggire da quegli occhi.
In macchina si era sorpreso a fissarla, quella donna stava sconvolgendo il suo equilibrio, si accorse di desiderarla, era pericolosa, doveva starle lontanoe…
Rimise in moto: aveva avuto ragione, quella donna era pericolosa, ma lui non era stato attento, e adesso stava male.

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