martedì 28 agosto 2012

CAPITOLO 30



       CAPITOLO 30

Si avvicinarono al lago. Ben presto furono raggiunti dagli altri.
- La bellezza di questo posto,  – disse loro Fulvio – non è solo nei colori. Se osservate bene, il ruscello sembra nascere dal nulla. Non segue un corso preciso, ma è come se nascesse all’improvviso da sotto terra.
Si avvicinò al ruscello, e preso un bicchiere di carta dallo zaino, si chinò, lo riempì e bevve un sorso.
Si rialzò e porse il bicchiere a Perla
- Prova - e glielo porse girandolo appositamente dalla stessa parte  dove anche lui aveva poggiato le labbra.
A Perla questa sottigliezza non era sfuggita, ma finse di non avere notato il gesto e bevve un goccio.
- Ma è potabile? – le chiese per sincerarsi.
Lui annuì. 
 - Ma stai attenta, è ghiacciatissima. -
- Non è ghiacciatissima, - lo riprese Caterina che nel frattempo si era avvicinata e li aveva imitati – stacca i denti e tutto il palato…accidenti. -
Tutti i presenti saggiarono le acque del ruscello, convenendo della purezza dell’acqua.
Piera e Luigi riempirono due bottigliette da mezzo litro, per portarsele dietro.
Poi, sederono tutti insieme, sulle rive del lago, contemplando la bellezza del luogo e parlando del più e del meno.
Spesso Perla e Fulvio, incrociavano i loro sguardi.
Lei si rese conto che era sempre più difficile, distogliere il proprio da quello di Fulvio. Si sentiva annegare dentro quegli occhi e avrebbe pagato per essere sola con lui. E dalla sua espressione sapeva che per lui era lo stesso.
Quando risalirono sui cavalli, erano già le cinque del pomeriggio. Ripresero il sentiero e tornarono al punto di partenza.
Perla sentiva che quella giornata stava volgendo al termine e avrebbe fermato il tempo.
 - Ragazzi, prima di andare via, perché non facciamo il percorso atletico? - propose  Luciano:
 - Dai, ci mettiamo alla prova. -
Si riferiva ad un percorso creato  da una proloco della zona, dove bisognava barcamenarsi tra ponti pericolanti, alberi, funi e viottoli accidentali, nonché una piccola scalata su una delle montagne.
- Io resto qui con Mario, -disse Simona -  le acrobazie non fanno per me, voi andate pure. – E si sdraiò sulla coperta. Mariuccio era contrariato . Voleva andare anche lui, ma la madre fu irremovibile:
- No, ci sono dei punti troppo pericolosi, non se ne parla. -
- Ma quale pericolosi. - La rimbeccò Luigi:
 – Tu questo figlio me lo fai diventare un ‘fifone’, dai lascialo venire -
 - Ti prego di non insistere. - Simona lo aveva fulminato:
- E poi che fai mi lasci sola qui?-
“Inutile discutere con le donne”. Sospirò rassegnato Luigi, e si accodò agli altri.
Perla, a dire il vero, non era molto propensa nemmeno lei per andare. Benché avesse frequentato molto le palestre in anni passati, ora mancava da molto e il suo fisico era un po’ arrugginito. In più non era mai stata molto amante del pericolo. Ma temette il giudizio degli altri, visti gli ultimi commenti di Luigi indirizzati alla moglie.
E poi con lei c’era Fulvio. Cosa poteva accadergli mai?
E voleva sfruttare fino all’ultimo l’occasione per stargli accanto.
Camminarono per circa un quarto d’ora.
Arrivarono ai piedi di una montagna rocciosa che si affacciava su un dirupo.
Dall’altro lato s’intravedeva un piccolo sentiero che spariva dentro la montagna.
Un ponticello dondolante divideva il sentiero dal punto in cui adesso si trovavano.
