CAPITOLO 25
L’aveva
chiamata, e si erano visti altre volte.
Ed
era tornata ancora l’estate.
La
loro storia, procedeva, anzi, ormai si trascinava.
Fulvio
era sempre più assente, ma non le aveva più chiesto nulla.
Ma
era come se quella domanda fosse rimasta così nell’aria, tra loro, e lui ne
conoscesse la risposta.
E
forse stava aspettando, che lei Perla, si decidesse a dirglielo, che fosse lei
a mettere fine a quell’agonia.
E
così accadde, o meglio non fu lei a farlo, ma fu lei a dare l’input a Fulvio
perché accadesse.
Era
la fine di agosto.
C’erano
state sere tra loro tranquille.
Spettava
a Claudia tenere Caterina per quindici giorni e Lorenzo era al centro estivo,
come sempre.
Quella
sera Fulvio l’aveva pregata di andare a casa sua perché era stato fuori fino a
tardi e non se la sentiva di uscire.
Una
strana smania quella sera la pervadeva,
come
un vago presentimento.
Si
era ripromessa di negarsi a lui.
Adesso
basta, doveva scoprire le sue carte, e l’unico modo per farglielo fare era
rifiutarsi a lui.
Ci
sarebbe stata pure una reazione, no? E allora forse lei avrebbe capito.
Cenarono
quasi in silenzio.
Poi
Fulvio accese la televisione e si sederono sul divano, vicini, ma senza
sfiorarsi.
C’era
un silenzio strano nell’aria, solo gli attori dietro lo schermo parlavano.
Perla
dapprima finse s’interessarsi al film, poi si sdraiò sul divano,
rannicchiandosi da un lato, le spalle a Fulvio.
Passarono
circa dieci minuti e lei si era quasi addormentata, quando lo sentì alle
sue spalle.
Sentì
le mani di lui su di se, poi si accorse che le stava togliendo le mutandine.
“No”
– voleva dirgli - ma quando lui entrò dentro di lei, tutti i suoi propositi
svanirono, e cominciò a muoversi con lui, accompagnandolo in quella musica
celeste e cominciando a volare con lui, come sempre.
Poi,
si voltarono e lei si trovò sopra di lui. E cominciò a baciarlo tutto, come
sempre faceva. Poi scivolò sopra di lui. Si muovevano insieme e ogni movimento,
ogni sospiro, era poesia, tra loro. Perla si fermò, e lo guardò. Lui teneva gli
occhi chiusi.
- Guardami
– le disse lei all’improvviso -
Lui
aprì gli occhi e la fissò, intensamente.
Poi
le prese il volto e l’avvicinò a se, baciandola con passione.
Fu
un bacio che durò un’eternità, poi riprese a muoversi sotto di lei.
Perla
non seppe mai, come successe, che riuscì a ritrarsi all’improvviso:
-
No!!! - Urlò con quanto fiato aveva in gola e si alzò da sopra di lui.
Lui
si mise a sedere di scatto. Erano nudi, tutti e due, e sudati.
Non
la guardò.
- Scusami. – le disse lei - Ma non ci riesco,
ecco io non so che cosa mi prende …
-
Rivestiti – le disse lui - passandole il reggiseno, gli tremavano le mani.
Fulvio
continuava a non guardarla e lei si sentiva morire.
Non
era così che aveva immaginato andassero le cose.
-
Lascia che ti spieghi - e allungò una mano per toccarlo.
Lui
si sottrasse al suo tocco:
-
Ti sei già spiegata benissimo. – commentò. Nel dirlo si era alzato e si era
diretto verso il balcone.
Lei
avrebbe voluto seguirlo, ma temeva di essere vista e di nuovo tornava il
fantasma di Claudia.
Era
rimasta sola.
Sola,
in quella sala da pranzo, che all’improvviso era diventata fredda, fredda come
Fulvio.
Sentiva
il cuore in gola. Stava male, e si chiedeva cosa stesse provando o pensando
lui, là fuori.
Fulvio
era fuori di se.
L’aveva
cacciato via, si era rifiutato a lui, era stata quella la sua risposta, la sua
scelta?
Come
avesse ricevuto una pugnalata al cuore, Fulvio si rifiutava di tornare dentro,
non voleva ascoltarla mentre le diceva addio.
Era
questo che voleva, bè per lo meno non le avrebbe permesso di ferire anche il
suo amor proprio. Aveva sbagliato con Perla, lei era uguale, uguale a Claudia,
come poteva essere stato così cieco?
E
se era questo che lei desiderava, l’avrebbe fatto lui per lei, non le avrebbe
dato la soddisfazione di vederlo morire davanti ai suoi occhi.
Era
passata un’ora, quando lui rientrò in camera.
Lei
non si era ancora rivestita.
Con
le braccia sulle ginocchia, sembrava piccola e fragile.
Cercò
di vedere nei suoi occhi l’ombra di una lacrima ma non c’era.
E
Perla non aveva lacrime per piangere. In quel momento la sua disperazione, era
mista alla sua rabbia.
Lui
non si avvicinò a lei, ma sedette su una poltrona poco distante.
