CAPITOLO 20
Quella sera Fulvio, era stato puntuale.
Quando il telefono squillò, Perla, che già non stava nella pelle, lasciò che
facesse qualche squillo in più, per nascondere a lui la propria ansia.
- Disturbo?
- Così si era presentato al telefono.
- Affatto, - rise lei - altrimenti non ti
avrei lasciato il numero.
Lo sentì ridere a sua volta e cercò d’immaginare la
piega delle sue labbra. Adorava il suo sorriso, era uno di quei sorrisi che ti
coinvolgono e ti restano stampati dentro.
- Posso chiederti quanto tempo hai per me? O hai
sonno?- le chiese lui -
- Be’. Domattina dovrò alzarmi presto, ma
tranquillo, sono una che resiste. Caterina dorme già?- domandò a sua volta.
- Sì, - rispose Fulvio - e parlò con voce
dolce, sommessa.
E‘ lì vicino a te? - Perla era curiosa.-
- No, è nell’altra stanza, io sono sul divano. -
Lei chiuse gli occhi: erano soli, entrambi, a circa
un chilometro di distanza, a pochi isolati, l’uno dall’altro.
Com’era sprecato essere lì al telefono, quando
potevano stare vicini e guardarsi negli occhi.
S’immaginò in casa sua, seduta vicino a lui,
immaginò di guardare ancora nel profondo dei suoi occhi.
Non si rese conto che istintivamente si era passata
una mano sul braccio, accarezzandosi, come fosse la sua mano a cercarla.
- Ci sei?- Lo sentì parlare dall’altra parte -
- Scusa, - mentì lei – stavo controllando anch’io
che Lorenzo dormisse, tutto a posto.
Cominciarono a parlare a caso, a volte si
fermavano, quasi come se all’improvviso le parole fossero di troppo. Poi Fulvio
le raccontò di lui e di Claudia, di come si fossero conosciuti, di quello che
li aveva uniti, e di quello che ora li stava dividendo.
Perla lo ascoltava rapita, la sua voce era melodia
per lei.
Si accorse che lui aveva un piccolo vezzo; quando
si agitava un po’, tendeva a balbettare leggermente appena cominciava a parlare
e a lei quel piccolo difetto piaceva da morire.
Era diventato un discorso a senso unico, lui
parlava, parlava, e lei avrebbe continuato ad ascoltarlo all’infinito.
Quando capì che si era sfogato, lei lo interruppe:
- Fulvio, ma lo sai chi sono io? -
- Che
intendi dire?-
- Insomma, perché proprio io, perché devi dirlo a
me, insomma, non hai paura che possa riportarlo a Claudia? – Perla voleva
capire fino a dove Fulvio si sarebbe spinto.
- No, e se te ne parlo, è perché ritengo che tu sia
una persona della quale possa fidarmi, spero di non prendere una
cantonata. Non ho paura perché tu, sei diversa, te l’ho già detto, stento
a capire come puoi essere sua amica, al di là della parentela che vi lega.
- Sembra quasi che questo ti dia fastidio. - Lo
rimproverò lei
- Sì, a dire il vero non te lo nascondo.- replicò
lui.
- Vedi, lei non è quella che tu credi che sia, ma
non sta a me dimostrartelo. E nemmeno ho diritto di chiederti di starle
lontana.
Perla era confusa. Che cosa cercava Fulvio da lei,
comprensione, supporto, una valvola di sfogo, o cosa?
Ma lei non era disposta a fare l’amica saggia per i
cuori infranti, doveva metterlo alla prova.
Doveva sapere, prima d’imbarcarsi in una cotta a
senso unico, quanto lei, al di là di Claudia, contasse per lui.
Così, con la voce rotta dall’emozione, glielo
disse:
- Fulvio, finora ti ho lasciato parlare, e ti
capisco. Non so se condividere o no i tuoi racconti, se devo essere sincera e
obiettiva, le campane bisogna sentirle tutte. Ma io in questa storia non voglio
entrarci, e scusa se sarò cruda, comprendo lo sfogo, ma se non ti spiace non
vorrei sentire più parlare di Claudia. Cerca di comprendere la mia posizione,
se vuoi, posso esserti amica e puoi chiamarmi quando vuoi, ma lasciami fuori da
tutto questo. -
C’era stato un silenzio di piombo.
A Perla era venuto da piangere, non avrebbe
voluto essere così pungente.
Sentì che stava rovinando tutto.
- Scusami.- Disse Fulvio dopo un attimo di
esitazione - Hai ragione, mi sono fatto prendere la mano e ho esagerato. -
Questa volta fu Perla a tacere per un po’.
