giovedì 30 agosto 2012

CAPITOLO 28



CAPITOLO 28

In camera Valerio la stava aspettando, sul letto, appoggiato alla spalliera e una pezza bagnata in fronte.
- Suppongo che la febbre sia salita, – le disse costernato.
Perla si odiò per avere tardato tanto.
- Proviamo il termometro - disse frugando nella borsa.
Glielo porse poi andò in bagno.
Si guardò allo specchio.
Non aveva una bella cera. Aveva tardato troppo, era colpa sua se la febbre era salita. Si sentiva in colpa, ma forse la causa non era la febbre di Valerio.
La sua colpa era quello che provava , dentro.
- “No, non era vero”- cercò di convincersi. - Lei stava facendo di tutto per rispettare Valerio, stava rinunciando per l’ennesima volta a se stessa e ai suoi sogni.
Che cosa poteva fare di più?
E se Fulvio avrebbe insistito per quanto ancora poteva reggere?
Ma non l’avrebbe fatto, lui era così, ormai conosceva bene il suo orgoglio:
- "E del tuo cuore?"-
Lo domandò a quella che la guardava nello specchio - "Vogliamo parlare del tuo cuore? Come sta il tuo cuore, eh? E questo non lo chiami un tradimento?"
-" Il mio cuore è a pezzi "- si rispose Perla – e la verità  le apparse limpida , come l’acqua che scorreva in quel momento nel lavabo.
Il suo cuore stava tradendo, tre persone insieme; Valerio, Fulvio e se stessa.
E non c’è nulla di peggio del tradimento del cuore. Perché il cuore , a differenza di tutto il resto , non dimentica.
Trentotto e mezza.
- "Benissimo, anzi, malissimo"- rifletté Perla.
- Te la senti di mangiare qualcosa, oppure vuoi prendere subito la medicina? -
Valerio non aveva toccato cibo, Perla lo trovò intatto nel frigo.
- Preferisco  prendere la tachipirina, poi cercherò di dormire. Ho riposato molto male prima, e poi non vedevo l’ora che tornavi, lo sai quanto mi manchi, quando non ci sei. - E allungò una mano per invitarla a sedersi sul letto accanto a lui.
Lei ignorò la sua mano, andò a prendere un bicchiere d’acqua con la medicina e gliela porse.
- Sarà meglio che la prendi subito. -
Lui sospirò – Mi spiace, è tutta colpa mia, domani salterà tutto. -
- Non dire stupidaggini - controbatté  lei -  nessuno si cerca il male, pazienza no? –
A dire il vero, invece, era un po’ contrariata.
Ma in fondo era l’ultimo dei mali, anche se l’idea di passare il ferragosto chiusa in camera con Valerio, non è che in quel momento l’allettasse molto. Ma non per causa sua. Era lei che non andava. Per dirla tutta, aveva voglia di uscire anche adesso, anzi fuggire, da quell’albergo, da quella vacanza, da tutta quella follia.
Non molto e Valerio dormiva di nuovo. Anche se il suo sonno era agitato.
Perla non voleva lasciarlo di nuovo solo, ma non ce la faceva.
Aveva bisogno d’aria, aveva bisogno di distrarsi,  di non pensare.
Poi ricordò che avrebbe dovuto avvertire le altre coppie che il giorno dopo sarebbero  mancati.
Forse era un pretesto, ma era comunque una buona scusa per uscire, e poi, stavolta avrebbe fatto presto.
Forse avrebbe trovato i loro amici a cenare giù in sala, altrimenti avrebbe lasciato un messaggio per loro in portineria.  
Decise di fare al volo una doccia, poi infilò una gonnellina jeans a balza con una t-shirt blu .
Diede un’ultima occhiata alla sua faccia attraverso lo specchio. Aveva gli occhi scavati. Si passò un po’ di crema per nascondere il difetto, ma non si truccò; in fondo scendeva solo sotto.
