lunedì 24 settembre 2012

CAPITOLO 2




CAPITOLO 2

Quella mattina, Perla aveva deciso:
Avrebbe dormito un po’ di più, per la contentezza di Valerio.
Lei era abitudinaria; anche quando non lavorava, il suo corpo non ne voleva proprio saperne di coccolarsi tra le lenzuola e puntualmente i suoi piedi erano fuori dal letto alle sei di mattina.
Spesso, poiché era presto persino per la colazione, ne approfittava per leggere un po’, altre volte scendeva in spiaggia a godere la temperatura più mite dell’alba che nasceva.
Ogni volta era uno spettacolo, l’orizzonte che si tinge di rosa, il sole che piano compare, disegnando stelline che brillano sulla superfice argento del mare …
Perla adorava quell’incanto, e di solito Valerio si costringeva ad alzarsi e veniva a farle compagnia.
Lui era così, la seguiva dappertutto, moriva per lei, e lei lo sapeva; ma a volte si sentiva soffocare. C’erano momenti, come quelle albe, che avrebbe preferito essere sola, lei e l’alba, come se quel 'quadro' le appartenesse e  tra lei e il mare  ci fosse una sorta di segreto incondividibile con nessuno. Valerio turbava quello spettacolo, quel silenzio carico di parole … come se lei fosse impossibilitata a respirare per la sua presenza.
Era una sensazione così fastidiosa e curiosa allo stesso tempo da non saper descrivere, una cosa sola era certa:
Sola, lei avrebbe voluto vedere l’alba…sola.
La sera prima avevano fatto l’amore come sempre, e poi lei aveva fatto fatica ad addormentarsi, gli eventi del pomeriggio le tornavano nitidi alla mente e il suo sonno era stato tutt’altro che tranquillo … "no stamane niente mare" -  aveva deciso e così poltriva tranquilla, più lucida della notte, ascoltando il rumore del mare entrare dalla finestra.
Valerio, al suo fianco, dormiva. Ogni tanto si girava, si sistemava meglio, poi ricadeva nel sonno profondo.
Alla fine, tutti i suoi buoni propositi si andarono a far benedire.
Incapace di reggere alla tortura del letto Perla si alzò cercando di fare meno rumore possibile per non svegliare Valerio.
Pensò all’idea di preparare una bella colazione giù nella hall e di fargli cosa gradita portandogliela in camera, avrebbero mangiato a letto; ogni tanto una carineria fa bene all’amore.
Scivolò nei panni silenziosamente, dopo essersi lavata col getto d’acqua più soft possibile.
Ancora con i capelli bagnati si avviò verso l’ascensore, sperando in cuor suo di trovare già qualcosa di pronto.
La hall, che solitamente a quell’ora era quasi deserta, quella mattina, brulicava di gente; un pullman di tedeschi appena arrivati si stava registrando nella reception. Perla fu grata alla confusione per sgattaiolare verso il terrazzo dove allestivano la mensa, un bel terrazzo luminoso con grandi vetrate che si aprivano sul mare, lo stesso che la sera diveniva sala da ballo. A destra e sinistra, pochi gradini lo dividevano dalla spiaggia.
Giunta a pochi passi dal bancone del bar, il sorriso, le morì in gola … a pochi metri da lei, qualcuno le dava le spalle, parlando fitto col cameriere, due spalle possenti e appena abbronzate, indice di fresco arrivo, due spalle così.. Perla non aveva dubbi, stavolta no, non si sbagliava .. e le ginocchia le cedettero.
Dovette far appello a tutte le sue forze per darsi contegno e cercò di tornare sui suoi passi... troppo tardi; il cameriere con la coda degli occhi l’aveva vista e la stava salutando.
- Buongiorno Perla, mattutina come sempre eh?-
Perla pensò che quello fosse l’attimo più lungo della sua vita, fingendo di non aver ancora riconosciuto l’altro interlocutore si sforzò di apparire il più naturale possibile e con un filo di voce rispose –“Giorno”.- cercando di rimanere a debita distanza.
E cadde giù tutto il cielo in un secondo, e venne giù col sorriso più dolce e crudele che lei avesse conosciuto in vita sua, mentre la voce, quella voce, come una pugnalata dentro la scuoteva fino alle viscere più profonde dell’essere.
- Ma guarda te, piccolo il mondo eh? Buongiorno! Allora credo che ieri ho visto bene, eri tu alle bancarelle al parco! -
Non mi dire, - replicò Perla, tra il seccato e il sarcastico - davvero?  - e rifiutò a se stessa la domanda -"alloggi qui?”- Più per paura della risposta, anche se moriva dalla curiosità.
Fulvio sorrise di nuovo. Quel sorriso misto a una mezza risatina, quel sorriso che diversi anni prima le aveva rubato il cuore e le era rimasto dentro.
