venerdì 24 agosto 2012

CAPITOLO 34



CAPITOLO 34

Quando Perla uscì fuori il parcheggio, trovò Fulvio già lì ad aspettarla.
La notte era calda. Nel cielo brillavano tante piccole stelle, la luna appena velata, rischiarava tutto intorno.
Le batteva il cuore a mille. Le sembrò di rivivere le stesse sensazioni di dieci anni prima, quando di nascosto si recava in casa sua e questo la faceva sentire viva. Perché succede sempre così. L’amore è un po’ come il cibo; più le cose sono proibite e fanno male e più ci piacciono e ci appagano. E più le desideriamo.
Lui la accolse con un sorriso:
 - Ben arrivata, stavo per disperare. –
Reggeva due biciclette per mano, le avvicinò il manubrio di quella da donna. Nel chiarore della notte lei poteva vedere il suo viso. Sentì la carezza del suo sguardo addosso e un brivido, l’attraversò.
Prese la bici dalle sue mani:
- Dove l’hai prese queste? L’hai noleggiate al lungomare?-  Le chiese Perla, sorridendo a sua volta.
- Diciamo che me ne sono appropriato.- rispose lui, con un sorrisetto malizioso
- Le hai rubate?! Stai scherzando vero? - Perla sgranò gli occhi, incredula.
- Rubate  è una parolona, suvvia le ho prese in prestito di nascosto. Prima dell’alba gliele riportiamo e nessuno si accorge di nulla. -
Insieme, con le biciclette per mano si avviarono verso l’uscita dell’albergo.
Mentre Perla montava sulla sua, Fulvio accostò il cancello del parcheggio, poi inforcò anche la sua e insieme si avviarono verso il mare.
Perla era una vita che non montava su una bicicletta. Si meravigliò di come si sentiva leggera, come se il tempo non fosse mai passato e soltanto ieri ne avesse portata una. Ci sono cose che s’imparano nella vita e non si dimenticano mai, la bicicletta, l’altalena, l’amore.
Fulvio le pedalava accanto. Ogni tanto le passava sulla destra, e ogni tanto a sinistra. E si divertiva a ‘stuzzicarla’ ridendo.
Perla stava al gioco. Sembravano due ragazzini, due amici che tranquillamente uscivano in bici a passeggiare.
Ed era tutto così semplice, così maledettamente normale.
Perché quella era la normalità che Perla da sempre sognava, un giro in bici senza pensieri e con la persona che amava.
“Non avrebbe chiesto niente di più dalla vita" - pensò.- Se la vita le avrebbe regalato questo e basta per il resto del suo tempo, a lei andava benissimo. Tutto il resto era superfluo.
Non avevano una meta specifica. Insieme avevano preso un percorso, senza deciderlo prima, come avessero avuto la stessa idea, lo stesso pensiero.
A un certo punto abbandonarono la pista ciclabile. Procedettero per un po’ per alcuni vicoli. Alcuni erano poco illuminati, ma per fortuna le bici erano attrezzate con i faretti.
A un tratto Fulvio le passò davanti. Le fece cenno di seguirlo e infilò in un vicolo talmente stretto che non potevano pedalare affiancati. Alla fine del vicolo c’era una stradina sterrata.
A fianco ci passava una ferrovia.
Perla nella notte non si orientava molto. Anzi, per dire il vero Perla non era mai stata una cima ad orientarsi, nemmeno di giorno. Fulvio invece sembrava che quei luoghi li conoscesse come le sue tasche.
Seguitarono affiancando la ferrovia per un po’.
Man, mano intorno alla strada la vegetazione si faceva più fitta.
Perla pensò che se non fosse stato per la luna non avrebbe visto ‘una mazza’. Ma non aveva paura. Era felice, con lei c’era Fulvio. All’improvviso la strada sotto di lei si fece più pesante per pedalare. Perla si accorse di essere sulla sabbia. Imitando Fulvio, scese dalla bici e proseguirono a piedi tra le felci. Perla sentiva l’odore di salsedine arrivargli alle nari.
