mercoledì 19 settembre 2012

CAPITOLO 6




CAPITOLO 6

La notte fu un incubo. La serata era stata lunghissima, a una certa Fulvio e Amelia erano tornati, ma erano andati via quasi subito, Perla si era rifugiata nelle braccia dolci e sicure di Valerio, cercando di pensare il meno possibile, ma la testa continuava a correre da Fulvio e alle sue parole.
"Rivederci?" - si domandava. - "in che senso  come, cosa intendeva con quella frase?” E quello sguardo così forte e deciso, quasi cattivo, come quasi fosse stato un comando, perché, cosa voleva da lei? Usarla ancora? Umiliarla ancora? No, stavolta lei non ci stava, stavolta gliel’avrebbe fatto vedere lei, non avrebbe più accettato di essere il suo capriccio, ebbe un attimo di pena per Amelia, povera stupida ignara …
Ma in realtà aveva pena per se stessa, stava dedicando troppo della sua mente e del suo cuore a questa storia e il rischio era enorme … doveva trovare il modo di fuggire, ma prima di fuggire da lui, doveva fuggire dal suo cuore e questo Perla non era pronta ad ammetterlo.
Guardò Valerio dormire accanto a lei.
Gli voleva un mondo di bene e non l’avrebbe tradito, si disse, mai.
E poi non lo meritava, sapeva che nel caso contrario lei ne sarebbe uscita distrutta.
No, non avrebbe rivisto Fulvio, a costo di starci male tutta la vita ... lo promise a se stessa e silenziosamente anche a
Valerio, come per rafforzare i suoi propositi, ma era mattina quando riuscì ad addormentarsi e sognò gli occhi di Fulvio.
Fu svegliata da una mano che le porgeva un caffè e da un sorriso:
- Credo che dovremo segnare quest’evento sul calendario -Valerio le sedette accanto – sai che ore sono? Mezzogiorno quasi-
Perla balzò dal letto:
- Non potevi svegliarmi prima? -
 - E perché? Dormivi come un angioletto, che succede se per una volta invece di scendere in spiaggia, hai riposato un po’ di più? Anzi ho un ‘idea, pranzo in camera ,ti va? E magari ho in mente un seguito… ci siamo capiti eh’- le sorrise malizioso.
Perla accettò di buon grado la prima soluzione, aveva davvero bisogno di riposo, se non fisico, mentale, ma l’altra opzione le stava stretta, non era dell’umore migliore per farsi coccolare, ne aveva voglia di fare l’amore, ma si rassegnò all’idea che accadesse, non poteva deludere Valerio, e poi alla fine avrebbe giovato anche a lei.
A Perla piaceva fare l’amore, era raro che si rifiutasse. Valerio la soddisfava, pur non essendo un amante dieci  e lode, e lei dopo averlo fatto sentiva sempre una sorta di appagamento e felicità che la pervadeva.
Cercò di scacciare il ricordo di quei momenti con Fulvio. Con Fulvio era un’altra cosa. Con Fulvio era fuoco che avvampava e li avvolgeva, e lei, non si sentiva mai appagata, la notte non bastava mai. Con lui, non era fare l’amore, era volare. Con Fulvio era una fusione, in cui uno entrava nell’altro e non riusciva più a uscirne, fino a farsi male, dove il tempo si fermava e non bastava mai … lei non aveva bisogno di chiedere, né di capire, tutto era naturale e splendido, tutto era passione. Non era amore, era magia.
Si morse le labbra, cercando per l’ennesima volta di cacciare via i ricordi e le sensazioni che le provocavano.
Fulvio non era, con lei c’era Valerio e lei lo amava, non doveva dimenticarlo.
Valerio le stava parlando:
- Ehi vabbè che te sei svegliata mo’, ma mi stai a sentire? Cosa ordiniamo di buono?-
Perla sorrise e tornò in sé:
- Bè , visto che salto la colazione, pastasciutta alla grande e un insalata di tonno per secondo -
- Doppio - , fece eco Valerio , e ridendo compose il numero della hall.
Perla si alzò, spalancò la finestra che dava sul balcone.
Il sole di mezzogiorno penetrò con violenza nella stanza facendole chiudere gli occhi.
A piedi scalzi e in pigiama si avvicinò alla ringhiera del balcone;
Sotto la spiaggia era affollata e veniva su odore di sugo dalle cucine dell’hotel.
Gli schiamazzi dei bambini riempivano Perla di gioia; li aveva sempre associati alla vita, sentirli per lei era una musica che le trasmetteva la voglia di vivere, come se in quelle grida ci fosse l’essenza del mondo.
Valerio le si avvicinò e la strinse a se, poi la baciò intensamente, la prese in braccio e la portò di nuovo a letto. Perla non fece nulla per scoraggiare i suoi tentativi e dopo un po’ erano entrambi presi dalla passione.
