CAPITOLO 28
In
camera Valerio la stava aspettando, sul letto, appoggiato alla spalliera e una
pezza bagnata in fronte.
-
Suppongo che la febbre sia salita, – le disse costernato.
Perla
si odiò per avere tardato tanto.
-
Proviamo il termometro - disse frugando nella borsa.
Glielo
porse poi andò in bagno.
Si
guardò allo specchio.
Non
aveva una bella cera. Aveva tardato troppo, era colpa sua se la febbre era
salita. Si sentiva in colpa, ma forse la causa non era la febbre di Valerio.
La
sua colpa era quello che provava , dentro.
-
“No, non era vero”- cercò di convincersi. - Lei stava facendo di tutto per
rispettare Valerio, stava rinunciando per l’ennesima volta a se stessa e ai
suoi sogni.
Che
cosa poteva fare di più?
E
se Fulvio avrebbe insistito per quanto ancora poteva reggere?
Ma
non l’avrebbe fatto, lui era così, ormai conosceva bene il suo orgoglio:
-
"E del tuo cuore?"-
Lo
domandò a quella che la guardava nello specchio - "Vogliamo parlare del
tuo cuore? Come sta il tuo cuore, eh? E questo non lo chiami un
tradimento?"
-"
Il mio cuore è a pezzi "- si rispose Perla – e la verità le apparse
limpida , come l’acqua che scorreva in quel momento nel lavabo.
Il
suo cuore stava tradendo, tre persone insieme; Valerio, Fulvio e se stessa.
E
non c’è nulla di peggio del tradimento del cuore. Perché il cuore , a
differenza di tutto il resto , non dimentica.
Trentotto
e mezza.
-
"Benissimo, anzi, malissimo"- rifletté Perla.
-
Te la senti di mangiare qualcosa, oppure vuoi prendere subito la medicina? -
Valerio
non aveva toccato cibo, Perla lo trovò intatto nel frigo.
-
Preferisco prendere la tachipirina, poi cercherò di dormire. Ho riposato
molto male prima, e poi non vedevo l’ora che tornavi, lo sai quanto mi manchi,
quando non ci sei. - E allungò una mano per invitarla a sedersi sul letto
accanto a lui.
Lei
ignorò la sua mano, andò a prendere un bicchiere d’acqua con la medicina e
gliela porse.
-
Sarà meglio che la prendi subito. -
Lui
sospirò – Mi spiace, è tutta colpa mia, domani salterà tutto. -
-
Non dire stupidaggini - controbatté lei -
nessuno si cerca il male, pazienza no? –
A
dire il vero, invece, era un po’ contrariata.
Ma
in fondo era l’ultimo dei mali, anche se l’idea di passare il ferragosto chiusa
in camera con Valerio, non è che in quel momento l’allettasse molto. Ma non per
causa sua. Era lei che non andava. Per dirla tutta, aveva voglia di uscire
anche adesso, anzi fuggire, da quell’albergo, da quella vacanza, da tutta
quella follia.
Non
molto e Valerio dormiva di nuovo. Anche se il suo sonno era agitato.
Perla
non voleva lasciarlo di nuovo solo, ma non ce la faceva.
Aveva
bisogno d’aria, aveva bisogno di distrarsi,
di non pensare.
Poi
ricordò che avrebbe dovuto avvertire le altre coppie che il giorno dopo
sarebbero mancati.
Forse
era un pretesto, ma era comunque una buona scusa per uscire, e poi, stavolta
avrebbe fatto presto.
Forse
avrebbe trovato i loro amici a cenare giù in sala, altrimenti avrebbe lasciato
un messaggio per loro in portineria.
Decise
di fare al volo una doccia, poi infilò una gonnellina jeans a balza con
una t-shirt blu .
Diede
un’ultima occhiata alla sua faccia attraverso lo specchio. Aveva gli occhi
scavati. Si passò un po’ di crema per nascondere il difetto, ma non si truccò;
in fondo scendeva solo sotto.
