giovedì 6 settembre 2012

CAPITOLO 19



CAPITOLO 19

Perla continuava a ricordare, mentre percorreva il lungomare. Sedette su una panchina respirando la brezza del mare che arrivava e tornò ancora lì, anni prima. 
Tre giorni dopo la cena di Capodanno, Claudia l’aveva chiamata.
Non si erano viste, perché con le vacanze scolastiche, c’era meno occasione di vedersi.
Perla lavorava in un alberghetto a ridosso della città e a volte tornava a casa esausta.
Ma doveva tutto al suo lavoro, non fosse stato per quello, sarebbe sprofondata nella disperazione più assoluta.
- Vediamoci prima che ricomincia la scuola, ho bisogno di parlarti -
- Oggi faccio la lunga – le aveva detto Perla  -  Ma per domani pomeriggio sarò libera, se vuoi vengo da te.
- No, vengo io, tanto devo uscire per prendere delle cose a Caterina e mi fermo da te.-
- Ok, ti aspetto, e porta anche Caterina, così lei gioca con Lorenzo e noi stiamo tranquille. -
Aveva attaccato la cornetta e stava asciugando dei bicchieri sul bancone del bar, quando lo vide entrare.
Lui, Fulvio, il marito di Claudia? E che ci faceva lì …
Non era solo. Era in compagnia di un amico, e dal loro modo di fare, sembravano impegnati in una discussione di lavoro.
Perla strabuzzò gli occhi: forse si stava sbagliando. No, era lui, non c’erano dubbi.
Si accostarono al balcone. Perla pensò quanto fosse strana la vita. Per anni aveva frequentato Claudia, senza mai conoscerlo, e adesso nel giro di pochi giorni già era la seconda volta che lo vedeva.
- Oh. - vide la sorpresa divertita dei suoi occhi quando la vide - Guarda un po’ che bella sorpresa, Carlo ti presento la mia cuginetta – e si rivolse all’amico, come se tra loro ci fosse un’amicizia da anni e fosse la cosa più naturale di questo mondo presentarla al suo amico.
Perla attonita, era rimasta lì, come una ‘cretina’, non sapendo che fare.
Allungò una mano attraverso il bancone, per presentarsi, poi assunse un’aria professionale e chiese loro se consumavano qualcosa.
Presero un aperitivo al tavolo.
Perla li servì come fossero due clienti qualunque.
Tornò al suo posto.
Ogni tanto sbirciava dalla loro parte. Pensò a Claudia, alla sua reazione, quando le avesse raccontato che suo marito era entrato nell’albergo.
Poi capì, il suo amico era di fuori e alloggiava lì qualche giorno.
Quando se ne andarono, Fulvio le si avvicinò:
- E’ stato un piacere rivederti, adesso che so che lavori qui, passerò più spesso, spero così di ricevere un trattamento speciale, si paga lo stesso? - e lo disse accompagnando le parole con una risatina.
Perla aveva sorriso a sua volta, stando al suo gioco:
- Mi spiace, ma gli amici pagano doppio. Per il trattamento vedremo  - e rise a sua volta.
Poi, lui e il suo amico, salutarono e se ne andarono. Perla lo vide mettersi al volante. L’amico stava salendo sul sedile accanto,
Fulvio tirò giù il finestrino  guardandola. Non le staccava gli occhi da dosso un attimo.
E nemmeno lei riusciva a scrollarsi. Sentendosi arrossire, chinò il capo sui bicchieri che stava asciugando, poi sentì il rombo della macchina partire. Quando rialzò lo sguardo, la macchina non c’era più.
Da quella volta in poi, gli eventi erano precipitati.
Il giorno dopo, Claudia si confidò con lei. Era innamorata di Luca e non sopportava più suo marito.
Era arrogante, superbo, padre padrone. Ah sì, avrebbe dovuto conoscerlo meglio:
      Non sai quante ne ho sopportate, non ce la faccio più. Non c’entra Luca, te lo giuro, quando è subentrato, io già non provavo più niente per lui.
