venerdì 14 settembre 2012

CAPITOLO 11



CAPITOLO 11

Credette di aver dormito chissà quanto. Quando la svegliò un fruscio nella tenda.
Perla aveva  da sempre il sonno fragile, bastava un minimo rumore a farla saltare.
Si girò di scatto: era Fulvio, stava cercando qualcosa nelle borse.
Lo vide prendere un giacchetto, e uscire di nuovo,  senza nemmeno un secondo guardare dalla sua parte.
La curiosità la vinse su di lei.
Che ora erano? Le due di notte, ... ancora …
Lentamente sfilò via da dentro il sacco, Valerio scattò leggermente e lei temette di averlo svegliato, ma poi si girò e proseguì a dormire.
Perla si avvicinò all’uscita della tenda e scostò appena un lembo per sbirciare fuori.
Non aveva idea  se Amelia e Fulvio sarebbero stati alla portata della sua visuale e nello stesso tempo temeva di vedere qualcosa che non le sarebbe piaciuto, loro due abbracciati, le loro effusioni, ma le donne sono curiose , si sa, e spesso si fanno male per quello.
Il cielo era pieno di stelle, la luna aveva cambiato posizione ed era più alta sul mare, illuminando meglio ancora l’andirivieni delle onde.
Una sagoma, si stagliava in quella mattina appena nata davanti al mare, in piedi. Perla lo riconobbe subito, benché di spalle.
Fulvio, sveglio e dritto come un fuso, solo. Teneva le mani nella tasca del giubbino e lei poteva indovinare il suo sguardo anche da lì; freddo, enigmatico, indecifrabile.
E Amelia? Dov’era Amelia?
Cercò di sporgersi un po’ di più, ma non riuscì a vedere oltre.
Per un tempo indefinito che Perla non seppe quantificare, Fulvio restò lì, immobile, con le mani in tasca, guardando fisso avanti a se… e per altrettanto tempo lei restò lì, immobile, le mani appoggiate alla tenda che reggeva, fissando lui e sperando di non essere scorta, né da Valerio, né da Amelia che chissà dov’era.
E avrebbe pagato , avrebbe dato tutta se stessa per essere con Fulvio.  Si maledì per la decisione della notte prima.
Aveva dato un calcio alla possibilità  di riabbracciarlo, di sentire ancora le sue labbra premere sulle sue, di lasciarsi trafiggere dai suoi occhi che la possedevano ancora prima del suo corpo. Era stata un’idiota, aveva permesso che il suo orgoglio e i suoi sensi di colpa prevalessero sulla vita; cosa sarebbe importato soffrire ancora dopo .. stava forse meglio adesso? Il suo cuore voleva gridare, le sue gambe volevano correre da lui, le sue mani lo cercavano. Perla cominciò a sudare , all’improvviso si sentiva ardere, ardere d’amore e di desiderio … si sentiva morire.
Era così presa, che non si avvide nemmeno che lui si era girato e stava tornando sui suoi passi.
Sobbalzò nel vederlo a pochi passi da lei, temendo che stesse entrando in tenda, ma all’ultimo lui cambiò direzione.
Perla decise di uscire. In fondo che male c’era? Anche se fosse stata sveglia Amelia, nulla impediva anche a lei di sentire caldo e uscire no?
Senza prendere nulla per ripararsi dall’umidità Perla uscì dalla tenda, imponendosi di non guardare dalla parte dove aveva visto scomparire Fulvio. Si diresse verso la riva e sedette con le onde che le lambivano le gambe.
Non passò molto tempo. Con la coda degli occhi notò due piedi scalzi, a fianco a lei.
Dentro di se sapeva già, che sarebbe accaduto, probabilmente Amelia dormiva, chissà dove. Lui l’aveva vista, e l’aveva raggiunta.
Perla continuò a guardare fissa avanti a se. Avrebbe atteso,  che Fulvio facesse il primo passo. Lui le sedette accanto, a gambe incrociate, senza parlare, e come lei si limitò a guardare il mare.
