CAPITOLO 19
Perla continuava a ricordare, mentre percorreva il
lungomare. Sedette su una panchina respirando la brezza del mare che arrivava e
tornò ancora lì, anni prima.
Tre giorni dopo la cena di Capodanno, Claudia
l’aveva chiamata.
Non si erano viste, perché con le vacanze
scolastiche, c’era meno occasione di vedersi.
Perla lavorava in un alberghetto a ridosso della
città e a volte tornava a casa esausta.
Ma doveva tutto al suo lavoro, non fosse stato per
quello, sarebbe sprofondata nella disperazione più assoluta.
- Vediamoci prima che ricomincia la scuola, ho
bisogno di parlarti -
- Oggi faccio la lunga – le aveva detto Perla
- Ma per domani pomeriggio sarò libera, se vuoi vengo da te.
- No, vengo io, tanto devo uscire per prendere
delle cose a Caterina e mi fermo da te.-
- Ok, ti aspetto, e porta anche Caterina, così lei gioca
con Lorenzo e noi stiamo tranquille. -
Aveva attaccato la cornetta e stava asciugando dei
bicchieri sul bancone del bar, quando lo vide entrare.
Lui, Fulvio, il marito di Claudia? E che ci faceva
lì …
Non era solo. Era in compagnia di un amico, e dal
loro modo di fare, sembravano impegnati in una discussione di lavoro.
Perla strabuzzò gli occhi: forse si stava
sbagliando. No, era lui, non c’erano dubbi.
Si accostarono al balcone. Perla pensò quanto fosse
strana la vita. Per anni aveva frequentato Claudia, senza mai conoscerlo, e
adesso nel giro di pochi giorni già era la seconda volta che lo vedeva.
- Oh. - vide la sorpresa divertita dei suoi occhi
quando la vide - Guarda un po’ che bella sorpresa, Carlo ti presento la mia
cuginetta – e si rivolse all’amico, come se tra loro ci fosse un’amicizia da
anni e fosse la cosa più naturale di questo mondo presentarla al suo amico.
Perla attonita, era rimasta lì, come una ‘cretina’,
non sapendo che fare.
Allungò una mano attraverso il bancone, per
presentarsi, poi assunse un’aria professionale e chiese loro se consumavano
qualcosa.
Presero un aperitivo al tavolo.
Perla li servì come fossero due clienti qualunque.
Tornò al suo posto.
Ogni tanto sbirciava dalla loro parte. Pensò a
Claudia, alla sua reazione, quando le avesse raccontato che suo marito era
entrato nell’albergo.
Poi capì, il suo amico era di fuori e alloggiava lì
qualche giorno.
Quando se ne andarono, Fulvio le si avvicinò:
- E’ stato un piacere rivederti, adesso che so che
lavori qui, passerò più spesso, spero così di ricevere un trattamento speciale,
si paga lo stesso? - e lo disse accompagnando le
parole con una risatina.
Perla aveva sorriso a sua volta, stando al suo gioco:
- Mi spiace, ma gli amici pagano doppio. Per il
trattamento vedremo - e rise a sua volta.
Poi, lui e il suo amico, salutarono e se ne
andarono. Perla lo vide mettersi al volante. L’amico stava salendo sul sedile
accanto,
Fulvio tirò giù il finestrino guardandola. Non le staccava gli occhi da
dosso un attimo.
E nemmeno lei riusciva a scrollarsi. Sentendosi
arrossire, chinò il capo sui bicchieri che stava asciugando, poi sentì il rombo
della macchina partire. Quando rialzò lo sguardo, la macchina non c’era più.
Da quella volta in poi, gli eventi erano
precipitati.
Il giorno dopo, Claudia si confidò con lei. Era
innamorata di Luca e non sopportava più suo marito.
Era arrogante, superbo, padre padrone. Ah sì,
avrebbe dovuto conoscerlo meglio:
–
Non sai quante ne ho sopportate, non ce la
faccio più. Non c’entra Luca, te lo giuro, quando è subentrato, io già non
provavo più niente per lui.
Perla dubitava. Lei era del parere che una coppia
‘scoppia’ solo quando arriva il terzo incomodo.
