CAPITOLO 11
Credette
di aver dormito chissà quanto. Quando la svegliò un fruscio nella tenda.
Perla
aveva da sempre il sonno fragile, bastava un minimo rumore a farla
saltare.
Si
girò di scatto: era Fulvio, stava cercando qualcosa nelle borse.
Lo
vide prendere un giacchetto, e uscire di nuovo,
senza nemmeno un secondo guardare dalla sua parte.
La
curiosità la vinse su di lei.
Che
ora erano? Le due di notte, ... ancora …
Lentamente
sfilò via da dentro il sacco, Valerio scattò leggermente e lei temette di averlo
svegliato, ma poi si girò e proseguì a dormire.
Perla
si avvicinò all’uscita della tenda e scostò appena un lembo per sbirciare
fuori.
Non
aveva idea se Amelia e Fulvio sarebbero stati alla portata della sua
visuale e nello stesso tempo temeva di vedere qualcosa che non le sarebbe
piaciuto, loro due abbracciati, le loro effusioni, ma le donne sono curiose ,
si sa, e spesso si fanno male per quello.
Il
cielo era pieno di stelle, la luna aveva cambiato posizione ed era più alta sul
mare, illuminando meglio ancora l’andirivieni delle onde.
Una
sagoma, si stagliava in quella mattina appena nata davanti al mare, in piedi.
Perla lo riconobbe subito, benché di spalle.
Fulvio,
sveglio e dritto come un fuso, solo. Teneva le mani nella tasca del giubbino e
lei poteva indovinare il suo sguardo anche da lì; freddo, enigmatico,
indecifrabile.
E
Amelia? Dov’era Amelia?
Cercò
di sporgersi un po’ di più, ma non riuscì a vedere oltre.
Per
un tempo indefinito che Perla non seppe quantificare, Fulvio restò lì,
immobile, con le mani in tasca, guardando fisso avanti a se… e per altrettanto
tempo lei restò lì, immobile, le mani appoggiate alla tenda che reggeva,
fissando lui e sperando di non essere scorta, né da Valerio, né da Amelia che
chissà dov’era.
E
avrebbe pagato , avrebbe dato tutta se stessa per essere con Fulvio. Si
maledì per la decisione della notte prima.
Aveva
dato un calcio alla possibilità di riabbracciarlo, di sentire ancora le
sue labbra premere sulle sue, di lasciarsi trafiggere dai suoi occhi che la possedevano
ancora prima del suo corpo. Era stata un’idiota, aveva permesso che il suo
orgoglio e i suoi sensi di colpa prevalessero sulla vita; cosa sarebbe
importato soffrire ancora dopo .. stava forse meglio adesso? Il suo cuore
voleva gridare, le sue gambe volevano correre da lui, le sue mani lo cercavano.
Perla cominciò a sudare , all’improvviso si sentiva ardere, ardere d’amore e di
desiderio … si sentiva morire.
Era
così presa, che non si avvide nemmeno che lui si era girato e stava tornando
sui suoi passi.
Sobbalzò
nel vederlo a pochi passi da lei, temendo che stesse entrando in tenda, ma
all’ultimo lui cambiò direzione.
Perla
decise di uscire. In fondo che male c’era? Anche se fosse stata sveglia Amelia,
nulla impediva anche a lei di sentire caldo e uscire no?
Senza
prendere nulla per ripararsi dall’umidità Perla uscì dalla tenda, imponendosi
di non guardare dalla parte dove aveva visto scomparire Fulvio. Si diresse
verso la riva e sedette con le onde che le lambivano le gambe.
Non
passò molto tempo. Con la coda degli occhi notò due piedi scalzi, a fianco a
lei.
Dentro
di se sapeva già, che sarebbe accaduto, probabilmente Amelia dormiva, chissà
dove. Lui l’aveva vista, e l’aveva raggiunta.
Perla
continuò a guardare fissa avanti a se. Avrebbe atteso, che Fulvio facesse
il primo passo. Lui le sedette accanto, a gambe incrociate, senza parlare,
e come lei si limitò a guardare il mare.
Dopo
un tempo che sembrò un eternità, Perla si girò verso lui, nello stesso
immediato istante in cui lui si voltò a guardare lei… ed entrambi, vista
l’espressione dell’altro, scoppiarono a ridere.
