CAPITOLO 8
Fortunatamente,
il vento della notte, aveva scacciato le nubi, e il mattino aveva portato un
sole pulito e un cielo terso, tanto da poter tagliare l’azzurro con un
coltello.
Le
uniche nubi rimaste erano quelle nel cuore di Perla.
Le
sentiva lì, nel petto, come un temporale inesploso, carico di elettricità, e se
non avessero trovato sfogo, sarebbe potuta esplodere in una
tempesta furiosa. Ne
era spaventata.
Due
giorni in barca … tappa in alcune isolette, giochi e pranzo al sacco, notte
all’addiaccio con tende improvvisate …
In
un altro frangente Perla avrebbe adorato quel programma, ma non in quella
situazione, sperò in cuor suo di capitare il più lontano da Fulvio e Amelia, ma
disperava.
E
ne aveva ben ragione: non solo Fulvio e Amelia avrebbero avuto i posti in barca
molto vicini ai loro, ma per una strana ironia del destino, nel sorteggio per
le tende capitarono in coppia con loro e avrebbero per cui costruito e diviso
la tenda con Perla e Valerio
“NOOOOOOOO!!!”
Alla
notizia, sbirciò verso Valerio, cercò di estrapolare dalla sua espressione
l’effetto subito, ma niente, come sempre Valerio, condiscendente, sembrava
rassegnato ma tranquillo.
Se
solo avesse visto invece la bufera che si agitava in lei!
Amelia,
innocente e ignara, si stava complimentando con lei:
-
Pensa che bello , ci divertiremo da matti. – le stava dicendo.
"Non
ci giurerei " avrebbe voluto commentare lei , non io almeno. " e con
gli occhi cercò il profilo di Fulvio.
Lui
era fermo in piedi, due passi più in là, guardava in un punto lontano, come se
i suoi pensieri fossero da tutt’altra parte, come se la cosa non riguardasse
anche lui, lontano da lei e dagli altri. Non aveva battuto ciglia, ne
commentato.
-
Hai sentito Fulvio?-lo apostrofò Amelia -Pensa che bello, dividiamo la tenda
con Perla e il suo compagno , scusa, non ricordo, come ti chiami? – fece poi
rivolta a Valerio
-
Valerio, mi chiamo Valerio -
-
Valerio – ripeté Amelia verso Fulvio, ma lui, ignorandola completamente, tenne
gli occhi bassi, diede un calcio a un ciottolo e si girò incamminandosi verso i
sacchi con le provviste per cominciare a caricarli.
-
Scusatelo, non so che gli è preso, oggi è intrattabile. - Amelia gli corse
dietro..
Perla
credeva di intuire e la cosa non la consolava affatto.
Lui
non l’aveva degnata di un solo piccolo sguardo da quando si erano radunati in
spiaggia per i preparativi e il sorteggio, e Perla sapeva perché.
Conosceva
troppo bene il carattere di Fulvio, orgoglioso fino allo stremo, fino a ferirsi
se necessario.
Il
rifiuto della scorsa notte per lui era come un affronto e in cuor suo lei
sapeva che gliel’avrebbe fatta pagare, e molto cara.
No,
non era mai cambiato … Com’era diverso da Valerio
Perla
si domandava come fosse possibile essersi innamorata di due persone tanto
diverse.
Erano
completamente i due lati opposti.
A
volte si era chiesta se in Valerio non avesse cercato quello che mancava in
Fulvio e se Fulvio la turbasse ancora perché aveva quello che mancava a
Valerio.
Li
guardava, vicini, mentre erano costretti a condividere il loro viaggio, in
parte inconsapevoli se l’altro fosse a conoscenza del passato.
La
situazione era talmente buffa che a Perla nonostante il suo umore per un
secondo venne da ridere.
Salirono
sulla barca, una barca a vela con motore semplicissima, ma ben accessoriata.
Oltre a loro un’altra decina di coppie circa. Stranamente non c’erano bambini,
forse non erano previsti nel regolamento, oppure era solo un caso. Sedettero
vicini…Valerio, Perla, Amelia e Fulvio.
Perla
fu ben felice che Amelia stesse tra lei e Fulvio.
Temeva
di incontrare i suoi occhi e di leggerci dentro tutta la rabbia che aveva in
corpo. Certo, avrebbe cercato di evitarli più possibile.
Ma
non ce ne fu bisogno. Né durante il viaggio, ne arrivati alla prima isola,
Fulvio, la degnò mai di una parola , neanche di uno sguardo , anzi
fu alquanto taciturno anche con gli altri.