- Sei sicura di voler mandare tutto a ‘puttane’ per
un capriccio? E a Caterina non ci pensi? -
- Non è un capriccio. Io lo amo, con tutta me
stessa, e ti auguro presto di trovare una persona stupenda come lui che rapisca
il tuo cuore, te lo meriti.- Claudia abbracciò Perla - E se non ho ancora
chiesto il divorzio , è proprio per Caterina, anche se non vedo dov’è la
differenza, visto che il padre per lei non c’è mai.
A proposito, per qualche giorno non mi vedrai. Ho
detto a Fulvio che mia madre sta male e dovrò stare qualche giorno da lei.
Non è vero, ci regaliamo una settimana con Luca.
Forse verrà Fulvio a prendere Caterina a scuola. Se
così non fosse, posso contare su di te? -
-
Certo - disse Perla.
Non le piaceva essere sua complice, ma non poteva
rifiutarsi. Per lei, Claudia, c’era sempre stata.
- Ma, se Fulvio chiamasse tua madre? -
- Non lo farà, non si parlano da anni. –
Poi Claudia
strinse forte Perla:
– Sapevo di
poter contare su di te.-
Nei giorni seguenti Perla, come sempre, era in
attesa che suo figlio Lorenzo uscisse da scuola.
Quando il primo giorno vide arrivare Fulvio, non se
l’aspettava, pensava che alla fine toccasse a lei prendere Caterina.
E invece lui era lì, a prendere sua figlia.
Si avvicinò salutandola cortesemente. Sembrava più
vecchio e più cupo, dell’altro giorno quando era entrato nel suo albergo.
Sedettero vicini, in attesa del suono della
campanella.
A Perla quella vicinanza la turbava.
Lui la confondeva e non sapeva darsene ragione.
Cominciarono a parlare di più e del meno, del
tempo, del lavoro, delle cose più banali. Si accorse di condividere le sue
idee, di trovarsi in sintonia con lui, su tutto. Come in un accordo reciproco e
sottinteso, nessuno dei due nominò Claudia.
Perla si accorse ancora di adorare la sua voce. Lui
aveva una voce dolce e seducente, parlava pacato, e la guardava negli
occhi mentre lo faceva.
Certamente a Perla non sembrava affatto quell’orco
che sua cugina descriveva, ma sicuramente lei lo conosceva molto meglio della
sottoscritta. Si sa, l'apparenza spesso inganna ...
- Attenta - si disse- non fidarti di costui -
e aveva ragione. Non lo sapeva ancora, ma Fulvio stava diventando pericoloso,
per lei.
La storia si ripeté, per altri due giorni. Un
giorno lui, arrivato in macchina si offrì di darle un passaggio.
Perla salì sull’auto. Guardava nella macchina
incuriosita, cercando di percepire segnali che le parlassero di lui.
Vide il suo braccio muovere il cambio.
Lui aveva una camicia bianca con le maniche girate,
e s’intravedevano i suoi muscoli mentre girava il volante. Girò il volto
dietro per fare manovra, quando si volse di nuovo per guardare avanti, si bloccò
all’altezza del suo viso. Per un attimo i loro occhi s’incontrarono, poi il suo
sguardo scese sul suo corpo, accarezzandola.
Quando tornò a guardarla in viso, lei era arrossita
e respirava a fatica.
Era la prima volta, dopo Silvio, che si sentiva
così.
Non capiva più niente.
- Be’ si va? – disse fingendo indifferenza, visto
che lui non si decideva a partire, ma sentiva che la voce la tradiva.
Si accorse di avere voglia di sfiorarlo, di
toccargli quelle mani e quelle braccia che aveva visto ruotare sul volante.
Cercò di darsi contegno e si girò a parlare con i
bambini seduti sul sedile posteriore, evitando di guardarlo.
Quando arrivarono sotto casa, scese a malincuore
dalla macchina.
Lui, nel frattempo era sceso a sua volta, e stava
aiutando Lorenzo a scendere.
Si era avvicinato
- Sono sfacciato se ti chiedo il telefono? Sai,
domani non sarò sicuro che potrò venire a prendere Caterina, ho un lavoro fuori
da sbrigare e ho paura che dovrò trattenermi, posso chiamarti, in caso?-
Si scambiarono i rispettivi numeri di telefono.