Perla dubitava. Lei era del parere che una coppia ‘scoppia’ solo quando arriva il terzo incomodo.
- Sei sicura di voler mandare tutto a ‘puttane’ per un capriccio? E a Caterina non ci pensi? -
- Non è un capriccio. Io lo amo, con tutta me stessa, e ti auguro presto di trovare una persona stupenda come lui che rapisca il tuo cuore, te lo meriti.- Claudia abbracciò Perla - E se non ho ancora chiesto il divorzio , è proprio per Caterina, anche se non vedo dov’è la differenza, visto che il padre per lei non c’è mai.
A proposito, per qualche giorno non mi vedrai. Ho detto a Fulvio che mia madre sta male e dovrò stare qualche giorno da lei.
Non è vero, ci regaliamo una settimana con Luca.
Forse verrà Fulvio a prendere Caterina a scuola. Se così non fosse, posso contare su di te? -
-       Certo - disse Perla.
Non le piaceva essere sua complice, ma non poteva rifiutarsi. Per lei, Claudia, c’era sempre stata.
- Ma, se Fulvio  chiamasse tua madre? -
- Non lo farà, non si parlano da anni. –
 Poi Claudia strinse forte Perla:
 – Sapevo di poter contare su di te.-
Nei giorni seguenti Perla, come sempre, era in attesa che suo figlio Lorenzo uscisse da scuola.
Quando il primo giorno vide arrivare Fulvio, non se l’aspettava, pensava che alla fine toccasse a lei prendere Caterina.
E invece lui era lì, a prendere sua figlia.
Si avvicinò salutandola cortesemente. Sembrava più vecchio e più cupo, dell’altro giorno quando era entrato nel suo albergo.
Sedettero vicini, in attesa del suono della campanella.
A Perla quella vicinanza la turbava.
Lui la confondeva e non sapeva darsene ragione.
Cominciarono a parlare di più e del meno, del tempo, del lavoro, delle cose più banali. Si accorse di condividere le sue idee, di trovarsi in sintonia con lui, su tutto. Come in un accordo reciproco e sottinteso, nessuno dei due nominò Claudia.
Perla si accorse ancora di adorare la sua voce. Lui aveva una voce dolce e seducente, parlava pacato, e la guardava negli occhi mentre lo faceva.
Certamente a Perla non sembrava affatto quell’orco che sua cugina descriveva, ma sicuramente lei lo conosceva molto meglio della sottoscritta. Si sa, l'apparenza spesso inganna ...
- Attenta -  si disse- non fidarti di costui - e aveva ragione. Non lo sapeva ancora, ma Fulvio stava diventando pericoloso, per lei.
La storia si ripeté, per altri due giorni. Un giorno lui, arrivato in macchina si offrì di darle un passaggio.
Perla salì sull’auto. Guardava nella macchina incuriosita, cercando di percepire segnali che le parlassero di lui.
Vide il suo braccio muovere il cambio.
Lui aveva una camicia bianca con le maniche girate, e s’intravedevano i suoi muscoli mentre girava il volante.  Girò il volto dietro per fare manovra, quando si volse di nuovo per guardare avanti, si bloccò all’altezza del suo viso. Per un attimo i loro occhi s’incontrarono, poi il suo sguardo scese sul suo corpo, accarezzandola.
Quando tornò a guardarla in viso, lei era arrossita e respirava a fatica.
Era la prima volta, dopo Silvio, che si sentiva così.
Non capiva più niente.
- Be’ si va? – disse fingendo indifferenza, visto che lui non si decideva a partire, ma sentiva che la voce la tradiva.
Si accorse di avere voglia di sfiorarlo, di toccargli quelle mani e quelle braccia che aveva visto ruotare sul volante.
Cercò di darsi contegno e si girò a parlare con i bambini seduti sul sedile posteriore, evitando di guardarlo.
Quando arrivarono sotto casa, scese a malincuore dalla macchina.
Lui, nel frattempo era sceso a sua volta, e stava aiutando Lorenzo a scendere.
