CAPITOLO 30
Si
avvicinarono al lago. Ben presto furono raggiunti dagli altri.
-
La bellezza di questo posto, – disse
loro Fulvio – non è solo nei colori. Se osservate bene, il ruscello sembra
nascere dal nulla. Non segue un corso preciso, ma è come se nascesse
all’improvviso da sotto terra.
Si
avvicinò al ruscello, e preso un bicchiere di carta dallo zaino, si chinò, lo
riempì e bevve un sorso.
Si
rialzò e porse il bicchiere a Perla
-
Prova - e glielo porse girandolo appositamente dalla stessa parte dove
anche lui aveva poggiato le labbra.
A
Perla questa sottigliezza non era sfuggita, ma finse di non avere notato il
gesto e bevve un goccio.
-
Ma è potabile? – le chiese per sincerarsi.
Lui
annuì.
- Ma stai attenta, è ghiacciatissima. -
-
Non è ghiacciatissima, - lo riprese Caterina che nel frattempo si era
avvicinata e li aveva imitati – stacca i denti e tutto il palato…accidenti. -
Tutti
i presenti saggiarono le acque del ruscello, convenendo della purezza
dell’acqua.
Piera
e Luigi riempirono due bottigliette da mezzo litro, per portarsele dietro.
Poi,
sederono tutti insieme, sulle rive del lago, contemplando la bellezza del luogo
e parlando del più e del meno.
Spesso
Perla e Fulvio, incrociavano i loro sguardi.
Lei
si rese conto che era sempre più difficile, distogliere il proprio da quello di
Fulvio. Si sentiva annegare dentro quegli occhi e avrebbe pagato per essere
sola con lui. E dalla sua espressione sapeva che per lui era lo stesso.
Quando
risalirono sui cavalli, erano già le cinque del pomeriggio. Ripresero il
sentiero e tornarono al punto di partenza.
Perla
sentiva che quella giornata stava volgendo al termine e avrebbe fermato il
tempo.
- Ragazzi, prima di andare via, perché non
facciamo il percorso atletico? - propose Luciano:
- Dai, ci mettiamo alla prova. -
Si
riferiva ad un percorso creato da una proloco della zona, dove bisognava
barcamenarsi tra ponti pericolanti, alberi, funi e viottoli accidentali, nonché
una piccola scalata su una delle montagne.
-
Io resto qui con Mario, -disse Simona - le acrobazie non fanno per me,
voi andate pure. – E si sdraiò sulla coperta. Mariuccio era contrariato .
Voleva andare anche lui, ma la madre fu irremovibile:
-
No, ci sono dei punti troppo pericolosi, non se ne parla. -
-
Ma quale pericolosi. - La rimbeccò Luigi:
– Tu questo figlio me lo fai diventare un
‘fifone’, dai lascialo venire -
- Ti prego di non insistere. - Simona lo aveva
fulminato:
- E
poi che fai mi lasci sola qui?-
“Inutile
discutere con le donne”. Sospirò rassegnato Luigi, e si accodò agli altri.
Perla,
a dire il vero, non era molto propensa nemmeno lei per andare. Benché avesse
frequentato molto le palestre in anni passati, ora mancava da molto e il suo
fisico era un po’ arrugginito. In più non era mai stata molto amante del pericolo.
Ma temette il giudizio degli altri, visti gli ultimi commenti di Luigi
indirizzati alla moglie.
E
poi con lei c’era Fulvio. Cosa poteva accadergli mai?
E
voleva sfruttare fino all’ultimo l’occasione per stargli accanto.
Camminarono
per circa un quarto d’ora.
Arrivarono
ai piedi di una montagna rocciosa che si affacciava su un dirupo.
Dall’altro
lato s’intravedeva un piccolo sentiero che spariva dentro la montagna.
Un
ponticello dondolante divideva il sentiero dal punto in cui adesso si
trovavano.