-
Sbagliato. - le disse - Abbiamo sbagliato, anzi questa storia è stata
tutto uno sbaglio.
Credo
sia giunta l’ora di darci un taglio.
E’
stato tutto molto bello, ma è finita. Ti chiedo scusa, non dovevo, ti chiedo
scusa per tutto il tempo che ti ho rubato.
Lei
lo ascoltava come in trance.
-
Tra noi doveva essere diverso - le stava continuando a dire - ma purtroppo non
è così.
Adesso
me ne rendo conto anche io. Mi spiace davvero. Spero che capirai.
Perla
alzò gli occhi e guardò verso di lui. Vedeva un estraneo. Dov’era finito il suo
Fulvio? Com’era possibile che dopo tutto
quello che c’era stato tra loro le stava dicendo che era finita? L’aveva mai
amata?
Perla
si avvicinò a lui. Sedette sulle sue ginocchia. Sentiva cadere in un
abisso ogni piccola parte di se, pezzo per pezzo.
Lui
non la guardava, lui non guardava più nei suoi occhi.
Avrebbe
voluto prendergli il viso e costringerlo a farlo.
Avrebbe
voluto gridargli il suo amore e sentirgli dire che anche se finiva, lui l’aveva
sempre amata.
Ma
c’era un altro Fulvio davanti a lei e si sentì persa.
Gli
prese le mani:
- Ti
prego, lo so che è finita, ma voglio fare l’amore, un ultima volta, riprendiamo
da dove siamo rimasti, non lasciamoci così, ti prego. - Lo stava supplicando.
Voleva
che lui la prendesse per l’ultima volta, per lasciare impresso dentro di se il
suo profumo, la sua pelle, lo voleva per dimostrare a se stessa che poteva continuare,
ad essere suo, quando e come avrebbe voluto, lo voleva perché sentiva che lo
aveva perso, stavolta per sempre e non riusciva a crederci. Lo voleva perché lo
amava, con tutta se stessa, più di se stessa.
Lui
si rifiutò:
- No,
a che servirebbe, dai non facciamoci del male oltre. -
Fu
come sprofondare;
Lui
la stava mandando via! Lui non la voleva più!
Perla
non poteva rassegnarsi la voce le si spezzò:
- Ti
prego, per l’ultima volta e così dicendo cominciò a baciarlo, mentre lacrime
calde le cominciavano a scorrere sulle guance. Si stava persino umiliando,
tanto era grande il suo amore, tanto quanto il dolore.
Dapprima
lui la lasciò fare, poi non riuscì a controllarsi.
La
prese in braccio e la riportò sul divano.
E
la baciò ancora, all’infinito.
Poi
la penetrò, con rabbia e con amore.
Ma
era lontano da lei, chiuso nella sua disperazione e stavolta l’amore fu più
breve del solito e non ci fu seguito a quella passione.
Restarono
seduti vicini sul divano, entrambi spogliati, non solo dei vestiti, ma anche
della loro mente, senza più parlare.
Quel
silenzio faceva male, più di mille parole.
Ma
nessuno dei due era capace di romperlo ognuno preso, dai propri pensieri.
Più
tardi Fulvio aveva chiuso gli occhi, e si era addormentato, esausto e provato.
Perla
le era rimasta accanto, chiusa nei suoi silenzi.
Voleva
fuggire da casa sua e da tutto questo, ma non riusciva a muoversi.
Alla
fine, facendo forza sulla sua volontà, cominciò a rivestirsi. Lentamente,
cercando di rimandare più possibile il momento della fine. Sperò che lui non si
svegliasse.
Non
voleva che la guardasse, che leggesse nei suoi occhi, mentre diceva addio a lui
e a tutte le sue cose.
Non
voleva che lui si accorgesse quanto fragile fosse rispetto a lui. Cercò di fare
più piano possibile.
Ma
evidentemente lui non dormiva, come lei aveva pensato, perché si alzò dietro di
lei:
- Vai
via ? – le chiese -
- Sì.
- Le rispose lei, sommessamente , cercando di tenere a bada il più possibile le
sue emozioni.
Si
accorse che stava tremando.
-
Ti auguro buona fortuna - aggiunse poi, ed era sincera. Lo amava troppo per
volergli male.
Lui
fece un accenno di sorriso:
- Grazie,
anche a te. - E le aprì la porta di
casa.
- Ciao.
- Perla non seppe mai se l’avesse pronunciato davvero, quel ciao che era un
addio, perché la voce non usciva più.
Quando
la porta si richiuse alle sue spalle, lei seppe con certezza che tutto il
mondo, il mondo di Fulvio, non era più suo.
Lei
ne era uscita e non ne faceva più parte.
L’ascensore
era rotto, ma cosa importava più? Non c'era nulla di più rotto del suo cuore.
Anche
se l’avessero vista, nulla importava più.
L’alba
si era affacciata sulle strade, prometteva una bella giornata di sole.
Ma
quel sole, non avrebbe brillato più per lei. Pensò che stesse piovendo, mentre
i sussulti la scuotevano, non era il temporale, era il suo grido disperato, e
gocce incessanti che cadevano dai suoi occhi.
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