- D’accordo, perdonato – sospirò - ma non credere
che la passi così, per scusarti dovrai almeno offrirmi una cena a base di
caviale e champagne, e ostriche di contorno. – Cercò di sdrammatizzare lei –
- Sei troppo forte. - Le disse Fulvio, con tono
visibilmente sollevato – non amo il caviale, ma se ti accontenti di una pizza
te la offro volentieri.
Perla rise e fu sollevata di aver ritrovato
il Fulvio che a lei piaceva.
- Perla, te lo giuro su quello che mi è più caro,
almeno che non voglia tu, o si cada nel discorso per caso, non mi
sentirai più fare il suo nome. - Fulvio era serissimo - Ci tengo a te, davvero,
e se è questo che vuoi, sarà così. -
A distanza di dieci anni Perla aveva ancora
scolpita nella mente quella conversazione.
Ricordò che erano le quattro e mezzo della mattina
quando riagganciò la cornetta.
A differenza di quanto aveva temuto lei, lui la
cominciò a chiamare tutte le sere, e tutte le sere diventavano mattina. Sorrise
al ricordo di una volta che si era persino addormentata mentre era al telefono,
causa una forte stanchezza e quei silenzi che ogni tanto intervenivano tra loro,
silenzi carichi di tutto quello che era sottinteso, ma che entrambi non
riuscivano a dire. Ricordò di essersi svegliata di soprassalto, e di avere
sentito i passi di lui rimbombare nella cornetta. L'aveva chiamato più volte,
ma non sapendo quantificare quanto tempo era trascorso, dal momento del suo
annebbiamento, probabilmente lui non l'aveva sentita e stava portando il
‘cordless’ a posto.
Il giorno
dopo lui l'aveva cercata in albergo per chiederle spiegazioni. A lei sembrò
indelicato dirgli che aveva ceduto ed era crollata, mentre lui era dall'altra
parte del telefono, e inventò che le era caduta la linea.
Qualche giorno dopo, Claudia era tornata e si erano
persi di vista. Ma lui, ogni tanto la chiamava, per chiederle come stava.
Nel frattempo le scuole stavano per chiudere e
Claudia si era separata da Fulvio, ma ancora viveva nella stessa casa.
- Come l’ha presa? - Le chiese un giorno Perla,
riferendosi a Fulvio, mentre sedute a un tavolino prendevano insieme il caffè –
- Mi odia, anzi, credo non mi abbia mai amato. Ma
dovrà uscire da casa prima o poi, è diventato insopportabile vivere sotto lo
stesso tetto. Quest’estate me ne andrò in vacanza con Luca.
Ho deciso che è ora di farne partecipe anche
Caterina, la porterò con me. –
Claudia portò alla bocca un biscotto e l’addentò
con avidità.
- Sei convinta? Non è un po’ prematuro … insomma io
fossi in te mi darei più tempo.-
- Più tempo?
?- L’aveva sfidata Claudia - Bella guardami, e guardati, abbiamo superati i
quaranta, non si torna indietro, chi pensi che ce lo dia tutto questo tempo!
Perla non aveva ribattuto.
Era
difficile affrontare certi argomenti con Claudia.
Intanto non aveva mai avuto il coraggio di renderla
partecipe della sua amicizia con Fulvio.
Claudia sapeva soltanto che si parlavano e che raramente
lui passava in albergo da lei, quando veniva il suo collega da fuori.
Perla non le aveva mai raccontato di quel giorno
insieme, della promessa di una pizza, di quando tiravano fino a mattina al
telefono.
Non le aveva mai raccontato di quello che provava
quando sentiva la sua voce, quando le sorrideva e la guardava negli occhi,
quando la sfiorava.
Eppure Claudia era pazza di Luca, non era
interessata a lui, allora perché non riusciva a dirglielo, perché?
Come avesse un sesto senso, sentiva che la storia
di Claudia con Luca non sarebbe durata e temeva che Claudia sarebbe tornata da
Fulvio.
Ad accrescere la sua titubanza e i suoi sensi di
colpa, c’erano le confidenze che Claudia riservava a lei.
Era come un libro aperto, non c’era nulla che di
lei Perla non sapesse o che conoscesse più degli altri, più di Fulvio stesso,
comprese quello che le raccontava su di lui.
Era difficilissimo per Perla mantenere un
atteggiamento distaccato, essere imparziale e cercare di valutare. Così si
trovava spesso a essere in accordo con Claudia, per mettere a tacere i suoi
sensi di colpa. E intanto la menzogna s’ingrandiva, pesandole sempre di più.
