CAPITOLO 31
Perla
si svegliò di soprassalto, quando l’auto di Fulvio, passò sulle 'cunette' stradali
dell’albergo, diretta al parcheggio.
Quasi
in trance, ci mise qualche secondo a realizzare dov’era.
Sbadigliò
stirandosi e si tirò su meglio, sul sedile.
-
Buonasera. - le disse da dietro Caterina - Vedo che abbiamo sonnecchiato eh?-
Perla
stava per rispondere, quando capì di essere arrivata in albergo. Uno sconforto
indescrivibile s’impadronì di lei.
Era
arrivata l’ora. L’ora del distacco. L’ora che avrebbe riabbracciato Valerio e
che gli avrebbe dovuto dire tutto.
Evitando
di guardare Fulvio, cominciò a raccogliere le sue cose. Lo faceva controvoglia,
molto lentamente, per ritardare l’attimo in cui le loro strade si fossero
divise.
Da
domani, anzi, da quella sera in poi, lei non sarebbe più stata sola.
Fulvio
spense il motore e rimase fermo, immobile, nell’abitacolo. Guardando davanti a
se.
Caterina
capì che doveva dare la possibilità a Fulvio di restare solo con Perla, anche
soltanto cinque minuti.
“Devo
essere impazzita”- pensò -“ adesso mi sono messa a fare la ruffiana di mio
padre”.
- Babbo,
io e Dani andiamo avanti,- disse
scendendo dalla macchina e avvicinandosi al finestrino del conducente:
- Perla
saresti così gentile di aiutare tu il babbo a portare la roba? Devo correre in
bagno, non ce la faccio più. -
-
L’aiuto io.- Si offrì Daniele, con la bocca ancora impastata di sonno. Si
era appena svegliato anche lui.
-
No, tu vieni con me - gl’intimò Caterina. E lo strattonò per un braccio per
invitarlo a seguirla.
Perla
non si decideva a scendere dall’auto.
Fulvio
continuava a tacere e restare immobile.
A
Perla quel silenzio faceva male, più di quanto le facesse male il cuore.
Ma
forse era meglio così. Non c’erano molte parole da dire.
Fece
per aprire lo sportello per scendere.
In
quel mentre Fulvio allungò un braccio e la fermò.
- Sono
indiscreto se ti rubo ancora dieci minuti? Togliamoci da qui, vuoi?
Andiamo al garage sotto, staremo più tranquilli. -
Perla
richiuse lo sportello.
Annuì,
senza parlare. Fulvio mise in moto e fece retromarcia.
Girò
alle spalle dell’albergo, e scese la rampa che portava al garage sotterraneo.
Parcheggiò
vicino a una colonna, in un posto poco illuminato. Spense il motore e si girò
verso Perla.
Al
buio lei non riusciva a vedere bene i suoi occhi.
Lui
accese la lucetta dell’abitacolo.
Adesso
sì, poteva vederli, e si accorse che erano tristi quanto i suoi.
Non
aveva molto tempo, Valerio la stava aspettando.
Se
per sbaglio si fosse imbattuto in Caterina, prima che lei tornasse, non ci
avrebbe fatto molto a tirare le somme.
Nonostante
tutto, sperava che quei dieci minuti durassero un’eternità.
Fulvio
poggiò un braccio sul suo sedile, con le dita della mano sfiorava la sua
guancia.
-
Dicevi davvero? Vuoi davvero che io scompaia?-
Perla
gettò indietro la testa.
Con
Fulvio, non c’era mai la risposta esatta. Aveva capito quanto fosse
suscettibile e quanto fosse importante dosare le parole.
E non
esiste una bilancia che riesce a tenere in equilibrio testa e cuore.
Lei
non trovava il modo di farlo capire a lui. Eppure sapeva che lui, era nelle sue
stesse condizioni.
Solo
che lui, forse si sarebbe contentato di averla, per una volta e basta.
Lei
no. Lei lo voleva per sempre e sapendo che questo era impossibile, doveva
fuggire, fuggire ancora, fuggire sempre.
