sabato 25 agosto 2012

CAPITOLO 33



CAPITOLO 33

Giunti in albergo, Perla notò la macchina di Fulvio nel parcheggio. Era tornato. Il cuore cominciò a batterle più del normale.
Era quasi ora di cena. Il tempo di darsi una sistematina e sarebbero scesi a mangiare.
Propose a Valerio di attardarsi sulla terrazza a ballare.
- E’ un po’ che non lo facciamo, – le disse.
In realtà Perla sperava che, tirandola tardi, Valerio si addormentasse stanco e non si accorgesse della sua mancanza.
Era tormentata dai sensi di colpa, ma allo stesso tempo fremeva per il suo incontro.
Non faceva che ripetersi che stava sbagliando, che stava facendosi ancora del male e ne faceva a Valerio. E stava facendo del male anche a Fulvio, perché alla fine gli avrebbe detto addio, come sempre.
Nonché  ad Amelia, ma almeno lei , ignara e lontana, era colei che rischiava meno.
Perché le sensazioni di una donna non sbagliano mai.
Come la prima volta insieme, Perla sentiva che quella notte, non ce l’avrebbe fatta a tirarsi indietro, ma capiva pure che sarebbe stata la fine.
Perché certe cose te le senti dentro. Perché dopo niente sarebbe tornato come prima, ma stavolta non si trattava più di scegliere, stavolta la via era a senso unico e bisognava avere la forza di darci un taglio subito, prima di rischiare grosso.
Eppure sarebbe bastato non andare. Perla sapeva che quella era la decisione più saggia. Solo che stavolta il cuore non aveva voglia di dare retta alla testa.
In sala, vide Fulvio, seduto insieme a Caterina e Daniele al loro tavolo. Passandogli accanto, li salutò, cortesemente , ma con distacco. Valerio si accompagnò al saluto, poi andarono diretti al proprio tavolo.
Perla fece in modo di sedere dando le spalle a loro.
Voleva evitare di incontrare lo sguardo di Fulvio. Era come se temesse, che guardandosi, avrebbero tradito il loro segreto.
Mangiò svogliatamente e voracemente. Se gli avessero chiesto, in quel momento, cosa stesse mangiando e di che sapesse, sicuramente non avrebbe saputo rispondere, ne il giorno dopo se lo avrebbe mai ricordato. L’ansia la stava divorando.
A un certo punto della cena, sentì il cellulare emettere il solito cicalino; messaggio.
Come sempre aveva poggiato il telefono sul tavolo, vicino al bicchiere del vino, che tanto lei usava di rado.
Non amava il vino d’estate, al massimo si concedeva un po’ di birra.
Guardò il telefono così, convinta che fosse il solito messaggio pubblicitario o l’avviso di credito. Escludeva fosse Lorenzo. Lui non la ‘messaggiava’ mai, al massimo la chiamava.
Lesse: F. Ebbe un salto al cuore. Cercando di restare il più indifferente possibile, avvicinò il cellulare agli occhi.
Scorse col dito fino al tasto della messaggeria e cliccò:
- Aspetto la tua conferma. Sarò nel pargheggio con le bici all’una. TI AMO. Non darmi buca.-
‘TI AMO.’ Era la seconda volta che glielo diceva, anzi, che lo scriveva. Perché Perla avrebbe dato tutta la vita per sentirglielo dire.
Ciò nonostante, scoprì di esserne lusingata, ma allo stesso tempo era arrossita.
Valerio le stava di fronte. Lei alzò lo sguardo dietro al telefono, per vedere se si era accorto di nulla, ma fortunatamente lui continuava a mangiare. Era intento a togliere il guscio ad alcuni gamberetti. Da quando lo conosceva, Perla sapeva che ‘capare’ il pesce non era mai stato il suo forte.
Spesso lui le chiedeva aiuto, ma era una cosa della quale lei si era sempre rifiutata.
- Se ti aiuto – le diceva – non imparerai mai.
E ormai lui, non glielo chiedeva più, ma continuava a farci la guerra.
“- Che pizza - mentì fingendosi seccata - Ma questi qui non conoscono orari?-  e mandò qualche imprecazione all’indirizzo del proprio gestore telefonico.
Difatti non stava dicendo nulla di strano o che potesse insospettire Valerio. Era vero che spesso accadeva che arrivavano dei messaggi dal gestore o da altri gestori in concorrenza, persino la notte.
Decise però che non era il caso di rispondere subito.
Attese che la cena finisse. Stava fremendo d’impazienza, ma cercò di restare il più calma possibile.
Mentre Valerio finiva l’ultimo pezzo di dolce lei si alzò dal tavolo.
- Scusami, vado un attimo in bagno, mi lavo le mani e mi do un aggiustatina, così poi usciamo in terrazza a ballare.-
- Va bene. - Valerio ingoiò l’ultimo pezzo di dolce:
- Anch’io devo lavare le mani, le sento tutte ‘appiccicate.’  Ci vediamo direttamente in terrazza.-
Alzandosi dal tavolo Perla si girò per dirigersi verso i bagni, che si trovavano in fondo, dall’altra parte della sala.
