CAPITOLO 15
A
parte quel primo ballo, Perla non ballò più con Fulvio.
Spesso
i loro sguardi s’incontravano, quando capitavano vicini in pista, lei
abbracciata a Valerio, lui ad Amelia e in quel momento si raccontavano tutto
l’amore e tutta la sofferenza possibile.
Destinati
ad amarsi e a non aversi, sempre.
Un
dolore insopportabile che cresceva dentro, ma Perla si accorse di non avere più
lacrime da piangere.
Voleva
tornare alla tenda, ma c’era da attendere la premiazione e poi Valerio
l’avrebbe seguita e per qualche strano motivo, temeva di restare sola con lui,
come allo stesso tempo non voleva che Fulvio e Amelia restassero soli.
Dopo
la premiazione che fu più sbrigativa di quanto lo sarebbe stata se fosse stata
fatta come previsto nel pomeriggio, si scusò con gli altri allontanandosi con
la scusa di andare in bagno. Aveva bisogno di restare un po’ sola, per
riordinare le idee.
Con
sua grande delusione si vide raggiungere da Valerio
-
Perché non sei rimasto con gli altri? -
-
Perché dovevo andare in bagno anche io, e poi scusa non ti fa piacere che ti
accompagno? -
-
Si certo, ci mancherebbe, - mentì lei –io farò presto - e si chiuse la porta
alle spalle. Rimase chiusa dentro ,in preda allo sconforto
“ Devo
superarla, io sono forte, devo farcela, devo superare questo momento.”
Si
accorse di Valerio che la chiamava:
- Amore ti aspetto qui fuori. -
Aspettò
ancora, poi si accorse di aver indugiato troppo, uscì e si avvicinò al lavabo,
aprì l’acqua e la fece scorrere sulle braccia, sulle mani, si sciacquò il viso,
cercando di cancellare la stanchezza e la tristezza che si stava impossessando
di lei, rifletté che all’indomani sarebbero tornati in albergo, che il tempo
passava inesorabile, che tutto sarebbe tornato presto come prima, come sempre,
senza lei , senza Fulvio, senza i suoi sogni.
Valerio
si affacciò alla porta del bagno:
- Allora?-
-
Arrivo - e uscendo gli passò davanti
diretta di nuovo in pista, ma si sentì afferrare.
- No,
dai non torniamo, andiamo alla tenda, non mi va sono stanco e poi ho voglia di
stare un po’ con te. -
Perla
si sentì braccata e disperata, cercò di arrampicarsi sugli specchi:
- Ma,
e non avvertiamo gli altri?-
-
Gli altri? Ma che vuoi che importi agli altri, magari se la stanno divertendo,
lasciamoli soli, non credi che anche loro abbiano bisogno di stare un po'
soli? Anzi sai che ti dico, non torniamo alla tenda, non vorrei che ci
troviamo la sorpresina, non credi che possano avere bisogno di un po’
d’intimità’ ? Fulvio me l’ha fatto capire sai, quando ti sono venuto
dietro … -mentito, le aveva mentito,
deliberatamente, e aveva guardato nei suoi occhi con sfida, per vederne
riflesso l’effetto delle sue parole, per leggerle la verità dentro.
E
Perla si era sentita affondare, sempre più giù, in preda allo sconforto… e ‘scusa ancora, se
ti amo,’ quelle parole , le sue parole, e adesso lui era in tenda a fare
l’amore.. con Amelia .. le veniva da vomitare.
Valerio
intanto le aveva preso un braccio, e con una forza stranamente selvaggia, la
stava trascinando verso un punto dietro gli alberi nascosto.
-
Dove mi porti? - Glielo chiese, convinta già di conoscere la risposta. -
Nonostante la rabbia, non aveva voglia per niente di farsi prendere da Valerio,
non da quel Valerio che le stava facendo male e non sembrava lui.
- Che
ti prende, mi stai facendo male! -
-
Scusa - le disse lui frettolosamente, mentre le mani cominciavano a cercare la
lampo dei calzoni
- Dai non dire che non mi vuoi, - e le strinse
con forza un seno, mentre la gettava in terra sotto di lui.
Lei
urlò:
- “No!” – Cercando di divincolarsi, ma lui era forte e la tenne
immobile sotto di se, mentre continuava a sfilarle i pantaloni. Cominciò a
morderle le labbra, il seno, respirava
sempre più a fatica, poi, incurante di lei che supplicava, le allargò le gambe
e la penetrò con tale impeto che le fece male. Cominciò a muoversi in
lei, sempre più forte, con colpi assestati sempre più in fondo e più dolorosi.
Lei
cominciò a piangere, pregandolo di fermarsi, ma lui era in preda a un raptus
diabolico.