- A quanto pare alloggiamo allo stesso albergo, asserì lui intuendo la domanda di Perla - Meglio , almeno ho già qualcuno che conosco e… immagino che anche tu come me, non sei sola... - e finì la frase ammiccando verso i corridoi, come a indicare le stanze.
Amelia, c’era anche Amelia e Perla lo sapeva, lo aveva intuito dal primo momento.
Amelia era stata uno e non il solo dei motivi per cui con Fulvio era finita.
Si erano amati di una passione forte e travolgente. Lui l’aveva raccolta dal suo torpore nel momento in cui lei non credeva più fosse capace di tornare donna, ma il loro era stato un amore impossibile e maledetto, destinato a finire, l’arrivo di Amelia ne aveva solo accelerato gli eventi.
Pure qualcosa tra loro non aveva mai cessato di esistere. Un filo sottile li univa, nel segreto più bello del mondo, quella complicità nascosta anche in un solo semplice saluto, le loro strade che s’incontravano spesso, vivendo vicini, nella stessa città.
Poi, come tutte le cose, sopraggiunge la rassegnazione ed era arrivato Valerio. E Perla si era attaccata a lui anima e cuore, sperando e credendo che tutto il suo dolore fosse finalmente passato, ma le sensazioni che viveva quando rivedeva Fulvio non le davano ragione e  lei ne era profondamente consapevole.
Altra cosa era capire Fulvio, nei suoi occhi lei non era mai riuscita a leggere, come se quegli occhi fossero di vetro. Difficilmente tradivano ogni emozione, eppure allo stesso tempo la trafiggevano, la spogliavano, e lei era convinta che lui potesse leggere in lei tutto l’imbarazzo e il turbamento che le provocava. Per questo, da sempre, quando poteva, evitava di guardarlo negli occhi, almeno che, come adesso, non decideva di sfidarlo.
- Appunto non sono sola, anzi credo di aver perso un po’ troppo tempo e scu… scusatemi se vi lascio, ma ero venuta a chiedere se potevo avere la colazione in camera … grazie. -
- Sarai servita.- rispose gentilmente il ragazzo al bar - Faccio a modo mio ? -
- D’accordo. –convenne frettolosamente Perla, conscia di essere un po’ troppo premurosa e girò sui tacchi, evitando accuratamente le buone maniere nel risalutare Fulvio. Se si fosse girata, lo sapeva, avrebbe visto quel suo sorrisino divertito  e davvero non ne aveva voglia.
S’infilò dentro l’ascensore, appoggiò la testa sui comandi della pulsantiera, premette 3° piano e lì rimase incapace di pensare e di respirare.
Quando la portiera dell’ascensore si aprì si trovò faccia a faccia con l’ultima persona che avrebbe voluto vedere in quel momento.
Perla aveva già il volto arrossato e sconvolto, Amelia aprì la bocca dallo stupore:
- Perla? Qui…pure tu! Ma che bella sorpresa ciao! -
E c’era sincerità e affetto in quelle parole; Amelia, che amava Fulvio, Amelia, amica di Perla, Amelia , ignara da sempre , che c’era un prima di lei in cui Fulvio e Perla …
Perla ingoiò a vuoto, fingendo il più possibile la sorpresa:
- Ma dai! Anche tu qui, e da quando? Io è già una settimana …-
- Noi siamo arrivati ieri a mezzogiorno, ma soffrivo di un mal di testa impossibile e non sono uscita, ma scusa vieni da giù, non hai incontrato Fulvio?-
“Acc…" rifletté Perla, "prima gaffe, che gli dico, che gli dico." 
Decise di ignorare la domanda
- Ma sei su questo piano?  - domandò a sua volta
    - Sì. - rispose Amelia -  l’ultima stanza in fondo, quella col terrazzino all’angolo, è un incanto e si vede tutta la costa e tu? -
        Perla era più disperata che mai ,
- La terzultima, - disse in preda allo sconforto - e scusami se ti lascio, ma se si è svegliato Valerio mi da per scomparsa ,sta per arrivare la colazione…scusami ancora. -
-      E si avviò ancora più velocemente verso la camera. - Tranquilla ci vediamo tanto - sentì la voce di Amelia alle spalle -
“E no, che non ci dobbiamo vedere perché voi, tu, lui non dovreste essere qui, non va bene per niente, perché perché?"- Perla era nel panico più assurdo. Quando si richiuse la porta della propria stanza  alle spalle, avrebbe voluto sparire, avrebbe voluto essere in qualsiasi altra parte del mondo. Tre settimane, tre settimane con lui, nello stesso albergo, con lui che filtrava sotto i suoi occhi con Amelia , con lei premurosa e cortese, ignara di tutto, con Valerio; Valerio che conosceva tutta la storia, pensò alla faccia che avrebbe fatto quando avesse incontrato Fulvio. Valerio, che aveva sempre nascosto la sua gelosia… Valerio, si era dimenticata di Valerio, che ora la stava guardando come sempre e allargava le braccia
-   Vieni qui , dammi un bacio - e Perla in quel momento avrebbe voluto morire.

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