In
compenso Amelia era di buona compagnia e come già successo in passato Perla si
scopriva a trovarla simpatica.
La
stimava, era una bella persona, almeno in questo Fulvio aveva visto bene,
sicuramente era migliore di lei, che in quel momento non si sentiva per nulla
bene con se stessa; aveva sempre pensato che in fondo Amelia lo meritava, molto
di più di quanto lo avrebbe meritato lei, che il suo amore per lui era pulito e
sincero, mentre lei … ma quella era un’altra storia e ormai non aveva più senso
rinfangarla.
Mentre
la barca attraccava, il sole era già a mezzogiorno e rischiarava
l’isolotto piccolo e invitante con le sue spiagge color oro.
Qualcuno
cominciò a parlare di mangiare, qualcuno cominciò ad alzarsi.
Perla
strappò la macchina fotografica dalle mani di Valerio, si alzò e cominciò a
fare delle foto.
Voleva
evitare di pensare che da lì a poco avrebbero costruito la loro tenda, che
avrebbero dormito vicini nei sacchi a pelo, lei tra le braccia di Valerio , lui
tra quelle di Amelia e…ooopsss
- Valerio, Oh no!, mi è scivolata la
macchinetta in acqua, addio , foto…presto!!!”
- Ma che te possino- scattò Valerio - e
si alzò cercando con lo sguardo in acqua. - Che vuoi che gli faccia ormai!? -
Un
tonfo, e Fulvio era già in acqua, afferrò la macchinetta e s ’issò con tutti i
vestiti bagnati sulla balaustra della barca, la porse a Valerio:
- Tieni, forse siamo riusciti a salvarla, ma
toglile subito la card sennò addio fotografie -
Amelia
gli diede un bacio in bocca:
-
Amore , sei stato fantastico, bravo - Lui ricambiò il bacio, ma la scansò
subito e si andò a sedere.
Valerio
era rimasto lì, aveva accennato appena a un si con la testa e guardava la
macchinetta gocciolante nelle sue mani.
- Dubito però di salvarla, l’hai portato il
fono amore? -
Disse
rivolto a Perla
-
Si l’ho portato, ma è a batterie, speriamo abbia la potenza adatta e che
la salviamo – gli rispose Perla - ancora in preda all’imbarazzo, - vado a
prenderlo. - E passando davanti a Fulvio accennò a un sorriso per
ringraziarlo:
- - Grazie, - ma lui non solo non rispose “prego”, ma non la
degnò nemmeno di uno sguardo.
L’aveva con lei , chiaramente , e basta.
Senza
altri incidenti di nota, tutti gli abitanti della barca scesero e si
organizzarono per il pranzo.
Perla
ringraziò quelle due ore del pranzo, che le servirono per distrarsi. Lei e
Amelia se la cavavano bene e avevano instaurato un bel rapporto.
Per
il pranzo si divisero panini e frutta, per la sera decisero di preparare un bel
barbecue.
Fulvio
e Valerio, intanto si adoperavano per la tenda.
Perla
preferiva non interferire, sapeva benissimo che Fulvio sapeva dove mettersi le
mani, mentre Valerio, che per la manualità era stato sempre una frana, avrebbe
fatto comunque del suo meglio e lei preferiva non stare lì a guardare quando
Fulvio prima o poi si sarebbe spazientito ."Hi, hi," e si
accorse che solo il pensiero la divertiva.
Finito
il pranzo, Perla propose a Valerio una passeggiata al paesino nell’entroterra
dell’isola. Sperava di restare sola con lui, ne aveva bisogno, sentiva la
necessità di spezzare quella corda di violino che teneva in mano i suoi nervi,
in attesa della prova peggiore, la notte nella tenda. E non era la notte a
spaventarla, né scorpioni o serpi, se mai ce n’erano.
Per
sua fortuna quando Amelia lo propose a Fulvio, lui si rifiutò:
- Se
vuoi, vai tu, io sono stanco, vado un po’ a dormire sotto quell’albero, - e
accennò a un grosso albero che faceva ombra sulla tenda appena montata; ma
Amelia, con gratitudine di Perla, si rifiutò dicendo che sarebbe rimasta a
fargli compagnia.
Perla
si allontanò, seguita da Valerio, era stanca anche lei, ma in quel momento
voleva soltanto essere via, da Fulvio, da Amelia, via, da tutto.
Nessun commento:
Posta un commento