Si era avvicinato
- Sono sfacciato se ti chiedo il telefono? Sai, domani non sarò sicuro che potrò venire a prendere Caterina, ho un lavoro fuori da sbrigare e ho paura che dovrò trattenermi, posso chiamarti, in caso?-
Si scambiarono i rispettivi numeri di telefono.
Poi si salutarono. Perla si appoggiò alla porta dell’ascensore, ancora confusa per le sensazioni che aveva provato nella macchina con Fulvio.
Mentre l’ascensore saliva riguardò più volte il telefono;
F., aveva scritto nella fretta di memorizzare e chiuse gli occhi.
Stava accadendogli qualcosa alla quale lei non era preparata.
Pensò a Claudia, a tutto quello che le aveva detto di Fulvio, stentava a vederlo diverso da come era con lei.
La sera Claudia la chiamò. Era euforica e non smetteva mai di raccontarle tutte le cose belle che stavano vivendo con Luca.
Poi volle sapere di Caterina, Perla la rassicurò.
Quando si salutarono, si accorse di non aver mai nominato Fulvio, ne di averle detto di essersi scambiata il numero di telefono con lui.
Era come se all’improvviso non riuscisse più a essere la stessa con lei.
E Fulvio all’improvviso era diventato un segreto, da proteggere e tenere per se, qualcosa che ancora lei non conosceva, ma che non poteva dividere con lei, come tutte le altre cose, perché Fulvio era di Claudia, di sua cugina, anzi della sua migliore amica, di sua sorella.
E’ vero, le aveva detto di non sopportarlo più, di non amarlo più, ma se fosse tornata in se stessa? Se l’avventura con Luca si sarebbe risolta in un fuoco di paglia?
E poi c’era Caterina, lei adorava il papà .
Perla si riscosse: "Ma quali pensieri le venivano in mente adesso?" Non c’era niente tra lei e Fulvio, stava solo farneticando, e poi lei amava Silvio, avrebbe amato sempre e solo Silvio.
Cullata da quel pensiero preparò la cena, poi si mise a letto con Lorenzo vicino e si addormentò presto.
Contrariamente a quanto pensato, il giorno dopo Fulvio non l’aveva chiamata, ma era arrivato giusto in tempo per l’uscita della scuola:
- Non so, se posso permettermi, ti andrebbe di farmi compagnia per pranzo? Sono stanco e non ho voglia di preparare nulla, se ti va, facciamo un salto al Mac Donald con i ragazzi, al ritorno ci fermiamo al parco e li facciamo giocare un po’-
Perla non poté rifiutarsi. I ragazzi, sentendo il programma, saltarono dalla gioia e Caterina gettò le braccia al collo del papà, riempiendolo di baci;
- OH, babbo, si dai ti prego, ti prego -
Anche Lorenzo aveva tirato Perla per la mano:
 - Ci andiamo vero Mamy?-
Perla si era girata verso Fulvio e lo aveva guardato con una tal espressione che a lui era venuto da ridere.
- Dimmi come potrei dirti di no – e alzò le braccia in segno di resa.
Soddisfatto della risposta Fulvio le aveva preso lo zaino di Lorenzo dalle mani e l'aveva buttato nel portabagagli della macchina insieme a quello di Caterina. Poi aveva fatto salire i ragazzi, e fatto il giro della macchina, le aveva aperto lo sportello, in attesa che lei salisse.
Quel gesto la commosse. Lo faceva sempre Silvio. Fulvio glielo ricordava sempre di più. Forse per questo si sentiva turbata da lui.
Lui si accorse della sua espressione mutata:
 - Qualcosa non va?  - le chiese, mentre la faceva accomodare in macchina.
Perla si stupiva di come lui fosse bravo a capirla.
Con lui si sentiva un libro aperto e questo la faceva sentire sicura ma vulnerabile allo stesso tempo.
-Tutto a posto – ma mentiva.
Non era a posto niente. Non era a posto che lui la facesse sentire così, non era a posto l’idea che nella sua mente stava nascendo di lui.
Al Mac fecero una fila infinita per riuscire a mangiare.
Quando finalmente riuscirono a mettersi seduti, erano le due passate.
Perla si accorse di non avere fame.