Un
cartello diceva:
BENVENUTI
NEL SENTIERO ATLETICO. QUESTO SENTIERO E’ STATO CREATO DALLA PROLOCO DEL
DIPARTIMENTO DELLE MARCHE. SI PREGA VIVAMENTE DI AVERE RISPETTO DELLE
NORME E DEL COMPORTAMENTO DA ADOTTARE. SI PREGA INOLTRE DI AVERE IL MASSIMO
RISPETTO PER LA FLORA E LA FAUNA CHE SI PUO’ INCONTRARE DURANTE IL
CAMMINO. SI SCONSIGLIA VIVAMENTE IL PERCORSO A PERSONE PORTATRICI
DI HANDYCAP, NONCHE’ SOFFERENTI DI CUORE O PREDISPOSTI A VERTIGINI. E’
SEVERAMENTE VIETATO INOLTRE L’INTRODUZIONE DI ANIMALI E DI OGGETTI OD UTENSILI
SOGGETTI AD INCENDIO. SI RACCOMANDA LA MASSIMA CAUTELA. GRAZIE, LA DIREZIONE.
Perla
guardò oltre il ponte. Era sempre meno convinta.
Istintivamente
prese la mano di Fulvio:
-
Che ci sarà là dietro? - domandò additando il sentiero dall’altra parte.
-
Lo scopriremo solo andando, coraggio. –
Le
strinse la mano per rassicurarla.
Daniele
e Caterina li seguivano.
Piera
e Luciano si afferrarono per mano a loro volta e cominciarono a oltrepassare il
ponte.
Luigi,
appoggiandosi al corrimano, superò gli altri, facendo da battistrada.
Caterina
non dava troppo peso alle mani che si stringevano di Perla e Fulvio. Lo trovò
naturale, data la situazione. Daniele,
invece, mosso dalla curiosità, continuava a seguirne ogni gesto, con un
sorrisetto ironico stampato sul viso.
La
distanza dalla montagna al sentiero non era molta, ma ci impiegarono un bel po’
a giungere dall’altro lato. Il ponte dondolava molto, e benché fosse sicuro,
essendo costruito apposta, costringeva a un’ andatura molto lenta.
Il
sentiero era stretto e sconnesso. Il panorama era molto simile a quei canyon
americani che si vedono nei film. Molto più ridotto, naturalmente.
Sotto
di loro un fiume ribolliva rimbombando contro la montagna. Perla avvertì un
brivido. Ma non sapeva se era causato dall’umidità o dalle sensazioni che le
trasmetteva quel luogo. Fulvio se ne accorse, e incurante degli altri, le
mise un braccio su una spalla, per rassicurarla.
Proseguirono
per il percorso molto cautamente. Luigi continuava a stare davanti.
Una
volta presa un po’ di fiducia Perla prese la compatta che si era portata dietro
e scattò diverse foto.
Si
sarebbero aggiunte a quelle sul lago.
-
Che dite sarà pericoloso creare l’eco? - domandò Piera rivolta agli altri.
-
Certo che no, – disse Luigi – non siamo mica sull’Everest, e nemmeno sulle
dolomiti.-
Cominciarono
a chiamarsi per nome, giocando, e la montagna rispondeva i loro nomi. A volte
ne usciva qualcuno storpiato e loro scoppiavano a ridere come matti. Era anche
un modo per farsi coraggio.
Procedendo
tra varie peripezie, giunsero alla fine del percorso. Avevano scalato la
montagna, con parecchie difficoltà. Fulvio aveva aiutato Perla, sorreggendola
più volte e la stessa sorte era toccata a Luciano con Piera. Caterina invece se
la cavò meglio di Daniele.
Mancava
di traversare il fiume.
C’erano
delle rocce, dove toccava mettere i piedi.
Perla
aveva paura. C’era molta corrente e pochi punti di appiglio. Bastava mettere un
piede in fallo… e ciao.
Ma
chi gliel’aveva fatto fare? Non sarebbe stato meglio restare a ‘pisolare’ con
Simona?
Fece
qualche foto, per mettere a tacere le sue paure.
Luigi
saltò sulla prima roccia:
-
Forza ragazzi è quasi fatta. -
Daniele
attese che Luigi fosse sulla seconda roccia e poi saltò a sua volta.
Caterina
seguì il suo esempio.
Piera
si tirò su i pantaloni e spiccò anche lei il primo salto.
Fulvio
attese che Perla saltasse. Lui sarebbe andato per ultimo.
Lei
era titubante:
-
Non ce la farò mai. - gli disse scuotendo il capo. - Io sono piccola, non ci arrivo, oddio e
adesso? - Stava entrando nel panico.
-
Si che ce la fai - la stava incoraggiando Fulvio.
Nel
frattempo Luigi era giunto dall’altra parte. Caterina, poche rocce più in là si
era voltata verso loro. Si rese conto che qualcosa non andava.