“Di che ti preoccupi?’'- una vocina dentro la stava redarguendo - ‘' E’ inutile che fai la vaga, stai pensando a lui e speri di  incontrarlo …'’
Come per ricacciare indietro la coscienza, Perla prese il tubetto della crema e lo scaraventò addosso all’altra lei che le parlava dallo specchio.
Furiosa ancora con se stessa diede un’ultima occhiata a Valerio.
Poggiò delicatamente le labbra sulle sue, poi uscì dalla stanza.
Arrivò nella sala. Constatò che con l’arrivo del ferragosto, l’albergo si era svuotato dei soliti ospiti.
Al contrario c’erano molti nuovi arrivati.
Si aggirò tra i tavoli in cerca dei suoi amici.
Un cameriere la raggiunse con le portate in mano:
- Signora, non mangia stasera? Il solito tavolo? -
- No , grazie, - si scusò lei – mio marito non sta molto bene, per stasera non ci saremo. -
- Hop , mi spiace, le faccia i miei auguri, buon ferragosto per domani allora. - E molto cortesemente il cameriere si allontanò, con i piatti fumanti.  
“Buon ferragosto” - pensò ironica Perla, in quel momento sarebbe partita subito e tornata a casa.
Qualcuno la stava chiamando.
-       Perla! –
Si voltò verso la voce. Due tavoli alla sua destra una coppia stava mangiando. La ragazza che l’aveva chiamata era una bella donna, sui ventitré anni circa.
I capelli castani le ricadevano sulle spalle e lucevano di riflessi dorati. Aveva gli occhi grandi color nocciola, e intorno alla bocca le si formavano due fossette quando sorrideva. Anche da seduta si vedeva che era molto alta.
Perla la riconobbe e lei si alzò andandole incontro.
- Caterina! - Perla si avvicinò a sua volta e anche Daniele, il ragazzo, si alzò per salutarla.
 - Ma dai, - Caterina la baciò su entrambe le guance - me l’aveva detto babbo, che eri qui. Ti trovo benissimo così abbronzata, ma sei sola, e Valerio? Dai, siediti con noi, raccontami.-
Spostò una sedia vuota al loro tavolo, invitandola ad accompagnarsi a loro.
Perla rise. L’allegria di Caterina era contagiosa. Quella ragazza lei l’aveva vista crescere accanto a suo figlio, sin dall’asilo, poteva essere sua figlia.
Aveva il fisico statuario della mamma, i lineamenti della mamma, la sua stessa andatura flessuosa, ma gli occhi e le labbra erano del padre.
A volte Perla si sorprendeva a fissarli, e le suscitavano le stesse sensazioni che provava quando guardava Fulvio. Poteva capire Daniele, che se ne era innamorato. Oh, se lo poteva capire.
C’era stato un periodo in cui persino Lorenzo, suo figlio, si era preso una bella cotta per lei. Succede spesso tra ragazzi che sono amici da una vita.
Arriva l’adolescenza, si svegliano gli ormoni, all’improvviso la tua amichetta di sempre diventa una donna e tu cominci a guardarla con occhi diversi.
Solo che le donne crescono un po’ più in fretta degli uomini e guardano quelli più grandi. E Lorenzo ai suoi occhi non era che il fratellino più piccolo.
Per fortuna la cosa si era protratta per poco. Lorenzo non l’aveva mai confessato a lei, ma per una mamma attenta un figlio è un libro aperto, e la conferma le era arrivata da Claudia, messa al corrente da Caterina delle avance di Lorenzo.
- Sto cercando degli amici, veramente -
Perla si stava chiedendo, dove fosse Fulvio. Non era con loro.
Le domandò, invece, di Claudia.
- Oh, mamma, – Caterina fece un gesto vago con la mano – sicuramente con un’altra delle sue solite fiamme, non finirà mai di farsi dal male, credo. – Caterina emise un sospiro. Era una donna ormai e come ogni figlio, giudice inflessibile dei suoi genitori.