“Di
che ti preoccupi?’'- una vocina dentro la stava redarguendo - ‘' E’ inutile che
fai la vaga, stai pensando a lui e speri di incontrarlo …'’
Come
per ricacciare indietro la coscienza, Perla prese il tubetto della crema e lo
scaraventò addosso all’altra lei che le parlava dallo specchio.
Furiosa
ancora con se stessa diede un’ultima occhiata a Valerio.
Poggiò
delicatamente le labbra sulle sue, poi uscì dalla stanza.
Arrivò
nella sala. Constatò che con l’arrivo del ferragosto, l’albergo si era svuotato
dei soliti ospiti.
Al
contrario c’erano molti nuovi arrivati.
Si
aggirò tra i tavoli in cerca dei suoi amici.
Un
cameriere la raggiunse con le portate in mano:
-
Signora, non mangia stasera? Il solito tavolo? -
-
No , grazie, - si scusò lei – mio marito non sta molto bene, per stasera non ci
saremo. -
-
Hop , mi spiace, le faccia i miei auguri, buon ferragosto per domani allora. -
E molto cortesemente il cameriere si allontanò, con i piatti fumanti.
“Buon
ferragosto” - pensò ironica Perla, in quel momento sarebbe partita subito e
tornata a casa.
Qualcuno
la stava chiamando.
-
Perla! –
Si
voltò verso la voce. Due tavoli alla sua destra una coppia stava mangiando. La
ragazza che l’aveva chiamata era una bella donna, sui ventitré anni circa.
I
capelli castani le ricadevano sulle spalle e lucevano di riflessi dorati. Aveva
gli occhi grandi color nocciola, e intorno alla bocca le si formavano due
fossette quando sorrideva. Anche da seduta si vedeva che era molto alta.
Perla
la riconobbe e lei si alzò andandole incontro.
-
Caterina! - Perla si avvicinò a sua volta e anche Daniele, il ragazzo, si alzò
per salutarla.
- Ma dai, - Caterina la baciò su entrambe le
guance - me l’aveva detto babbo, che eri qui. Ti trovo benissimo così abbronzata,
ma sei sola, e Valerio? Dai, siediti con noi, raccontami.-
Spostò
una sedia vuota al loro tavolo, invitandola ad accompagnarsi a loro.
Perla
rise. L’allegria di Caterina era contagiosa. Quella ragazza lei l’aveva vista
crescere accanto a suo figlio, sin dall’asilo, poteva essere sua figlia.
Aveva
il fisico statuario della mamma, i lineamenti della mamma, la sua stessa
andatura flessuosa, ma gli occhi e le labbra erano del padre.
A
volte Perla si sorprendeva a fissarli, e le suscitavano le stesse sensazioni
che provava quando guardava Fulvio. Poteva capire Daniele, che se ne era
innamorato. Oh, se lo poteva capire.
C’era
stato un periodo in cui persino Lorenzo, suo figlio, si era preso una bella
cotta per lei. Succede spesso tra ragazzi che sono amici da una vita.
Arriva
l’adolescenza, si svegliano gli ormoni, all’improvviso la tua amichetta di
sempre diventa una donna e tu cominci a guardarla con occhi diversi.
Solo
che le donne crescono un po’ più in fretta degli uomini e guardano quelli più
grandi. E Lorenzo ai suoi occhi non era che il fratellino più piccolo.
Per
fortuna la cosa si era protratta per poco. Lorenzo non l’aveva mai
confessato a lei, ma per una mamma attenta un figlio è un libro aperto, e la
conferma le era arrivata da Claudia, messa al corrente da Caterina delle avance
di Lorenzo.
- Sto
cercando degli amici, veramente -
Perla
si stava chiedendo, dove fosse Fulvio. Non era con loro.
Le
domandò, invece, di Claudia.
-
Oh, mamma, – Caterina fece un gesto vago con la mano – sicuramente con un’altra
delle sue solite fiamme, non finirà mai di farsi dal male, credo. – Caterina
emise un sospiro. Era una donna ormai e come ogni figlio, giudice inflessibile
dei suoi genitori.
