domenica 2 settembre 2012

CAPITOLO 25



CAPITOLO 25

L’aveva chiamata, e si erano visti altre volte.
Ed era tornata ancora l’estate.
La loro storia, procedeva, anzi, ormai si trascinava.
Fulvio era sempre più assente, ma non le aveva più chiesto nulla.
Ma era come se quella domanda fosse rimasta così nell’aria, tra loro, e lui ne conoscesse la risposta.
E forse stava aspettando, che lei Perla, si decidesse a dirglielo, che fosse lei a mettere fine a quell’agonia.
E così accadde, o meglio non fu lei a farlo, ma fu lei a dare l’input a Fulvio perché accadesse.
Era la fine di agosto.
C’erano state sere tra loro tranquille.
Spettava a Claudia tenere Caterina per quindici giorni e Lorenzo era al centro estivo, come sempre.
Quella sera Fulvio l’aveva pregata di andare a casa sua perché era stato fuori fino a tardi e non se la sentiva di uscire.
Una strana smania quella sera la pervadeva,
come un vago presentimento.
Si era ripromessa di negarsi a lui.
Adesso basta, doveva scoprire le sue carte, e l’unico modo per farglielo fare era rifiutarsi a lui.
Ci sarebbe stata pure una reazione, no? E allora forse lei avrebbe capito.
Cenarono quasi in silenzio.
Poi Fulvio accese la televisione e si sederono sul divano, vicini, ma senza sfiorarsi.
C’era un silenzio strano nell’aria, solo gli attori dietro lo schermo parlavano.
Perla dapprima finse s’interessarsi al film, poi si sdraiò sul divano, rannicchiandosi da un lato, le spalle a Fulvio.
Passarono circa dieci minuti e lei si era quasi addormentata, quando lo sentì alle sue spalle.
Sentì le mani di lui su di se, poi si accorse che le stava togliendo le mutandine.
“No” – voleva dirgli - ma quando lui entrò dentro di lei, tutti i suoi propositi svanirono, e cominciò a muoversi con lui, accompagnandolo in quella musica celeste e cominciando a volare con lui, come sempre.
Poi, si voltarono e lei si trovò sopra di lui. E cominciò a baciarlo tutto, come sempre faceva. Poi scivolò sopra di lui. Si muovevano insieme e ogni movimento, ogni sospiro, era poesia, tra loro. Perla si fermò, e lo guardò. Lui teneva gli occhi chiusi.
- Guardami – le disse lei all’improvviso -
Lui aprì gli occhi e la fissò, intensamente.
Poi le prese il volto e l’avvicinò a se, baciandola con passione.
Fu un bacio che durò un’eternità, poi riprese a muoversi sotto di lei.
Perla non seppe mai, come successe, che riuscì a ritrarsi all’improvviso:
- No!!! - Urlò con quanto fiato aveva in gola e si alzò da sopra di lui.
Lui si mise a sedere di scatto. Erano nudi, tutti e due, e sudati.
Non la guardò.
-  Scusami. – le disse lei - Ma non ci riesco, ecco io non so che cosa mi prende …
- Rivestiti – le disse lui - passandole il reggiseno, gli tremavano le mani.
Fulvio continuava a non guardarla e lei si sentiva morire.
Non era così che aveva immaginato andassero le cose.
- Lascia che ti spieghi - e allungò una mano per toccarlo. 
Lui si sottrasse al suo tocco:
- Ti sei già spiegata benissimo. – commentò. Nel dirlo si era alzato e si era diretto verso il balcone.
Lei avrebbe voluto seguirlo, ma temeva di essere vista e di nuovo tornava il fantasma di Claudia.
Era rimasta sola.
Sola, in quella sala da pranzo, che all’improvviso era diventata fredda, fredda come Fulvio.
Sentiva il cuore in gola. Stava male, e si chiedeva cosa stesse provando o pensando lui, là fuori.
Fulvio era fuori di se.
L’aveva cacciato via, si era rifiutato a lui, era stata quella la sua risposta, la sua scelta?
Come avesse ricevuto una pugnalata al cuore, Fulvio si rifiutava di tornare dentro, non voleva ascoltarla mentre le diceva addio.
Era questo che voleva, bè per lo meno non le avrebbe permesso di ferire anche il suo amor proprio. Aveva sbagliato con Perla, lei era uguale, uguale a Claudia, come poteva essere stato così cieco?
E se era questo che lei desiderava, l’avrebbe fatto lui per lei, non le avrebbe dato la soddisfazione di vederlo morire davanti ai suoi occhi.
Era passata un’ora, quando lui rientrò in camera.
Lei non si era ancora rivestita.
Con le braccia sulle ginocchia, sembrava piccola e fragile.
Cercò di vedere nei suoi occhi l’ombra di una lacrima ma non c’era.
E Perla non aveva lacrime per piangere. In quel momento la sua disperazione, era mista alla sua rabbia.
Lui non si avvicinò a lei, ma sedette su una poltrona poco distante.
- Sbagliato. - le disse - Abbiamo sbagliato, anzi questa storia è stata tutto uno sbaglio.
