lunedì 17 settembre 2012

CAPITOLO 8

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CAPITOLO 8


Fortunatamente, il vento della notte, aveva scacciato le nubi, e il mattino aveva portato un sole pulito e un cielo terso, tanto da poter tagliare l’azzurro con un coltello.
 Le uniche nubi rimaste erano quelle nel cuore di Perla.
Le sentiva lì, nel petto, come un temporale inesploso, carico di elettricità, e se non avessero trovato sfogo, sarebbe  potuta  esplodere in una tempesta furiosa. Ne era spaventata.
Due giorni in barca … tappa in alcune isolette, giochi e pranzo al sacco, notte all’addiaccio con tende improvvisate …
In un altro frangente Perla avrebbe adorato quel programma, ma non in quella situazione, sperò in cuor suo di capitare il più lontano da Fulvio e Amelia, ma disperava.
E ne aveva ben ragione: non solo Fulvio e Amelia avrebbero avuto i posti in barca molto vicini ai loro, ma per una strana ironia del destino, nel sorteggio per le tende capitarono in coppia con loro e avrebbero per cui costruito e diviso la tenda con Perla e Valerio
“NOOOOOOOO!!!”
Alla notizia, sbirciò verso Valerio, cercò di estrapolare dalla sua espressione l’effetto subito, ma niente, come sempre Valerio, condiscendente, sembrava rassegnato ma tranquillo.
Se solo avesse visto invece la bufera che si agitava in lei!
Amelia, innocente e ignara, si stava complimentando con lei:
- Pensa che bello , ci divertiremo  da matti. – le stava dicendo.
"Non ci giurerei " avrebbe voluto commentare lei , non io almeno. " e con gli occhi cercò il profilo di Fulvio.
Lui era fermo in piedi, due passi più in là, guardava in un punto lontano, come se i suoi pensieri fossero da tutt’altra parte, come se la cosa non riguardasse anche lui, lontano da lei e dagli altri. Non aveva battuto ciglia, ne commentato.
- Hai sentito Fulvio?-lo apostrofò Amelia -Pensa che bello, dividiamo la tenda con Perla e il suo compagno , scusa, non ricordo, come ti chiami? – fece poi rivolta a Valerio
- Valerio, mi chiamo Valerio -
- Valerio – ripeté Amelia verso Fulvio, ma lui, ignorandola completamente, tenne gli occhi bassi, diede un calcio a un ciottolo e si girò incamminandosi verso i sacchi con le provviste per cominciare a caricarli.
- Scusatelo, non so che gli è preso, oggi è intrattabile. - Amelia gli corse dietro..
Perla credeva di intuire e la cosa non la consolava affatto.
Lui non l’aveva degnata di un solo piccolo sguardo da quando si erano radunati in spiaggia per i preparativi e il sorteggio, e Perla sapeva perché.
Conosceva troppo bene il carattere di Fulvio, orgoglioso fino allo stremo, fino a ferirsi se necessario.
Il rifiuto della scorsa notte per lui era come un affronto e in cuor suo lei sapeva che gliel’avrebbe fatta pagare, e molto cara.
No, non era mai cambiato … Com’era diverso da Valerio
Perla si domandava come fosse possibile essersi innamorata di due persone tanto diverse.
Erano completamente i due lati opposti.
A volte si era chiesta se in Valerio non avesse cercato quello che mancava in Fulvio e se Fulvio la turbasse ancora perché aveva quello che mancava a Valerio.
Li guardava, vicini, mentre erano costretti a condividere il loro viaggio, in parte inconsapevoli se l’altro fosse a conoscenza del passato.
La situazione era talmente buffa che a Perla nonostante il suo umore per un secondo venne da ridere.
Salirono sulla barca, una barca a vela con motore semplicissima, ma ben accessoriata. Oltre a loro un’altra decina di coppie circa. Stranamente non c’erano bambini, forse non erano previsti nel regolamento, oppure era solo un caso. Sedettero vicini…Valerio, Perla, Amelia e Fulvio.
Perla fu ben felice che Amelia stesse tra lei e Fulvio.
Temeva di incontrare i suoi occhi e di leggerci dentro tutta la rabbia che aveva in corpo. Certo, avrebbe cercato di evitarli più possibile.