E
non era stato facile accettare che Claudia l’avesse lasciata per andarsene via,
con un altro uomo. E quando l’aveva rivoluta con lei, dopo aver troncato il suo
rapporto, Caterina si era sentita come una palletta da tennis, sbattuta di qua
e di là.
C’era
stata una guerra acerrima, tra i suoi genitori, in quel frangente, dove alla
fine Fulvio l’aveva spuntata e Caterina era rimasta con lui.
Perla
aveva vissuto tutta la faccenda attraverso i racconti di Claudia e in quel
periodo Caterina era diventata ombrosa e chiusa.
Un
pomeriggio, in casa sua era scoppiata a piangere. Era in camera con Lorenzo,
Perla aveva sentito dei singhiozzi strozzati ed era accorsa, preoccupata.
Caterina
era sdraiata sul letto di Lorenzo. Il suo corpo era scosso da sussulti e
Lorenzo le carezzava il capo.
Perla
si era avvicinata
- Che
succede qui? -
Lorenzo
aveva allargato le braccia:
- Non lo so, stavamo vedendo il film insieme,
all’improvviso ha cominciato a piangere. Giuro mamma, non abbiamo bisticciato.
-
Perla
aveva fatto segno a Lorenzo di andare in un’altra stanza.
Poi
aveva sollevato Caterina e cercando di calmarla, l’aveva stretta a se:
- Adesso,
da brava, fai finta che io sono la tua amichetta del cuore e mi racconti che
succede. Ti giuro su Lorenzo che non ne farò parola con nessuno. -
Dapprima
Caterina era stata reticente , ma alla fine era scoppiata e quando aveva
cominciato a parlare le sue parole erano un fiume in piena.
Perla
l’aveva lasciata parlare, in silenzio, senza mai interromperla. Poi l’aveva
consolata, consigliata.
Data
la sua posizione, aveva cercato di essere il più imparziale possibile verso i
suoi genitori, cercando di creare un alibi per ogni loro mancanza, onde evitare
di esasperare di più Caterina nei loro confronti.
Molti
dei suoi racconti, Perla già li conosceva; attraverso Claudia, altri attraverso
Fulvio e in ogni modo coincidevano sempre. Erano i punti di vista a essere diversi.
Alla
fine tra lei e Caterina si era creato un rapporto bellissimo, fatto di
confidenza e amicizia. E tutte le volte che Caterina aveva bisogno,
correva da lei, più di quanto non si confidasse con i suoi.
-
Babbo è un uomo - le diceva - non può capire. E Amelia, pur essendo una bella
persona, non mi conosce, ed io non riesco a entrare in sintonia con lei. Mamma?
Manco a parlarne, lei è troppo presa da se stessa, per capire me.
Perla
a volte la rimproverava di queste parole verso la madre, cercando di riavvicinarla.
E qualche volta Caterina aveva seguito il suo consiglio. Ma durava poco, dopo
un mese massimo, erano già distanti. Non c’era modo di farle legare.
Claudia
si era confidata più volte con Perla:
-
E’ vero, ho sbagliato, ma non c’è verso di riavvicinarla a me. E’ come un muro
chiuso. Orgogliosa, come suo padre. Per fortuna ci sei tu, me ne sono accorta
sai? Lei lega molto più con te che con me. -
Caterina
era per Perla l’ennesima colpa che si andava ad aggiungere al suo segreto.
Sentiva
che quella ragazzina aveva riposto tutta la sua fiducia in lei.
E
lei non le aveva raccontato mai, di lei, e di suo padre.
Come
l’avrebbe presa? Sicuramente, pur avendocela con la mamma avrebbe percepito il
suo tradimento. E avrebbe odiato anche il padre, per lo stesso motivo.
Si,
Perla ne era sicura, l’avrebbe guardata con altri occhi e forse avrebbe perso
la fiducia verso tutto il mondo, quella fiducia che tanto Perla aveva faticato
per farle riacquistare.
Così,
quando guardava nei suoi occhi e Caterina la fissava, con lo stesso sguardo
profondo e indagatore che caratterizzava il padre, lei aveva paura che lei le
carpisse il suo segreto e si sentiva sporca. E le voleva un bene che non si sa,
davvero come se fosse sua figlia.