E non era stato facile accettare che Claudia l’avesse lasciata per andarsene via, con un altro uomo. E quando l’aveva rivoluta con lei, dopo aver troncato il suo rapporto, Caterina si era sentita come una palletta da tennis, sbattuta di qua e di là.
C’era stata una guerra acerrima, tra i suoi genitori, in quel frangente, dove alla fine Fulvio l’aveva spuntata e Caterina era rimasta con lui.
Perla aveva vissuto tutta la faccenda attraverso i racconti di Claudia e in quel periodo Caterina era diventata ombrosa e chiusa.
Un pomeriggio, in casa sua era scoppiata a piangere. Era in camera con Lorenzo, Perla aveva sentito dei singhiozzi strozzati ed era accorsa, preoccupata.
Caterina era sdraiata sul letto di Lorenzo. Il suo corpo era scosso da sussulti e Lorenzo le carezzava il capo.
Perla si era avvicinata
- Che succede qui? -
Lorenzo aveva allargato le braccia:
 - Non lo so, stavamo vedendo il film insieme, all’improvviso ha cominciato a piangere. Giuro mamma, non abbiamo bisticciato. -
Perla aveva fatto segno a Lorenzo di andare in un’altra stanza.
Poi aveva sollevato Caterina e cercando di calmarla, l’aveva stretta a se:
- Adesso, da brava, fai finta che io sono la tua amichetta del cuore e mi racconti che succede.  Ti giuro su Lorenzo che non ne farò parola con nessuno. -
Dapprima Caterina era stata reticente , ma alla fine era scoppiata e quando aveva cominciato a parlare le sue parole erano un fiume in piena.
Perla l’aveva lasciata parlare, in silenzio, senza mai interromperla. Poi l’aveva consolata, consigliata.
Data la sua posizione, aveva cercato di essere il più imparziale possibile verso i suoi genitori, cercando di creare un alibi per ogni loro mancanza, onde evitare di esasperare di più Caterina nei loro confronti.
Molti dei suoi racconti, Perla già li conosceva; attraverso Claudia, altri attraverso Fulvio e in ogni modo coincidevano sempre. Erano i punti di vista a essere diversi.
Alla fine tra lei e Caterina si era creato un rapporto bellissimo, fatto di confidenza e amicizia. E tutte le volte che Caterina aveva bisogno, correva da lei, più di quanto non si confidasse con i suoi.
- Babbo è un uomo - le diceva - non può capire. E Amelia, pur essendo una bella persona, non mi conosce, ed io non riesco a entrare in sintonia con lei. Mamma? Manco a parlarne, lei è troppo presa da se stessa, per capire me.
Perla a volte la rimproverava di queste parole verso la madre, cercando di riavvicinarla. E qualche volta Caterina aveva seguito il suo consiglio. Ma durava poco, dopo un mese massimo, erano già distanti. Non c’era modo di farle legare.
Claudia si era confidata più volte con Perla:
- E’ vero, ho sbagliato, ma non c’è verso di riavvicinarla a me. E’ come un muro chiuso. Orgogliosa, come suo padre. Per fortuna ci sei tu, me ne sono accorta sai? Lei lega molto più con te che con me. -
Caterina era per Perla l’ennesima colpa che si andava ad aggiungere al suo segreto.
Sentiva che quella ragazzina aveva riposto tutta la sua fiducia in lei.
E lei non le aveva raccontato mai, di lei, e di suo padre.
Come l’avrebbe presa? Sicuramente, pur avendocela con la mamma avrebbe percepito il suo tradimento. E avrebbe odiato anche il padre, per lo stesso motivo.
Si, Perla ne era sicura, l’avrebbe guardata con altri occhi e forse avrebbe perso la fiducia verso tutto il mondo, quella fiducia che tanto Perla aveva faticato per farle riacquistare.
Così, quando guardava nei suoi occhi e Caterina la fissava, con lo stesso sguardo profondo e indagatore che caratterizzava il padre, lei aveva paura che lei le carpisse il suo segreto e si sentiva sporca. E le voleva un bene che non si sa, davvero come se fosse sua figlia.