- Ehi Perla. - Claudia la stava riscuotendo dai
suoi pensieri - Sto parlando con te, ma dove sei? Non… mi …dire.. ti sei
innamorata!!! Guarda che lo conosco quello sguardo vagante, a me non puoi
nasconderlo! –
Perla era arrossita violentemente.
Si chinò, cercando di evitare che Claudia le
leggesse negli occhi:
- Mi sono
cadute le chiavi. -
- Ciao
Perla. ... Amore - Luca con quell’ultima parola si era avvicinato al loro
tavolino e aveva baciato Claudia.
Giusto in tempo per levarla d’impaccio. Si
comportava con naturalezza, conscio del rapporto intimo che intercorreva tra
Perla e Claudia, ma a Perla dava un po’ fastidio, temeva che Fulvio
vedendoli insieme credesse che lei si prestasse al loro gioco.
Perché Fulvio sapeva di Luca, come le aveva
rivelato quella sera al telefono, e Luca, non era stato l'unica fiamma con il
quale Claudia l'aveva tradito.
Perla sapeva che era stato sincero. La conferma gli
era venuta dagli stessi racconti di Claudia, che si era confidata con lei,
ignara che lei già sapesse.
I mesi passarono, agosto era alle porte, quando
Claudia era venuta a salutarla a casa.
C’era Caterina con lei. Lorenzo aveva messo il
broncio, sapendo che la sua amichetta partiva, ma si era rassegnato; non era la
prima estate che passava solo con la mamma.
Per fortuna però per quell’anno sarebbe andato al
mare, in un centro estivo. Andava via il lunedì e tornava il sabato.
Perla sentiva che le sarebbe mancato tantissimo e
sentiva salire l’apprensione: era la prima volta che si fermava così tanto
fuori da casa, ma lei doveva lavorare e non era giusto che per le sue paure
sacrificasse anche lui.
Perla salutò Claudia augurandogli di divertirsi
e un po’ la invidiò, per lei le vacanze erano finite insieme a Silvio.
Si richiuse la porta di casa alle spalle, cacciando
indietro i pensieri tristi. Faceva caldo, si gettò sul letto, accese la radio,
chiuse gli occhi e lentamente si addormentò.
Due sere dopo accompagnò Lorenzo al pullman.
Stette più del necessario a guardare il pullman che
si allontanava, ricacciando indietro le lacrime:
" Non fare la stupida" - si disse-
"Tuo figlio sta crescendo, vedrai starà benissimo, andrà tutto benissimo"
Lucia, la mamma di un altro amichetto di Lorenzo,
l’invitò a casa sua per prendere un caffè e lei accettò volentieri, per
distrarsi.
La casa di Lucia era piccola, ma ben divisa ed arredata. Anche Lucia era separata da più
di un anno.
Aveva due bambini: Marco, il compagno di Lorenzo, e
Giorgio di due anni più piccolo.
Marco era molto chiuso, al contrario Giorgio, era
una piccola peste, ma era socievole e non stava mai fermo.
Anche in quell’occasione la mamma faticò non poco
per mandarlo in camera e farlo tacere. Aveva l’abitudine di tempestare di
domande tutte le persone fino a sfinirle.
Perla gli diede retta un po’, ma poi fu grata a
Lucia per averlo allontanato altrimenti non l’avrebbe più mollata .
Stava portando la tazzina alle labbra quando aveva
squillato il telefono.
- Scusa
- disse a Lucia, ma quando vide F. sul display del telefono, la sua
espressione cambiò.
Tremava quando posò la tazzina sul tavolo.
- Disturbo?
- lui cominciava sempre così la sua
conversazione, ormai aveva imparato a conoscerlo.
- No, ma
sono da un amica, posso richiamarti più tardi?
- Se vuoi ti
chiamo io, e comunque volevo invitarti per una pizza, se non mi sbaglio ne
abbiamo una in sospeso, e io sono uno di parola, però se sei impegnata.. -
- No, non
sono impegnata, - si affrettò a
rispondere Perla - accetto volentieri,
senti tra un’oretta massimo sono a casa, ti chiamo per accordarci per stasera.
- D’accordo
non ti rubo altro tempo. Anch’io ho qualche cosetta ancora da fare, ci sentiamo
tra un po’. -
Fulvio aveva riagganciato. Perla sorrise scusandosi
ancora con Lucia,
Lucia la guardava divertita. Tutti conoscevano
Perla e sapevano la sua storia, capivano quanto avesse sofferto. E Perla era
una che non sapeva nascondere le proprie emozioni, gli occhi parlavano per lei.
Così per Lucia fu palese che Perla stava vivendo
una storia e che ne era abbastanza presa, ma fu discreta e non le chiese nulla,
magari un giorno Perla l’avrebbe resa partecipe.
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