-
Tutto a posto là? – urlò al loro indirizzo, tra il frastuono delle acque.
Vide
il padre fare un cenno col dito. “Tutto ok”
Rinfrancata
saltò sulla roccia dopo. Anche lei era quasi arrivata.
- Tutto a posto? –
Perla
guardò Fulvio:
-
Non è proprio niente a posto! - gli urlò –
- Vattene,
lasciami qui, chiama i pompieri, l’elicottero, io da qui non mi muovo. -
Fulvio
la guardava divertito. Aveva il solito sorriso ironico stampato sul viso ma
Perla era troppo spaventata in quel momento per innamorarsene come sempre.
-
Vedila dal punto di vista positivo. Adesso ci sediamo qui tutti e due, mandiamo
gli altri a chiamare aiuto e nel frattempo che arriva qualcuno facciamo
l’amore. - Le disse Fulvio tra il serio e il faceto.
L’aveva
detto scherzando ma Perla si accorse che quell’idea, non le sarebbe dispiaciuta
per nulla. Anzi, se i soccorsi non fossero giunti affatto, tanto meglio.
Avrebbe diviso il resto della sua vita con lui, eremiti, ma finalmente liberi.
Lui
doveva avere intuito i suoi pensieri. Si fece più vicino.
Intervenne
una voce dall’altra sponda, a rompere quell’attimo d’intimità:
- E
allora , che vogliamo fare? –
Daniele li chiamava, coprendosi la bocca con
le mani a mo’ di megafono. Erano già tutti dall’altra parte e attendevano loro.
Perla
ebbe un moto di sconforto …:
- Uff, vai dai, almeno potete chiamare qualcuno,
per aiutarmi, se almeno avessi una corda , mi sentirei più sicura, mi legherei
a te e …-
Fulvio
non la fece finire:
- Non
c’è bisogno della corda. –
E
di colpo la sollevò per le gambe e la prese in braccio.
-
Sei pazzo!- gli gridò Perla.- Finiremo tutti e due in acqua.-
- Chiudi
quella boccaccia, prima che te la tappo con un bacio. –
Perla sentì Fulvio sotto di lei fare il primo
salto.
Istintivamente
chiuse gli occhi. Non voleva guardare.
Dall’altra
parte, gli altri, che fino ad allora erano stati seduti in terra a guardare, si
alzarono. Capivano che la situazione era drammatica. Se davvero Fulvio avesse
messo un piede in fallo, sarebbero davvero caduti entrambi, in balìa della
corrente.
Caterina
seguiva il tutto con attenzione.
Due
delle cose a lei più care erano in pericolo:
-
No, babbo! - strillò, quando gli vide fare il primo salto con Perla in braccio.
Daniele
la zittì. In quel momento Fulvio aveva bisogno di restare concentrato.
Fulvio
sudava freddo a ogni salto. Ogni volta che toccava la roccia, doveva riprendere
bene l’equilibrio.
“Mannaggia a lei”- pensava -“ Bè, almeno se
fosse morto lì l’avrebbe fatto con lei tra le sue braccia…” - Non era
consolante però.
Ci
vollero venti minuti circa per arrivare all’altra sponda. Venti minuti che a
Perla, ad occhi chiusi e terrorizzata , sembrarono eterni.
L’unica
cosa che le dava coraggio era sentirsi avvolta dalle sue braccia. Sentiva i
suoi nervi tesi sotto di lei. Alcune gocce del suo sudore le erano cadute sulla
fronte e lei aveva capito che Fulvio stava facendo uno sforzo non
indifferente.
Quando
giunsero sulla sponda opposta e lui la mise giù lei non poté resistere e lo
strinse forte con quanta più forza aveva.
Aveva
rischiato la sua vita per lei.
Gli
altri si erano avvicinati. Quando Perla si scostò anche Caterina lo abbracciò
forte, con le lacrime agli occhi:
- Non
farlo mai più, ti prego, ho creduto di morire. -
Poi
abbracciò anche Perla.
Lei
si sentiva a disagio. Per colpa sua la gita si stava trasformando in una
tragedia.
Poi
Fulvio si lasciò cadere per terra esausto:
-
Datemi cinque minuti. – disse agli
altri.
Luciano
gli porse dell’acqua.
Perla
si accorse di sentire freddo. Seduta si era stretta tra le braccia. Guardava
Fulvio steso in terra, con le braccia allargate e gli occhi chiusi.
Lo
amava, follemente.
