CAPITOLO 29
Fu
svegliata da colpi forti sulla porta.
Valerio,
accanto a lei si rigirò.
Si
guardarono, che ora era? Quanto avevano dormito?
Era
la ragazza delle pulizie?
-
Un attimo. – Perla mise qualcosa addosso e si precipitò ad aprire.
-
Era ora. – Luciano, uno dei loro amici, era sulla porta. Dietro di lui stava
sua moglie Piera e dietro ancora … Caterina?
Perla
batté più volte le ciglia. Le ci volle un po’ per realizzare il tutto.
-
Ma, stiamo dormendo. – Si scusò, in effetti ancora non riusciva a svegliarsi
bene.
-
Dormendo!? - riprese Luciano - ma lo sai che ore sono? -
- No,
non lo so, e credo che forse stia sognando perché ancora non mi rendo conto…” –
uscì sulla porta,
accostandosela
alle spalle, poi ebbe un lampo – Ma … un attimo, che fate tutti qui? E lei,
com’è che sta con voi? - disse poi additando Caterina.
Era
insonnolita, ma non era rimbambita del tutto. Non ancora, e non rammentava di
averla presentata ai suoi amici, la sera prima.
-
Chi è amore? – la voce di Valerio la raggiunse dalla stanza.
-
E’ Luciano – le rispose.
- Ma
non dovevano essere in montagna? -
Luciano
rispose a Valerio precedendola:
- Ancora non siamo partiti, veramente. Aspettavamo
voi. -
- Ma
mi sembra di avervi lasciato un messaggio – Perla parlava, si accorse che
Caterina la guardava, divertita.
-
Appunto, fammi entrare, - Luciano la spinse da una parte, senza darle il tempo
di reagire.
-
Come ti senti. - chiese a Valerio
Valerio
si tirò su, sui gomiti. – ‘Una chiavica’- rispose.
-
Bene, muoviti allora. Venite con noi, in fondo l’aria di montagna potrebbe
farti bene no? Dai vi aspettiamo. Si sono aggiunti anche altri amici,
inaspettati, non potete mancare. In fondo, che cambia, anche se dovesse salirti
la febbre, ti stendi su in montagna, è la stessa cosa, anzi di gran lunga
migliore di stare qui 'tappato'”- lo spronò Luciano.
Perla
e gli altri due seguivano la conversazione sulla porta.
Perla
sperò che Valerio non si accorgesse della presenza di Caterina. Sarebbe stata
la fine, visto gli ultimi eventi, per
nulla al mondo avrebbe accettato di dividere qualsiasi altra cosa con Fulvio.
-
Ma non mi reggo in piedi. - Borbottò Valerio.
A
quel punto intervenne Piera:
- E allora lascia che venga Perla, che sta a
fare con te? Tanto, mica c’è bisogno di fare ancora i piccioncini no? -
Perla
era arrossita, ed era intervenuta a favore di Valerio:
-
Ma no , che vengo a fare io da sola -
-
Ma non sei sola!!! - Caterina, che fino ad allora non aveva parlato, si era
fatta avanti, sulla porta, fortunatamente troppo defilata, rispetto la visuale
di Valerio. Ma Perla temette che avesse riconosciuto la voce;
"Addio
è finita"- pensò.
Ma
Valerio sembrò non accorgersene. Era combattuto. Le cose non stavano
prendendo una bella piega. Però si rese conto che i loro amici avevano ragione.
Non
era giusto che Perla restasse con lui, era egoistico.
Il
giorno prima non ci aveva pensato. Si rivolse a Perla:
- Tu
vuoi andare?-
Tutti
si voltarono verso lei. Valerio le aveva girato la palla, ma non era facile
decidere. Da una parte moriva dalla voglia di andare, da un’altra voleva
restare.
Vide
l’espressione di Caterina che a mano giunte la pregava, e le venne da ridere.
Capì
che se lei non fosse andata, anche Caterina avrebbe rinunciato. Era sempre più
curiosa di capire come fosse arrivata fino ai suoi amici.
Perla
tardava a rispondere, ma Valerio aveva capito benissimo, dal suo silenzio, che
a lei sarebbe piaciuto andare.
- Vieni
qui – le disse, chiamandola vicino a se. Poi si rivolse a Luciano:
- Perla
verrà con voi, ma vi dispiacerebbe lasciarci soli un attimo? –
Luciano,
uscendo, si era rivolto a Perla:
- Ti diamo mezz’ora. -
Poi
abbracciò spiritosamente Valerio, gli prese la fronte tra le mani, baciandogliela:
- Grazie,
bello. -
Perla si avvicinò a Valerio, mentre le voci di
esultanza dei suoi amici si allontanavano per il corridoio.
