CAPITOLO 6
La
notte fu un incubo. La serata era stata lunghissima, a una certa Fulvio e
Amelia erano tornati, ma erano andati via quasi subito, Perla si era rifugiata
nelle braccia dolci e sicure di Valerio, cercando di pensare il meno possibile,
ma la testa continuava a correre da Fulvio e alle sue parole.
"Rivederci?"
- si domandava. - "in che senso come, cosa intendeva con quella frase?” E
quello sguardo così forte e deciso, quasi cattivo, come quasi fosse stato un
comando, perché, cosa voleva da lei? Usarla ancora? Umiliarla ancora? No,
stavolta lei non ci stava, stavolta gliel’avrebbe fatto vedere lei, non avrebbe
più accettato di essere il suo capriccio, ebbe un attimo di pena per Amelia,
povera stupida ignara …
Ma
in realtà aveva pena per se stessa, stava dedicando troppo della sua mente e
del suo cuore a questa storia e il rischio era enorme … doveva trovare il modo
di fuggire, ma prima di fuggire da lui, doveva fuggire dal suo cuore e questo
Perla non era pronta ad ammetterlo.
Guardò
Valerio dormire accanto a lei.
Gli
voleva un mondo di bene e non l’avrebbe tradito, si disse, mai.
E
poi non lo meritava, sapeva che nel caso contrario lei ne sarebbe uscita
distrutta.
No,
non avrebbe rivisto Fulvio, a costo di starci male tutta la vita ... lo promise
a se stessa e silenziosamente anche a
Valerio,
come per rafforzare i suoi propositi, ma era mattina quando riuscì ad
addormentarsi e sognò gli occhi di Fulvio.
Fu
svegliata da una mano che le porgeva un caffè e da un sorriso:
-
Credo che dovremo segnare quest’evento sul calendario -Valerio le sedette
accanto – sai che ore sono? Mezzogiorno quasi-
Perla
balzò dal letto:
-
Non potevi svegliarmi prima? -
- E perché? Dormivi come un angioletto, che
succede se per una volta invece di scendere in spiaggia, hai riposato un po’ di
più? Anzi ho un ‘idea, pranzo in camera ,ti va? E magari ho in mente un
seguito… ci siamo capiti eh’- le sorrise malizioso.
Perla
accettò di buon grado la prima soluzione, aveva davvero bisogno di riposo, se
non fisico, mentale, ma l’altra opzione le stava stretta, non era dell’umore
migliore per farsi coccolare, ne aveva voglia di fare l’amore, ma si rassegnò
all’idea che accadesse, non poteva deludere Valerio, e poi alla fine avrebbe
giovato anche a lei.
A
Perla piaceva fare l’amore, era raro che si rifiutasse. Valerio la soddisfava,
pur non essendo un amante dieci e lode, e lei dopo averlo fatto sentiva
sempre una sorta di appagamento e felicità che la pervadeva.
Cercò
di scacciare il ricordo di quei momenti con Fulvio. Con Fulvio era un’altra
cosa. Con Fulvio era fuoco che avvampava e li avvolgeva, e lei, non si sentiva
mai appagata, la notte non bastava mai. Con lui, non era fare l’amore, era
volare. Con Fulvio era una fusione, in cui uno entrava nell’altro e non
riusciva più a uscirne, fino a farsi male, dove il tempo si fermava e non
bastava mai … lei non aveva bisogno di chiedere, né di capire, tutto era
naturale e splendido, tutto era passione. Non era amore, era magia.
Si
morse le labbra, cercando per l’ennesima volta di cacciare via i ricordi e le
sensazioni che le provocavano.
Fulvio
non era, con lei c’era Valerio e lei lo amava, non doveva dimenticarlo.
Valerio
le stava parlando:
“
-
Ehi vabbè che te sei svegliata mo’, ma mi stai a sentire? Cosa ordiniamo di
buono?-
Perla
sorrise e tornò in sé:
-
Bè , visto che salto la colazione, pastasciutta alla grande e un insalata di
tonno per secondo -
-
Doppio - , fece eco Valerio , e ridendo compose il numero della hall.
Perla
si alzò, spalancò la finestra che dava sul balcone.
Il sole
di mezzogiorno penetrò con violenza nella stanza facendole chiudere gli occhi.
A
piedi scalzi e in pigiama si avvicinò alla ringhiera del balcone;
Sotto
la spiaggia era affollata e veniva su odore di sugo dalle cucine dell’hotel.
Gli
schiamazzi dei bambini riempivano Perla di gioia; li aveva sempre associati
alla vita, sentirli per lei era una musica che le trasmetteva la voglia di
vivere, come se in quelle grida ci fosse l’essenza del mondo.