Quando la vegetazione e la strada finirono, davanti a lei si aprì la spiaggia. Il mare rifletteva la luna. Erano completamente soli. Soli in quel paradiso notturno.
In lontananza sentì lo sferragliare di un treno.
Il mare era appena mosso. Le onde s’infrangevano sulla riva, andando e tornando incessantemente. Col loro rumore scandivano il tempo e i pensieri. Per Perla in quel momento era semplicemente musica.
Si lasciò prendere la mano da Fulvio.
Si domandò in che modo e in quale tempo Fulvio avesse conosciuto quel luogo. Poi pensò che forse quella era la spiaggia che frequentava con Amelia. Ecco perché non era mai in quella dell’albergo. Ebbe un moto di gelosia, ma la cacciò via subito. Per ora non aveva intenzione di rompere quell’incanto.
“Sto sognando”- pensò, mentre seguiva Fulvio verso la riva.
Era talmente presa da lui e da quello che le accadeva, che non si era nemmeno accorta che lui portava uno zaino con se.
Erano ormai a riva. Lui poggiò lo zaino in terra e tirò fuori una coperta. Poi cominciò a spogliarsi.
- Che stai facendo? - Gli domandò Perla col cuore in gola.
Sapeva quello che stava per accadere.
Non erano forse lì per quello? Eppure cercava di rimandare quel momento, più tardi sarebbe accaduto, più avrebbero goduto di quell’attimo e più tardi sarebbe giunta la fine. Questo pensiero le provocò tristezza.
Lui si accorse che lei era ammutolita.
A dorso nudo e in pantaloni le si avvicinò.
-Ehi.- le disse sollevandole il mento e costringendola a guardarlo - Voglio solo fare il bagno,  ma dato che presumo tu non abbia il cambio, a questo punto lo facciamo nudi. Non credo che ci siano problemi, vero?- le sorrise. Poi si avvicinò di più.
- Però, - aggiunse afferrandola ai fianchi e accostandola a se - Credo che abbiamo dimenticato i saluti.- E la baciò.
Perla sentì il calore avvolgerla in tutto il corpo.
E la testa non andava più. Era completamente annullata, dalle sue labbra, dal suo sapore.
Lentamente portò le mani dietro la sua nuca, stringendolo di più a se, ricambiando il suo bacio, desiderando che quel bacio non finisse mai.
Sentì le mani di lui che lentamente cominciavano a spogliarla. Poi lei cominciò a sbottonargli i pantaloni. Non poteva più attendere. Era pazza di lui I baci erano sempre più audaci, i corpi più nudi, il respiro sempre più corto. E il desiderio stava dilagando dentro loro, come il mare che irrompeva sulla riva. Quando furono completamente nudi, Fulvio si staccò da lei.
La prese per mano e la trascinò in acqua. Camminarono nell’acqua finché le onde non coprirono le loro spalle.
Quando lui si girò di nuovo verso di lei, lo sguardo di Perla non lasciava alito a dubbi. Lo stava pregando di prenderla e di amarla, fino all’infinito.
Voleva che quella notte le rimanesse dentro per sempre, che l’amore fosse così forte da sentirlo per il resto della sua vita, per quando sarebbe stato mai più.
Lei stava piangendo. Lui se ne accorse.
Le prese il viso fra le mani e con i pollici le asciugò le lacrime. Poi accostò il suo viso al suo e le baciò gli occhi, leccando una sua lacrima.
- Non fare così, non roviniamo tutto ti prego. - Di nuovo le sue labbra furono sulle sue:
 - Ti amo.- Le sussurrò
Ti amo. Le aveva detto ‘ti amo ’!
Ora sì, Perla scoppiò a piangere, stavolta per la felicità.
Finalmente le aveva detto di amarla. E lei aveva atteso una vita che accadesse. E sapeva che era sincero. Uno come Fulvio non lo avrebbe mai fatto se non fosse stato vero.
Si aggrappò a lui, circondandolo con le gambe. Lui la sostenne dai glutei. La sollevò un po’, fino all’altezza dei fianchi. Poi lei si lasciò scivolare, fino a quando non lo sentì entrare in lei.