-
Su, cinque minuti, ti prego. - Aveva insistito Caterina, e alla fine lei si era
veduta costretta a cedere.
-
Babbo non è sceso. – disse Caterina a
lei, senza che lei glielo chiedesse. -
- Stava strano, bo’ - aggiunse Daniele.
- Oggi
siamo tornati da Roma che stava benissimo.
Ci
ha detto di precederlo in albergo che voleva fare due passi, ma mi sa che ha
incontrato un fantasma – e rise – perché quando è tornato, era di umore pessimo
e non è voluto scendere per cena. -
- E
ti assicuro Perla, - ribadì Caterina - che non c’è niente di peggio di babbo
col malumore, - e rise a sua volta.
- Ha detto di non avere fame ed è rimasto in
stanza. -
"Ed
è inutile fargli domande" avrebbe aggiunto Perla che ben conosceva Fulvio
nei suoi momenti peggiori.
Ma
non c’erano domande da fare, non per lei. E lei non stava meglio di lui.
-
Anche Valerio non sta bene, – confidò
loro – ha la febbre quasi a trentanove. Difatti avevamo programmato il
ferragosto con questi amici che sto cercando. Devo avvertirli che saremo
costretti a mancare. Peccato era una bella gita su alla montagna dei fiori, è
tanto che non ci andavo. Mi sarebbe piaciuto.
-
Noo, che peccato!- esclamò Caterina.
- Se
non era un problema per voi, ci saremmo aggregati molto volentieri e credo che
anche babbo non avrebbe avuto nulla in contrario... A lui è sempre
piaciuta la montagna ... d’altronde siamo appena arrivati e non
abbiamo un programma, per domani .-
-
Bè, - s’intromise Daniele, rivolto a Perla - Puoi sempre venire tu, no?
Insomma, intendo, se Valerio domani starà un po’ meglio, perché non glielo
dici? -
Perla
sorrise alle parole di Daniele. Caterina glielo diceva sempre:
- Io
lo adoro, Daniele è un semplice, riesce a rendermi leggera la vita. Ha sempre
una soluzione per tutto, e mi fa sentire sicura allo stesso tempo. -
-
Non mi sembra carino però, lasciarlo solo il giorno di ferragosto. – Si difese Perla.
- Non
è carino che lui, avendo la febbre, pretenda che tu rimanga con lui a guardarlo
dormire - sentenziò Daniele. - Se accadesse a me, non permetterei che Caterina
si sacrificasse. In fondo è soltanto un’influenza, mica sta morendo. -
Perla
era un po’ seccata dell’invadenza di Daniele, ma non lo diede a vedere.
- Veramente
Valerio non mi ha detto nulla, sono io che ho deciso di restare con lui –
asserì.
Ed
era vero, ma non le aveva nemmeno detto di andare.
- Se
dovessi ripensarci, ci avverti? Anche domattina presto se vuoi. Dai, Perla
in fondo non fai mica nulla di male no’? Dai, fallo anche per noi. - Caterina
la stava incoraggiando, poi cambiò
discorso.
– E Lorenzo come va? Sta sempre con la stessa,
o ha cambiato fiamma? -
Caterina
conosceva Lorenzo meglio di nessun’altro, a parte sua madre. E i suoi capricci
amorosi non le erano nuovi.
- Dipende
chi intendi per la stessa, - rise Perla – comunque sembra che con
quest’ultima vada meglio, ma è giovane, c’è tempo ancora. Spero solo che non
m’invecchi dentro casa facendo l’allegro scapolone. -
-
Fa bene, - sentenziò Daniele, addentando un coscio di pollo – guarda io, per
amore, come mi sono ridotto.
Perla
vide Caterina fulminare Daniele con gli occhi, ma il suo sguardo in realtà era
divertito e pieno d'amore.
Bene,
era giunta l’ora di congedarsi. Salutò Caterina e Daniele promettendo loro di
farsi viva.
Non
avendo visto nessuno degli altri, Perla passò in portineria e lasciò il messaggio
per loro. Poi tornò in camera.