Dopo un tempo che sembrò un eternità, Perla si girò verso lui, nello stesso immediato istante in cui lui si voltò a guardare lei… ed entrambi, vista l’espressione dell’altro, scoppiarono a ridere.
-"Ecco cos’era tra loro "- riflettè Perla in un istante - Tra loro era questo, complicità, affinità, erano simili persino nei gesti e nei pensieri, talmente tanto che forse alla fine era stato proprio questo a dividerli. E i difetti di lui, quelli che lei non aveva mai accettato, in realtà erano i suoi, era come scontrarsi con se stessa tutte le volte.
Le afferrò una mano invitandola ad alzarsi:
-  Vieni , c’è un posto un po’ nascosto dietro quella duna, meglio sparire da occhi indiscreti. -
Perla lo seguì, dimentica a un tratto di tutto intorno a lei, di Amelia, che poteva vederli, chissà e dove, e di Valerio, che dormiva ignaro nel sacco a pelo e che avrebbe potuto svegliarsi, cercarla.
Questo le faceva Fulvio, annientava la sua volontà e tutta se stessa, c’era stato un periodo, che mentre s’innamorava di lui, non riusciva più a pensare, a dormire , a lavorare, a mangiare … ecco questo era l’amore.
Arrivarono dietro a una piccola collinetta, c’era una rientranza e l’acqua s’insinuava dentro, fino a formare una sorta di piccola laguna.
E c’era una piccola grotta, scavata sotto alcuni scogli, a malapena ci entravano due persone, ma era l’ideale per stare un po’ tranquilli e in disparte.
Perla poteva sentire il rumore del suo cuore, talmente forte da avere paura che lo udisse anche Fulvio.
Sedettero vicini , poi lui la circondò con un braccio, e l'accostò a se.
In silenzio Perla si lasciò cullare dal suo abbraccio.
Aveva paura persino di parlare, paura che tutto fosse un sogno, che l’incantesimo si potesse rompere da un momento all’altro.
Sembrava che il tempo, gli anni, tutto quello che li aveva divisi fosse lontanissimo e che nulla fosse cambiato tra loro.
-Ti aspettavo. Se non venivi stanotte ero intenzionato a ripartire, domani stesso.-
"Perché? " Perla glielo voleva chiedere, ma aveva paura di qualsiasi risposta. Era sempre stato così con lui nel momento di chiedere. Si era sempre sentita bloccata dal suo modo di chiudersi, aveva imparato fin troppo bene che Fulvio era restìo a mettere in mostra i suoi sentimenti, tanto che alla fina Perla si era imposta di nascondere i propri e questo alla fine aveva corroso il loro rapporto ; se solo fossero stati un po’ meno orgogliosi …
Così si limitò a sorridergli.
Con l’altra mano lui le sollevò il mento costringendola a guardarlo e quello che Perla vide nei suoi occhi la immobilizzò, lei e tutto il suo essere.
Ci vide la malinconia e la vita, ci vide tutto il passato e tutto il futuro, ci vide il mare e il cielo con tutte le stelle, ci vide se stessa imprigionata e per sempre, e sentì un groppo in gola salirle, ma non riusciva a distogliere lo sguardo .
Dentro se aspettava, e l’attesa la stava consumando, che lui la baciasse.
Poi la mano di lui , divenne una dolce carezza che saliva sulla gota e tornò sulle sue labbra …
- E’ giusto? -  le domandò.
Mannaggia a lui!!! Era sempre così bravo a rompere gli incantesimi.
A Perla era sempre sembrato che glielo facesse apposta.
Nel momento più bello per sognare lui tornava a terra sempre con quel pizzico di razionalità che la faceva confondere, ma possibile che non riuscisse mai a volare , che non potesse mai spiegare la ali senza farsi troppo domande?
Una volta lei glielo aveva detto:
 - Tu non sei capace di volare. - E lui, riflettendo su quella frase, la aveva dato ragione.
-“No.”- Perché non era giusto, nemmeno essere lì, e un ombra le passò tra la mente e nel cuore, pensando a Valerio, ad Amelia, ma non era disposta a rinunciare a quell’attimo per nulla al mondo e così tacque per non rovinare tutto.