-"Ecco
cos’era tra loro "- riflettè Perla in un istante - Tra loro era questo,
complicità, affinità, erano simili persino nei gesti e nei pensieri, talmente
tanto che forse alla fine era stato proprio questo a dividerli. E i difetti di
lui, quelli che lei non aveva mai accettato, in realtà erano i suoi, era come
scontrarsi con se stessa tutte le volte.
Le
afferrò una mano invitandola ad alzarsi:
- Vieni , c’è un posto un po’ nascosto dietro
quella duna, meglio sparire da occhi indiscreti. -
Perla
lo seguì, dimentica a un tratto di tutto intorno a lei, di Amelia, che poteva
vederli, chissà e dove, e di Valerio, che dormiva ignaro nel sacco a pelo e che
avrebbe potuto svegliarsi, cercarla.
Questo
le faceva Fulvio, annientava la sua volontà e tutta se stessa, c’era stato un
periodo, che mentre s’innamorava di lui, non riusciva più a pensare, a dormire
, a lavorare, a mangiare … ecco questo era l’amore.
Arrivarono
dietro a una piccola collinetta, c’era una rientranza e l’acqua s’insinuava
dentro, fino a formare una sorta di piccola laguna.
E
c’era una piccola grotta, scavata sotto alcuni scogli, a malapena ci entravano
due persone, ma era l’ideale per stare un po’ tranquilli e in disparte.
Perla
poteva sentire il rumore del suo cuore, talmente forte da avere paura che lo
udisse anche Fulvio.
Sedettero
vicini , poi lui la circondò con un braccio, e l'accostò a se.
In
silenzio Perla si lasciò cullare dal suo abbraccio.
Aveva
paura persino di parlare, paura che tutto fosse un sogno, che l’incantesimo si
potesse rompere da un momento all’altro.
Sembrava
che il tempo, gli anni, tutto quello che li aveva divisi fosse lontanissimo e
che nulla fosse cambiato tra loro.
-Ti
aspettavo. Se non venivi stanotte ero intenzionato a ripartire, domani stesso.-
"Perché?
" Perla glielo voleva chiedere, ma aveva paura di qualsiasi risposta. Era
sempre stato così con lui nel momento di chiedere. Si era sempre sentita
bloccata dal suo modo di chiudersi, aveva imparato fin troppo bene che Fulvio
era restìo a mettere in mostra i suoi sentimenti, tanto che alla fina Perla si
era imposta di nascondere i propri e questo alla fine aveva corroso il loro
rapporto ; se solo fossero stati un po’ meno orgogliosi …
Così
si limitò a sorridergli.
Con
l’altra mano lui le sollevò il mento costringendola a guardarlo e quello che
Perla vide nei suoi occhi la immobilizzò, lei e tutto il suo essere.
Ci
vide la malinconia e la vita, ci vide tutto il passato e tutto il futuro, ci
vide il mare e il cielo con tutte le stelle, ci vide se stessa imprigionata e
per sempre, e sentì un groppo in gola salirle, ma non riusciva a distogliere lo
sguardo .
Dentro
se aspettava, e l’attesa la stava consumando, che lui la baciasse.
Poi
la mano di lui , divenne una dolce carezza che saliva sulla gota e tornò sulle
sue labbra …
- E’
giusto? - le domandò.
Mannaggia
a lui!!! Era sempre così bravo a rompere gli incantesimi.
A
Perla era sempre sembrato che glielo facesse apposta.
Nel
momento più bello per sognare lui tornava a terra sempre con quel pizzico di
razionalità che la faceva confondere, ma possibile che non riuscisse mai a
volare , che non potesse mai spiegare la ali senza farsi troppo domande?
Una
volta lei glielo aveva detto:
- Tu non sei capace di volare. - E lui,
riflettendo su quella frase, la aveva dato ragione.
-“No.”-
Perché non era giusto, nemmeno essere lì, e un ombra le passò tra la mente e
nel cuore, pensando a Valerio, ad Amelia, ma non era disposta a rinunciare a
quell’attimo per nulla al mondo e così tacque per non rovinare tutto.