Arrivata
al piano, si soffermò davanti alla porta. All’improvviso un’idea folle si
era impossessata di lei.
Guardò
in fondo, due camere più avanti, realizzò che dietro quella porta, in quel
momento Fulvio era solo, forse stava dormendo, oppure no, pensava a lei, come
lei adesso pensava a lui.
Bastava
bussare, entrare, lui sarebbe stato sorpreso, ma poi …
Sentì
tossire dietro la porta e si riscosse. Doveva essere impazzita. Fece forza
sulla sua volontà, molto più che sulla maniglia girando le chiavi, ed
entrò in camera sua.
Trovò
Valerio sveglio:
-
Dove sei stata? - E tossì di nuovo.
-
Sono scesa ad avvertire gli altri per domani, ma non li ho trovati. Ho
lasciato un messaggio in portineria.
-
Come ti senti – e gli toccò la fronte.
Valerio
era sudato, ma la fronte era più fresca.
La
medicina stava facendo effetto.
Lui
tossì ancora.
- Questa tosse non mi fa riposare. Vieni qua, dai
fammi compagnia. -
Lei
si spogliò lentamente, poi gli si sdraiò accanto. Valerio si chinò a baciarla,
tra un colpo di tosse e un altro.
-
Ti amo - le disse - lo sai vero, quanto ti amo. -
Perla
era disperata. Lo strinse più forte a se.
Lui
era sempre così dolce. Persino quando stava male, non resisteva a stringerla, a
dichiararle il suo amore, come avrebbe potuto mai fargli un torto? Non lo
meritava.
Lei
era tutto per lui. Tutto quello che aveva, tutto quello che voleva. Non
chiedeva che il suo amore, nient’altro.
E
lei invece, moriva per Fulvio. Fulvio che aveva scelto un’altra al suo posto, Fulvio,
sempre così forte e sicuro di se. Lui non aveva bisogno di lei, ne aveva troppo
già di se stesso, ma Valerio si , lui dipendeva da lei, totalmente.
Però
Perla, come sempre, stava dimenticandosi di lei. Perché lei aveva bisogno di
riprendersi il cuore, ma il suo cuore con lei non voleva stare, il suo cuore
era con Fulvio.
Nonostante
la fantasia di andare in montagna fosse forte, Perla scartò l’idea di dirlo a
Valerio.
Si
rese conto che questo significava rinunciare a passare una giornata con Fulvio
e le venne da piangere. Nel frattempo Valerio aveva cominciato a toccarla e a
baciarle i seni, nonostante la febbre, aveva voglia di lei.
Perla
non voleva. Non voleva per lui, che stava in quelle condizioni. E non voleva per lei. Ma
non poteva deluderlo.
Si
costrinse a pensare ad altro mentre lui la prendeva.
Le
sembrò che durasse un‘eternità. Difatti Valerio, debilitato dalla febbre, ci
mise una vita ad appagarsi di lei.
Quando
tutto finì Perla andò in bagno a lavarsi. Si sentiva a pezzi. Non era riuscita
a provare piacere ed era stanchissima, stanca di corpo e di spirito.
Uscì
dal bagno. Valerio era crollato, sfinito. Se non altro fare l’amore, gli era
servito , finalmente dormiva come un sasso.
Perla
si avvicinò alla porta finestra del balcone.
Stava
per uscire in terrazza, ma si fermò appena sull’uscio. Fece un passo indietro e
restò
nascosta
dietro l’anta della finestra. Aveva visto Fulvio, due balconi più in là, solo ,
in mezzo alla notte, con lo sguardo fisso verso il mare.
La
tentazione di uscire a sua volta era forte.
Guardò
verso Valerio.
Stava
continuando a farsi del male. Domani, anzi ormai stanotte era già ferragosto.
“Buonanotte,
amore mio, e buon ferragosto”- Lo sussurrò rivolta verso il mare, col pensiero
due balconi più in là… socchiuse gli occhi, mentre lentamente richiudeva la
finestra dietro se, e tornò a letto, stanca e sconfitta. Si addormentò quasi
subito.
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