CAPITOLO 7
Ormai
Perla non riusciva più a dormire, se si assopiva, dopo dieci minuti si
risvegliava, cercava di pensare a mille cose, pur di non tormentarsi.
Alla
fine la serata si era conclusa cenando di nuovo in camera e guardando la
televisione.
Perla
guardò l’orologio alla parete; l’una.
Inutile,
non riusciva proprio a dormire.
Si
alzò, guardò Valerio e gli carezzò la schiena, per essere certa che dormisse,
scostò la porta finestra e uscì in balcone.
Il
mare quella notte era leggermente mosso, Perla lo paragonò al suo animo:
-
“Mosso, ma per fortuna ancora non troppo" - ironizzò tra se.
Il
cielo era leggermente velato, le stelle nascoste, e la luna, appariva e
scompariva dietro una coltre grigia che via , via si addensava sempre di più.
Pensò
alla gita in barca del giorno dopo, sperando che il tempo tenesse.
-
SSSSSTT - sentì un fruscio alla sua sinistra.
Deliberatamente
aveva evitato di guardare in quella direzione, anche se dubitava che qualcuno
stesse in balcone a quell’ora, ma si sbagliava, Fulvio , due balconi più in là
stava cercando di richiamare la sua attenzione.
Lei
cercò di evitare di voltarsi dalla sua parte, ma anche se solo per un buffo
segnale, era impossibile per lei non distinguere il suono della sua voce.
Era
matto per caso? E Amelia? Se lo avesse udito? E Valerio, se si fosse alzato?
-SSSStt
– di nuovo, e stavolta si costrinse a voltarsi per paura che qualcun altro,
oltre lei, udisse.
Lui
era a dorso nudo e teneva in mano qualcosa di bianco simile a un fazzolettino,
che Perla non distingueva bene.
Appena
la vide voltarsi, fece un gesto improvviso con le mani.
Perla
vide volare verso lei una sorta di aeroplanino, che aiutato dal vento, lieve si
appoggiò appena sul ciglio del suo balcone.
Si
chinò a raccoglierlo, prima che volasse di nuovo e giù di sotto.
"Adesso
giochiamo pure a fare i ragazzini" - pensò, raccogliendolo - "devo
esse impazzita anch’io ".
Si
girò per guardarlo e chiedere spiegazioni, ma Fulvio non c’era più , era
rientrato in stanza.
Chinò
lo sguardo sull’ aeroplanino. Si accorse che non era un foglio bianco, nel suo
interno c’era scritto qualcosa.
Una
strana eccitazione s’impossessò di lei, con mani tremanti ed estrema cura
dispiegò il foglietto:
- Ti aspetto tra un quarto d’ora in spiaggia ,
ci conto F.-
Perla
riguardò più volte la scritta, che cominciò a ballare sotto i suoi occhi.
No,
non erano solo le mani a tremare, ma tutta lei, da dentro a fuori, dalla punta
dei piedi ai capelli, si precipitò in stanza, si accorse di non stare nella
pelle, si sedette sul letto:
"Che
fare, Dio che fare!!??"
Guardò
ancora Valerio . E se si fosse svegliato? E se l’avesse cercata? E Amelia,
dov’era Amelia?
Poi
una vocina saggia s’insinuò nella sua testa:
"
Non devi andare!!! No, assolutamente … sai benissimo cosa può succedere, è
inutile che te lo neghi. E poi ,non puoi dargliela vinta, lui è sicuro del
fatto suo, è sicuro che sei pronta a cadergli ai piedi, per una volta
dimostragli che sei cambiata ... è sempre il solito prepotente e arrogante, non
permettergli di usarti ancora, non farlo!!! E poi, pensa a Valerio, non è
giusto, non è giusto affatto, quello che gli fai."
Un’altra
vocina le diceva -"Ma sì, non deve mica per forza accadere nulla, magari
parlate come due vecchi amici, magari vi servirà per chiarire quello che è
sempre rimasto in sospeso, non avrai un’altra occasione.”
E
mentre cuore e cervello combattevano la loro lotta personale, Perla si mangiava
le unghie fino ai polpastrelli, come paralizzata, incapace di prendere decisioni
alcune.
Nel
frattempo il tempo passava; cinque minuti, le restavano cinque minuti per
decidere, sentì di nuovo la voce:
"Non
è vero, ipocrita, tu sai benissimo che potrebbe accadere, amicizia? Ma dai, non
mentire a te stessa, tra te e lui, non ci potrà mai essere amicizia, è tutta
una farsa ..."
e
mentre la vocina s’insinuava in lei, Perla lo rivide con la mente in terrazza,
lui che allungava il braccio per lanciare l’aeroplanino, le sue spalle
nude, gli avambracci muscolosi e desiderò toccarlo, desiderò di stare
nelle sue braccia e ne ebbe paura.
No,
non poteva, non sarebbe andata, ne valeva del suo equilibrio. Se ne
sarebbe pentita per la vita, o forse avrebbe ringraziato se stessa, ma non
doveva, non poteva, e mentre prendeva questa decisone si gettò sulle lenzuola,
nascose il viso tra il cuscino, lo strinse forte a se e mentre guardava
il volto di Fulvio che compariva cominciò a piangere silenziosamente. Quando i
singhiozzi si fecero più forti, si alzò, s’incamminò sulla terrazza e cominciò
a strappare l’aeroplanino, maledicendo se stessa e il suo cuore che non la
voleva ascoltare.
Rientrò
in camera e andò in bagno, aspettando di calmarsi. Perla non seppe quantificare
quanto tempo era rimasta a ‘vegetare’ sul water, ma quando si riscosse i suoi occhi,
erano ormai asciutti e una strana apatia si era impossessata di lei.
Lentamente,
prima di tornare a letto, si avvicinò al balcone, per accostare la porta
finestra … attraverso le giungeva il rumore del mare .. l’odore del sale , e
lei cercò d’inspirare forte l’aria e farla penetrare in se, come bere una tisana
benefica che la calmasse.
Se
solo si fosse affacciata fuori, lo avrebbe visto, lui,
Fulvio,
giù di sotto, che tornava, sconfitto e furioso.
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