Poi si salutarono. Perla si appoggiò alla porta
dell’ascensore, ancora confusa per le sensazioni che aveva provato nella
macchina con Fulvio.
Mentre l’ascensore saliva riguardò più volte il
telefono;
F., aveva scritto nella fretta di memorizzare e
chiuse gli occhi.
Stava accadendogli qualcosa alla quale lei non era
preparata.
Pensò a Claudia, a tutto quello che le aveva detto
di Fulvio, stentava a vederlo diverso da come era con lei.
La sera Claudia la chiamò. Era euforica e non
smetteva mai di raccontarle tutte le cose belle che stavano vivendo con Luca.
Poi volle sapere di Caterina, Perla la rassicurò.
Quando si salutarono, si accorse di non aver mai
nominato Fulvio, ne di averle detto di essersi scambiata il numero di telefono
con lui.
Era come se all’improvviso non riuscisse più a
essere la stessa con lei.
E Fulvio all’improvviso era diventato un segreto,
da proteggere e tenere per se, qualcosa che ancora lei non conosceva, ma che
non poteva dividere con lei, come tutte le altre cose, perché Fulvio era di
Claudia, di sua cugina, anzi della sua migliore amica, di sua sorella.
E’ vero, le aveva detto di non sopportarlo più, di
non amarlo più, ma se fosse tornata in se stessa? Se l’avventura con Luca si
sarebbe risolta in un fuoco di paglia?
E poi c’era Caterina, lei adorava il papà .
Perla si riscosse: "Ma quali pensieri le
venivano in mente adesso?" Non c’era niente tra lei e Fulvio, stava solo farneticando,
e poi lei amava Silvio, avrebbe amato sempre e solo Silvio.
Cullata da quel pensiero preparò la cena, poi si
mise a letto con Lorenzo vicino e si addormentò presto.
Contrariamente a quanto pensato, il giorno dopo
Fulvio non l’aveva chiamata, ma era arrivato giusto in tempo per l’uscita della
scuola:
- Non so, se posso permettermi, ti andrebbe di
farmi compagnia per pranzo? Sono stanco e non ho voglia di preparare nulla, se
ti va, facciamo un salto al Mac Donald con i ragazzi, al ritorno ci fermiamo al
parco e li facciamo giocare un po’-
Perla non poté rifiutarsi. I ragazzi, sentendo il
programma, saltarono dalla gioia e Caterina gettò le braccia al collo del papà,
riempiendolo di baci;
- OH, babbo, si dai ti prego, ti prego -
Anche Lorenzo aveva tirato Perla per la mano:
- Ci andiamo
vero Mamy?-
Perla si era girata verso Fulvio e lo aveva
guardato con una tal espressione che a lui era venuto da ridere.
- Dimmi come potrei dirti di no – e alzò le braccia
in segno di resa.
Soddisfatto della risposta Fulvio le aveva preso lo
zaino di Lorenzo dalle mani e l'aveva buttato nel portabagagli della macchina
insieme a quello di Caterina. Poi aveva fatto salire i ragazzi, e fatto il giro
della macchina, le aveva aperto lo sportello, in attesa che lei salisse.
Quel gesto la commosse. Lo faceva sempre Silvio.
Fulvio glielo ricordava sempre di più. Forse per questo si sentiva turbata da
lui.
Lui si accorse della sua espressione mutata:
- Qualcosa
non va? - le chiese, mentre la faceva
accomodare in macchina.
Perla si stupiva di come lui fosse bravo a capirla.
Con lui si sentiva un libro aperto e questo la
faceva sentire sicura ma vulnerabile allo stesso tempo.
-Tutto a posto – ma mentiva.
Non era a posto niente. Non era a posto che lui la
facesse sentire così, non era a posto l’idea che nella sua mente stava nascendo
di lui.
Al Mac fecero una fila infinita per riuscire a
mangiare.
Quando finalmente riuscirono a mettersi seduti,
erano le due passate.
Perla si accorse di non avere fame.
