CAPITOLO 33
Giunti
in albergo, Perla notò la macchina di Fulvio nel parcheggio. Era tornato. Il
cuore cominciò a batterle più del normale.
Era
quasi ora di cena. Il tempo di darsi una sistematina e sarebbero scesi a
mangiare.
Propose
a Valerio di attardarsi sulla terrazza a ballare.
- E’
un po’ che non lo facciamo, – le disse.
In
realtà Perla sperava che, tirandola tardi, Valerio si addormentasse stanco e
non si accorgesse della sua mancanza.
Era
tormentata dai sensi di colpa, ma allo stesso tempo fremeva per il suo
incontro.
Non
faceva che ripetersi che stava sbagliando, che stava facendosi ancora del male
e ne faceva a Valerio. E stava facendo del male anche a Fulvio, perché alla
fine gli avrebbe detto addio, come sempre.
Nonché
ad Amelia, ma almeno lei , ignara e lontana, era colei che rischiava
meno.
Perché
le sensazioni di una donna non sbagliano mai.
Come
la prima volta insieme, Perla sentiva che quella notte, non ce l’avrebbe
fatta a tirarsi indietro, ma capiva pure che sarebbe stata la fine.
Perché
certe cose te le senti dentro. Perché dopo niente sarebbe tornato come prima,
ma stavolta non si trattava più di scegliere, stavolta la via era a senso unico
e bisognava avere la forza di darci un taglio subito, prima di rischiare
grosso.
Eppure
sarebbe bastato non andare. Perla sapeva che quella era la decisione più
saggia. Solo che stavolta il cuore non aveva voglia di dare retta alla testa.
In
sala, vide Fulvio, seduto insieme a Caterina e Daniele al loro tavolo.
Passandogli accanto, li salutò, cortesemente , ma con distacco. Valerio si
accompagnò al saluto, poi andarono diretti al proprio tavolo.
Perla
fece in modo di sedere dando le spalle a loro.
Voleva
evitare di incontrare lo sguardo di Fulvio. Era come se temesse, che
guardandosi, avrebbero tradito il loro segreto.
Mangiò
svogliatamente e voracemente. Se gli avessero chiesto, in quel momento, cosa
stesse mangiando e di che sapesse, sicuramente non avrebbe saputo rispondere,
ne il giorno dopo se lo avrebbe mai ricordato. L’ansia la stava divorando.
A un
certo punto della cena, sentì il cellulare emettere il solito cicalino;
messaggio.
Come
sempre aveva poggiato il telefono sul tavolo, vicino al bicchiere del vino, che
tanto lei usava di rado.
Non
amava il vino d’estate, al massimo si concedeva un po’ di birra.
Guardò
il telefono così, convinta che fosse il solito messaggio pubblicitario o
l’avviso di credito. Escludeva fosse Lorenzo. Lui non la ‘messaggiava’ mai, al
massimo la chiamava.
Lesse:
F. Ebbe un salto al cuore. Cercando di restare il più indifferente possibile,
avvicinò il cellulare agli occhi.
Scorse
col dito fino al tasto della messaggeria e cliccò:
-
Aspetto la tua conferma. Sarò nel pargheggio con le bici all’una. TI AMO. Non
darmi buca.-
‘TI
AMO.’ Era la seconda volta che glielo diceva, anzi, che lo scriveva. Perché
Perla avrebbe dato tutta la vita per sentirglielo dire.
Ciò
nonostante, scoprì di esserne lusingata, ma allo stesso tempo era arrossita.
Valerio
le stava di fronte. Lei alzò lo sguardo dietro al telefono, per vedere se
si era accorto di nulla, ma fortunatamente lui continuava a mangiare. Era
intento a togliere il guscio ad alcuni gamberetti. Da quando lo conosceva,
Perla sapeva che ‘capare’ il pesce non era mai stato il suo forte.
Spesso
lui le chiedeva aiuto, ma era una cosa della quale lei si era sempre rifiutata.
-
Se ti aiuto – le diceva – non imparerai mai.
E
ormai lui, non glielo chiedeva più, ma continuava a farci la guerra.
“-
Che pizza - mentì fingendosi seccata - Ma questi qui non conoscono orari?- e mandò qualche imprecazione all’indirizzo del
proprio gestore telefonico.
Difatti
non stava dicendo nulla di strano o che potesse insospettire Valerio. Era vero
che spesso accadeva che arrivavano dei messaggi dal gestore o da altri gestori
in concorrenza, persino la notte.
Decise
però che non era il caso di rispondere subito.
Attese
che la cena finisse. Stava fremendo d’impazienza, ma cercò di restare il più
calma possibile.
Mentre
Valerio finiva l’ultimo pezzo di dolce lei si alzò dal tavolo.
- Scusami,
vado un attimo in bagno, mi lavo le mani e mi do un aggiustatina, così poi
usciamo in terrazza a ballare.-
-
Va bene. - Valerio ingoiò l’ultimo pezzo di dolce:
-
Anch’io devo lavare le mani, le sento tutte ‘appiccicate.’ Ci vediamo
direttamente in terrazza.-
Alzandosi
dal tavolo Perla si girò per dirigersi verso i bagni, che si trovavano in
fondo, dall’altra parte della sala.