Fulvio,
sicuramente indovinando i suoi pensieri, scosse il capo, abbassò la mano e la
strinse un po’ più forte:
- Siamo
due pazzi – le disse - e d’improvviso si chinò su di lei
Lei
sentì il sapore delle sue labbra, la lingua che prepotente s’insinuava in cerca
della sua e rispose avidamente al suo bacio.
Beveva,
beveva e non riusciva a dissetarsi, dalle sue labbra, che non si staccavano
più, ricordava benissimo come i suoi baci l’avessero stregata già allora, non
ricordava nessuno che l’avesse mai baciata così, e si sentiva persa, incapace di
intendere e volere, se adesso lui fosse andato oltre, lei non poteva
rifiutarsi, come già era successo. era in balìa di lui, anzi pregava perché
accadesse e subito.
Poi
lui cominciò a baciarla dolcemente sul collo.
Aveva
dimenticato quei baci piccoli e delicati che la stordivano, la inebriavano, e
Perla credette di aver messo le ali e cominciò a volare.
E
nel suo volo c’era posto solo per lei, per le sue sensazioni e per Fulvio.
Mai
, nessuno , né Valerio, né suo marito, nessuno degli amanti con i quali Perla
si era confrontata la facevano volare, come Fulvio ..
E
nessuno era altrettanto bravo a riportarla crudelmente a terra come sapeva fare
lui.
All’improvviso
smise di baciarla e si tirò su in piedi invitandola ad alzarsi
- Sarà
meglio tornare, non vorrei che ci cercassero, sta venendo l’alba. -
Perla
era frastornata. Ancora metà per aria e metà in terra si alzò, cercando di
darsi contegno, era come se lui fosse tornato a un tratto un’altra persona,
fredda , distaccata, razionale.
Era
così da sempre.
Una
volta Perla era stata sul punto di pensare che soffrisse di doppia personalità;
Il principe e l’orco, lo aveva definito.
E
non era cambiato.
Si
costrinse a seguirlo fino a un certo punto, poi di comune accordo si divisero
per non destare sospetto, qualora qualcuno si fosse svegliato e li avesse
visti.
Perla
tornò per prima alla tenda, ancora un po’ stordita, tanto da non accorgersi che
nel frattempo Amelia era tornata nel suo sacco a pelo, per cui non si domandò
nemmeno se si fosse accorta della sua mancanza in coincidenza con quella di
Fulvio.
Nel
frattempo le girava la testa: aveva ancora gli occhi di Fulvio nei suoi, le sue
labbra calde sulle sue, sentiva il suo profumo e la sua voce correrle dentro …
e stava già male, già lui le mancava, le mancava il suo calore, le mancava
quello che c’era stato e quello che non era successo, sarebbe finita così? No,
non poteva crederci, tra loro c’era di più di quel bacio, c’era qualcosa che
non era mai finito e Perla non poteva rassegnarsi a perderlo ancora, non dopo
stanotte, non in questo modo.
Guardò
Valerio, che continuava a dormire nel sacco a pelo, nella stessa identica
posizione in cui l’aveva lasciato e si sentì perduta, sopraffatta, una tristezza
infinita s’impadronì di lei.
Si
sentì svuotata e affranta, per Valerio, e per lei.
E
Fulvio, che ne era di lui? Dei suoi sentimenti per lei e per Amelia? Chissà se
anche lui stava come lei..
E
se avesse voluto semplicemente giocare?
Se
avesse voluto soltanto dimostrare a se stesso che l’aveva in pugno come e
quando voleva?
Già
più volte Perla si era trovata ad appurare quanto lui fosse vanesio e cinico,
quando voleva.
C’era
caduta ancora? Aveva permesso che lui si prendesse la sua rivincita, dopo l’altra
sera? Per questo poi non era andato più a fondo?
Ma sì,
che stupida , c’era proprio cascata!!!
Rientrò
nel sacco a pelo, in preda allo sconforto, mentre dentro un piccolo lumicino la
illuminava.. era la speranza, che con Fulvio non fosse finita lì, mentre
un’altra parte di se, ringraziava che non ci fosse stato ‘quell’oltre’ che
l’avrebbe portata alla perdizione, lontana da tutte le sue certezze …. Ma forse
era già tardi
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