Ma
per fuggire da lui, doveva prima fuggire da se stessa e dal suo cuore. E questo
pure, sembrava impossibile.
.-
Fammi posto. - Spostandosi sul suo sedile, si fece vicino, senza attendere
risposta.
Perla
si era fatta piccola, così piccola da sparire nel suo abbraccio.
Lui
le prese le mani. Sospirò:
-
Che dobbiamo fare di noi? - le chiese.
Perla
sentiva la gola serrata. La sua vicinanza la confondeva nello stesso modo in
cui lo sconforto le toglieva il fiato.
Quando
le labbra di lui furono vicinissime alle sue, lei allungò una mano per
accarezzarle.
Quante
volte le aveva sognate.
-Ti
prego,- gli disse, cercando di
resistergli.
Ma
un attimo dopo lo stringeva a se, mentre le loro bocche si toccavano, mentre le
mani si cercavano.
Perla
sentì scendere il sedile. Sapeva che lui doveva aver toccato la leva. Quando
lui le fu sopra, credette dì impazzire. Le mani di lui continuavano a cercare.
Le sentì scorrere sotto la maglietta, sulla sua pelle nuda e arrivare al seno.
Lei emise un gemito.
Lo
voleva, non poteva resistergli. Era persa.
Fulvio
non smetteva di baciarla e lei non voleva che smettesse.
Poi
lui si scostò leggermente, guardandola negli occhi.
Fremeva
dal desiderio, e lei più di lui.
Inaspettatamente,
proprio quando lei, avrebbe voluto che lui la prendesse, lui si tirò su:
-
Qui non va bene – disse.
Fulvio
ricadde sul sedile accanto. Ci vollero due minuti affinché i loro respiri
tornassero normali.
Perla
si ricompose. Che stupida che era stata a lasciarsi andare.
Adesso
lui avrebbe capito che l’avrebbe avuta, quando e come avesse voluto.
-
Adesso devi andare, - le disse lui – ma trova il modo di liberarti. Una notte.
Andiamo insieme in spiaggia. Oppure un giorno, vedi tu. Io sto qui ancora una
settimana. Credi di trovarlo un po’ di tempo per noi? -
Perla
non riuscì a trattenersi. Improvvisamente le stava salendo una rabbia…- Irata,
si era rivolta a lui:
- Cosa
significa , una notte? … E dopo? Dopo torna tutto normale no? Forse non ci
siamo capiti. Io non ho voglia di farmi sbattere per una volta e tanti saluti.
Questo gioco non mi piace e dal momento che poi torna tutto come prima, non
vedo che vantaggi ne trarrei.
Fulvio
la guardava confuso. Ma cos’aveva capito? Non era quello che intendeva lui:
- Io
e te non riusciamo mai a parlare la stessa lingua vero?- cercò di restare
calmo. - Se pensi che io voglia sbattermi con te solo per una scappatella,
forse hai frainteso. Eppure dovresti conoscermi. Se avessi voluto, saresti
stata mia sempre e non negarmelo. Ma non volevo farti del male, e soprattutto
non volevo farmene.
Solo
che si dia il caso, che per qualche strana ragione le nostre strade
s’incontrano sempre.
E
mi sei rimasta dentro e non ce la faccio a cancellarti. -
-
Davvero? - ribatté sarcastica Perla- E Amelia? Com’è che ti sono rimasta così
dentro, se manco dopo un anno c’era già lei ?- Si accorse che all’improvviso
non aveva più voglia di tacere. Era stanca di stare attenta a come parlava. Se
doveva finire lì, tanto valeva chiudere tutto quello che era rimasto in
sospeso. Forse allora sì, sarebbe riuscita a dimenticare.
-
Tra noi era finita. - Rispose Fulvio - Non è colpa mia se le cose sono andate
in quel modo. E Dio sa se sono stato male. Volevo che tu sparissi. Ma c’era
Claudia, c’era Caterina e tutte le volte tu sei sempre stata presente, anche
quando non avrei voluto. Eri la mia condanna, non sono mai riuscito a capire
perché mi sei capitata tra i piedi. Sapevo che era tutto sbagliato. Mi hai
sempre detto che fuggivi da me. Perché lo facevi? Tu non hai mai scelto
me. Perché, se mi hai detto di amarmi?
