martedì 18 settembre 2012

CAPITOLO 7

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CAPITOLO 7

Ormai Perla non riusciva più a dormire, se si assopiva, dopo dieci minuti si risvegliava, cercava di pensare a mille cose, pur di non tormentarsi.
Alla fine la serata si era conclusa cenando di nuovo in camera e guardando la televisione.
Perla guardò l’orologio alla parete; l’una.
Inutile, non riusciva proprio a dormire.
Si alzò, guardò Valerio e gli carezzò la schiena, per essere certa che dormisse, scostò la porta finestra e uscì in balcone.
Il mare quella notte era leggermente mosso, Perla lo paragonò al suo animo:
- “Mosso, ma per fortuna ancora non troppo" - ironizzò tra se.
Il cielo era leggermente velato, le stelle nascoste, e la luna, appariva e scompariva dietro una coltre grigia che via , via si addensava sempre di più.
Pensò alla gita in barca del giorno dopo, sperando che il tempo tenesse.
- SSSSSTT - sentì un fruscio alla sua sinistra.
Deliberatamente aveva evitato di guardare in quella direzione, anche se dubitava che qualcuno stesse in balcone a quell’ora, ma si sbagliava, Fulvio , due balconi più in là stava cercando di richiamare la sua attenzione.
Lei cercò di evitare di voltarsi dalla sua parte, ma anche se solo per un buffo segnale, era impossibile per lei non distinguere il suono della sua voce.
Era matto per caso? E Amelia? Se lo avesse udito? E Valerio, se si fosse alzato?
-SSSStt – di nuovo, e stavolta si costrinse a voltarsi per paura che qualcun altro, oltre lei, udisse.
Lui era a dorso nudo e teneva in mano qualcosa di bianco simile a un fazzolettino, che Perla non distingueva bene.
Appena la vide voltarsi, fece un gesto improvviso con le mani.
Perla vide volare verso lei una sorta di aeroplanino, che aiutato dal vento, lieve si appoggiò appena sul ciglio del suo balcone.
Si chinò a raccoglierlo, prima che volasse di nuovo e giù di sotto.
"Adesso giochiamo pure a fare i ragazzini" - pensò, raccogliendolo - "devo esse impazzita anch’io ".
Si girò per guardarlo e chiedere spiegazioni, ma Fulvio non c’era più , era rientrato in stanza.
Chinò lo sguardo sull’ aeroplanino. Si accorse che non era un foglio bianco, nel suo interno c’era scritto qualcosa.
Una strana eccitazione s’impossessò di lei, con mani tremanti ed estrema cura dispiegò il foglietto:
-  Ti aspetto tra un quarto d’ora in spiaggia , ci conto F.-
Perla riguardò più volte la scritta, che cominciò a ballare sotto i suoi occhi.
No, non erano solo le mani a tremare, ma tutta lei, da dentro a fuori, dalla punta dei piedi ai capelli, si precipitò in stanza, si accorse di non stare nella pelle, si sedette sul letto:
"Che fare, Dio che fare!!??"
Guardò ancora Valerio . E se si fosse svegliato? E se l’avesse cercata? E Amelia, dov’era Amelia?
Poi una vocina saggia s’insinuò nella sua testa:
" Non devi andare!!! No, assolutamente … sai benissimo cosa può succedere, è inutile che te lo neghi. E poi ,non puoi dargliela vinta, lui è sicuro del fatto suo, è sicuro che sei pronta a cadergli ai piedi, per una volta dimostragli che sei cambiata ... è sempre il solito prepotente e arrogante, non permettergli di usarti ancora, non farlo!!! E poi, pensa a Valerio, non è giusto, non è giusto affatto, quello che gli fai."
Un’altra vocina le diceva -"Ma sì, non deve mica per forza accadere nulla, magari parlate come due vecchi amici, magari vi servirà per chiarire quello che è sempre rimasto in sospeso, non avrai un’altra occasione.”
E mentre cuore e cervello combattevano la loro lotta personale, Perla si mangiava le unghie fino ai polpastrelli, come paralizzata, incapace di prendere decisioni alcune.
Nel frattempo il tempo passava; cinque minuti, le restavano cinque minuti per decidere, sentì di nuovo la voce:
"Non è vero, ipocrita, tu sai benissimo che potrebbe accadere, amicizia? Ma dai, non mentire a te stessa, tra te e lui, non ci potrà mai essere amicizia, è tutta una farsa ..."
e mentre la vocina s’insinuava in lei, Perla lo rivide con la mente in terrazza, lui che allungava il braccio per lanciare l’aeroplanino,  le sue spalle nude, gli avambracci muscolosi e  desiderò toccarlo, desiderò di stare nelle sue braccia e ne ebbe paura.
No, non poteva, non sarebbe andata, ne valeva del suo equilibrio.  Se ne sarebbe pentita per la vita, o forse avrebbe ringraziato se stessa, ma non doveva, non poteva, e mentre prendeva questa decisone si gettò sulle lenzuola, nascose il viso tra il cuscino, lo strinse  forte a se e mentre guardava il volto di Fulvio che compariva cominciò a piangere silenziosamente. Quando i singhiozzi si fecero più forti, si alzò, s’incamminò sulla terrazza e cominciò a strappare l’aeroplanino, maledicendo se stessa e il suo cuore che non la voleva ascoltare.
Rientrò in camera e andò in bagno, aspettando di calmarsi. Perla non seppe quantificare quanto tempo era rimasta a ‘vegetare’ sul water, ma quando si riscosse i suoi occhi, erano ormai asciutti e una strana apatia si era impossessata di lei.
Lentamente, prima di tornare a letto, si avvicinò al balcone, per accostare la porta finestra … attraverso le giungeva il rumore del mare .. l’odore del sale , e lei cercò d’inspirare forte l’aria e farla penetrare in se, come bere una tisana benefica che la calmasse.
Se solo si fosse affacciata fuori, lo avrebbe visto, lui, 
Fulvio, giù di sotto, che tornava, sconfitto e furioso.

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