lunedì 10 settembre 2012

CAPITOLO 15




CAPITOLO 15

A parte quel primo ballo, Perla non ballò più con Fulvio.
Spesso i loro sguardi s’incontravano, quando capitavano vicini in pista, lei abbracciata a Valerio, lui ad Amelia e in quel momento si raccontavano tutto l’amore e tutta la sofferenza possibile.
Destinati ad amarsi e a non aversi, sempre.
Un dolore insopportabile che cresceva dentro, ma Perla si accorse di non avere più lacrime da piangere.
Voleva tornare alla tenda, ma c’era da attendere la premiazione e poi Valerio l’avrebbe seguita e per qualche strano motivo, temeva di restare sola con lui, come allo stesso tempo non voleva che Fulvio e Amelia restassero soli.
Dopo la premiazione che fu più sbrigativa di quanto lo sarebbe stata se fosse stata fatta come previsto nel pomeriggio, si scusò con gli altri allontanandosi con la scusa di andare in bagno. Aveva bisogno di restare un po’ sola, per riordinare le idee.
Con sua grande delusione si vide raggiungere da Valerio
- Perché non sei rimasto con gli altri? -
- Perché dovevo andare in bagno anche io, e poi scusa non ti fa piacere che ti accompagno? -
- Si certo, ci mancherebbe, - mentì lei –io farò presto - e si chiuse la porta alle spalle. Rimase chiusa dentro ,in preda allo sconforto
“ Devo superarla, io sono forte, devo farcela, devo superare questo momento.”
Si accorse di Valerio che la chiamava:
 - Amore ti aspetto qui fuori. -
Aspettò ancora, poi si accorse di aver indugiato troppo, uscì e si avvicinò al lavabo, aprì l’acqua e la fece scorrere sulle braccia, sulle mani, si sciacquò il viso, cercando di cancellare la stanchezza e la tristezza che si stava impossessando di lei, rifletté che all’indomani sarebbero tornati in albergo, che il tempo passava inesorabile, che tutto sarebbe tornato presto come prima, come sempre, senza lei , senza Fulvio, senza i suoi sogni.
Valerio si affacciò alla porta del bagno:
- Allora?-
- Arrivo -  e uscendo gli passò davanti diretta di nuovo in pista, ma si sentì afferrare.
- No, dai non torniamo, andiamo alla tenda, non mi va sono stanco e poi ho voglia di stare un po’ con te. -
Perla si sentì braccata e disperata, cercò di arrampicarsi sugli specchi:
- Ma, e non avvertiamo gli altri?-
- Gli altri? Ma che vuoi che importi agli altri, magari se la stanno divertendo, lasciamoli soli, non credi che anche loro abbiano bisogno di stare un po' soli? Anzi sai che ti dico, non torniamo alla tenda, non vorrei che ci troviamo la sorpresina, non credi che possano avere bisogno di un po’ d’intimità’ ? Fulvio me l’ha fatto capire sai, quando ti  sono venuto dietro  … -mentito, le aveva mentito, deliberatamente, e aveva guardato nei suoi occhi con sfida, per vederne riflesso l’effetto delle sue parole, per leggerle la verità dentro.
E Perla si era sentita affondare, sempre più giù,  in preda allo sconforto… e ‘scusa ancora, se ti amo,’ quelle parole , le sue parole, e adesso lui era in tenda a fare l’amore.. con Amelia .. le veniva da vomitare.
Valerio intanto le aveva preso un braccio, e con una forza stranamente selvaggia, la stava trascinando verso un punto dietro gli alberi nascosto.
- Dove mi porti? -  Glielo chiese, convinta già di conoscere la risposta. - Nonostante la rabbia, non aveva voglia per niente di farsi prendere da Valerio, non da quel Valerio che  le stava facendo male e non sembrava lui.
- Che ti prende, mi stai facendo male! -
- Scusa - le disse lui frettolosamente, mentre le mani cominciavano a cercare la lampo dei calzoni
 - Dai non dire che non mi vuoi, - e le strinse con forza un seno, mentre la gettava in terra sotto di lui.
Lei urlò:
 - “No!” – Cercando  di divincolarsi, ma lui era forte e la tenne immobile sotto di se, mentre continuava a sfilarle i pantaloni. Cominciò a morderle le labbra, il seno,  respirava sempre più a fatica, poi, incurante di lei che supplicava, le allargò le gambe e la  penetrò con tale impeto che le fece male. Cominciò a muoversi in lei, sempre più forte, con colpi assestati sempre più in fondo e più dolorosi.
Lei cominciò a piangere, pregandolo di fermarsi, ma lui era in preda a un raptus diabolico.