Già,
dimenticavo … me l’hai detto quando ormai c’era già Amelia. – Aggiunse
sarcastico:
- Cosa speravi di ottenere? -
Ancora,
come allora, Fulvio non riusciva a comprenderla.
-
Sai una cosa Fulvio, – Perla parlò piano, improvvisamente sfinita. - - Continuiamo
a discutere per le stesse cose. Esattamente come dieci anni fa. Ma ora è
diverso. A dire il vero non dovremmo essere nemmeno qui.
E
non ha più importanza farlo, se ci rifletti bene, dato che le cose non
cambiano. Sei arrabbiato perché non ho scelto te? Ma tu, invece, che rimproveri
me, perché ho tardato a confessarti il mio amore … non ricordo che avessi mai
detto di amarmi …-
- Mi sembra di averti mille volte confessato che
non riesco a esprimere le mie emozioni - si difese lui.
- Ah,
sì? – Perla era incredula - E dimmi un po’, che cos’è allora che ti ha spinto a
scrivere quelle parole sulla sabbia? Dopo tutto questo tempo? Io non so,
se tu sappia cosa vuol dire amare … ma questo mi sembra di avertelo già detto.
Sei sempre stato troppo preso da te stesso e dal tuo orgoglio, ecco perché non
ti sei mai accorto di quanto invece… io ti amassi.
Fulvio
stavolta non rispose. Aveva sbollito la rabbia.
Quando
finalmente si voltò di nuovo verso lei, nei suoi occhi non c’era più rabbia.
- Le
cose, stanno ormai come stanno. - Adesso la guardava tristemente, con una strana
dolcezza negli occhi:
- Però
hai ragione, te l’ho già detto. Sono stato un pollo. Ma se pensi che io voglia
approfittare di te, solo per farmi una bella ‘scopata’ ti sbagli e se fosse
così, non avrei nessuna remora a dirtelo, non mi sembra che abbiamo quindici
anni. Se guardo dentro me, credo che alla fine quello che è fuggito
veramente sono stato io. Non riuscivo ad accettare il tuo rapporto con Claudia.
Volevo punirti, per essere sua cugina, per non avere scelto me, e invece ho
punito me.
Sai
come sono stato tutto questo tempo? E come mi sentivo quando t’incontravo? Sai
cosa significa tenersi qualcosa dentro, senza poterlo condividere con nessuno?
Quella notte, l’ultima che sei stata da me, sai quante volte ho preso in mano
il telefono , per chiamarti? E quante volte mi è successo dopo? Quando è
comparsa Amelia, tu eri lontana e irraggiungibile, non mi parlavi quasi più.
Ero distrutto, pensavo di averti persa per sempre e non sbagliavo. Sai
quando uno, cerca di fare chiodo schiaccia chiodo? E sono un uomo, comunque.
Lei ha fatto leva sul mio cuore, quando ne aveva bisogno. C’è stato un momento
che ho creduto davvero di amarla. Con lei è stato sempre tutto facile. E’
sempre dolce, remissiva, disponibile, mi ama e mi capisce al volo... e
soprattutto sopporta il mio maledetto carattere. Alla mia età, cosa cercavo di
più? Non sono un bambino e i miei sogni te li eri portata via. Quando si è
stabilita in casa mia non ero preparato. Un giorno avevamo appuntamento con
degli azionisti, invece di trovarmela lì con la ventiquattr’ore, si era portata
una valigia. Mi disse se non avevo niente in contrario ,se invece di andare in
albergo , si sarebbe fermata a casa mia. Il resto metticelo tu …
– Fulvio tacque un attimo, poi soppesò le
parole:
- Ma mi rendo conto di non averla mai amata.
Forse sono stato infatuato di lei, questo sì. Adesso le voglio bene, le devo
molto, e non credo riuscirei a ferirla. Sarei un verme …-
Perla
capì che si stava facendo tardi. Fulvio non le aveva mai confessato tante cose
in così poco tempo.