Un cartello diceva:
BENVENUTI NEL SENTIERO ATLETICO. QUESTO SENTIERO E’ STATO CREATO DALLA PROLOCO DEL DIPARTIMENTO DELLE MARCHE. SI PREGA VIVAMENTE DI AVERE RISPETTO DELLE NORME E DEL COMPORTAMENTO DA ADOTTARE. SI PREGA INOLTRE DI AVERE IL MASSIMO RISPETTO PER LA FLORA E LA FAUNA CHE SI PUO’ INCONTRARE DURANTE IL CAMMINO.   SI SCONSIGLIA VIVAMENTE IL PERCORSO A PERSONE PORTATRICI DI HANDYCAP, NONCHE’ SOFFERENTI DI CUORE O PREDISPOSTI A VERTIGINI. E’ SEVERAMENTE VIETATO INOLTRE L’INTRODUZIONE DI ANIMALI E DI OGGETTI OD UTENSILI SOGGETTI AD INCENDIO. SI RACCOMANDA LA MASSIMA CAUTELA. GRAZIE, LA DIREZIONE.
Perla guardò oltre il ponte. Era sempre meno convinta.
Istintivamente prese la mano di Fulvio:
- Che ci sarà là dietro? - domandò additando il sentiero dall’altra parte.
- Lo scopriremo solo andando, coraggio. –
Le strinse la mano per rassicurarla.
Daniele e Caterina li seguivano.
Piera e Luciano si afferrarono per mano a loro volta e cominciarono a oltrepassare il ponte.
Luigi, appoggiandosi al corrimano, superò gli altri, facendo da battistrada.
Caterina non dava troppo peso alle mani che si stringevano di Perla e Fulvio. Lo trovò naturale, data la situazione.  Daniele, invece, mosso dalla curiosità, continuava a seguirne ogni gesto, con un sorrisetto ironico stampato sul viso.
La distanza dalla montagna al sentiero non era molta, ma ci impiegarono un bel po’ a giungere dall’altro lato. Il ponte dondolava molto, e benché fosse sicuro, essendo costruito apposta, costringeva a un’ andatura molto lenta.
Il sentiero era stretto e sconnesso. Il panorama era molto simile a quei canyon americani che si vedono nei film. Molto più ridotto, naturalmente.
Sotto di loro un fiume ribolliva rimbombando contro la montagna. Perla avvertì un brivido. Ma non sapeva se era causato dall’umidità o dalle sensazioni che le trasmetteva quel luogo.  Fulvio se ne accorse, e incurante degli altri, le mise un braccio su una spalla, per rassicurarla.
Proseguirono per il percorso molto cautamente. Luigi continuava a stare davanti.
Una volta presa un po’ di fiducia Perla prese la compatta che si era portata dietro e scattò diverse foto.
Si sarebbero aggiunte a quelle sul lago.
- Che dite sarà pericoloso creare l’eco? - domandò Piera rivolta agli altri.
- Certo che no, – disse Luigi – non siamo mica sull’Everest, e nemmeno sulle dolomiti.-
Cominciarono a chiamarsi per nome, giocando, e la montagna rispondeva i loro nomi. A volte ne usciva qualcuno storpiato e loro scoppiavano a ridere come matti. Era anche un modo per farsi coraggio.
Procedendo tra varie peripezie, giunsero alla fine del percorso. Avevano scalato la montagna, con parecchie difficoltà. Fulvio aveva aiutato Perla, sorreggendola più volte e la stessa sorte era toccata a Luciano con Piera. Caterina invece se la cavò meglio di Daniele.
Mancava di traversare il fiume.
C’erano delle rocce, dove toccava mettere i piedi.
Perla aveva paura. C’era molta corrente e pochi punti di appiglio. Bastava mettere un piede in fallo… e ciao.
Ma chi gliel’aveva fatto fare? Non sarebbe stato meglio restare a ‘pisolare’ con Simona?
Fece qualche foto, per mettere a tacere le sue paure.
Luigi saltò sulla prima roccia:
- Forza ragazzi è quasi fatta. -
Daniele attese che Luigi fosse sulla seconda roccia e poi saltò a sua volta.
Caterina seguì il suo esempio.
Piera si tirò su i pantaloni e spiccò anche lei il primo salto.
Fulvio attese che Perla saltasse. Lui sarebbe andato per ultimo.
Lei era titubante:
- Non ce la farò mai. - gli disse scuotendo il capo.    - Io sono piccola, non ci arrivo, oddio e adesso? - Stava entrando nel panico.
- Si che ce la fai - la stava incoraggiando Fulvio.
Nel frattempo Luigi era giunto dall’altra parte. Caterina, poche rocce più in là si era voltata verso loro. Si rese conto che qualcosa non andava.