Lui parlava con i ragazzi, giocando con loro, e ogni tanto si rivolgeva a lei sorridendole.
Ma lei non sentiva più nemmeno quello che  
diceva.
Immancabilmente i loro occhi s’incontravano, immancabilmente tutte le volte che le parlava, la penetrava con quello sguardo che la rendeva nuda e l’annullava totalmente.
A un certo punto squillò il telefono.
Era Claudia.
Come fosse colta da una pugnalata improvvisa, Perla chiese scusa e si allontanò dal tavolo. Claudia le chiese come andava e volle sapere di Caterina, Perla le disse che era tutto a posto, ma che l’avrebbe richiamata lei. Le mentì, dicendole che stava parlando con la maestra di Lorenzo e doveva lasciarla.
Tornando al tavolo si sentiva in colpa.
Perché aveva mentito a Claudia?
Perché non le aveva detto di essere al Mac con i ragazzi e Fulvio? Le avrebbe potuto passare Caterina, e invece aveva spudoratamente mentito. A lei , alla sua cuginetta preferita, alla sua migliore amica e credeva di conoscerne il motivo, ma lo rifiutava.
Aveva mentito, perché lei, Perla, si stava innamorando di Fulvio.
Ma che stava pensando? Era uscita fuori di senno.
Però non mentì a Fulvio. Le disse che era Claudia.
Lui non nascose la sua gelosia, dicendole che non era normale che avesse chiamato lei, invece di lui. Poi però si scusò:
- Perdonami, so che tipo di legame c’è tra voi, anche se non capisco come fate a legare, tu sei molto diversa da lei. -
Perla si domandò se in quell’affermazione si nascondesse una critica o un complimento. Non rispose e si costrinse a mandare giù un boccone. All’improvviso era sceso il gelo, come se qualcosa fosse intervenuto a disturbare quella scenetta familiare.
Lei aveva visto gli occhi di Fulvio cambiare di nuovo colore e la dolcezza nei suoi occhi era scomparsa.
Promise a se stessa, che quanto più possibile avrebbe cercato di non nominargliela più. Non avrebbe permesso che il suo fantasma s’intromettesse tra lei e Fulvio.
Poi si ricredette: no, stava sbagliando, era lei che non c’entrava niente nel loro mondo.
Arrivarono al parco che era quasi il tramonto. Noleggiarono delle biciclette per i ragazzi e loro sedettero vicini su una panchina.
Ogni tanto Lorenzo e Caterina tornavano, bevevano a una fontanella e poi si riallontanavano.
Perla non sapeva che argomento trovare per rompere di nuovo il ghiaccio. Sentiva che Fulvio era lontano, con i suoi pensieri.
Quando lui si voltò a guardarla, nei suoi occhi c’era una tale tristezza, che avrebbe voluto abbracciarlo e stringere a se.
Lui le chiese di lei, di suo marito e lei le fu grata per aver rotto quel momento critico.
Cominciò a raccontarle e lui la ascoltava, fissandola negli occhi, e ogni tanto, quando i racconti le portavano una lacrima agli occhi, l’abbracciava teneramente e le prestava il fazzoletto. Una volta le asciugò una lacrima e lei toccò la sua mano. Sentì che si stava perdendo nei suoi occhi. Quando venne sera, sapeva molto più lui di lei, di quanto lei non sapesse di lui:
- Ti posso chiamare stasera? – le chiese lui - ho bisogno di parlare con qualcuno , qualcuno che possa capirmi , ho bisogno di non sentirmi solo.
"Mi puoi chiamare?" Perla non voleva altro. Non voleva altro che risentire la sua voce calda, che le attraversava i sensi e risvegliava in lei il suo istinto di donna.
Sapeva che era tutto sbagliato, ma non riusciva a controllarsi.
Lo guardò: - Certo, chiamami dopo le nove, quando ho messo a letto Lorenzo, così avremo più tempo per parlare.-
La lasciò sotto casa, e quando la macchina si allontanò a lei già mancava.
Ma quella sera l’avrebbe chiamata, e lei non stava nella pelle.





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