Passò
nuovamente vicino al tavolo di Fulvio. Mentre si avvicinava notò che Fulvio si
era accorto che lei stava procedendo verso loro. Per un attimo i loro sguardi
s’incontrarono. Lei avvampò, ma tirò dritta velocemente.
Voleva
evitare che Caterina la fermasse.
Quando
fu in bagno, compose il messaggio:
“
Ci sarò” – conciso.
Poi
si dedicò alla sua persona. Fece presto e si avviò verso la terrazza, senza
passare di nuovo vicino al tavolo di Fulvio. Sperò che lui vedesse la sua
risposta.
Era
mezzanotte passata, quando, con Valerio decisero di tornare in stanza.
Lei
pregò Valerio di lavarsi per primo, sperando che non si attardasse troppo.
Le
rimaneva poco tempo. Se Valerio ci avesse molto ad addormentarsi, rischiava di
arrivare in ritardo. Temeva che Fulvio, vedendola tardare pensasse che non
sarebbe più andata.
Quando
Valerio uscì dal bagno lei s’infilò dentro. Doveva restare più del solito.
Ormai era anni che stava con Valerio. Sapeva che quando lui era stanco, si
poggiava sul letto, con l’idea di attenderla, ma che sistematicamente poi si
addormentava e dormiva come un sasso fino la mattina dopo.
-
Spicciati. -- Sentì dire da dietro la porta-
“Oh
no” – gemette Perla.- Quando lui le
diceva così significava che aveva voglia di lei.
Capì
che doveva rischiare di tardare all’appuntamento, ma non poteva accontentare
Valerio, non quella sera.
Prese
il cellulare che aveva portato con se in bagno e scrisse un secondo messaggio:
-
Tarderò un po’, ti prego aspettami.-
Voleva aggiungere -“anch’io ti amo,”- ma lo
disse solo mentalmente e non lo fece.
Nel
frattempo cominciò a far scorrere l’acqua nella doccia.
S’infilò
dentro lasciando scorrere l’acqua, sul corpo, sul viso. Chiuse gli occhi
immaginando le carezze di Fulvio, sulla pelle, che leggere la sfioravano
dandole piacere, come l’acqua che adesso sentiva scorrere su di se.
Poi
uscì da sotto la doccia. Cominciò a struccarsi. Decise che non era il caso di
rifarsi il trucco per quella notte.
C’era
sempre un’estrema possibilità che Valerio si svegliasse.
Lei
le avrebbe lasciato un biglietto, nell’eventualità che succedesse:
“Non
riesco a dormire, se non mi trovi tranquillo. Sono scesa in spiaggia a
fare una passeggiata.”
Sapeva
che era una scusa troppo banale, che non reggeva. E il rischio era che lui
decidesse di raggiungerla. Ma non ne trovava un’altra. E poi la spiaggia era
grande e lei non aveva scritto “sono sotto alla spiaggia dell’albergo”. Perciò
poteva sempre dirgli che aveva deciso di allontanarsi un po’.
Guardò
il cellulare e trovò la risposta di Fulvio.
-
D’accordo, ma sono in ansia, cerca di fare presto.-
In
preda all’agitazione, si costrinse ad attendere ancora, prima di aprire la
porta del bagno.
Attese
la voce di Valerio che la chiamava.
Niente.
Tirò un sospiro di sollievo. Poi, in punta di piedi, girò intorno al
letto, fino dalla sua parte. Avvicinò il viso al suo, fino a sentire il suo
respiro lento e regolare. Valerio dormiva.
Assicuratasi
di ciò Perla si avvicinò al disimpegno. Prese la penna e il taccuino in
dotazione dall’albergo e scrisse il messaggio per Valerio.
Poi
si vestì. Non potendo rischiare di fare rumore per scegliere i vestiti, mise quelli
da spiaggia, che aveva usato la mattina. Sarebbe stata anche più credibile.
Poi
sempre in punta di piedi scivolò fuori dalla stanza.
Uscì
a parte indietro, chiudendo la porta appresso a se.
Facendolo,
sbirciò ancora verso il letto. Valerio dormiva come un sasso, ignaro di tutto.
Per
un attimo un’ondata di tristezza e di pena la pervase.
Povero
Valerio, lui la amava profondamente e lei adesso era così lontana da lui,
e stava per tradire il suo amore.
Ebbe
pena per lui, e anche per se stessa. Ebbe pena per tutto quello che c’è al
mondo di pulito, e per i suoi valori, che ancora una volta, dopo il tradimento
per Claudia andavano a fasi fottere.
E
la condanna era sempre lui: Fulvio. Perla pensò a lui come la parte del diavolo
tentatore. Se ognuno di noi ne ha uno nella vita, il suo era Fulvio.
E lei
non sapeva resistergli. Forse domani, in un altro mondo, se mai fosse esistito
Dio le avrebbe fatto pagare caro il suo peccato.
Oppure
no, in un altro mondo, in un’altra vita si sarebbero incontrati ancora e le
loro strade non si sarebbero divise come adesso, ma avrebbero vissuto per
sempre felici e contenti, per il resto dei loro giorni, come accade nelle
favole.
Ma
questa di vita, non era una favola.
Sospirando,
persa nei suoi pensieri, Perla entrò nell’ascensore. Pigiò il bottone: piano
terra.
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