- Tutto a posto là? – urlò al loro indirizzo, tra il frastuono delle acque.
Vide il padre fare un cenno col dito. “Tutto ok”
Rinfrancata saltò sulla roccia dopo. Anche lei era quasi arrivata.
-     Tutto a posto? –
Perla guardò Fulvio:
- Non è proprio niente a posto! - gli urlò –
- Vattene, lasciami qui, chiama i pompieri, l’elicottero, io da qui non mi muovo. -
Fulvio la guardava divertito. Aveva il solito sorriso ironico stampato sul viso ma Perla era troppo spaventata in quel momento per innamorarsene come sempre.
 - Vedila dal punto di vista positivo. Adesso ci sediamo qui tutti e due, mandiamo gli altri a chiamare aiuto e nel frattempo che arriva qualcuno facciamo l’amore. -  Le disse Fulvio tra il serio e il faceto.
L’aveva detto scherzando ma Perla si accorse che quell’idea, non le sarebbe dispiaciuta per nulla. Anzi, se i soccorsi non fossero giunti affatto, tanto meglio. Avrebbe diviso il resto della sua vita con lui, eremiti, ma finalmente liberi.
Lui doveva avere intuito i suoi pensieri. Si fece più vicino.
Intervenne una voce dall’altra sponda, a rompere quell’attimo d’intimità:
- E allora , che vogliamo fare? –
 Daniele li chiamava, coprendosi la bocca con le mani a mo’ di megafono. Erano già tutti dall’altra parte e attendevano loro.
Perla ebbe un moto di sconforto …:
-  Uff, vai dai, almeno potete chiamare qualcuno, per aiutarmi, se almeno avessi una corda , mi sentirei più sicura, mi legherei a te e …-
Fulvio non la fece finire:
- Non c’è bisogno della corda. –
E di colpo la sollevò per le gambe e la prese in braccio.
- Sei pazzo!- gli gridò Perla.- Finiremo tutti e due in acqua.-
- Chiudi quella boccaccia, prima che te la tappo con un bacio. –
 Perla sentì Fulvio sotto di lei fare il primo salto.
Istintivamente chiuse gli occhi. Non voleva guardare.
Dall’altra parte, gli altri, che fino ad allora erano stati seduti in terra a guardare, si alzarono. Capivano che la situazione era drammatica. Se davvero Fulvio avesse messo un piede in fallo, sarebbero davvero caduti entrambi, in balìa della corrente.
Caterina seguiva il tutto con attenzione.
Due delle cose a lei più care erano in pericolo:
- No, babbo! - strillò, quando gli vide fare il primo salto con Perla in braccio.
Daniele la zittì. In quel momento Fulvio aveva bisogno di restare concentrato.
Fulvio sudava freddo a ogni salto. Ogni volta che toccava la roccia, doveva riprendere bene l’equilibrio.
 “Mannaggia a lei”- pensava -“ Bè, almeno se fosse morto lì l’avrebbe fatto con lei tra le sue braccia…” - Non era consolante però.
Ci vollero venti minuti circa per arrivare all’altra sponda. Venti minuti che a Perla, ad occhi chiusi e terrorizzata , sembrarono eterni.
L’unica cosa che le dava coraggio era sentirsi avvolta dalle sue braccia. Sentiva i suoi nervi tesi sotto di lei. Alcune gocce del suo sudore le erano cadute sulla fronte e lei aveva capito che Fulvio stava facendo uno sforzo non  indifferente.
Quando giunsero sulla sponda opposta e lui la mise giù lei non poté resistere e lo strinse forte con quanta più forza aveva.
Aveva rischiato la sua vita per lei.
Gli altri si erano avvicinati. Quando Perla si scostò anche Caterina lo abbracciò forte, con le lacrime agli occhi:
- Non farlo mai più, ti prego, ho creduto di morire. -
Poi abbracciò anche Perla.
Lei si sentiva a disagio. Per colpa sua la gita si stava trasformando in una tragedia.
Poi Fulvio si lasciò cadere per terra esausto:
- Datemi cinque minuti.  – disse agli altri.
Luciano gli porse dell’acqua.
Perla si accorse di sentire freddo. Seduta si era stretta tra le braccia. Guardava Fulvio steso in terra, con le braccia allargate e gli occhi chiusi.