Ma non ce ne fu bisogno. Né durante il viaggio, ne arrivati alla prima isola, Fulvio,  la degnò mai  di una parola , neanche di uno sguardo , anzi fu alquanto taciturno anche con gli altri.
In compenso Amelia era di buona compagnia e come già successo in passato Perla si scopriva a trovarla simpatica.
La stimava, era una bella persona, almeno in questo Fulvio aveva visto bene, sicuramente era migliore di lei, che in quel momento non si sentiva per nulla bene con se stessa; aveva sempre pensato che in fondo Amelia lo meritava, molto di più di quanto lo avrebbe meritato lei, che il suo amore per lui era pulito e sincero, mentre lei … ma quella era un’altra storia e ormai non aveva più senso rinfangarla.
Mentre la barca attraccava, il sole era già a mezzogiorno e rischiarava l’isolotto piccolo e invitante con le sue spiagge color oro.
Qualcuno cominciò a parlare di mangiare, qualcuno cominciò ad alzarsi.
Perla strappò la macchina fotografica dalle mani di Valerio, si alzò e cominciò a fare delle foto.
Voleva evitare di pensare che da lì a poco avrebbero costruito la loro tenda, che avrebbero dormito vicini nei sacchi a pelo, lei tra le braccia di Valerio , lui tra quelle di Amelia e…ooopsss
 - Valerio, Oh no!, mi è scivolata la macchinetta in acqua, addio , foto…presto!!!”
 - Ma che te possino-  scattò Valerio - e si alzò cercando con lo sguardo in acqua. - Che vuoi che gli faccia ormai!? -
Un tonfo, e Fulvio era già in acqua, afferrò la macchinetta e s ’issò con tutti i vestiti bagnati sulla balaustra della barca, la porse a Valerio:
 - Tieni, forse siamo riusciti a salvarla, ma toglile subito la card sennò addio fotografie -
Amelia gli diede un bacio in bocca:
- Amore , sei stato fantastico, bravo - Lui ricambiò il bacio, ma la scansò subito e si andò a sedere.
Valerio era rimasto lì, aveva accennato appena a un si con la testa e guardava la macchinetta gocciolante nelle sue mani.
 - Dubito però di salvarla, l’hai portato il fono amore? -
Disse rivolto a Perla
-       Si l’ho portato, ma è a batterie, speriamo abbia la potenza adatta e che la salviamo – gli rispose Perla - ancora in preda all’imbarazzo, - vado a prenderlo. - E passando davanti a Fulvio accennò a un sorriso per ringraziarlo:
-        - Grazie, -  ma lui non solo non rispose “prego”, ma non la degnò nemmeno di uno sguardo.
 L’aveva con lei , chiaramente , e basta.
Senza altri incidenti di nota, tutti gli abitanti della barca scesero e si organizzarono per il pranzo.
Perla ringraziò quelle due ore del pranzo, che le servirono per distrarsi. Lei e Amelia se la cavavano bene e avevano instaurato un bel rapporto.
Per il pranzo si divisero panini e frutta, per la sera decisero di preparare un bel barbecue.
Fulvio e Valerio, intanto si adoperavano per la tenda.
Perla preferiva non interferire, sapeva benissimo che Fulvio sapeva dove mettersi le mani, mentre Valerio, che per la manualità era stato sempre una frana, avrebbe fatto comunque del suo meglio e lei preferiva non stare lì a guardare quando Fulvio prima o poi si sarebbe  spazientito ."Hi, hi," e si accorse che solo il pensiero la divertiva.
Finito il pranzo, Perla propose a Valerio una passeggiata al paesino nell’entroterra dell’isola. Sperava di restare sola con lui, ne aveva bisogno, sentiva la necessità di spezzare quella corda di violino che teneva in mano i suoi nervi, in attesa della prova peggiore, la notte nella tenda. E non era la notte a spaventarla, né scorpioni o serpi, se mai ce n’erano.
Per sua fortuna quando Amelia lo propose a Fulvio, lui si rifiutò:
- Se vuoi, vai tu, io sono stanco, vado un po’ a dormire sotto quell’albero, - e accennò a un grosso albero che faceva ombra sulla tenda appena montata; ma Amelia, con gratitudine di Perla, si rifiutò dicendo che sarebbe rimasta a fargli compagnia.
Perla si allontanò, seguita da Valerio, era stanca anche lei, ma in quel momento voleva soltanto essere via, da Fulvio, da Amelia, via, da tutto.

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