CAPITOLO 2
Quella
mattina, Perla aveva deciso:
Avrebbe
dormito un po’ di più, per la contentezza di Valerio.
Lei
era abitudinaria; anche quando non lavorava, il suo corpo non ne voleva proprio
saperne di coccolarsi tra le lenzuola e puntualmente i suoi piedi erano fuori
dal letto alle sei di mattina.
Spesso,
poiché era presto persino per la colazione, ne approfittava per leggere un po’,
altre volte scendeva in spiaggia a godere la temperatura più mite dell’alba che
nasceva.
Ogni
volta era uno spettacolo, l’orizzonte che si tinge di rosa, il sole che piano
compare, disegnando stelline che brillano sulla superfice argento del mare …
Perla
adorava quell’incanto, e di solito Valerio si costringeva ad alzarsi e veniva a
farle compagnia.
Lui
era così, la seguiva dappertutto, moriva per lei, e lei lo sapeva; ma a volte
si sentiva soffocare. C’erano momenti, come quelle albe, che avrebbe preferito
essere sola, lei e l’alba, come se quel 'quadro' le appartenesse e
tra lei e il mare ci fosse una sorta di segreto incondividibile con
nessuno. Valerio turbava quello spettacolo, quel silenzio carico di parole …
come se lei fosse impossibilitata a respirare per la sua presenza.
Era
una sensazione così fastidiosa e curiosa allo stesso tempo da non saper
descrivere, una cosa sola era certa:
Sola,
lei avrebbe voluto vedere l’alba…sola.
La
sera prima avevano fatto l’amore come sempre, e poi lei aveva fatto fatica ad
addormentarsi, gli eventi del pomeriggio le tornavano nitidi alla mente e il
suo sonno era stato tutt’altro che tranquillo … "no stamane niente
mare" - aveva deciso e così poltriva tranquilla, più lucida della
notte, ascoltando il rumore del mare entrare dalla finestra.
Valerio,
al suo fianco, dormiva. Ogni tanto si girava, si sistemava meglio, poi ricadeva
nel sonno profondo.
Alla
fine, tutti i suoi buoni propositi si andarono a far benedire.
Incapace
di reggere alla tortura del letto Perla si alzò cercando di fare meno rumore
possibile per non svegliare Valerio.
Pensò
all’idea di preparare una bella colazione giù nella hall e di fargli cosa
gradita portandogliela in camera, avrebbero mangiato a letto; ogni tanto una
carineria fa bene all’amore.
Scivolò
nei panni silenziosamente, dopo essersi lavata col getto d’acqua più soft
possibile.
Ancora
con i capelli bagnati si avviò verso l’ascensore, sperando in cuor suo di
trovare già qualcosa di pronto.
La
hall, che solitamente a quell’ora era quasi deserta, quella mattina, brulicava
di gente; un pullman di tedeschi appena arrivati si stava registrando nella
reception. Perla fu grata alla confusione per sgattaiolare verso il terrazzo
dove allestivano la mensa, un bel terrazzo luminoso con grandi vetrate che si
aprivano sul mare, lo stesso che la sera diveniva sala da ballo. A destra e
sinistra, pochi gradini lo dividevano dalla spiaggia.
Giunta
a pochi passi dal bancone del bar, il sorriso, le morì in gola … a pochi metri
da lei, qualcuno le dava le spalle, parlando fitto col cameriere, due spalle
possenti e appena abbronzate, indice di fresco arrivo, due spalle così.. Perla
non aveva dubbi, stavolta no, non si sbagliava .. e le ginocchia le cedettero.
Dovette
far appello a tutte le sue forze per darsi contegno e cercò di tornare sui suoi
passi... troppo tardi; il cameriere con la coda degli occhi l’aveva vista e la
stava salutando.
-
Buongiorno Perla, mattutina come sempre eh?-
Perla
pensò che quello fosse l’attimo più lungo della sua vita, fingendo di non aver
ancora riconosciuto l’altro interlocutore si sforzò di apparire il più naturale
possibile e con un filo di voce rispose –“Giorno”.- cercando di rimanere a
debita distanza.
E
cadde giù tutto il cielo in un secondo, e venne giù col sorriso più dolce e
crudele che lei avesse conosciuto in vita sua, mentre la voce, quella voce,
come una pugnalata dentro la scuoteva fino alle viscere più profonde
dell’essere.
- Ma
guarda te, piccolo il mondo eh? Buongiorno! Allora credo che ieri ho visto
bene, eri tu alle bancarelle al parco! -
Non
mi dire, - replicò Perla, tra il seccato e il sarcastico - davvero? - e rifiutò a se stessa la domanda -"alloggi
qui?”- Più per paura della risposta, anche se moriva dalla curiosità.
Fulvio
sorrise di nuovo. Quel sorriso misto a una mezza risatina, quel sorriso che
diversi anni prima le aveva rubato il cuore e le era rimasto dentro.
- A
quanto pare alloggiamo allo stesso albergo, asserì lui intuendo la domanda di Perla
- Meglio , almeno ho già qualcuno che conosco e… immagino che anche tu come me,
non sei sola... - e finì la frase ammiccando verso i corridoi, come a indicare
le stanze.