Cominciarono a baciarsi, cullati dal ritmo del mare che accompagnava il loro. A Perla parve che il cielo e il mare fossero diventati tutt’uno. Erano le stelle che vedeva in acqua, o le onde che infrangevano il cielo? Non sapeva dirlo. Come avrebbe fatto a ricordare quegli attimi se lei non c’era più? Se semplicemente era in volo, lontana da lei stessa, per sempre persa con lui?
Perché lui non era solo nel suo corpo, era nella sua anima. Come se lei non fosse più lei, ma lui, e viceversa.
Il desiderio e l’attesa la vinsero presto su di loro. Raggiunsero presto l’apice dell’amore all’unisono.
Era sempre stato così per loro. Sono quelle combinazioni di ‘alchimie’  che raramente accadono tra due persone nella vita. Forse anche per questo era stato così difficile rinunciare l’uno all’altro. Perché loro non solo si amavano, si completavano.
Continuarono a baciarsi, ad accarezzarsi, a sussurrarsi tutte le parole che non si erano mai dette. Per anni.
Nuotarono per un po’. Sfiniti, ricaddero sulla spiaggia. Ancora abbracciati. Perla teneva il viso rivolto al cielo. Cominciò a contare le stelle per gioco e lui la imitò.
Poi la strinse di nuovo a se e in un attimo le fu sopra.
Lei si rese conto che la voleva ancora, e lei non era sazia di lui, così ripresero a fare l’amore, questa volta più dolcemente e più intensamente, assaporando meglio ogni gesto, ogni attimo, ogni bacio, ogni respiro.
Quando tutto finì, dopo un tempo interminabile era già quasi mattina.
La luna era ancora alta in cielo, ma le stelle erano quasi scomparse, lasciando posto a un chiarore più intenso.
Il loro tempo stava per finire.
Perla afferrò un pugno di sabbia e lo strinse forte.
Vedeva la sabbia scorrerle via tra le dita, come il tempo correva e le sfuggiva, e lei non riusciva a fermarlo.
Il dolore dentro era così intenso, che si sorprese a stringere ancora di più la mano. Ma niente, la sabbia si prendeva gioco di lei, e continuava a scorrerle via, incurante se il suo cuore andava a pezzi.
Fulvio la guardava, cercando di indovinare i suoi pensieri. Aveva capito. Perla era un libro aperto per lui. Aspettava in silenzio che lei gli dicesse quello che le passava per la testa.
Perla vide Fulvio allontanarsi. Aveva preso un asciugamani dallo zaino e si stava asciugando.
Poi si rivestì, in silenzio. Prese qualcos’altro e tornò verso lei. Perla si accorse che aveva due snack in mano. Gliene porse uno, poi scartò l’altro e cominciò a mangiare.
“Come faceva a mangiare in un momento simile?”
Perla ricordò che era così,  da sempre. Lui dopo l’amore, aveva sempre una fame da lupi. Lei invece perdeva l’appetito con lui, e si saziava solo del suo amore.
Perché non aveva mai amato così, tanto quanto avesse amato lui.
Ricordò che una volta alle quattro di mattina Fulvio aveva mangiato un melone intero col prosciutto, lei a malapena era riuscita a toccare una fettina di melone per fargli compagnia.
Un’altra volta un intero salame del re … sorrise a quel ricordo.
Perla non si decideva ad alzarsi e rivestirsi. Seduta al fianco di Fulvio, le mani tra le ginocchia, guardava il suo profilo stagliarsi nella luce dell’alba.
Doveva trovare le parole giuste, ma non c’erano le parole giuste per un addio, non quando il cuore non sa pronunciarle.
Si accorse che stava facendo troppo tardi. Era combattuta tra il muoversi e il restare. Decise che gli avrebbe parlato mentre tornavano. Col cuore in gola e gli occhi di nuovo lucidi ricominciò a vestirsi.
Era sceso uno strano silenzio. Fulvio aveva finito il suo snack. Perla non aveva fame e glielo rimise nello zaino.