Lo amava, follemente.
Lei non avrebbe avuto bisogno di essere ancora sua.
Lei era da sempre sua e lo sarebbe stata per sempre, nel cuore, nell’anima.
Daniele le si avvicinò, con una borraccia in mano, Lei lo guardò, poi allungò una mano ringraziandolo e bevve.
Poi Daniele andò da Fulvio. Fulvio si sollevò a sedere, prese la borraccia dalle mani di Daniele e bevve di nuovo. Aveva la gola arsa per lo sforzo.
Era sceso un silenzio imbarazzante, ognuno era conscio del pericolo che Fulvio e Perla avevano appena scampato,
Fulvio si alzò:
 - Credo sia ora di tornare. Stai bene?- Si girò verso Perla.
Lei si alzò a sua volta annuendo. Caterina le si avvicinò.
 Capiva come doveva sentirsi Perla e la prese sottobraccio cercando di rinfrancarla. Luciano diede una pacca sulla spalla di Fulvio, seguito a ruota da Luigi e finalmente s’incamminarono tutti all’uscita del percorso.
Arrivarono, dove Simona li attendeva, ma se ne guardarono dal raccontarle ciò che era accaduto. Luigi immaginava già quali sarebbero stati i commenti della moglie e non era il caso di allarmarla per un pericolo ormai scampato.
- Io proporrei di finire in bellezza la serata. - propose Luciano, finalmente rompendo il silenzio e sdrammatizzando l’accaduto:
- Che ne dite di stare insieme stasera a cena? Ci raduniamo da Luigi, che ha la terrazza più grande di tutti, mettiamo un po’ di musica e salutiamo la notte di ferragosto guardando le stelle. -
- Non credo che sarò dei vostri. - sospirò Perla.
Pensò a Valerio. In qualche modo avrebbe dovuto raccontargli la verità. Avrebbe dovuto metterlo al corrente  della presenza di Fulvio, tanto l’avrebbe saputo dagli altri. Ma dubitava che una volta venuto a conoscenza dei fatti, Valerio, le avrebbe concesso di andare da Luigi, né tantomeno , sarebbe stato propenso ad esserci lui.
Ripensando a lui, Perla pensò che era trascorso molto tempo che non lo sentiva e decise di chiamarlo. Una tristezza improvvisa l’aveva assalita. Stava per finire tutto e tutto sarebbe tornato come prima. Si sorprese di voler essere ancora lì, col terrore di morire, in mezzo al fiume, ma tra le braccia di Fulvio.
Le parve di sentire ancora il suo respiro, il battito del suo cuore, mentre la stringeva a se… trattenne una lacrima.
- Pronto?-  l’aveva raggiunta la voce di Valerio, strappandola ai suoi pensieri:
- Ciao amore, come ti senti?-
 Voleva sincerarsi Perla.
- Meglio, la febbre è passata, però per sicurezza ho preso un’altra tachipirina. Tu come vai? Ti sei divertita? Tra quanto tornate? Non vedo l’ora. Mi manchi. -
- Credo che stiamo per tornare. Comunque ti racconto tutto poi e … c’è qualcosa che devo dirti, ma te ne parlo in albergo.-
Perla stava preparando la strada.
- Sono curioso, non puoi accennarmi qualcosa adesso?-
-  No, tranquillo , te ne parlo poi, a presto un bacio. -
- Ti amo, un bacio - Valerio attaccò.
Perla ripose lentamente il cellulare.
Quando alzò lo sguardo si accorse che Fulvio la stava guardando, con un’espressione indefinita dipinta sul volto.
E Caterina se ne era accorta, anche lei.
Quando si era accorta dello sguardo assorto che Fulvio aveva riservato a Perla, aveva abbassato gli occhi repentinamente, per non farsi accorgere che li stava osservando.
All’improvviso era tutto chiaro come il sole.
Com’era potuta essere stata così cieca? Quei due si amavano!
Ma quando era successo? Forse quest’estate?
Non ricordava di aver mai visto suo padre guardare Amelia in quel modo.
Le tornarono in mente i gesti della giornata, la loro complicità, le loro risate, gli sguardi, le mani di Fulvio sui fianchi di Perla e lui, che aveva rischiato la vita per lei … Caterina era stranamente compiaciuta per quella sua scoperta, ma allo stesso tempo era triste. Capiva che il loro era un rapporto difficile, che forse non avrebbe avuto mai un futuro.