Lei
non avrebbe avuto bisogno di essere ancora sua.
Lei
era da sempre sua e lo sarebbe stata per sempre, nel cuore, nell’anima.
Daniele
le si avvicinò, con una borraccia in mano, Lei lo guardò, poi allungò una mano
ringraziandolo e bevve.
Poi
Daniele andò da Fulvio. Fulvio si sollevò a sedere, prese la borraccia dalle
mani di Daniele e bevve di nuovo. Aveva la gola arsa per lo sforzo.
Era
sceso un silenzio imbarazzante, ognuno era conscio del pericolo che Fulvio e
Perla avevano appena scampato,
Fulvio
si alzò:
- Credo sia ora di tornare. Stai bene?- Si
girò verso Perla.
Lei
si alzò a sua volta annuendo. Caterina le si avvicinò.
Capiva come doveva sentirsi Perla e la prese
sottobraccio cercando di rinfrancarla. Luciano diede una pacca sulla
spalla di Fulvio, seguito a ruota da Luigi e finalmente s’incamminarono tutti
all’uscita del percorso.
Arrivarono,
dove Simona li attendeva, ma se ne guardarono dal raccontarle ciò che era
accaduto. Luigi immaginava già quali sarebbero stati i commenti della moglie e
non era il caso di allarmarla per un pericolo ormai scampato.
- Io
proporrei di finire in bellezza la serata. - propose Luciano, finalmente
rompendo il silenzio e sdrammatizzando l’accaduto:
- Che
ne dite di stare insieme stasera a cena? Ci raduniamo da Luigi, che ha la
terrazza più grande di tutti, mettiamo un po’ di musica e salutiamo la notte di
ferragosto guardando le stelle. -
-
Non credo che sarò dei vostri. - sospirò Perla.
Pensò
a Valerio. In qualche modo avrebbe dovuto raccontargli la verità. Avrebbe
dovuto metterlo al corrente della presenza di Fulvio, tanto l’avrebbe
saputo dagli altri. Ma dubitava che una volta venuto a conoscenza dei fatti, Valerio,
le avrebbe concesso di andare da Luigi, né tantomeno , sarebbe stato propenso
ad esserci lui.
Ripensando
a lui, Perla pensò che era trascorso molto tempo che non lo sentiva e decise di
chiamarlo. Una tristezza improvvisa l’aveva assalita. Stava per finire tutto e
tutto sarebbe tornato come prima. Si sorprese di voler essere ancora lì, col
terrore di morire, in mezzo al fiume, ma tra le braccia di Fulvio.
Le
parve di sentire ancora il suo respiro, il battito del suo cuore, mentre la
stringeva a se… trattenne una lacrima.
-
Pronto?- l’aveva raggiunta la voce di
Valerio, strappandola ai suoi pensieri:
- Ciao
amore, come ti senti?-
Voleva sincerarsi Perla.
- Meglio,
la febbre è passata, però per sicurezza ho preso un’altra tachipirina. Tu come
vai? Ti sei divertita? Tra quanto tornate? Non vedo l’ora. Mi manchi. -
- Credo
che stiamo per tornare. Comunque ti racconto tutto poi e … c’è qualcosa che
devo dirti, ma te ne parlo in albergo.-
Perla
stava preparando la strada.
-
Sono curioso, non puoi accennarmi qualcosa adesso?-
- No, tranquillo , te ne parlo poi, a presto un
bacio. -
-
Ti amo, un bacio - Valerio attaccò.
Perla
ripose lentamente il cellulare.
Quando
alzò lo sguardo si accorse che Fulvio la stava guardando, con un’espressione
indefinita dipinta sul volto.
E
Caterina se ne era accorta, anche lei.
Quando
si era accorta dello sguardo assorto che Fulvio aveva riservato a Perla, aveva
abbassato gli occhi repentinamente, per non farsi accorgere che li stava
osservando.
All’improvviso
era tutto chiaro come il sole.
Com’era
potuta essere stata così cieca? Quei due si amavano!
Ma
quando era successo? Forse quest’estate?
Non
ricordava di aver mai visto suo padre guardare Amelia in quel modo.
Le
tornarono in mente i gesti della giornata, la loro complicità, le loro risate,
gli sguardi, le mani di Fulvio sui fianchi di Perla e lui, che aveva rischiato
la vita per lei … Caterina era stranamente compiaciuta per quella sua scoperta,
ma allo stesso tempo era triste. Capiva che il loro era un rapporto difficile,
che forse non avrebbe avuto mai un futuro.