Lui guardava distante. Sentiva crescere la rabbia dentro. Era fatto così, per lui il dolore era qualcosa che si accoppiava sempre con la rabbia. Non sopportava l’impotenza che li costringeva a perdersi. Perché aveva ragione Perla quando le diceva che era troppo razionale e non riusciva a volare. Ma lui voleva volare! Voleva volare con lei , per sempre, lontano da tutto e da tutti e vivere la loro vita, finalmente liberi. Voleva volare, come mezz’ora prima, insieme con lei e non tornare più. Ci vuole coraggio nella vita, ma ci sono anche delle responsabilità alle quali non è facile sottrarsi, se non sei capace a fare del male. Eppure lui, forse per il suo maledetto orgoglio, ne aveva fatto eccome del male, a lui. A Perla. Ma loro erano già feriti, morti ormai. Mentre si era ancora in tempo per non fare del male a qualcun altro.
E Perla doveva aver avuto le stesse sue riflessioni, se stava rivestendosi in silenzio, con la morte negli occhi e non lo guardava più.
Però nessuno dei due aveva la forza di dirlo all’altro.
Si alzò, le andò vicino e la strinse forte a se. Si rese conto che stava per piangere, anche lui. Si mozzicò un labbro.
” Un uomo non piange mai!”- Glielo diceva sempre suo padre, un uomo all’antica tutto di un pezzo, che l’aveva plasmato a sua somiglianza. Forse se gli avesse insegnato a esprimere meglio le sue emozioni, oggi lui non sarebbe stato lì, a cercare di non piangere il suo amore impossibile.
Perla si scostò:
- Andiamo è tardi, dobbiamo tornare. - Gli disse con voce strozzata.
S’incamminarono verso il sentiero, mano nella mano.
Perla si voltò un’ultima volta verso il mare.
Vedeva l’immenso ballarle davanti, tra le lacrime che cominciavano di nuovo a scorrere.
Pensò che il mare non era abbastanza grande da contenere il suo dolore, se avesse potuto glielo avrebbe regalato. Magari lui sarebbe stato così forte da portarlo lontano, con la corrente.
Poco più in là ritrovarono le biciclette. Sempre in silenzio montarono e si avviarono verso il ritorno. Dove era possibile Fulvio, si affiancava a lei, sempre in silenzio.
- Prima di andare in albergo, dobbiamo riportarle. - Le disse, riferendosi chiaramente alle bici.
Lei annuì seguendolo. Lui aveva cambiato strada rispetto all’andata. Giunsero sul lungomare, davanti alla spiaggia libera, c’era un tendone verde, con delle bici affilate e un paio di pedalò parcheggiati a fianco. Fulvio fece cenno a Perla di lasciare la bici lì, lui fece altrettanto.
Le prese le mani:
 - E' tardi, lo so.  Ma  non ti lascio andare. Inventati quello che vuoi, trova una scusa, regaliamoci un’altr’ora. Lo so, non serve a nulla, ma io non ci riesco a lasciarti. Sono le cinque, se siamo fortunati, magari non si sveglierà fino alle otto.- alludeva a Valerio - E poi, ho ancora voglia di te, ti prego .-
Perla capiva che stava rischiando grosso. Se Valerio si fosse svegliato, sarebbe stato davvero difficile raccontargli di essere stata in spiaggia tutta la notte.
Ma non è detto che lui si fosse svegliato presto, magari poteva dire che era scesa da poco. Oh, non importava cosa poteva dire, importava Fulvio che era davanti a lei, pregandola di restare ancora. E lei, che voleva restare, restare per sempre, non solo per un’ora ancora.
Tornarono in spiaggia. Stavolta dovettero trovare un luogo un po’ appartato. Il giorno avanzava prepotente e irrompeva nelle loro vite, per dividerli di nuovo.
Anche dieci anni prima era stato così, era giunto il giorno e si era portato via i loro sogni.
Fecero l’amore ancora, quasi con rabbia, come se l’amore fosse capace di fare esplodere il dolore represso che li accomunava.
Stavolta, bisognava andare, davvero.
Perla doveva trovare il coraggio, una volta per tutte.