Fulvio, sicuramente indovinando i suoi pensieri, scosse il capo, abbassò la mano e la strinse un po’ più forte:
- Siamo due pazzi – le disse -  e d’improvviso si chinò su di lei
Lei sentì il sapore delle sue labbra, la lingua che prepotente s’insinuava in cerca della sua e rispose avidamente al suo bacio.
Beveva, beveva e non riusciva a dissetarsi, dalle sue labbra, che non si staccavano più, ricordava benissimo come i suoi baci l’avessero stregata già allora, non ricordava nessuno che l’avesse mai baciata così, e si sentiva persa, incapace di intendere e volere, se adesso lui fosse andato oltre, lei non poteva rifiutarsi, come già era successo. era in balìa di lui, anzi pregava perché accadesse e subito.
Poi lui cominciò a baciarla dolcemente sul collo.
Aveva dimenticato quei baci piccoli e delicati che la stordivano, la inebriavano, e Perla credette di aver messo le ali e cominciò a volare.
E nel suo volo c’era posto solo per lei, per le sue sensazioni e per Fulvio.
Mai , nessuno , né Valerio, né suo marito, nessuno degli amanti con i quali Perla si era confrontata la facevano volare, come Fulvio ..
 E nessuno era altrettanto bravo a riportarla crudelmente a terra come sapeva fare lui.
All’improvviso smise di baciarla  e si tirò su in piedi invitandola ad alzarsi
- Sarà meglio tornare, non vorrei che ci cercassero, sta venendo l’alba. -
Perla era frastornata. Ancora metà per aria e metà in terra si alzò, cercando di darsi contegno, era come se lui fosse tornato a un tratto un’altra persona, fredda , distaccata, razionale.
Era così da sempre.
Una volta Perla era stata sul punto di pensare che soffrisse di doppia personalità; Il principe e l’orco, lo aveva definito.
E non era cambiato.
Si costrinse a seguirlo fino a un certo punto, poi di comune accordo si divisero per non destare sospetto, qualora  qualcuno si fosse svegliato e li avesse visti.
Perla tornò per prima alla tenda, ancora un po’ stordita, tanto da non accorgersi che nel frattempo Amelia era tornata nel suo sacco a pelo, per cui non si domandò nemmeno se si fosse accorta della sua mancanza in coincidenza con quella di Fulvio.
Nel frattempo le girava la testa: aveva ancora gli occhi di Fulvio nei suoi, le sue labbra calde sulle sue, sentiva il suo profumo e la sua voce correrle dentro … e stava già male, già lui le mancava, le mancava il suo calore, le mancava quello che c’era stato e quello che non era successo, sarebbe finita così? No, non poteva crederci, tra loro c’era di più di quel bacio, c’era qualcosa che non era mai finito e Perla non poteva rassegnarsi a perderlo ancora, non dopo stanotte, non in questo modo.
Guardò Valerio, che continuava a dormire nel sacco a pelo, nella stessa identica posizione in cui l’aveva lasciato e si sentì perduta, sopraffatta, una tristezza infinita s’impadronì di lei.
Si sentì svuotata e affranta, per Valerio, e per lei.
E Fulvio, che ne era di lui? Dei suoi sentimenti per lei e per Amelia? Chissà se anche lui stava come lei..
E se avesse voluto semplicemente giocare?
Se avesse voluto soltanto dimostrare a se stesso che l’aveva in pugno come e quando voleva?
Già più volte Perla si era trovata ad appurare quanto lui fosse vanesio e cinico, quando voleva.
C’era caduta ancora? Aveva permesso che lui si prendesse la sua rivincita, dopo l’altra sera? Per questo poi non era andato più a fondo?
Ma sì, che stupida , c’era proprio cascata!!!
Rientrò nel sacco a pelo, in preda allo sconforto, mentre dentro un piccolo lumicino la illuminava.. era la speranza, che con Fulvio non fosse finita lì, mentre un’altra parte di se, ringraziava che non ci fosse stato ‘quell’oltre’ che l’avrebbe portata alla perdizione, lontana da tutte le sue certezze …. Ma forse era già tardi

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