Lui parlava con i ragazzi, giocando con loro, e
ogni tanto si rivolgeva a lei sorridendole.
Ma lei non sentiva più nemmeno quello che
diceva.
Immancabilmente i loro occhi s’incontravano,
immancabilmente tutte le volte che le parlava, la penetrava con quello sguardo
che la rendeva nuda e l’annullava totalmente.
A un certo punto squillò il telefono.
Era Claudia.
Come fosse colta da una pugnalata improvvisa, Perla
chiese scusa e si allontanò dal tavolo. Claudia le chiese come andava e volle
sapere di Caterina, Perla le disse che era tutto a posto, ma che l’avrebbe
richiamata lei. Le mentì, dicendole che stava parlando con la maestra di
Lorenzo e doveva lasciarla.
Tornando al tavolo si sentiva in colpa.
Perché aveva mentito a Claudia?
Perché non le aveva detto di essere al Mac con i
ragazzi e Fulvio? Le avrebbe potuto passare Caterina, e invece aveva spudoratamente
mentito. A lei , alla sua cuginetta preferita, alla sua migliore amica e
credeva di conoscerne il motivo, ma lo rifiutava.
Aveva mentito, perché lei, Perla, si stava
innamorando di Fulvio.
Ma che stava pensando? Era uscita fuori di senno.
Però non mentì a Fulvio. Le disse che era Claudia.
Lui non nascose la sua gelosia, dicendole che non
era normale che avesse chiamato lei, invece di lui. Poi però si scusò:
- Perdonami, so che tipo di legame c’è tra voi,
anche se non capisco come fate a legare, tu sei molto diversa da lei. -
Perla si domandò se in quell’affermazione si
nascondesse una critica o un complimento. Non rispose e si costrinse a mandare
giù un boccone. All’improvviso era sceso il gelo, come se qualcosa fosse
intervenuto a disturbare quella scenetta familiare.
Lei aveva visto gli occhi di Fulvio cambiare di
nuovo colore e la dolcezza nei suoi occhi era scomparsa.
Promise a se stessa, che quanto più possibile
avrebbe cercato di non nominargliela più. Non avrebbe permesso che il suo
fantasma s’intromettesse tra lei e Fulvio.
Poi si ricredette: no, stava sbagliando, era lei
che non c’entrava niente nel loro mondo.
Arrivarono al parco che era quasi il tramonto.
Noleggiarono delle biciclette per i ragazzi e loro sedettero vicini
su una panchina.
Ogni tanto Lorenzo e Caterina tornavano, bevevano a
una fontanella e poi si riallontanavano.
Perla non sapeva che argomento trovare per rompere
di nuovo il ghiaccio. Sentiva che Fulvio era lontano, con i suoi pensieri.
Quando lui si voltò a guardarla, nei suoi occhi
c’era una tale tristezza, che avrebbe voluto abbracciarlo e stringere a se.
Lui le chiese di lei, di suo marito e lei le fu grata
per aver rotto quel momento critico.
Cominciò a raccontarle e lui la ascoltava,
fissandola negli occhi, e ogni tanto, quando i racconti le portavano una
lacrima agli occhi, l’abbracciava teneramente e le prestava il fazzoletto. Una volta
le asciugò una lacrima e lei toccò la sua mano. Sentì che si stava
perdendo nei suoi occhi. Quando venne sera, sapeva molto più lui di lei, di
quanto lei non sapesse di lui:
- Ti posso chiamare stasera? – le chiese lui - ho
bisogno di parlare con qualcuno , qualcuno che possa capirmi , ho bisogno di
non sentirmi solo.
"Mi puoi chiamare?" Perla non voleva
altro. Non voleva altro che risentire la sua voce calda, che le attraversava i
sensi e risvegliava in lei il suo istinto di donna.
Sapeva che era tutto sbagliato, ma non riusciva a controllarsi.
Lo guardò: - Certo, chiamami dopo le nove, quando
ho messo a letto Lorenzo, così avremo più tempo per parlare.-
La lasciò sotto casa, e quando la macchina si
allontanò a lei già mancava.
Ma quella sera l’avrebbe chiamata, e lei non stava
nella pelle.
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