Si
rese conto, che per lei, non era diverso con Valerio.
Anche
lei, si era affezionata a lui, nel momento in cui si sentiva più sola e più
fragile. Quando non ne poteva più delle sue lacrime per Fulvio. Quando aveva
deciso di ricominciare a vivere.
Ma
un grande amore non si cancella con un colpo di spugna.
Un
grande amore , al massimo torna a galla, come una spugna.
Però,a
questo punto, cosa volevano entrambi, come pensavano di uscire da quella
situazione?
Non
erano disposti , nessuno dei due a far del male agli altri, ma non volevano
perdersi.
Perla
non si vedeva nei panni dell’eterna amante e sapeva che se la cosa fosse andata
oltre, alla fine qualcuno avrebbe finito per farsi male.
E
allora non restava che andare, come allora, rinunciare …
Aprì
lo sportello:
- Devo andare, si è fatto veramente tardi, -
gli disse mentre metteva i piedi fuori
dall’abitacolo e gli girava le spalle. Non voleva che lui leggesse la sua
disperazione sul volto.
Fulvio
non stava meglio di lei:
- Sta
a te decidere.- le disse – Non credo che andrò da Luigi, stasera. Non sono in
vena. Stanotte no. Ti do il tempo di pensarci. Non credo di essere egoista, né
di ferire alcuno, se ci regaliamo due ore di felicità. Poi le pagheremo care,
lo so… ma… lasciamo correre, non voglio insistere.-
Perla
era già scesa dall’auto, diretta all’ascensore, quando ricordò che doveva
aiutare Fulvio a prendere le cose.
Tornò
sui suoi passi:
-
Scusa – gli disse_ ho dimenticato di aiutarti. - Cercò di sorridere, per
scacciare la tristezza.
Lui
sorrise a sua volta e le porse delle buste.
Perla
sperò di non incrociare Valerio.
Quando
arrivarono al piano, era deserto. Perla alzò i tacchi, passando davanti alla
sua camera.
Quando
Fulvio aprì la porta della sua stanza, lei rimase sulla porta porgendogli le
buste.
-
Un attimo solo, - le disse lui - poggio gli zaini.
Entrò
in stanza, si rese conto che Caterina e Daniele non c’erano.
Forse
erano già andati da Luigi.
Perla
fremeva che si spicciasse. Era pericoloso restare sulla porta.
Le
squillò il telefono. Presa dal panico, immaginando fosse Valerio, s’infilò
nella stanza. Aveva le mani occupate e non poteva rispondere.
Fulvio
le prese la mano e la tirò dentro del tutto. Chiuse la porta alle sue
spalle:
- Posso
offrirti qualcosa? Non credo di avere molto nel frigo però.- Le tolse le buste
dalle mani.
Perla
capì che erano soli. Istintivamente i suoi occhi andarono verso il letto.
Distolse
lo sguardo e guardò il telefono.
- Non
posso restare. - Disse a Fulvio, mostrandogli il telefono. Lui era intento ad
aprire una bottiglia di birra.
-
E’ Valerio, devo scappare. -
-
Un bicchiere solo, poi vai, dai. – La pregò Fulvio, prendendo due bicchieri
lavati sopra una scrivania.
Sedette
sul letto, con i bicchieri in mano. Lei non sedette. Se avesse poggiato il
sedere sul letto, sarebbe stata la fine.
Bevve
la birra tutto d’un fiato. Si morse il labbro inferiore. Moriva dalla voglia di
buttarsi con lui su quel letto e fargli di tutto.
- Quanto
è facile farsi male!!! - pensò.
- A
presto. - gli disse posando il bicchiere , e lo lasciò lì sul letto, col
bicchiere in mano mezzo pieno.
Quando
Perla fu uscita dalla stanza Fulvio, si diresse col bicchiere in mano sul
balconcino. Si era fatta sera tardi. Ferragosto era andato. E lui stava peggio
di prima. La amava e la voleva. Il desiderio di lei era diventato
insopportabile, ma non era giusto forzarla. Adesso stava a lei decidere.
Ricordò
che doveva chiamare Amelia. Compose il numero.
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