Come se si fosse imposta di uscire da se stessa e dal suo corpo, guardò Fulvio:
- Lo sai, che non dobbiamo incontrarci, mai più. Facciamo finta, che è stata  una bella avventura estiva, perché poi questo resta. Ci incontreremo ancora come sempre, ma ognuno per la sua strada. Ci siamo riusciti una volta. Ce la faremo anche adesso.- Parlava lentamente, con le parole che le uscivano a fatica. Una strana apatia si era impossessata di lei. Come se tutto questo non la riguardasse, come se stesse guardando un film commovente dove la prima attrice non era lei.
Fulvio aveva socchiuso gli occhi. Erano diventati stretti, come una fessura, e per la prima volta in vita sua, lei non riusciva a guardarci dentro. Lo vide ingoiare a vuoto.
E poi, quando lui finalmente la guardò, si sentì morire per quello che ci lesse.
Conosceva quello sguardo, ma stavolta era diverso. Stavolta non c’era solo rabbia, c’era anche il dolore, quello che lui stava tentando invano di reprimere. E la conferma erano i suoi occhi lucidi, come lo specchio del mare:
- Se vuoi che sia così, non sarò io a forzare la mano. Siamo nelle stesse condizioni. La tentazione è forte. Di tenerti con me, da adesso, di mandare tutto a ‘puttane’.
Dammi una ragione perché gli altri contano sempre più di noi, perché ora mi sento egoista e non la trovo.
Perché mi costa troppo perderti ancora, e perché non so se ce la farò. Sento che vorrei fare una pazzia. Ma allo stesso tempo c’è una parte di me che rifiuta tutto questo e sa che poi non ne sarei capace. -
Perla si alzò dalla spiaggia e cominciò a camminare, avanti e indietro. Quando si riavvicinò a Fulvio, era distrutta ma decisa:
- Non possiamo, non noi. Io ti amo, credo che ti amerò per tutta la vita e so quanto mi costerà ancora questa scelta. Sto pagando per la mia scelta sbagliata di ieri. Sto pagando il coraggio di non essere stata sincera. Sto pagando questa storia sbagliata e sono convinta che la pagherò per il resto della mia vita. Ma non posso pretendere che qualcun altro la paghi per me.
La mia felicità non può essere comprata da qualcun altro e credo che né Valerio, né Amelia si meritano questo. -
Fulvio si era alzato anche lui. Era giunta l’ora di andare. Sarebbero tornati in albergo, prima lei e poi sarebbe andato lui, molto più tardi, per non destare sospetti.
- Sei convinta che sia la cosa migliore da fare? E della nostra di felicità’? Non credi che sia ipocrita vivere accanto a qualcuno, senza amarlo? -Perla pensò a Valerio. Fulvio aveva ragione. Ma lei se ne era innamorata già una volta di Valerio. Si trattava solo di provarci di nuovo e stavolta sul serio. Bastava solo far scomparire ancora Fulvio, e con lui la sua ombra che la perseguitava da dieci anni.
- Ce la faremo Fulvio, dobbiamo solo innamorarci ancora ... di loro. Pensaci, ci sarà stato pure qualcosa, che ti ha portato verso Amelia e a me verso Valerio.
Dobbiamo almeno tentare. Pensa a com’eravamo, prima di quest’estate, se non ci fossimo incontrati di nuovo qui…
- Non è vero!-  La interruppe Fulvio. - Io penso a come sono stato dieci anni. Penso che non sei mai uscita da qui dentro, -  si toccò il cuore - nemmeno quando ero convinto di amare lei. Penso a come stavo tutte le volte che c’incontravamo e quello che leggevo nei tuoi occhi non era diverso da quello che vedevi tu nei miei, e non puoi negarmelo. Ora mi stai chiedendo di uscire dalla tua vita? D’accordo, hai ragione, ma attenta, non fare lo stesso mio errore di dieci anni fa. Perché oggi più di ieri sono convinto che sia un errore. Possibile non c’è un modo per noi due? Non siamo né i primi, né gli ultimi. Potremmo continuare a vederci, ogni tanto, magari c’è un destino, e alla fine le cose verranno da sole, non credi che dovremmo almeno darci questa possibilità, almeno provarci? -
Fulvio era furioso e distrutto, si stava attaccando a tutto pur di non perderla ancora.