Non era più il suo Valerio, lui non la stava amando, la stava punendo; puniva lei e il suo amore per Fulvio, la sua gelosia fin troppo repressa aveva creato un mostro che ora la prendeva non con amore, ma con violenza, come la stesse stuprando.
E sembrò non finire mai. A un certo punto, mentre era sopra di lei, cominciò a insultarla con parole che lei non le aveva mai udito dire e a infierire, mentre versi da animale ferito accompagnavano i suoi colpi.
Perla piangeva, e lentamente cominciò a non provare più nulla, come se un freddo intenso si fosse impadronito di lei, si era imposta di uscire dal suo corpo, e lasciò impassibile che lui finisse la sua corsa.
Quando spossato, Valerio ricadde su di lei, era ormai lontana, con la mente e con il cuore. Sentì il suo respiro che tornava normale. Il suo  sudore le colava sugli occhi e lei li chiuse , ricacciando indietro anche le lacrime.
Si sollevò appena su lei, guardandola, adesso era triste:
- Perdonami, ho sbagliato,  ti chiedo scusa, io, io non sono questo, lo sai, dio ti prego perdonami, dai guardami, io ti amo , lo sai, non ti farei mai del male, ti prego dimmi che ci sono ancora per te, dimmi che mi ami, che sei mia, ti prego o farò una pazzia. -  E si sollevò ancor di più sui gomiti per guardarla meglio.
La musica era cessata e si affacciavano le prime luci dell’alba.
- Fammi alzare - lo pregò - e senza guardarlo si diresse verso la riva, entrò in acqua e vi s’immerse. Voleva lavarsi, lavare l’affronto di quella notte, avrebbe mai dimenticato? Avrebbe mai perdonato Valerio? E Fulvio? Fulvio dov’era … Fulvio ….. e in quel preciso momento sarebbe morta se avesse potuto.
Tornarono alla tenda, per mano e in silenzio, non si erano scambiati più nemmeno una parola.
Lei aveva lasciato comunque che lui le prendesse la mano , ma non aveva più parlato, né lo aveva più guardato.
Il sole cominciava a filtrare tra gli alberi, Amelia, in piedi vicino al cucinino stava preparando il caffè:
Si voltò verso loro sorridente e raggiante e Perla seppe che Valerio le aveva detto la verità, forse si era buttato a indovinare, ma era vero, avevano fatto all’amore.
Delusa e affranta si lasciò cadere su una stuoia e accettò il caffè che Amelia le porgeva:
-  Grazie, - disse , imitata da Valerio.
L’avrebbe perdonato. Avrebbe compreso, tanto nulla poteva cambiare e lui era l’unica cosa certa nella sua vita; a parte quella notte. Lui e il suo amore, e lei aveva bisogno di lui, per farcela, per ritrovarsi.
Come a rinforzare i suoi propositi gli si avvicinò, lo sfiorò, e quando lui si girò a voltarsi, gli sfiorò le labbra con dolcezza. Lui sorrise, Perla avrebbe giurato di aver visto una lacrima affacciarsi ai suoi occhi, mentre la stringeva forte a se.
- Ehi, non vi sono bastate le effusioni? -  rise Amelia,  e s’infilò nella tenda con una tazzina fumante di caffè in mano.
- Dai pigrone, è ora di alzarsi, dobbiamo mettere tutto in ordine e smontare la tenda, tra un po’ si torna. -
Perla la sentì rivolgersi a Fulvio , era tutto così assurdo, la loro complicità, la loro intimità e lei, un intrusa nel loro mondo, cosa ci faceva lei lì? E scusa ancora , se ti amo …..
Sopraffatta dalle proprie sensazioni e dai propri pensieri  decise di darsi da fare cominciando a pulire il barbecue portatile che avevano usato per la cena.
Avrebbe cercato di incontrare meno possibile lo sguardo di Fulvio, lo avrebbe tenuto più lontano possibile da se e dal suo mondo, com’era già successo ,e lei sarebbe scomparsa, da lui e dalla sua vita.
Non poteva essere altrimenti e doveva essere da subito, prima che tornassero in albergo, prima che tornassero in città.
Tutto quello che era stato, lei doveva solo dimenticarlo, chiuso, in un cassetto, per sempre, solo una parentesi, ma come si fa a dimenticare, se quel cassetto si chiama cuore?
Presa dai suoi pensieri, Perla strofinava con più vigore del solito il piatto di portata, mentre il sole rifletteva i suoi occhi tristi nel fondo e la consolava col suo calore.


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