C’erano troppe implicazioni in mezzo.
Sorrise pensando a sua madre. Chissà come l’avrebbe presa se avesse saputo che suo padre si era innamorato proprio di sua cugina, della sua migliore amica.
Poi pensò ad Amelia e a Valerio. Dio che casino allucinante!
Scosse il capo, come se stesse pensando ad alta voce:
‘'Chissà se Perla avrebbe avuto mai il coraggio di dirglielo?'' Conoscendo il padre, dubitava fortemente, che si sarebbe mai confidato con lei.
Ma con Perla era diverso. La considerava come una mamma, e lei, per Perla era come una figlia.
Avrebbe atteso, con pazienza che Perla trovasse il coraggio, che si sentisse pronta per dirglielo e se fosse stato necessario, lei avrebbe fatto il possibile affinché fossero felici. Poi tirò indietro quel pensiero, delusa; non c’era nulla che lei poteva. Non poteva lei, e forse non avrebbero mai potuto, nemmeno loro, almeno di distruggere altre vite.
Nel viaggio di ritorno Perla si addormentò. Era ancora spossata per tutto l’accaduto, e aveva poca voglia di parlare.
Sentiva la radio in sottofondo accompagnare la malinconia che l’aveva assalita.
Non avrebbe voluto cedere al sonno. I suoi occhi facevano fatica a chiudersi perché non volevano perdere nemmeno un attimo degli ultimi istanti con Fulvio, ma alla fine la stanchezza la vinse.
Dietro Daniele, si era addormentato anche lui.
Fulvio guidava, preso nei suoi pensieri. Ogni tanto lanciava un’occhiata a Perla, seduta addormentata accanto a lui.
Squillò il cellulare. Lui armeggiò nelle tasche, faticando a prenderlo, stretto nella cintura di sicurezza. In genere era solito tenerlo sul cruscotto, ma stavolta se n’era dimenticato.
- Amore, non mi hai mai chiamato!- Amelia.
 Cavolo aveva ragione, non le aveva fatto nemmeno gli auguri per il ferragosto! Si sentì un verme.
- Hai ragione, ascolta, ti chiamo io. Ora sto guidando. Appena arrivo in albergo ti chiamo. - Attaccò il telefono, arrabbiato con se stesso per il suo comportamento. Avrebbe dovuto scusarsi.
Di nuovo il telefono, stavolta era quello di Caterina.
Caterina, che era rimasta sveglia, durante tutto il tragitto, rispose:
- Oh, ciao mamma, come va? Tutto bene, grazie, anche a te. Abbiamo passato una bellissima giornata.  Non sai indovina chi c’è qui con noi? Non ci crederai mai…-
Fulvio, contrariato, ascoltava quella conversazione.
Odiava quella donna. Era stata la sua rovina in passato, era la sua rovina oggi. Tutto quello cui aveva rinunciato e tutto quello che non poteva avere, ne era lei la causa. Strinse con più forza il volante, sperando che Caterina finisse presto quella telefonata.
E Caterina le stava raccontando di Perla.
- No, - stava dicendo- non posso passartela, sta dormendo. Ok te la saluto… Non lo so, ti farò sapere.- Aggiunse riattaccando, probabilmente rispondendo a un invito della mamma.
 Poggiò la testa sulle spalle di Daniele che continuava a dormire.
Non mancava molto, qualche isolato e sarebbero giunti in albergo. Si voltò dietro. Vide i fari della macchina di Luciano che li seguiva a debita distanza.
Si fermarono a un semaforo.
Fulvio mise la prima. Mentre attendeva che il semaforo tornasse verde, si voltò verso Perla.
Guardò nello specchietto retrovisore. Caterina e Daniele erano vicini, lei sulle spalle di lui, apparentemente, dormivano entrambi.
Fulvio allungò una mano e la poggiò sulla coscia di Perla. Poi la fece correre lungo il suo corpo e si fermò sul suo viso. Scattò il semaforo e si ritrasse, ricomponendosi con un sospiro.
Caterina sorrise, aveva avuto la sua conferma, e chiuse gli occhi, mentre imboccavano la via principale che portava all’hotel.










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