Passò nuovamente vicino al tavolo di Fulvio. Mentre si avvicinava notò che Fulvio si era accorto che lei stava procedendo verso loro. Per un attimo i loro sguardi s’incontrarono. Lei avvampò, ma tirò dritta velocemente.
Voleva evitare che Caterina la fermasse.
Quando fu in bagno, compose il messaggio:
“ Ci sarò” – conciso.
Poi si dedicò alla sua persona. Fece presto e si avviò verso la terrazza, senza passare di nuovo vicino al tavolo di Fulvio. Sperò che lui vedesse la sua risposta.
Era mezzanotte passata, quando, con Valerio decisero di tornare in stanza.
Lei pregò Valerio di lavarsi per primo, sperando che non si attardasse troppo.
Le rimaneva poco tempo. Se Valerio ci avesse molto ad addormentarsi, rischiava di arrivare in ritardo. Temeva che Fulvio, vedendola tardare pensasse che non sarebbe più andata.
Quando Valerio uscì dal bagno lei s’infilò dentro. Doveva restare più del solito. Ormai era anni che stava con Valerio. Sapeva che quando lui era stanco, si poggiava sul letto, con l’idea di attenderla, ma che sistematicamente poi si addormentava e dormiva come un sasso fino la mattina dopo.
- Spicciati. -- Sentì dire da dietro la porta-
“Oh no” – gemette Perla.-  Quando lui le diceva così significava che aveva voglia di lei.
Capì che doveva rischiare di tardare all’appuntamento, ma non poteva accontentare Valerio, non quella sera.
Prese il cellulare che aveva portato con se in bagno e scrisse un secondo messaggio:
-       Tarderò un po’, ti prego aspettami.-
 Voleva aggiungere -“anch’io ti amo,”- ma lo disse solo mentalmente e non lo fece.
Nel frattempo cominciò a far scorrere l’acqua nella doccia.
S’infilò dentro lasciando scorrere l’acqua, sul corpo, sul viso. Chiuse gli occhi immaginando le carezze di Fulvio, sulla pelle, che leggere la sfioravano dandole piacere, come l’acqua che adesso sentiva scorrere su di se.
Poi uscì da sotto la doccia. Cominciò a struccarsi. Decise che non era il caso di rifarsi il trucco per quella notte.
C’era sempre un’estrema possibilità che Valerio si svegliasse.
Lei le avrebbe lasciato un biglietto, nell’eventualità che succedesse:
“Non riesco a dormire, se non mi trovi tranquillo. Sono scesa in spiaggia a fare una passeggiata.”
Sapeva che era una scusa troppo banale, che non reggeva. E il rischio era che lui decidesse di raggiungerla. Ma non ne trovava un’altra. E poi la spiaggia era grande e lei non aveva scritto “sono sotto alla spiaggia dell’albergo”. Perciò poteva sempre dirgli che aveva deciso di allontanarsi un po’.
Guardò il cellulare e trovò la risposta di Fulvio.
- D’accordo, ma sono in ansia, cerca di fare presto.-
In preda all’agitazione, si costrinse ad attendere ancora, prima di aprire la porta del bagno.
Attese la voce di Valerio che la chiamava.
Niente. Tirò un sospiro di sollievo.  Poi, in punta di piedi, girò intorno al letto, fino dalla sua parte. Avvicinò il viso al suo, fino a sentire il suo respiro lento e regolare. Valerio dormiva.
Assicuratasi di ciò Perla si avvicinò al disimpegno. Prese la penna e il taccuino in dotazione dall’albergo e scrisse il messaggio per Valerio.
Poi si vestì. Non potendo rischiare di fare rumore per scegliere i vestiti, mise quelli da spiaggia, che aveva usato la mattina. Sarebbe stata anche più credibile.
Poi sempre in punta di piedi scivolò fuori dalla stanza.
Uscì a parte indietro, chiudendo la porta appresso a se.
Facendolo, sbirciò ancora verso il letto. Valerio dormiva come un sasso, ignaro di tutto.
Per un attimo un’ondata di tristezza e di pena la pervase.
Povero Valerio, lui la amava profondamente e lei adesso era così lontana da lui, e stava per tradire il suo amore.
Ebbe pena per lui, e anche per se stessa. Ebbe pena per tutto quello che c’è al mondo di pulito, e per i suoi valori, che ancora una volta, dopo il tradimento per Claudia andavano a fasi fottere.
E la condanna era sempre lui: Fulvio. Perla pensò a lui come la parte del diavolo tentatore. Se ognuno di noi ne ha uno nella vita, il suo era Fulvio.
E lei non sapeva resistergli. Forse domani, in un altro mondo, se mai fosse esistito Dio le avrebbe fatto pagare caro il suo peccato.
Oppure no, in un altro mondo, in un’altra vita si sarebbero incontrati ancora e le loro strade non si sarebbero divise come adesso, ma avrebbero vissuto per sempre felici e contenti, per il resto dei loro giorni, come accade nelle favole.
Ma questa di vita, non era una favola.
Sospirando, persa nei suoi pensieri, Perla entrò nell’ascensore. Pigiò il bottone: piano terra.






Nessun commento:

Posta un commento