C’erano
troppe implicazioni in mezzo.
Sorrise
pensando a sua madre. Chissà come l’avrebbe presa se avesse saputo che suo
padre si era innamorato proprio di sua cugina, della sua migliore amica.
Poi
pensò ad Amelia e a Valerio. Dio che casino allucinante!
Scosse
il capo, come se stesse pensando ad alta voce:
‘'Chissà
se Perla avrebbe avuto mai il coraggio di dirglielo?'' Conoscendo il padre,
dubitava fortemente, che si sarebbe mai confidato con lei.
Ma
con Perla era diverso. La considerava come una mamma, e lei, per Perla era come
una figlia.
Avrebbe
atteso, con pazienza che Perla trovasse il coraggio, che si sentisse pronta per
dirglielo e se fosse stato necessario, lei avrebbe fatto il possibile affinché
fossero felici. Poi tirò indietro quel pensiero, delusa; non c’era nulla che
lei poteva. Non poteva lei, e forse non avrebbero mai potuto, nemmeno loro,
almeno di distruggere altre vite.
Nel
viaggio di ritorno Perla si addormentò. Era ancora spossata per tutto
l’accaduto, e aveva poca voglia di parlare.
Sentiva
la radio in sottofondo accompagnare la malinconia che l’aveva assalita.
Non
avrebbe voluto cedere al sonno. I suoi occhi facevano fatica a chiudersi perché
non volevano perdere nemmeno un attimo degli ultimi istanti con Fulvio, ma alla
fine la stanchezza la vinse.
Dietro
Daniele, si era addormentato anche lui.
Fulvio
guidava, preso nei suoi pensieri. Ogni tanto lanciava un’occhiata a Perla,
seduta addormentata accanto a lui.
Squillò
il cellulare. Lui armeggiò nelle tasche, faticando a prenderlo, stretto nella cintura
di sicurezza. In genere era solito tenerlo sul cruscotto, ma stavolta se n’era
dimenticato.
- Amore,
non mi hai mai chiamato!- Amelia.
Cavolo aveva ragione, non le aveva fatto
nemmeno gli auguri per il ferragosto! Si sentì un verme.
- Hai
ragione, ascolta, ti chiamo io. Ora sto guidando. Appena arrivo in albergo ti
chiamo. - Attaccò il telefono, arrabbiato con se stesso per il suo
comportamento. Avrebbe dovuto scusarsi.
Di
nuovo il telefono, stavolta era quello di Caterina.
Caterina,
che era rimasta sveglia, durante tutto il tragitto, rispose:
- Oh,
ciao mamma, come va? Tutto bene, grazie, anche a te. Abbiamo passato una
bellissima giornata. Non sai indovina
chi c’è qui con noi? Non ci crederai mai…-
Fulvio,
contrariato, ascoltava quella conversazione.
Odiava
quella donna. Era stata la sua rovina in passato, era la sua rovina oggi. Tutto
quello cui aveva rinunciato e tutto quello che non poteva avere, ne era lei la
causa. Strinse con più forza il volante, sperando che Caterina finisse presto
quella telefonata.
E
Caterina le stava raccontando di Perla.
- No,
- stava dicendo- non posso passartela, sta dormendo. Ok te la saluto… Non lo
so, ti farò sapere.- Aggiunse riattaccando, probabilmente rispondendo a un
invito della mamma.
Poggiò
la testa sulle spalle di Daniele che continuava a dormire.
Non
mancava molto, qualche isolato e sarebbero giunti in albergo. Si voltò dietro.
Vide i fari della macchina di Luciano che li seguiva a debita distanza.
Si
fermarono a un semaforo.
Fulvio
mise la prima. Mentre attendeva che il semaforo tornasse verde, si voltò verso Perla.
Guardò
nello specchietto retrovisore. Caterina e Daniele erano vicini, lei sulle
spalle di lui, apparentemente, dormivano entrambi.
Fulvio
allungò una mano e la poggiò sulla coscia di Perla. Poi la fece correre lungo
il suo corpo e si fermò sul suo viso. Scattò il semaforo e si ritrasse,
ricomponendosi con un sospiro.
Caterina
sorrise, aveva avuto la sua conferma, e chiuse gli occhi, mentre imboccavano la
via principale che portava all’hotel.
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