mercoledì 26 settembre 2012

CAPITOLO 1




CAPITOLO 1

Gli specchi sulla bancarella dei cinesi riflettevano il sole e abbagliavano gli occhi.
Perla, dovette sbattere le palpebre più volte per non restare accecata.
Il pomeriggio era caldo e afoso, ma per fortuna volgeva al termine e si preannunciava una serata un po’ più fresca rispetto il giorno. Era sempre così, a San Benedetto … caldo la mattina, e  tempo mite la sera, la temperatura ideale per le vacanze di agosto.
Perla mancava da quel posto da più di dieci anni.
Non ricordava precisamente quando era stata l’ultima volta che c’era tornata, ma era stato per poco, una giornata scappa e fuggi , insieme alla sua amica Marika.
Ma la cittadina non era cambiata molto, lei Perla, sì.
C’era stato un tempo in cui tutti gli anni passava delle belle serate in compagnia di suo marito in quel posto, passeggiando tra le bancarelle, guardando i bambini giocare sulle giostre, immaginando chissà quale futuro per il suo, momenti in cui i suoi occhi azzurri si confondevano con il colore del mare e seguivano l’orizzonte.
Perla aveva sempre amato il mare, 
chissà perché, guardare verso quell’orizzonte le trasmetteva sempre un po’ di malinconia e d’inquietudine, come se solo il mare avesse le risposte giuste per le sue ansie, ma troppo grande e misterioso per farle arrivare fino al suo animo, sempre un po’ tormentato, mai tranquillo, forse a causa di tanti accadimenti avvenuti che alla fine l’avevano resa forte e fragile al contempo ma incapace di godersi a pieno ogni felicità.
Quell’anno era tornata, dopo tanto, per una vacanza meritata, dopo altrettanti anni passati senza andare più in nessun luogo.
Da quando lui, suo marito se ne era andato, lei vi aveva rinunciato, dedicandosi solo a figlio e lavoro, finché erano successe alcune cose che avevano cambiato il corso della sua vita, non più di tanto in verità, ma quel tanto che basta per ricominciare a vivere.
Oggi lei era una donna felicemente riaccompagnata, suo figlio, ormai cresciuto e indipendente, stava sempre meno in casa con lei, e un po’ le mancava …ma era giusto che così fosse
Valerio, così si chiamava il suo compagno, la adorava e la rispettava, e questo a lei bastava e quanto. Forse non era l’uomo dei suoi sogni, ma lei le voleva bene e il loro rapporto filava, nonostante qualche screzio, e nonostante a volte Perla fosse confusa nel dare un valore a quest’amore, e a  quanto fosse grande.
Talvolta questa consapevolezza del dubbio la lasciava apatica per giorni, sospesa in una sorta di voglia di non capire, o forse semplicemente lasciarsi tutto alle spalle per la paura di darsi una risposta e quale fosse. Erano i momenti peggiori, quando aveva voglia di fuggire persino da se stessa, i momenti in cui i fantasmi tornavano a farsi presenti e pressanti, ma lei ormai aveva imparato: a nulla serviva tormentarsi e torturarsi per cacciarli via, semplicemente li viveva, nei suoi sogni a occhi aperti, nei suoi silenzi, dove all’improvviso diventava lontana e assente persino da se stessa, finché la solita vocina del giudizio le imponeva di tornare …. E la vita intanto correva.
La signora accanto a lei stava scegliendo un bel ventaglio da regalare a sua sorella. Si girò verso Perla:
-Crede che andrebbe bene per una ragazza di venti anni? Ho paura che sia un po’ troppo da grandi e con questi ragazzi di oggi, sa , non si sa mai, mia sorella è molto più piccola di me…lei glielo comprerebbe alla sua?-
Perla sorrise comprensiva: - A dire il vero, -asserì- non so quanto un ventaglio sia gradito a una ragazza di oggi, forse preferisce un ‘i pod’, ma credo che ormai non esista una ragazza che non lo possieda, fossi in lei forse sposterei la mia scelta su qualche braccialetto colorato. - e Perla additò qualche bancarella più avanti, dove in bella mostra erano stipati una quantità enorme di monili dalle forme e dai colori più svariati.
Poi il suo sguardo corse lungo tutta la fila delle bancarelle, cercando di vedere dove fosse rimasto Valerio, che come il solito, si lasciava sempre dietro da qualche parte, e poi se la prendeva con lei dicendole che si smarriva e non lo aspettava.
Una frazione di secondo, e i suoi occhi incontrarono qualcosa che lì in quel posto, in quel momento non doveva esserci.
Come se all’improvviso un richiamo più forte di lei l’avesse catturata, il suo sguardo restò lì, un attimo di più, che parve un eternità, catturato da due occhi color nocciola che la fissavano con un intensità così forte da travolgere tutti i suoi sensi, un intensità che lei ben conosceva e non pensava, ne sperava di incontrare lì.
Un istante di panico, Perla si chinò, guardando gli specchi ancora davanti a lei e senza peraltro vederli.
Boccheggiava, le mancava l’aria, cercò di ricomporsi, ma si accorse di tremare… Decise di non girarsi di nuovo; "Fulvio, no, non può essere, forse ho visto male" - cercò di convincersi e raccolto tutto il suo buonsenso e il suo coraggio s’incamminò dalla parte opposta alla sua visione, alla ricerca di Valerio.
Aveva bisogno di lui, di sentire la sua mano che la rassicurava, bisogno di credere che quello che avesse visto e provato un attimo prima, era solo la sua fantasia, ma nello stesso tempo la curiosità cresceva e combatteva con la sua voglia inconscia che tutto fosse vero e il suo io desiderò che fosse sola… sola con quegli occhi …” Dio che assurdità …”.
-’Amo!,’- il richiamo di Valerio la riportò alla realtà- ma che sei sorda? Damo’ che ti chiamavo! -
- Hop, io, scusa, ero distratta con una persona a parlare di ventagli, tu piuttosto hai trovato il modellino che cercavi per tuo fratello? -
- Bè, non so se né val la pena, è un bel veliero ma secondo me è troppo caro, a quel prezzo posso trovarlo anche a negozio, tesoro che si mangia stasera? Che ne dici un bel gelatino in quel bar pizzeria all’angolo?-
-Gelatone, vorrai dire e quando ti sfami tu col tuo ‘gelatino.’ - E Perla così dicendo abbozzò una risatina, grata a Valerio per averla rubata ai suoi pensieri e al suo disagio, poi con la coda degli occhi accarezzò il banco dove prima aveva visto quegli occhi e indugiò anche oltre; niente di niente, pensò davvero di essersi sbagliata e si avviò abbracciata e rinfrancata verso l’albergo.

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