Non
era più il suo Valerio, lui non la stava amando, la stava punendo; puniva lei e
il suo amore per Fulvio, la sua gelosia fin troppo repressa aveva creato un
mostro che ora la prendeva non con amore, ma con violenza, come la stesse
stuprando.
E
sembrò non finire mai. A un certo punto, mentre era sopra di lei, cominciò a
insultarla con parole che lei non le aveva mai udito dire e a infierire, mentre
versi da animale ferito accompagnavano i suoi colpi.
Perla
piangeva, e lentamente cominciò a non provare più nulla, come se un freddo
intenso si fosse impadronito di lei, si era imposta di uscire dal suo corpo, e
lasciò impassibile che lui finisse la sua corsa.
Quando
spossato, Valerio ricadde su di lei, era ormai lontana, con la mente e con il
cuore. Sentì il suo respiro che tornava normale. Il suo sudore le colava
sugli occhi e lei li chiuse , ricacciando indietro anche le lacrime.
Si
sollevò appena su lei, guardandola, adesso era triste:
-
Perdonami, ho sbagliato, ti chiedo
scusa, io, io non sono questo, lo sai, dio ti prego perdonami, dai guardami, io
ti amo , lo sai, non ti farei mai del male, ti prego dimmi che ci sono ancora
per te, dimmi che mi ami, che sei mia, ti prego o farò una pazzia. - E si sollevò ancor di più sui gomiti per
guardarla meglio.
La
musica era cessata e si affacciavano le prime luci dell’alba.
-
Fammi alzare - lo pregò - e senza guardarlo si diresse verso la riva,
entrò in acqua e vi s’immerse. Voleva lavarsi, lavare l’affronto di quella notte,
avrebbe mai dimenticato? Avrebbe mai perdonato Valerio? E Fulvio? Fulvio
dov’era … Fulvio ….. e in quel preciso momento sarebbe morta se avesse potuto.
Tornarono
alla tenda, per mano e in silenzio, non si erano scambiati più nemmeno una
parola.
Lei
aveva lasciato comunque che lui le prendesse la mano , ma non aveva più
parlato, né lo aveva più guardato.
Il
sole cominciava a filtrare tra gli alberi, Amelia, in piedi vicino al cucinino
stava preparando il caffè:
Si
voltò verso loro sorridente e raggiante e Perla seppe che Valerio le aveva
detto la verità, forse si era buttato a indovinare, ma era vero, avevano fatto
all’amore.
Delusa
e affranta si lasciò cadere su una stuoia e accettò il caffè che Amelia le
porgeva:
- Grazie, - disse , imitata da Valerio.
L’avrebbe
perdonato. Avrebbe compreso, tanto nulla poteva cambiare e lui era l’unica cosa
certa nella sua vita; a parte quella notte. Lui e il suo amore, e lei aveva
bisogno di lui, per farcela, per ritrovarsi.
Come
a rinforzare i suoi propositi gli si avvicinò, lo sfiorò, e quando lui si girò
a voltarsi, gli sfiorò le labbra con dolcezza. Lui sorrise, Perla avrebbe
giurato di aver visto una lacrima affacciarsi ai suoi occhi, mentre la
stringeva forte a se.
- Ehi,
non vi sono bastate le effusioni? - rise
Amelia, e s’infilò nella tenda con una
tazzina fumante di caffè in mano.
- Dai
pigrone, è ora di alzarsi, dobbiamo mettere tutto in ordine e smontare la
tenda, tra un po’ si torna. -
Perla
la sentì rivolgersi a Fulvio , era tutto così assurdo, la loro complicità, la
loro intimità e lei, un intrusa nel loro mondo, cosa ci faceva lei lì? E scusa
ancora , se ti amo …..
Sopraffatta
dalle proprie sensazioni e dai propri pensieri decise di darsi da fare
cominciando a pulire il barbecue portatile che avevano usato per la cena.
Avrebbe
cercato di incontrare meno possibile lo sguardo di Fulvio, lo avrebbe tenuto
più lontano possibile da se e dal suo mondo, com’era già successo ,e lei
sarebbe scomparsa, da lui e dalla sua vita.
Non
poteva essere altrimenti e doveva essere da subito, prima che tornassero in
albergo, prima che tornassero in città.
Tutto
quello che era stato, lei doveva solo dimenticarlo, chiuso, in un cassetto, per
sempre, solo una parentesi, ma come si fa a dimenticare, se quel cassetto si
chiama cuore?
Presa
dai suoi pensieri, Perla strofinava con più vigore del solito il piatto di
portata, mentre il sole rifletteva i suoi occhi tristi nel fondo e la consolava
col suo calore.
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