- Non
dovevi, e se io preferissi restare con te? Che vado a fare io da sola. Con
loro. Loro sono a coppia … -
- Ma
no, – l’aveva ripresa lui – hai sentito che si è aggiunta altra gente? E
poi, mi sentirò molto meno in colpa se tu vai. Tanto ti tormenterò tutto il
giorno, al telefono. -
Perla
si guardò bene dall’ informarlo chi fosse l’altra gente. Sperò solo che Valerio
non venisse a saperlo in qualche modo, ma in fondo che colpa ne aveva lei? Lei
era stata con lui, e non lo sapeva nemmeno lei … non era vero.
Lo
abbracciò stringendolo forte. Lui ricambiò il suo abbraccio. Si vedeva che però
era triste.
Poi
Perla, preparò al volo dei panini. Ne fece qualcuno in più, per lasciarlo
a Valerio.
Mise
un paio di jeans e una magliettina semplice. Indossò un paio si scarpe da
ginnastica. In bagno perse un po’ di tempo in più. All’improvviso, pensava a
Fulvio. E se lui non fosse andato?
Ma
lei non andava per lui, lei andava per i suoi amici, per Caterina e per
lei stessa.
Anche
questo non era vero.
Valerio
aveva seguito tutte le sue mosse. Quando lei fu pronta per andare l’attirò di
nuovo a se:
- Ti
penserò sempre –le disse.
-
Anch’ io.- Lo rassicurò lei, poi lo guardò negli occhi insistendo:
-
Sicuro non vuoi venire?-- Lui scosse il capo. Poi lei prese un giacchetto, il
cellulare e si diresse verso la porta. Tornò un attimo indietro sui suoi passi.
Lo
baciò di nuovo:
-
Ti amo - le disse.
Ma
non sapeva dire nemmeno lei, se era sincera.
E
lo lasciò lì. Quando Perla fu uscita. Valerio, si girò dall’altra parte. Avrebbe
dormito tutto il giorno, in attesa che lei tornasse.
Perla
scese nell’atrio, c’erano tutti, tranne Luciano… e Fulvio.
Caterina
corse ad abbracciarla:
- Non puoi capire quanto sono contenta!!! -
Perla
la fulminò bonariamente:
– Adesso mi spieghi che hai combinato e come
hai fatto a conoscere i mei amici. -
-
Te lo racconto dopo in macchina. – le disse Caterina – Tanto tu vieni con noi.
Babbo è andato a prenderla. -
Perla
sentì un tuffo al cuore. Questo non l’aveva previsto. Lei, in macchina
con loro, con Fulvio.
-
A dire il vero, - stava continuando a dire Caterina - nemmeno il babbo era
entusiasta di venire, ho dovuto lottare non poco per convincerlo. Visto che
siete soli, ti prego Perla sii carina con lui, almeno lo addolciamo un po’. – Rise
e le strizzò un occhio , sembrava non essersi accorta del turbamento di Perla.
"Sii
carina con lui" a Perla veniva da ridere, ma si trattenne.
-
Eccolo. - Sentì Daniele dire, mentre col naso indicava la macchina di Fulvio,
che accostava davanti l’albergo.
- Andiamo.
-
Gli
altri avevano già preso posto nell’auto di Luciano e aspettavano solo
loro per partire.
Perla
era impacciatissima. Come uscire da quella situazione ...
- “Cerca
di essere il più naturale possibile.” - Si disse.
Quando
si avvicinò alla macchina, Fulvio scese e le venne incontro.
Sfoggiando
uno dei suoi soliti sorrisi, le tolse lo zaino con le provviste dalle mani, e
le aprì la portiera della macchina, davanti, vicino al posto del conducente,
cioè accanto a lui:
- Buongiorno
Perla, buon ferragosto, - la salutò molto educatamente.
- Anche a te, ma no,
io posso stare dietro. - Perla cercò di declinare l’invito sul sedile davanti.
-
Non se ne parla nemmeno, - era intervenuta Caterina - e poi Daniele ed io,
siamo ben lieti di fare i piccioncini dietro. -
Una
volta accomodati tutti in auto, Fulvio si accertò che tutti avessero la cinta e
partì seguendo l'auto di Luciano.
Perla
cercava di evitare di guardare dalla sua parte.
Ascoltando
la radio, guardava fuori dal finestrino.
Solo
che ogni tanto non poteva evitare che il suo sguardo cadesse sulle sue mani,
mentre Fulvio cambiava, o sulle sue cosce, che erano a un palmo dalle sue.
-
Ehi Perla, – l’aveva chiamata Daniele - allora non vuoi sapere come questa
furbetta ha conosciuto i tuoi amici? – Si riferiva a Caterina.
Lei
ringraziò l’iniziativa di Daniele che aveva rotto quel silenzio imbarazzante.