- Su, cinque minuti, ti prego. - Aveva insistito Caterina, e alla fine lei si era veduta costretta a cedere.
- Babbo non è sceso.  – disse Caterina a lei, senza che lei glielo chiedesse. -        - Stava strano, bo’ - aggiunse Daniele.
- Oggi siamo tornati da Roma che stava benissimo.
Ci ha detto di precederlo in albergo che voleva fare due passi, ma mi sa che ha incontrato un fantasma – e rise – perché quando è tornato, era di umore pessimo e non è voluto scendere per cena. -
- E ti assicuro Perla, - ribadì Caterina - che non c’è niente di peggio di babbo col malumore, - e rise a sua volta.
 - Ha detto di non avere fame ed è rimasto in stanza. -
"Ed è inutile fargli domande" avrebbe aggiunto Perla che ben conosceva Fulvio nei suoi momenti peggiori.
Ma non c’erano domande da fare, non per lei. E lei non stava meglio di lui.
- Anche Valerio non sta bene,  – confidò loro – ha la febbre quasi a trentanove. Difatti avevamo programmato il ferragosto con questi amici che sto cercando. Devo avvertirli che saremo costretti a mancare. Peccato era una bella gita su alla montagna dei fiori, è tanto che non ci andavo. Mi sarebbe piaciuto.
- Noo, che peccato!- esclamò Caterina.
- Se non era un problema per voi, ci saremmo aggregati molto volentieri e credo che anche babbo non avrebbe avuto nulla in contrario...  A lui è sempre piaciuta la montagna  ... d’altronde siamo appena arrivati e non abbiamo un programma, per domani .-
- Bè, - s’intromise Daniele, rivolto a Perla - Puoi sempre  venire tu, no? Insomma, intendo, se Valerio domani starà un po’ meglio, perché non glielo dici? -
Perla sorrise alle parole di Daniele. Caterina glielo diceva sempre:
- Io lo adoro, Daniele è un semplice, riesce a rendermi leggera la vita. Ha sempre una soluzione per tutto, e mi fa sentire sicura allo stesso tempo. -
- Non mi sembra carino però, lasciarlo solo il giorno di ferragosto.  – Si difese Perla.
- Non è carino che lui, avendo la febbre, pretenda che tu rimanga con lui a guardarlo dormire - sentenziò Daniele. - Se accadesse a me, non permetterei che Caterina si sacrificasse. In fondo è soltanto un’influenza, mica sta morendo. -
Perla era un po’ seccata dell’invadenza di Daniele, ma non lo diede a vedere.
- Veramente Valerio non mi ha detto nulla, sono io che ho deciso di restare con lui – asserì.
Ed era vero, ma non le aveva nemmeno detto di andare.
- Se dovessi ripensarci, ci avverti? Anche domattina presto se vuoi. Dai, Perla in fondo non fai mica nulla di male no’? Dai, fallo anche per noi. - Caterina la stava incoraggiando,  poi cambiò discorso.
 – E Lorenzo come va? Sta sempre con la stessa, o ha cambiato fiamma? -
Caterina conosceva Lorenzo meglio di nessun’altro, a parte sua madre. E i suoi capricci amorosi non le erano nuovi.
- Dipende chi intendi per la stessa, - rise  Perla – comunque sembra che con quest’ultima vada meglio, ma è giovane, c’è tempo ancora. Spero solo che non m’invecchi dentro casa facendo l’allegro scapolone. -
- Fa bene, - sentenziò Daniele, addentando un coscio di pollo – guarda io, per amore, come mi sono ridotto.
Perla vide Caterina fulminare Daniele con gli occhi, ma il suo sguardo in realtà era divertito e pieno d'amore.
Bene, era giunta l’ora di congedarsi. Salutò Caterina e Daniele promettendo loro di farsi viva. 
Non avendo visto nessuno degli altri, Perla passò in portineria e lasciò il messaggio per loro. Poi tornò in camera.