Valerio
le si avvicinò e la strinse a se, poi la baciò intensamente, la prese in
braccio e la portò di nuovo a letto. Perla non fece nulla per scoraggiare i
suoi tentativi e dopo un po’ erano entrambi presi dalla passione.
Dopo
circa un ‘ora, appagati ed esausti, si lavarono e si vestirono in attesa che
arrivasse il pranzo.
Nella
doccia Perla si sorprese a canticchiare tranquilla.
Questo
era l’effetto che le faceva l’amore con Valerio, era come un tranquillante, lui
la riempiva di dolci parole e lei si sentiva unica , amata e protetta.
Con
Fulvio era una scarica di adrenalina, come se al traguardo invece di
arrivare, dovesse cominciare a correre, e lui invece di parlarle, si era sempre
limitato a guardarla negli occhi, così intensamente e profondamente che lei
spesso era costretta a chiuderli per non metter a nudo la sua anima. Perché
Perla, conoscendo la natura di quell’amore si era sempre rifiutata di mostrare
i suoi veri sentimenti, fino a quando la storia non aveva scritto la parola
“fine”. E quando successe, era già troppo tardi. Era arrivata Amelia.
C’era
stato un momento che Fulvio l’aveva odiata per questo, ma ormai era acqua
passata e da persone adulte avevano deciso di mantenere per lo meno
quell’amicizia distaccata, che era stata un tempo. Ma era un’ipocrisia ed
entrambi lo sapevano. Quando due persone hanno condiviso tutto di loro, fino
alla più piccola intimità, nulla può ritornare come prima.
Perla
uscì dal bagno e dai suoi pensieri nello stesso momento in cui il ragazzo
dell’hotel bussava con il carrello del pranzo, si gettò sotto le coperte per
coprirsi, mentre Valerio apriva e ringraziava, poi si mise a sedere sul letto;
l’amore mette fame e lei avrebbe mangiato un bue.
Decisero
di prendere il caffè nella hall, seduti su un divanetto, guardando un po’ di
televisione, poi sarebbero andati da qualche parte.
Perla
sedeva ascoltando il telegiornale; per la verità spesso le creava angoscia, ma
in quel caso teneva una specie di distacco dal mondo e le notizie la colpivano
meno del solito.
Una
voce femminile la distolse dall’attenzione.
“Ciao,
cavoli stiamo nello stesso albergo e non ci si vede mai-
Amelia,
per fortuna sola.
Perla
si precipitò a fare le presentazioni, anche se non ne era entusiasta:
-
Valerio, questa è Amelia, quell’amica di cui ti parlavo l’altra sera -
Valerio
si alzò, le strinse le mani, ma tenne gli occhi bassi.
Era
un suo atteggiamento che l’aveva mandata sempre in bestia.
In
realtà era dettato dalla sua timidezza, ma lei lo trovava irritante, a lei era
stato insegnato a guardare la gente negli occhi e a niente era servito farlo
notare a Valerio, e ancora non riusciva a rassegnarcisi.
-
Domani c’è il viaggio in barca, verrete voi? -
Perla
non ricordava di aver letto di nessun viaggio in barca, in nessuna locandina
dell’albergo, né tanto meno era stata avvisata in merito da chicchessia.
-
Deve essere divertente - fece Valerio –
ne ho sentito parlare, sembra che si toccherà le coste della Grecia e
poi organizzeranno dei giochi, una sorta di mini crociera se non ho capito
male, però non so se siamo in tempo -
-
Com’è che sei così informato? – domandò Perla –
-
Si dia il caso , che stamane mentre sua signoria dormiva, sono sceso a prendere
il caffè e il barman si è preso carico di rendermi partecipe, solo me ne ero
dimenticato -
-
Come al solito” - sentenziò Perla – poi si sentì morire, Fulvio, abbronzato più
che mai, pantaloni beige e polo nera, si stava avvicinando dalla loro parte.
Vide
illuminarsi gli occhi di Amelia
-Scusate – disse rivolta a loro e gli corse
incontro.
Doveva
amarlo molto. Perla era una donna e sapeva riconoscere lo sguardo di una donna
innamorata.
Fulvio
la baciò e se aveva visto Perla non lo diede a vedere, poi, per mano si
allontanarono verso l’uscita.
Perla
sentiva che il cuore sarebbe potuto scoppiargli in petto, si girò verso
Valerio:
-
Non ho voglia più di uscire, credo che per oggi finirò la giornata in stanza,
se vuoi, puoi restare -
-
No, ti seguo, ma e che facciamo per la gita in barca? Prenoto? -
Perla
si voltò, in quel momento non era importante niente, si sentiva vuota e spenta:
–Fai come desideri. – gli rispose.
Valerio
la guardò perplesso, poi andò verso la reception:
-
Allora prenoto – le gridò dietro, ma
Perla già stava entrando in ascensore, troppo triste e troppo assorta per
ascoltarlo.
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