Si
girò, poggiando il braccio sul sedile, rivolta verso loro seduti dietro.
E
nel farlo incontrò lo sguardo di Fulvio. Fu soltanto un attimo, poi lui tornò a
guardare la strada.
Daniele
le raccontò di come Caterina, fingendosi loro amica, aveva fatto annullare il
suo messaggio in portineria dicendo che era stata mandata proprio da Perla. Poi
aveva scorto i nominativi dei destinatari sul registro dei messaggi.
Alla
fine, sfacciatamente si era presentata a Piera. Le aveva detto che per lei era
come se Perla fosse sua madre e che ci avrebbe tenuto passare il ferragosto con
lei, naturalmente se loro non avessero avuto niente in contrario.
- Sono
simpatici i tuoi amici - affermò Caterina, continuando il racconto,
- Non è stato difficile farsi accettare da
loro e poi mi hanno detto di conoscere anche il babbo. A dire il vero Luigi, mi
ha specificatamente detto che tu e il babbo gli avete soffiato i premi in una
gara. Non me l’avevi raccontato babbo … - aggiunse parlando a Fulvio.
-
E’ vero. - Fulvio aveva parlato per la prima volta. Perla si accorse che Fulvio
stava sorridendo divertito al racconto di Daniele. Sua figlia in certe cose era
come lui, quando si metteva in testa una cosa …
Solo
in una, lui non era riuscito nella sua vita, quella a cui teneva di più, e
adesso quella cosa era seduta accanto a lui. Così vicina ma così inarrivabile.
Poi
Caterina pregò Perla di alzare lo stereo:
- Dai,
cantiamo assieme. -
Stranamente,
come se all’improvviso tra loro fosse nata una sorta di complicità,
cominciarono a cantare , tutti e quattro insieme.
Fulvio
si voltò ancora verso lei. Le stava sorridendo, bellissimo. Perla ricambiò il
sorriso.
Sarebbe
stata una giornata meravigliosa, ne era convinta.
Abbandonò
i suoi sensi di colpa, poggiando la testa sul sedile e continuando a cantare.
Quando
giunsero a destinazione, erano già le nove di mattina e ci volle un bel po’ per
trovare un posto per la macchina.
Poi
presero le loro cose e si avviarono verso il resto del gruppo, che aveva
parcheggiato un po’ più distante.
Nonostante
si fosse in montagna, l’aria era già calda.
Decisero
insieme di dirigersi verso la pineta, sperando che ci fosse ancora qualche panca
libera. Non ne trovarono. Alla fine decisero di stendere i plaid e di sedersi
in terra.
Fulvio
e Daniele si offrirono di andare a prendere l’acqua alla fonte. Era un
posto rinomato dove scorreva acqua di sorgente pura.
Nel
frattempo gli altri cercarono la legna per fare la brace.
Perla
ricevette due messaggi da Valerio, che la rassicurava sulla sua salute e lei lo
chiamò una volta per dirle che era tutto a posto. Chiamò anche Lorenzo e si
scambiarono gli auguri per il ferragosto.
Quando
venne l’ora di cucinare, si diedero il cambio intorno al fuoco. Faceva molto
caldo ed era difficile restare troppo vicino alla brace.
Spesso,
Perla e Fulvio capitavano vicini.
Per
gli altri quella complicità era normale. Avevano assistito già alle loro
effusioni ’amichevoli’ nell’occasione dei giochi.
Per
Caterina e Daniele fu una novità. Caterina sapeva che Perla conoscesse il padre
da molto tempo, da quando la mamma gliel’aveva presentato, qualche
Capodanno addietro, quando lei era ancora bambina.
Le
era capitato di incontrare Perla, quando insieme col padre e con Amelia
andavano a fare la spesa, nello stesso supermercato. Tra loro c’era stato
sempre un saluto educato ma distaccato.
Vederli
così affiatati fu una sorpresa per lei. Perla le era sempre piaciuta.
Si
accorse di guardarli mentre si sorridevano, di seguire i loro sguardi che
s’incontravano, i loro gesti in perfetta sintonia.
Vide
ridere il padre, come non lo vedeva ridere da una vita.
-
“Che peccato” - pensò. Perla sarebbe stata benissimo al posto di Amelia, ma si
diede della stupida. Perla era la cugina di sua mamma, la sua più cara amica.
Non sarebbe mai successo e poi suo padre, amava Amelia. E Perla aveva
Valerio.
Ignari
dei pensieri e degli sguardi di Caterina, Perla e Fulvio se la divertivano.
Nel
pomeriggio Luciano propose un’ escursione a cavallo.
Fulvio
aiutò Caterina a salire sul suo, poi si diresse verso Perla. Quando l’aiutò a
salire le sue mani indugiarono un po’ di più sui suoi fianchi.