Arrivata al piano, si soffermò davanti  alla porta. All’improvviso un’idea folle si era impossessata di lei.
Guardò in fondo, due camere più avanti, realizzò che dietro quella porta, in quel momento Fulvio era solo, forse stava dormendo, oppure no, pensava a lei, come lei adesso pensava a lui.
Bastava bussare, entrare, lui sarebbe stato sorpreso, ma poi …
Sentì tossire dietro la porta e si riscosse. Doveva essere impazzita. Fece forza sulla sua volontà, molto più che sulla maniglia girando le chiavi, ed entrò in camera sua.
Trovò Valerio sveglio:
- Dove sei stata? - E tossì di nuovo.
 - Sono scesa ad avvertire gli altri per domani, ma non li ho trovati.  Ho lasciato un messaggio in portineria.
- Come ti senti – e gli toccò la fronte.
Valerio era sudato, ma la fronte era più fresca.
La medicina stava facendo effetto.
Lui tossì ancora.
 - Questa tosse non mi fa riposare. Vieni qua, dai fammi compagnia. -
Lei si spogliò lentamente, poi gli si sdraiò accanto. Valerio si chinò a baciarla, tra un colpo di tosse e un altro.
- Ti amo - le disse - lo sai vero, quanto ti amo. -
Perla era disperata. Lo strinse più forte a se.
Lui era sempre così dolce. Persino quando stava male, non resisteva a stringerla, a dichiararle il suo amore, come avrebbe potuto mai fargli  un torto? Non lo meritava.
Lei era tutto per lui. Tutto quello che aveva, tutto quello che voleva. Non chiedeva che il suo amore, nient’altro.
E lei invece, moriva per Fulvio. Fulvio che aveva scelto un’altra al suo posto, Fulvio, sempre così forte e sicuro di se. Lui non aveva bisogno di lei, ne aveva troppo già di se stesso, ma Valerio si , lui dipendeva da lei, totalmente.
Però Perla, come sempre, stava dimenticandosi di lei. Perché lei aveva bisogno di riprendersi il cuore, ma il suo cuore con lei non voleva stare, il suo cuore era con Fulvio.
Nonostante la fantasia di andare in montagna fosse forte, Perla scartò l’idea di dirlo a Valerio.
Si rese conto che questo significava rinunciare a passare una giornata con Fulvio e le venne da piangere. Nel frattempo Valerio aveva cominciato a toccarla e a baciarle i seni, nonostante la febbre, aveva voglia di lei.
Perla non voleva. Non voleva per lui, che stava  in quelle condizioni. E non voleva per lei. Ma non poteva deluderlo.
Si costrinse a pensare ad altro mentre lui la prendeva.
Le sembrò che durasse un‘eternità. Difatti Valerio, debilitato dalla febbre, ci mise una vita ad appagarsi di lei.
Quando tutto finì Perla andò in bagno a lavarsi. Si sentiva a pezzi. Non era riuscita a provare piacere ed era stanchissima, stanca di corpo e di spirito.
Uscì dal bagno. Valerio era crollato, sfinito. Se non altro fare l’amore, gli era servito , finalmente dormiva come un sasso.
Perla si avvicinò alla porta finestra del balcone.
Stava per uscire in terrazza, ma si fermò appena sull’uscio. Fece un passo indietro e restò 
nascosta dietro l’anta della finestra. Aveva visto Fulvio, due balconi più in là, solo , in mezzo alla notte, con lo sguardo fisso verso il mare.
La tentazione di uscire a sua volta era forte.
Guardò verso Valerio.
Stava continuando a farsi del male. Domani, anzi ormai stanotte era già ferragosto.
“Buonanotte, amore mio, e buon ferragosto”- Lo sussurrò rivolta verso il mare, col pensiero due balconi più in là… socchiuse gli occhi, mentre lentamente richiudeva la finestra dietro se, e tornò a letto, stanca e sconfitta. Si addormentò quasi subito.




Nessun commento:

Posta un commento