Amelia,
c’era anche Amelia e Perla lo sapeva, lo aveva intuito dal primo momento.
Amelia
era stata uno e non il solo dei motivi per cui con Fulvio era finita.
Si
erano amati di una passione forte e travolgente. Lui l’aveva raccolta dal suo
torpore nel momento in cui lei non credeva più fosse capace di tornare donna,
ma il loro era stato un amore impossibile e maledetto, destinato a finire,
l’arrivo di Amelia ne aveva solo accelerato gli eventi.
Pure
qualcosa tra loro non aveva mai cessato di esistere. Un filo sottile li univa,
nel segreto più bello del mondo, quella complicità nascosta anche in
un solo semplice saluto, le loro strade che s’incontravano spesso, vivendo
vicini, nella stessa città.
Poi,
come tutte le cose, sopraggiunge la rassegnazione ed era arrivato Valerio. E
Perla si era attaccata a lui anima e cuore, sperando e credendo che tutto il
suo dolore fosse finalmente passato, ma le sensazioni che viveva quando
rivedeva Fulvio non le davano ragione e lei ne era profondamente
consapevole.
Altra
cosa era capire Fulvio, nei suoi occhi lei non era mai riuscita a leggere, come
se quegli occhi fossero di vetro. Difficilmente tradivano ogni emozione, eppure
allo stesso tempo la trafiggevano, la spogliavano, e lei era convinta che lui
potesse leggere in lei tutto l’imbarazzo e il turbamento che le provocava. Per
questo, da sempre, quando poteva, evitava di guardarlo negli occhi, almeno che,
come adesso, non decideva di sfidarlo.
- Appunto
non sono sola, anzi credo di aver perso un po’ troppo tempo e scu… scusatemi se
vi lascio, ma ero venuta a chiedere se potevo avere la colazione in camera …
grazie. -
-
Sarai servita.- rispose gentilmente il ragazzo al bar - Faccio a modo mio ? -
-
D’accordo. –convenne frettolosamente Perla, conscia di essere un po’ troppo
premurosa e girò sui tacchi, evitando accuratamente le buone maniere nel
risalutare Fulvio. Se si fosse girata, lo sapeva, avrebbe visto quel suo
sorrisino divertito e davvero non ne aveva voglia.
S’infilò
dentro l’ascensore, appoggiò la testa sui comandi della pulsantiera, premette
3° piano e lì rimase incapace di pensare e di respirare.
Quando
la portiera dell’ascensore si aprì si trovò faccia a faccia con l’ultima persona
che avrebbe voluto vedere in quel momento.
Perla
aveva già il volto arrossato e sconvolto, Amelia aprì la bocca dallo stupore:
- Perla?
Qui…pure tu! Ma che bella sorpresa ciao! -
E
c’era sincerità e affetto in quelle parole; Amelia, che amava Fulvio, Amelia,
amica di Perla, Amelia , ignara da sempre , che c’era un prima di lei in cui
Fulvio e Perla …
Perla
ingoiò a vuoto, fingendo il più possibile la sorpresa:
- Ma
dai! Anche tu qui, e da quando? Io è già una settimana …-
- Noi
siamo arrivati ieri a mezzogiorno, ma soffrivo di un mal di testa impossibile e
non sono uscita, ma scusa vieni da giù, non hai incontrato Fulvio?-
“Acc…"
rifletté Perla, "prima gaffe, che gli dico, che gli dico."
Decise
di ignorare la domanda
- Ma
sei su questo piano? - domandò a sua volta
- Sì. - rispose Amelia - l’ultima stanza in fondo, quella col
terrazzino all’angolo, è un incanto e si vede tutta la costa e tu? -
Perla era più disperata che mai ,
-
La terzultima, - disse in preda allo sconforto - e scusami se ti lascio, ma se
si è svegliato Valerio mi da per scomparsa ,sta per arrivare la colazione…scusami
ancora. -
-
E si avviò ancora più velocemente verso la camera. - Tranquilla ci vediamo tanto - sentì
la voce di Amelia alle spalle -
“E
no, che non ci dobbiamo vedere perché voi, tu, lui non dovreste essere qui, non
va bene per niente, perché perché?"- Perla era nel panico più assurdo. Quando
si richiuse la porta della propria stanza alle spalle, avrebbe voluto sparire, avrebbe
voluto essere in qualsiasi altra parte del mondo. Tre settimane, tre settimane
con lui, nello stesso albergo, con lui che filtrava sotto i suoi occhi con
Amelia , con lei premurosa e cortese, ignara di tutto, con Valerio; Valerio che
conosceva tutta la storia, pensò alla faccia che avrebbe fatto quando avesse
incontrato Fulvio. Valerio, che aveva sempre nascosto la sua gelosia… Valerio,
si era dimenticata di Valerio, che ora la stava guardando come sempre e
allargava le braccia
- Vieni qui , dammi un bacio - e Perla
in quel momento avrebbe voluto morire.