Perla
si voltò imbarazzata verso lui e lo guardò. Che stava facendo, non erano
soli!!!
Lui
si rese conto che istintivamente si era lasciato andare, e si affrettò a
toglierle le mani di dosso.
Entrambi
erano palesemente confusi e imbarazzati allo stesso tempo.
Fulvio,
lasciò le redini del cavallo di Perla, poi montò sul suo.
Quando
le fu a fianco, la guardò dritta negli occhi:
-
Scusami – le disse, poi lanciò il cavallo.
Caterina
lo seguì e appresso tutti gli altri.
Daniele
cavalcava a fianco di Caterina, seguito da Luigi e Simona, la sua compagna. Più
dietro c’era Luciano, poi Perla e Piera, che parlavano tra loro. Chiudeva
la fila Mariuccio, il figlio quattordicenne di Luciano.
Fulvio
era andato avanti, e galoppava più svelto. Ogni tanto fermava il cavallo,
aspettando gli altri. E quando erano abbastanza vicini, ripartiva al galoppo.
- Ma
che gli è preso al babbo? - Domandò a un certo punto Caterina, conoscendo
benissimo i cambiamenti di umore del padre.
Daniele
non le rispose, ma credeva d’indovinare. A lui non erano sfuggiti gli sguardi
tra Perla e Il suocero. C’era qualcosa tra quei due, qualcosa fuori dalla loro
portata. E non gli era sfuggito il modo in cui Fulvio si era attardato sui
fianchi di Perla. Da uomo qual era poteva giurarci di avere visto nei suoi
occhi l’ombra del desiderio represso. Ecco cos’aveva Fulvio, stava fuggendo da
Perla e dal suo desiderio per lei. Daniele poteva giurarci, ma non se la sentì
di dirlo a Caterina.
A
un certo punto Fulvio tornò indietro. Si avvicinò a Caterina:
- Vado ad avvertire gli altri. Più in là
facciamo una deviazione, c'è un bel posticino con un laghetto. Mi ci sono
imbattuto anni fa per sbaglio. Fermatevi e aspettatemi qui. -
Galoppò
in direzione degli altri rimasti dietro.
Disse
loro le stesse cose che aveva detto a Caterina.
Poi
avvicinatosi a Perla, continuò a cavalcarle vicino finché non raggiunse di
nuovo Caterina.
A
quel punto Perla e Fulvio rimasero davanti, seguiti dagli altri.
Poco
dopo deviarono per un sentiero.
La
vegetazione si era fatta più fitta e dovettero procedere uno per volta.
Fulvio
aveva avuto ragione. Quando arrivarono sul luogo, si avvidero della sua ‘incantevolezza’
e ne restarono estasiati.
C’era
un piccolo ruscello, che finiva dentro un lago.
Il
lago era circondato da una miriade di fiori, di tutte le specie.
Si
capiva che c’era la mano dell’uomo in quella meraviglia. Era tutto troppo
curato. La natura non avrebbe potuto tanto.
La
montagna si rifletteva nell’acqua e il sole gettava i suoi raggi
perpendicolarmente sulla montagna, creando giochi di luce.
Era
come se l’aria intorno fosse colorata, rosa, viola azzurra.
Come
se l’arcobaleno fosse sceso a disegnarsi a mezz’aria. Era indescrivibile.
I
commenti estasiati degli altri fecero capire a Perla che tutti erano rimasti
colpiti.
-"E
bravo Fulvio"- pensò. Poi si rese conto, che lui, come sempre, era pronto
a prendere in mano il comando. Da ospite era diventato padrone, anche in quella
situazione.
I
suoi gesti, la sua stessa persona, emanavano sicurezza e intraprendenza. Lui il
carattere l’aveva stampato, dalla nascita, e non doveva fare niente per
dimostrarlo.
Era
semplicemente così. Era tutto quello che mancava a Valerio e quest’ultimo
pensiero la rattristò.
Le
venne vicino, per aiutarla a scendere dal cavallo, lei si lasciò cadere tra le
sue braccia, tranquilla, stavolta per niente preoccupata degli altri.
Non
sapeva se era colpa dell’atmosfera del luogo, o della sua fantasia, ma avrebbe
pagato per essere baciata da lui, in quel momento davanti a tutti. E quando lui,
dolcemente l’accompagnò, finché i suoi piedi non toccarono terra, i loro
sguardi non riuscirono a staccarsi. Perché lei non aveva toccato terra, lei
stava volando, con lui, prigioniera e allo stesso tempo rassicurata dai suoi
occhi, dalle sue braccia forti, dal suo sorriso.
Rapita,
non sarebbe mai voluta tornare da quel volo.
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