Ma Perla si conosceva. L’amore segreto, dopo un po’ le sarebbe stato stretto e non avrebbe sopportato l’idea del male che avrebbero fatto se qualcuno avesse scoperto. Allora sarebbe stato molto più semplice mollare tutto prima. E lei aveva nel cuore lo sguardo dolce di Valerio, l’amore che le portava. Lui viveva per lei e lei, a modo suo, le voleva bene.
Amava Fulvio più della sua vita, ma non sarebbe mai stata sua per sempre. Lei era di Valerio, ormai.
Scosse il capo e abbassò gli occhi:
- Non è possibile, e tu lo sai benissimo. –
Stavolta fu lei a prendere il viso fra le mani di Fulvio e a costringerlo a guardarla:
- Non è possibile, benché io ti amo più di ogni cosa al mondo. Più di quanto abbia mai amato in vita mia. Non è possibile, anche se starò malissimo, anche se come ti ripeto, non uscirai mai dal mio pensiero e dal mio cuore. Dobbiamo farci forza. Io non sopporterei di dividerti ancora con Amelia, e non riuscirei a restare accanto a Valerio, se non ti scaccio dalla mia vita.
Non posso fare l’amante a vita in attesa che Dio si ricordi di noi. E non mi basteresti così. Non riesco più a contentarmi di attimi di felicità, io voglio la felicità. E se la mia non può essere con te, devo cercare di trovarla in Valerio. Non siamo più bambini, non c’è molto tempo per aspettare e vivere.
Fulvio la strinse di nuovo a se. Era l’ultima volta che lo faceva. L’ultima volta che l’avrebbe baciata.
-  E sia.- le disse rassegnato, - Però ricorda, che il calcio alla felicità gliel’hai dato tu, anzi gliel’ho dato io, dieci anni fa, non posso che recriminare con me stesso.
E ricorda che io sto qui da una parte. Perché io ti aspetterò sempre, se necessario aspetterò un altro mondo, un’altra vita. Perché sono convinto, che io sia nato per te e tu per me, non a caso le nostre strade finiscono per incontrarsi sempre, ma rispetto la tua scelta, ancora una volta. Maledizione, perché devi sempre scegliere di fuggire? Perché? -
Perla immaginò Valerio che la stava cercando, in apprensione. Era tardissimo. E in quell’immagine si era risposta da sola. Lasciò che le labbra di Fulvio si poggiassero sulle sue per l’ultima volta. Il cuore le martellava in petto. Non seppe mai nemmeno lei come trovò la forza di staccarsi da lui.
Poi, lentamente gli lasciò le mani. Restarono ancora un attimo a guardarsi negli occhi, consapevoli dell’addio prossimo. Poi lei si girò andandosene via. Si sentì spezzare in due, come se un‘altra lei l’avesse lasciata per restare con Fulvio. Lui le aveva preso l’anima e se la portava via.
Si girò a guardarlo un ultima volta mentre si allontanava. Fulvio, in piedi vicino alla riva, si avviava dalla parte opposta alla sua, lo sguardo rivolto verso il mare. Si allontanava, per sempre, da lei, e dal suo mondo.
Tornò in albergo che il sole era ormai alto. Passò per il bar e prese un caffè.
- Oggi ricomincia la vita – pensò, cercando d’infondersi coraggio. Da quel momento in poi ci sarebbe stata un’altra Perla. Quella con la voglia di vivere, che avrebbe scacciato il passato e la malinconia. Questo doveva fare se voleva ricominciare a vivere.
E proprio mentre si affacciava questo pensiero, una voce la scosse da quel torpore.
- Ah, eccoti sei qui. -Valerio le sorrideva. Perla fu felice che lui non si fosse accorto della sua mancanza prolungata.
Ricambiò il suo sorriso e lo baciò:
 - Caffè ? - gli domandò.
Lui accettò molto volentieri.
Mentre sollevava la tazzina del caffè, Perla guardò fuori in direzione del parcheggio, come se avesse avuto un richiamo. Vide la macchina di Fulvio che usciva. E capì, era andato via, non sarebbe più tornato, né lì, né nella sua vita.




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