Credo sia giunta l’ora di darci un taglio.
E’ stato tutto molto bello, ma è finita. Ti chiedo scusa, non dovevo, ti chiedo scusa per tutto il tempo che ti ho rubato.
Lei lo ascoltava come in trance.
- Tra noi doveva essere diverso - le stava continuando a dire - ma purtroppo non è così.
Adesso me ne rendo conto anche io. Mi spiace davvero. Spero che capirai.
Perla alzò gli occhi e guardò verso di lui. Vedeva un estraneo. Dov’era finito il suo Fulvio? Com’era possibile  che dopo tutto quello che c’era stato tra loro le stava dicendo che era finita? L’aveva mai amata?
Perla si avvicinò a lui.  Sedette sulle sue ginocchia. Sentiva cadere in un abisso ogni piccola parte di se, pezzo per pezzo.
Lui non la guardava, lui non guardava più nei suoi occhi.
Avrebbe voluto prendergli il viso e costringerlo a farlo.
Avrebbe voluto gridargli il suo amore e sentirgli dire che anche se finiva, lui l’aveva sempre amata.
Ma c’era un altro Fulvio davanti a lei e si sentì persa.
Gli prese le mani:
- Ti prego, lo so che è finita, ma voglio fare l’amore, un ultima volta, riprendiamo da dove siamo rimasti, non lasciamoci così, ti prego. - Lo stava supplicando.
Voleva che lui la prendesse per l’ultima volta, per lasciare impresso dentro di se il suo profumo, la sua pelle, lo voleva per dimostrare a se stessa che poteva continuare, ad essere suo, quando e come avrebbe voluto, lo voleva perché sentiva che lo aveva perso, stavolta per sempre e non riusciva a crederci. Lo voleva perché lo amava, con tutta se stessa, più di se stessa.
Lui si rifiutò:
- No, a che servirebbe, dai non facciamoci del male oltre.  -
Fu come sprofondare;
Lui la stava mandando via! Lui non la voleva più!
Perla non poteva rassegnarsi la voce le si spezzò:
- Ti prego, per l’ultima volta e così dicendo cominciò a baciarlo, mentre lacrime calde le cominciavano a scorrere sulle guance. Si stava persino umiliando, tanto era grande il suo amore, tanto quanto il dolore.
Dapprima lui la lasciò fare, poi non riuscì a controllarsi.
La prese in braccio e la riportò sul divano.
E la baciò ancora, all’infinito.
Poi la penetrò, con rabbia e con amore.
Ma era lontano da lei, chiuso nella sua disperazione e stavolta l’amore fu più breve del solito e non ci fu seguito a quella passione.
Restarono seduti vicini sul divano, entrambi spogliati, non solo dei vestiti, ma anche della loro mente, senza più parlare.
Quel silenzio faceva male, più di mille parole.
Ma nessuno dei due era capace di romperlo ognuno preso, dai propri pensieri.
Più tardi Fulvio aveva chiuso gli occhi, e si era addormentato, esausto e provato.
Perla le era rimasta accanto, chiusa nei suoi silenzi.
Voleva fuggire da casa sua e da tutto questo, ma non riusciva a muoversi.
Alla fine, facendo forza sulla sua volontà, cominciò a rivestirsi. Lentamente, cercando di rimandare più possibile il momento della fine. Sperò che lui non si svegliasse.
Non voleva che la guardasse, che leggesse nei suoi occhi, mentre diceva addio a lui e a tutte le sue cose.
Non voleva che lui si accorgesse quanto fragile fosse rispetto a lui. Cercò di fare più piano possibile.
Ma evidentemente lui non dormiva, come lei aveva pensato, perché si alzò dietro di lei:
- Vai via ? – le chiese -
- Sì. - Le rispose lei, sommessamente , cercando di tenere a bada il più possibile le sue emozioni.
Si accorse che stava tremando.
- Ti auguro buona fortuna - aggiunse poi, ed era sincera. Lo amava troppo per volergli male.
Lui fece un accenno di sorriso:  
- Grazie, anche a te. -  E le aprì la porta di casa.
- Ciao. - Perla non seppe mai se l’avesse pronunciato davvero, quel ciao che era un addio, perché la voce non usciva più.
Quando la porta si richiuse alle sue spalle, lei seppe con certezza che tutto il mondo, il mondo di Fulvio, non era più suo.
Lei ne era uscita e non ne faceva più parte.
L’ascensore era rotto, ma cosa importava più? Non c'era nulla di più rotto del suo cuore.
Anche se l’avessero vista, nulla importava più.
L’alba si era affacciata sulle strade, prometteva una bella giornata di sole.
Ma quel sole, non avrebbe brillato più per lei. Pensò che stesse piovendo, mentre i sussulti la scuotevano, non era il temporale, era il suo grido disperato, e gocce incessanti che cadevano dai suoi occhi.




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