Dopo circa un ‘ora, appagati ed esausti, si lavarono e si vestirono in attesa che arrivasse il pranzo.
Nella doccia Perla si sorprese a canticchiare tranquilla.
Questo era l’effetto che le faceva l’amore con Valerio, era come un tranquillante, lui la riempiva di dolci parole e lei si sentiva unica , amata e protetta.
Con Fulvio era una scarica di adrenalina, come se al traguardo  invece di arrivare, dovesse cominciare a correre, e lui invece di parlarle, si era sempre limitato a guardarla negli occhi, così intensamente e profondamente che lei spesso era costretta a chiuderli per non metter a nudo la sua anima. Perché Perla, conoscendo la natura di quell’amore si era sempre rifiutata di mostrare i suoi veri sentimenti, fino a quando la storia non aveva scritto la parola “fine”. E quando successe, era già troppo tardi. Era arrivata Amelia.
C’era stato un momento che Fulvio l’aveva odiata per questo, ma ormai era acqua passata e da persone adulte avevano deciso di mantenere per lo meno quell’amicizia distaccata, che era stata un tempo.  Ma era un’ipocrisia ed entrambi lo sapevano. Quando due persone hanno condiviso tutto di loro, fino alla più piccola intimità, nulla può ritornare come prima.
Perla uscì dal bagno e dai suoi pensieri nello stesso momento in cui il ragazzo dell’hotel bussava con il carrello del pranzo, si gettò sotto le coperte per coprirsi, mentre Valerio apriva e ringraziava, poi si mise a sedere sul letto; l’amore mette fame e lei avrebbe mangiato un bue.
Decisero di prendere il caffè nella hall, seduti su un divanetto, guardando un po’ di televisione, poi sarebbero andati da qualche parte.
Perla sedeva ascoltando il telegiornale; per la verità spesso le creava angoscia, ma in quel caso teneva una specie di distacco dal mondo e le notizie la colpivano meno del solito.
Una voce femminile la distolse dall’attenzione.
“Ciao, cavoli stiamo nello stesso albergo e non ci si vede mai-
Amelia, per fortuna sola.
Perla si precipitò a fare le presentazioni, anche se non ne era entusiasta:
- Valerio, questa è Amelia, quell’amica di cui ti parlavo l’altra sera -
Valerio si alzò, le strinse le mani, ma tenne gli occhi bassi.
Era un suo atteggiamento che l’aveva mandata sempre in bestia.
In realtà era dettato dalla sua timidezza, ma lei lo trovava irritante, a lei era stato insegnato a guardare la gente negli occhi e a niente era servito farlo notare a Valerio, e ancora non riusciva a rassegnarcisi.
- Domani c’è il viaggio in barca, verrete voi? -
Perla non ricordava di aver letto di nessun viaggio in barca, in nessuna locandina dell’albergo, né tanto meno era stata avvisata in merito da chicchessia.
- Deve essere divertente - fece Valerio –  ne ho sentito parlare, sembra che si toccherà le coste della Grecia e poi organizzeranno dei giochi, una sorta di mini crociera se non ho capito male, però non so se siamo in tempo -
- Com’è che sei così informato? – domandò Perla –
- Si dia il caso , che stamane mentre sua signoria dormiva, sono sceso a prendere il caffè e il barman si è preso carico di rendermi partecipe, solo me ne ero dimenticato -
- Come al solito” - sentenziò Perla – poi si sentì morire, Fulvio, abbronzato più che mai, pantaloni beige e polo nera, si stava avvicinando dalla loro parte.
Vide illuminarsi gli occhi di Amelia
 -Scusate – disse rivolta a loro e gli corse incontro.
Doveva amarlo molto. Perla era una donna e sapeva riconoscere lo sguardo di una donna innamorata.
Fulvio la baciò e se aveva visto Perla non lo diede a vedere, poi, per mano si allontanarono verso l’uscita.
Perla sentiva che il cuore sarebbe potuto scoppiargli in petto, si girò verso Valerio:
- Non ho voglia più di uscire, credo che per oggi finirò la giornata in stanza, se vuoi, puoi restare -
- No, ti seguo, ma e che facciamo per la gita in barca? Prenoto? -
Perla si voltò, in quel momento non era importante niente, si sentiva vuota e spenta:
 –Fai come desideri. – gli rispose.
Valerio la guardò perplesso, poi andò verso la reception:
- Allora prenoto  – le gridò dietro, ma Perla già stava entrando in ascensore, troppo triste e troppo assorta per ascoltarlo.


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